Accra: l’officina nascosta di Meta dove si filtra l’orrore online

Scritto da: Manuele Avilloni
19 Febbraio 2026

Ad Accra, nel cuore del Ghana, decine di moderatori passano le giornate immersi nei contenuti più oscuri del web per conto di Meta. Un’inchiesta di The Bureau of Investigative Journalism e The Guardian ha svelato condizioni di lavoro che interrogano non solo l’“algoritmo umano”, ma la responsabilità globale delle piattaforme…

Immagine di repertorio.

C’è un angolo del mondo che non compare in nessuna mappa della Silicon Valley. Non ha insegne luminose né campus di vetro. È un edificio qualunque, ad Accra, dove si lavora con frenesia e il caldo appiccica i vestiti alla pelle. Dentro, però, passa ogni giorno il lato più oscuro della nostra epoca. Ragazzi e ragazze guardano in silenzio ciò che noi non vedremo mai: violenze, corpi spezzati, disperazioni filmate. Lo fanno per pochi soldi, per tenere puliti i nostri schermi, per permetterci di continuare a scorrere distrattamente le notizie del mattino. Alcuni si ammalano, altri crollano, qualcuno prova a farla finita. Eppure restano invisibili, come se il dolore fosse parte del contratto. Un’inchiesta del Bureau of Investigative Journalism e del Guardian ha aperto una finestra su questa stanza nascosta del mondo digitale, costringendoci a una domanda semplice e scomoda: chi sta pagando la tranquillità online al posto nostro?

Quando Solomon arrivò ad Accra, la capitale del Ghana, gli fu promessa una «missione per rendere internet più sicuro». Non sapeva che avrebbe passato le giornate guardando immagini di violenze estreme, abuso di minori, suicidi e altri orrori digitali, con tempi risicati per respingere ogni singolo contenuto. Quel lavoro, per il quale ha tentato di togliersi la vita, oggi è al centro di una delle più gravi inchieste sulle condizioni dei moderatori di contenuti di Meta, la società che controlla Facebook e Instagram. Le testimonianze raccolte da The Bureau of Investigative Journalism e The Guardian dipingono un’operazione clandestina, dove i lavoratori sono stipati in edifici anonimi, sorvegliati, sottopagati e costretti al silenzio sui rischi psicologici affrontati ogni giorno.

Una catena di appalti che nasconde responsabilità

Meta, per tutelarsi da cause e critiche, ha esternalizzato gran parte del lavoro di moderazione affidandolo a contractor come Teleperformance, una multinazionale francese con una lunga storia di controversie sui diritti dei lavoratori. In Africa, dopo che una causa collettiva ha messo sotto processo la società in Kenya, la moderazione è stata spostata in Ghana — dove, secondo l’inchiesta, le condizioni sono peggiori di quelle già denunciate. A lavorare lì sono principalmente persone provenienti da altri paesi, spesso con permessi di lavoro temporanei e consapevoli che parlare potrebbe costare loro il posto o addirittura l’espulsione nel proprio paese d’origine.

Salute mentale e silenzi imposti: la doppia pressione

I moderatori non solo incontrano contenuti traumatizzanti, ma lo fanno sotto una pressione implacabile: obiettivi opachi di produzione, bonus legati alla velocità e poco spazio per il recupero psicologico. Solomon racconta di essere stato lasciato solo dopo il suo crollo mentale, con offerte di supporto psicologico che a lui sono sembrate insufficienti, e una dimissione rapida con un biglietto aereo per tornare in una regione segnata da conflitti. Altri lavoratori hanno descritto sintomi di depressione, insonnia e abuso di sostanze come reazione a un ambiente di lavoro che non protegge chi ogni giorno «filtra» gli abissi dell’esperienza umana.

Il dibattito etico: sfruttamento in un mondo globalizzato

Questa situazione apre un dibattito etico fondamentale: in un’economia globalizzata, può una società tecnologica multimiliardaria lavare via la propria responsabilità passando il lavoro sporco a società terze in paesi con standard salariali e di protezione molto più bassi? Critici e accademici, come il professor Mark Graham dell’Oxford Internet Institute, sottolineano che questa catena di esternalizzazioni crea una «corsa al ribasso» nelle condizioni di lavoro, dove chi sta in cima – come Meta – evade responsabilità mentre chi sta in basso sopporta i costi umani.

Tra leggi, diritti e responsabilità: cosa manca

L’assenza di trasparenza è un altro nodo critico. I lavoratori non vengono nemmeno autorizzati a dire alle proprie famiglie cosa fanno, invisibili dietro clausole di silenzio che proteggono l’azienda più di quanto tutelino i dipendenti. Questo isolamento, insieme a stipendi che secondo contratti visionati sono ben sotto il costo della vita locale, rende la loro posizione vulnerabile e priva di potere contrattuale. Organizzazioni legali come Foxglove Legal stanno indagando e portando avanti cause, ma l’intreccio di contratti internazionali e lacune normative rende difficile stabilire chi sia effettivamente responsabile dei danni psicologici subiti.

In sostanza la sicurezza degli utenti nel mondo digitale si regge sul sacrificio psicologico di lavoratori sottopagati e silenziati. Quasi converrebbe lasciare che la cloaca di contenuti investisse il web e fluisse senza censure, sarà forse il disgusto ad allontanarcene? Altrimenti è tempo di ripensare i modelli di moderazione, riconoscendo questi lavoratori come parte integrante della catena del valore, con diritti, supporto e trasparenza. L’esternalizzazione, ancora una volta, è una deresponsabilizzazione, al contempo le pratiche di outsourcing globale e la cultura del segreto tengono sotto scacco chi dovrebbe solo difendere la nostra esperienza online da contenuti dannosi.

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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