Condanna Stasi: i 23 minuti impossibili

Scritto da: Mariano Gambino
6/10Questo articolo è parte del dossier: Anatomia della condanna StasiLEGGI IL DOSSIER
11 Maggio 2026

Nel caso Stasi, il recupero dell’alibi informatico porta a una ridefinizione dell’orario della morte. Questo capitolo analizza la compatibilità temporale dei famosi “23 minuti”…

Anche chi non sia un accanito giocatore di carte come me, sa che l’asso di denari viene chiamato familiarmente “l’asso bello”. Mi scuso con gli esperti e spero di non commettere errori, ma credo sia nel gioco della scopa, dove i denari hanno valore particolare, primo fra tutti il sette di denari, e dunque l’asso di denari unisce la potenza della carta in qualità di asso pigliatutto con il valore ai fini dei punti di denari. Insomma, come dire, una carta importante, molto importante.

Perché la puntata dell’asso bello? Perché nella seconda parte vedremo qualcosa, una richiesta presentata dalla difesa di Stasi, che avrebbe potuto sparigliare tutto, prendere tutte le carte sul tavolo, risolvere ogni dubbio. Noi neppure saremmo qui a parlarne, pensate un po’. Avrebbe potuto chiudersi tutto immediatamente, perlomeno per quanto riguarda la responsabilità o meno di Alberto Stasi. Queste righe non sarebbero state scritte, lo studio che queste righe introducono non avrebbe mai visto la luce. Della serie “sliding doors”.

Invece, se siamo qui a scrivere vuol dire che questo asso bello non ha funzionato. Vedremo nella puntata il perché.

La quinta è una delle puntate decisive, forse da un certo punto di vista la più incisiva in termini di dimostrazione del perché Stasi non può essere l’autore di quel crimine per il quale è stato condannato e per il quale sta scontando una pena in carcere. Nel centro di questa puntata vi è la “prova regina” di non colpevolezza. Tanti altri elementi ci portano in modo concorde verso questa affermazione di non colpevolezza, ma in questa puntata ve n’è uno che se si usa scienza e logica è insormontabile. Lo vedremo assieme.

Ma prima di arrivare al centro di questa puntata, vedremo bene nei dettagli tutta l’angosciante questione dell’alibi di Stasi, partendo dalla granitica conclusione dei RIS, che smentivano categoricamente le dichiarazioni di Stasi sul fatto che lui era stato la mattina a lavorare sulla sua tesi. Non vi possono essere dubbi, i RIS nella loro relazione finale sono chiari: “dalle 10.17 non sono presenti tracce informatiche che comportino la presenza attiva di un utente che interagisce con il PC. Quindi, un primo dato indubitabile oggettivo è che Stasi, nel racconto di quanto ha fatto la mattina del 13 agosto, ha mentito”» Dato indubitabile oggettivo. Stasi ha mentito.

Il medico legale, dottor Ballardini, fissava l’orario della morte di Chiara Poggi tra le 10,30 e le 12,00, con maggior “centratura” tra le 11,00 e le 11,30.  La PM Muscio fermamente confermava, eccola nell’udienza del 17 marzo 2009: “Tenuto conto dell’ora della morte così come sopra dettagliatamente indicata; tenuto conto che non vi è traccia informatica sul suo computer portatile della presenza di un operatore che interagisce con la macchina dopo le 10.17, Stasi ha avuto tutto il tempo per commettere l’omicidio, per cancellare ogni traccia direttamente a lui riconducibile e per costruire il ritrovamento casuale del cadavere. Non esiste un’ipotesi ricostruttiva dei fatti compatibile con tutte le emergenze probatorie diversa da questa.”. Lapidaria anche lei. Non esiste ipotesi diversa da questa.

Era il 2009, primo processo a Stasi, rito abbreviato, giudice monocratico. Stefano Vitelli, “il giudice giovane”, come veniva chiamato. Forse una domanda vi sorgerà: ma se allora Stasi non solo non aveva un alibi, ma anche peggio aveva mentito nella sua dichiarazione, come mai non è stato condannato in quel processo?

In effetti, stando così le cose, una sentenza di condanna era prevedibile (non scendiamo qui nel merito degli altri indizi). Che succede invece? Si vede che il giudice Vitelli sarà magari anche stato giovane, ma non per questo meno attento e scrupoloso. Sarà magari che tutti quei “sicuramente”, “dato indubitabile oggettivo”, ”Non esiste un’ipotesi diversa…” invece di convincerlo e rassicurarlo, lo avevano allarmato e spinto a verificare queste apodittiche affermazioni. Sta di fatto che il giudice ferma tutto, nomina suoi periti ed approfondisce diversi aspetti. Questo approfondimento si trasforma, nel caldo mese dell’agosto 2009, in una vera bomba sul processo in corso. I periti Porta e Occhetti dimostrano in modo insuperabile (questa volta sì, non come l’indubitabile oggettivo dei RIS) che invece Stasi non aveva mentito. Era davvero rimasto al computer a compilare la sua tesi fino alle 12.20, con lavoro intenso, arricchimento di testo, correzioni. Dunque dalle 9.35 alle 12.20 Stasi non poteva essere altrove.

In un mondo “normale” cosa succederebbe ora? Beh, se l’ora della morte è stata stabilita attorno alle ore 11.00, ma se vogliamo anche alle 10.00, o alle 11,30…fate voi…si saluta Stasi e ci si dà da fare per cercare chi non avesse alibi in quella fascia oraria.  Ma forse è una soluzione troppo di buon senso per questo caso Garlasco.

Sta di fatto che invece di cercare chi non avesse alibi valido in quella fascia oraria, si buttano via le granitiche convinzioni, le indiscutibili risultanze scientifiche, le apodittiche affermazioni e…semplicemente si cambia l’ora della morte, in modo che potesse rientrare nelle finestre temporali scoperte per Stasi. I supercritici ora si scandalizzeranno, ma insomma, cerchiamo di capire, una soluzione bisognava pur trovarla, no?

Come dite? Qui si vede nettamente un pregiudizio di colpevolezza? Non so, fatemici pensare un attimo.

Come dite? Ah, perfino il Procuratore Generale Oscar Cedrangolo parlò di pregiudizio di colpevolezza? Ma allora non mi date tregua, mi pare. Mi avete perfino mandato un estratto della sua storica requisitoria del 11 dicembre 2015 “Con questo pre-giudizio di colpevolezza vengono poi interpretate tutte le altre risultanze processuali: così la valutazione degli indizi, la loro presunta concatenazione, la trasformazione delle congetture in indizi, la sostanziale rinuncia alla prova logica”. Beh, mi mettete con le spalle al muro. Chi volete che io sia per smentire un magistrato così autorevole, che io tra l’altro ammiro molto? Non me lo sogno neppure, mi allineo diligentemente e anche volentieri.

Dunque però ora rimangono solo 23 minuti per incastrare tutto, dalle 09.12 alle 09.35. E qui si apre l’altra pagina della vicenda. Superiamo (ma non dimentichiamo) la stortura delle capriole sull’alibi, e ci concentreremo su questi 23 minuti, anzi sui 15 all’interno della casa, visto che almeno 8 sono necessari per rientrare in bicicletta a casa, riporre la bici, arrivare al computer e avviarlo.  E qui realizzeremo con minuziosa attenzione una timeline delle azioni necessarie …vorrei dire con notevole accuratezza, se non fosse un’espressione un po’ inflazionata. Mi sono sempre chiesto come mai questa timeline non fu mai realizzata, anche perché non è un’impresa così estrema. Poi quando mi ci sono messo con precisione (e non solo “secondo me”) ho capito perché non fu mai fatta e nelle sentenze non vi è ombra di una tale descrizione, che invece dovrebbe esserci, per spiegare compiutamente quanto successo e non evidenziare gravi incapacità esplicative, inaccettabili in una sentenza.

Questa minuziosa timeline, supportata da bibliografia scientifica autorevole e condivisa dalla comunità scientifica (così la smettiamo con i “secondo me”) e da altre fonti, tutte “peer reviewed”, costituisce uno degli elementi più forti, anzi direi decisivo, per togliere Stasi dalla scena del crimine. Se si vuol seguire scienza, logica e buon senso. Se invece vale il “secondo me” come prova, allora io non ho più nulla da dire, se non che i processi penali credevo fossero un’altra cosa.

Vedremo anche uno dei tanti paradossi che percorrono allegramente le sentenze, sia 2014 sia 2015. Il paradosso è che per provare a mantenere Stasi sulla scena del crimine dal punto di vista della tempistica (i 15 minuti) si dovrebbe ipotizzare un comportamento differente da lui attuato per ripulirsi dal sangue. Tale ipotesi potrebbe riportare in ambito di fattibilità temporale per Stasi l’azione omicidiaria, ma occorrerebbe abbandonare la narrazione del lavaggio con notevole accuratezza, e dunque abbandonare la rilevanza delle impronte sul dispenser, ammesso che comunque la abbiano. Solo che così facendo si cade a capofitto nel classico “Paradosso del mentitore”: questa frase è falsa. Se la soluzione è vera, allora è falsa; se è falsa, allora è vera. Da lì non si esce, e bisogna osservare divertiti in quale tunnel logico si siano imbottigliati gli inquirenti. Ci si diverte un po’ meno se si pensa che si mandano persone in carcere per omicidio sulla base di questi paradossi. Lo vedremo bene durante la puntata.

Vedremo anche una pagina davvero brutta di tutta questa vicenda, dove la testimonianza di una testimone, la signora Travain, viene prima dichiarata attendibile e si fa riferimento agli atti già acquisiti, poi si modifica in dibattimento, senza escutere la teste, dunque senza contraddittorio, nonostante le proteste della difesa e le molteplici richieste di ascoltare le testi in dibattimento, richieste sempre rigettate dalla Corte.  Da non crederci, vero? Però leggeremo verbali e sentenze. Ci possono accusare di tutto, ma almeno a leggere siamo capaci. Poi forse qualcuno potrebbe obbiettarci che leggere non basta, bisogna capire ciò che si legge. Vero, e forse noi non siamo all’altezza. Ma l’asticella si alza molto se qualcuno volesse affermare che anche il Procuratore Generale Cedrangolo legge e non capisce. Voglio vedere chi fa un passo avanti e prova ad affermare una cosa simile. Perciò, non resta che riflettere bene, ma molto, ma molto bene sulle sue parole: “Altro travisamento riguarda la testimonianza della Travain relativa alla porta finestra, testimonianza che non può essere liquidata con il riferimento ad altre foto, né tantomeno con inammissibili nuove produzioni di segno contrario”. Attendiamo volontari che facciano un passo avanti, ma consigliamo di riflettere prima di farlo.

Il cuore della puntata poi, come anticipato, è la carta dell’asso bello. Vedremo quale ruolo decisivo avrebbe potuto avere. Ovviamente non vi anticipo nulla. O meglio, posso solo anticiparvi qualcosa che sicuramente avrete già intuito. Se siamo qui a parlarne dopo quasi 20 anni può voler dire due cose: 1. La carta è stata giocata, ma non ha funzionato 2. La carta non è neppure stata giocata. La più assurda è la seconda, ad evidenza.

In piena sintonia con tanti aspetti di questo caso Garlasco, è esattamente ciò che è successo. Non è stata giocata, non è neppure stata messa nel mazzo.

Chiudo come ho iniziato, scusandomi se non conosco bene i giochi di carte. Nel piccolo borgo dove vivo guardo con ammirazione accanite partite dove i giocatori ricordano le carte uscite, calcolano le probabilità che il vicino abbia una o l’altra carta, ammiccano al compagno con misteriosi segnali, computano mentalmente i punti acquisiti e quelli da acquisire, disegnano le strategie vincenti…a cosa rinunciare, su cosa invece puntare. Affascinante. Io non ho esperienza. Una cosa però l’ho capita. Che se nel mazzo non ci sono tutte le carte che dovrebbero esserci, anche il più bravo dei giocatori alla fine avrà…conti che non tornano.

Allora…buona partita…ma non sarà tanto buona, perché dal mazzo manca almeno una carta, e una carta importante! Alle prossime…to be continued…

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Autore

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  • Mariano Gambino, oggi in pensione, è stato CEO in Italia di un’azienda appartenente ad un grande gruppo multinazionale, arrivando poi ad avere la responsabilità di un’area (EMEA2) contenente un gruppo di aziende in diversi paesi europei, con un totale di 1069 dipendenti. Nella sua carriera ha affrontato e gestito problemi complessi, analisi dettagliate, sintesi necessarie. Questo lo ha aiutato molto nell’affrontare in modo analitico da un diverso punto di vista i documenti processuali, con un’angolatura differente che ha prodotto un interessante output, diverso da quello puramente tecnico giuridico, ma con robusti ancoraggi logici e razionali e capacità di sintesi. Lontano dal mondo dei social network, oggi si dedica alla sua passione per la vela e vive nei pressi di Lerici (SP).

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2 Commenti

  1. Callimaco

    Sotto il profilo logico, la dimostrazione più lampante della innocenza di Stasi, pur essendo irrilevante sotto quello processuale, è il fatto che una persona che si sa colpevole non spenderebbe mai decine di migliaia di euro per pagare una primaria società di investigazioni private per la ricerca mirata di indizi, reali e non “fabbricati”, a carico di un’altra persona, soprattutto dopo aver già scontato una buona parte della pena. Chi sa di essere colpevole sa pure che non potrebbero mai essere reperiti elementi probatori a carico di terzi.

    Rispondi
  2. emanuela bonaga

    Peer reviewed o not peer reviewed , This Is the question.

    Vorrei ringraziare vivamente il dott Gambino per la dritta che mi ha dato in una risposta ad un mio commento precedente.
    Un piccolo passo per lui un grande passo per me nelle mie ricerchine in rete.

    E scrivo anche questo lungo post sperando che quella preziosa dritta possa essere diffusa tra coloro che leggono queste pagine.

    Nel concreto: giorni fa’, su fb, mi sono trovata di fronte a due immagini (delle quali una con dotta ed esauriente spiegazione) che alla prima superficiale occhiata mi hanno fatto storcere il naso e mi sono sembrate interamente falsa una e con alcune evidenti incongruenze l’altra tanto da sollecitarmi ad approfondimento, altrimenti una in rete che ci sta a fare?

    Si trattava di una tavoletta con sopra importanti annotazioni di epoca assiro-babilonese e di un bassorilievo riproducente una divinità alata riconducibile alla stessa area storico culturale

    Avendo io solo qualche spolverata di storia e archeologia liceale -e universitaria- negli occhi e nella memoria, ho chiesto lumi alla “memoria universale”. Ottenendo, subito, risposte decisamente insoddisfacenti.

    Nel primo caso accreditava l’autenticità della immagine e mi riportava tal quale la spiegazione del contenuto della stessa fornita su fb. Nel secondo senza alcun problema mi dava un paio di divinità asdire cui quell’ immagine poteva riferirsi ” .

    Fatta questa prima ricerca (un consapevole stress test dopo la dritta del dott.Gambino) ho rifatto la domanda inserendo la indicazione data dal dott Gambino e ho digitato “usa solo fonti peer reviewed”.

    Si sono accese luci diurne nella macchina e sono uscite, finalmente, risposte che hanno immediatamente definito come “false” ed esito di una “manipolazione” entrambe le immagini dando dettagliata ragione del perché fosse fornita una tale risposta.

    Quel che mi resta oscuro, è perché il sistema, la macchina, sia stata programmata per fornire di primo acchito ad un “utente diffuso” generico e non tecnicamente avvertito, risposte così superficialmente riferite a fonti assurde.
    Non può essere un caso.E non mi basta la spiegazione “commerciale” di soddisfare l’utente con risposte a lui/lei “gradite”…sempre “yes”.
    Proprio la opportunità e la necessità di inserire quella opzione “per reviewed” fa dedurre che una scelta a monte ci sia stata.

    Grazie dott. Gambino, le vorrei offrire in omaggio “un” Archiloco (visti i comuni studi liceali penso che gradirà):

    «Non mi piace un comandante di grande statura,
    né uno che sta a gambe divaricate,
    né uno ben rasato che si compiace dei riccioli:
    ma ne vorrei uno piccolo e storto di gambe a vedersi,
    ma che stia ben saldo sui piedi,
    pieno di coraggio.»

    Buon lavoro, un saluto all’ ottimo Zanella

    Rispondi

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  1. Callimaco

    Sotto il profilo logico, la dimostrazione più lampante della innocenza di Stasi, pur essendo irrilevante sotto quello processuale, è il fatto che una persona che si sa colpevole non spenderebbe mai decine di migliaia di euro per pagare una primaria società di investigazioni private per la ricerca mirata di indizi, reali e non “fabbricati”, a carico di un’altra persona, soprattutto dopo aver già scontato una buona parte della pena. Chi sa di essere colpevole sa pure che non potrebbero mai essere reperiti elementi probatori a carico di terzi.

    Rispondi
  2. emanuela bonaga

    Peer reviewed o not peer reviewed , This Is the question.

    Vorrei ringraziare vivamente il dott Gambino per la dritta che mi ha dato in una risposta ad un mio commento precedente.
    Un piccolo passo per lui un grande passo per me nelle mie ricerchine in rete.

    E scrivo anche questo lungo post sperando che quella preziosa dritta possa essere diffusa tra coloro che leggono queste pagine.

    Nel concreto: giorni fa’, su fb, mi sono trovata di fronte a due immagini (delle quali una con dotta ed esauriente spiegazione) che alla prima superficiale occhiata mi hanno fatto storcere il naso e mi sono sembrate interamente falsa una e con alcune evidenti incongruenze l’altra tanto da sollecitarmi ad approfondimento, altrimenti una in rete che ci sta a fare?

    Si trattava di una tavoletta con sopra importanti annotazioni di epoca assiro-babilonese e di un bassorilievo riproducente una divinità alata riconducibile alla stessa area storico culturale

    Avendo io solo qualche spolverata di storia e archeologia liceale -e universitaria- negli occhi e nella memoria, ho chiesto lumi alla “memoria universale”. Ottenendo, subito, risposte decisamente insoddisfacenti.

    Nel primo caso accreditava l’autenticità della immagine e mi riportava tal quale la spiegazione del contenuto della stessa fornita su fb. Nel secondo senza alcun problema mi dava un paio di divinità asdire cui quell’ immagine poteva riferirsi ” .

    Fatta questa prima ricerca (un consapevole stress test dopo la dritta del dott.Gambino) ho rifatto la domanda inserendo la indicazione data dal dott Gambino e ho digitato “usa solo fonti peer reviewed”.

    Si sono accese luci diurne nella macchina e sono uscite, finalmente, risposte che hanno immediatamente definito come “false” ed esito di una “manipolazione” entrambe le immagini dando dettagliata ragione del perché fosse fornita una tale risposta.

    Quel che mi resta oscuro, è perché il sistema, la macchina, sia stata programmata per fornire di primo acchito ad un “utente diffuso” generico e non tecnicamente avvertito, risposte così superficialmente riferite a fonti assurde.
    Non può essere un caso.E non mi basta la spiegazione “commerciale” di soddisfare l’utente con risposte a lui/lei “gradite”…sempre “yes”.
    Proprio la opportunità e la necessità di inserire quella opzione “per reviewed” fa dedurre che una scelta a monte ci sia stata.

    Grazie dott. Gambino, le vorrei offrire in omaggio “un” Archiloco (visti i comuni studi liceali penso che gradirà):

    «Non mi piace un comandante di grande statura,
    né uno che sta a gambe divaricate,
    né uno ben rasato che si compiace dei riccioli:
    ma ne vorrei uno piccolo e storto di gambe a vedersi,
    ma che stia ben saldo sui piedi,
    pieno di coraggio.»

    Buon lavoro, un saluto all’ ottimo Zanella

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