Agguato di via Fani, l’ultimo mistero

Scritto da: Marcello Altamura
18 Marzo 2025

A 47 anni dalla strage di via Fani, il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta rimangono avvolti nel mistero. Una recente intercettazione di Lauro Azzolini, ex brigatista, riapre il dibattito su punti cruciali: il numero dei membri del commando e l’identità di chi sparò. La rivelazione di un “altro soggetto” presente sul luogo, mai indagato, rilancia le domande su uno dei capitoli più oscuri della storia italiana.

L’agguato di via Fani.

A 47 anni di distanza, la strage di via Fani, in cui il 16 marzo 1978 fu rapito il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e uccisi i cinque agenti della sua scorta, resta una sorta di buco nero della Repubblica. L’intercettazione del 17 marzo 2023 di Lauro Azzolini effettuata nell’ambito della nuova inchiesta sulla strage della Cascina Spiotta del 1975 in cui perse la vita Mara Cagol, moglie del fondatore delle Brigate Rosse Renato Curcio, e citata in un rapporto del Ros, in cui l’ex brigatista fa riferimento ad un ‘altro soggetto’ presente a via Fani e mai indagato per quei fatti, riporta all’attenzione due punti mai del tutto chiariti con certezza della strage: il numero dei componenti del commando e chi fece effettivamente fuoco sulla scorta di Moro. La circostanza era stata segnalata ai magistrati della Procura di Roma già nell’ottobre 2024 dall’avvocato Nicola Brigida, legale dei familiari dei caduti nella strage, ed è stata ora rilanciata dall’avvocato Valter Biscotti, un altro legale dei familiari.

Dalla Cascina Spiotta a via Fani

Tutto nasce dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino per l’identificazione del brigatista rocambolescamente sfuggito alla cattura dopo il conflitto a fuoco del 5 giugno 1975 con alcuni militari dell’Arma alla Cascina Spiotta, ‘prigione del popolo’ dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito il giorno prima a Canelli da un nucleo delle BR, e in cui viene ucciso l’appuntato Giovanni D’Alfonso. Lauro Azzolini, membro storico delle BR già condannato per via Fani e per l’omicidio di Aldo Moro, viene intercettato dal ROS dei Carabinieri il 17 Marzo 2023 mentre discute con Antonio Savino, altro brigatista “minore” arrestato a Milano l’1 ottobre 1978 nel corso del blitz dei Carabinieri in via Monte Nevoso.

Lauro Azzolini in una foto d’epoca.

Dopo aver riferito al suo interlocutore di un episodio avvenuto il 30 settembre 1975 ad Altopascio e in cui fu arrestata la brigatista Paola Besuschio, prosegue accennando anche al sequestro Moro e racconta di alcuni passaggi d’azione in cui, a suo dire, c’erano Gallo, nome di battaglia di Prospero Gallinari, Raffaele Fiore, Valerio Morucci ma anche Giorgio Moroni. Genovese, classe 1951, nel 1978 è un militante di Autonomia Operia e viene perquisito per il sequestro Moro e arrestato con l’accusa di partecipazione a banda armata poiché aveva in casa per la rivista che coordinava (“Nulla da perdere”) il comunicato di un gruppo armato genovese che rivendicava un attentato dinamitardo alla Borsa valori. Al ritrovamento del corpo di Moro viene scarcerato ma il 17 maggio 1979 è arrestato in una maxi-operazione contro la colonna BR di Genova. Dopo un lungo iter giudiziario, il 10 novembre 1994 Moroni insieme agli altri viene risarcito per “errore giudiziario”.

Un ferito nel commando BR?

Aldo Moro nella prima foto diffusa dalle Brigate Rosse durante il sequestro.

Moroni, oggi imprenditore, non è stato mai indagato per la strage via Fani e  il suo nome vi è stato accostato solo per l’intercettazione di Azzolini. Ed è proprio questo il punto. Nel verbale di trascrizione del ROS, c’è un passaggio chiave

“AZZOLINI:  … MATTEO (nome di battaglia di Morucci, nda) era così. Poi dopo chiaro no! Poi mi racconta … li al … (incomprensibile) … me la racconta. Il perché … per cosa. E’ tutto lui … ha tirato bella uh … (inc.) … è stato MORONI … a dire … (inc.) … dice ‘ma dopo mi ha tirato, ho fatto così … (inc.) … quello che là stava scappando ho preso ma quando …’ beh ma Dio can adesso ti piangi su questo qui!? … E da lì che era tutto in crisi … e ma Dio can ‘scusa ma che ci sei andato a fare a farlo allora?’ … lo dicevi subito … eh … ci si andava poi domani in quel posto. Va bene i compagni … GALLO  (nome di battaglia di Gallinari, nda) … e FIORE a un certo punto di inceppano … si inceppano … non c’avevano le pistole … (parole inc.) le pistole Dio can. MORUCCI cazzo… che era uno che sapeva usarlo… quando ha visto i compagni a terra ha cominciato a spazzolare anche dalle altre parti …”. 

Dunque, Azzolini parla di via Fani, secondo i racconti che gli hanno fatto Valerio Morucci, Matteo, e Moroni, Giorgio. Dice inoltre che Morucci sapeva usare bene il mitra, tanto da aver “tirato bella, uh” e da esser provvidenzialmente intervenuto “a spazzolare anche dalle altre parti”, cioè sull’Alfetta di scorta dopo aver “visto i compagni a terra”. È un particolare importante: non risultano, almeno ufficialmente, brigatisti feriti a via Fani, ma così si spiegherebbero finalmente le macchie di sangue rinvenute sulla Fiat 132 su cui era stato caricato Moro e sulla Fiat 128 blu con cui sono scappati alcuni degli altri brigatisti. Non solo: Azzolini dice che Gallo (Gallinari) e Fiore “a un certo punto si inceppano”, riferendosi alle loro armi lunghe e “non c’avevano le pistole”, cioè l’opposto di quanto scrive, nel suo Memoriale, Valerio Morucci, secondo cui il commando usò delle pistole.  

Chi ha ucciso Raffaele Iozzino?

Raffaele Iozzino, 25 anni, l’unico tra gli agenti della scorta di Aldo Moro che riuscì a scendere dalla macchina e a sparare.

Ma più di tutto, l’intercettazione di Azzolini presenta un punto oscuro. Il passaggio in cui Moroni ha “preso quello che là stava scappando”, dopo che gli aveva “tirato”, non è chiaro ma sembra fare riferimento all’uccisione dell’agente Raffaele Iozzino che, sceso dall’Alfetta arma in pugno, riuscì ad esplodere almeno due colpi contro gli assalitori, di cui uno dei quali molto probabilmente accucciato dietro la parte posteriore della Mini Cooper verde di Tullio Moscardi parcheggiata sul lato sinistro di via Fani qualche metro più in su rispetto alla linea di fuoco degli altri terroristi. Una presenza, quest’ultima, suffragata dal fatto che il proiettile sparato da Iozzino si sia conficcato proprio nella targa posteriore di quella Mini Cooper verde. L’ultima ricostruzione della Polizia Scientifica, effettuata nel 2017 per la Commissione Moro, ha sostenuto che il commando sparò solo da sinistra, ovvero dal lato dove si trovavano i brigatisti, ma osservando i colpi sui corpi degli agenti e sulle auto della scorta, è evidente che i colpi provengono anche da destra ma anche da dietro, cioè fuori dunque dall’area di tiro dei brigatisti. Che è poi la direzione da cui provenivano i colpi che uccisero il povero Iozzino. Un mistero, l’ennesimo, che dura da 47 anni.

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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