Alex Marangon: ancora lontana la fine del mistero

Scritto da: Maria Ida Settembrino
25 Marzo 2025

Chi c’era quella notte insieme ad Alex, prima che facesse un volo fatale di oltre dieci metri? Chi l’ha percosso al volto e al costato? Tutte domande senza ancora una risposta. L’unica certezza è che Alex Marangon è morto durante un rito sciamanico, ma a nessuno sembra importare la verità.

Alex Marangon.

Si allungano i tempi per capire se e come l’auahyasca, la sostanza che sarebbe stata assunta da Alex Marangon nel corso del rito sciamanico, abbia avuto centralità nel determinare la morte del giovane trevigiano a luglio dello scorso anno. La Procura attende ancora l’esito degli esami tossicologici. Il prolungamento delle indagini è stato causato, secondo quanto ha riferito il Procuratore Marco Martani, dalla difficoltà di reperire il liquido di contrasto necessario a individuare le componenti chimiche dell’auahyasca.

Tutt’altro che un incidente

Una circostanza però sembra ben ancorata all’assetto criminologico di questa assurda morte: Alex, prima di morire, ha assunto un estratto della pianta allucinogena. Come riferiscono i quotidiani locali la certezza si sarebbe avuta dal risultato degli esami tossicologici disposti dalla Procura di Treviso, analisi che saranno approfondite per la probabile presenza nell’organismo anche di altre sostanze. Alex, lo ricordiamo, la notte tra il 29 e il 30 giugno del 2024, aveva partecipato a un rito sciamanico presso l’abazia di Vidor (Treviso) per poi allontanarsi. Inizialmente si era parlato di un atto volontario poi, trovato il corpo nel fiume Piave alle Grave di Ciano, l’autopsia aveva stabilito che si trattava di morte violenta, facendo scattare l’inchiesta.

Un muro di omertà

Da allora una catena incontrollata di dubbi e presunti depistaggi sembra governare la vicenda. Inutile chiedersi se la famiglia del giovane si sia mai rassegnata alla morte come conseguenza di un evento accidentale o peggio che sia stato lo stesso Marangon a volersi togliere la vita. I genitori di Alex sono convinti che lo sfortunato ragazzo sia morto per mano di personaggi abili a congegnare fatti di sangue, crimini cruenti, per intenderci, avvolti da mistero. “Noi condannati a un ergastolo di dolore – sono le parole del padre riportate dall’ANSA – che ci sta consumando dentro e portando via le poche energie e forze rimaste, sempre più soli ed abbandonati da tutti e tutto. Mentre chi ti ha fatto questo continua ad esser protetto e libero di fare i suoi sporchi comodi”. Luca Marangon ricorda poi suo figlio: “Così buono, generoso ed altruista che eri, avevi un sorriso, una bella parola per tutti, sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà anche se lo avevi appena conosciuto, ed ecco cosa hai in cambio, un muro di omertà da chi credevi amico, un muro di menefreghismo da tutte le istituzioni. Spero esista almeno una giustizia divina. Riposa in pace dolce angelo”, è la conclusione affranta.

Ancora troppi punti oscuri

Prima di morire, secondo la ricostruzione degli investigatori, cadendo da un terrazzamento alto più di dieci metri, sul greto del Piave, nei pressi dell’abbazia di Santa Bona a Vidor (Treviso), Alex Marangon potrebbe essere stato percosso al volto e al costato. L’ipotesi è contenuta nella perizia redatta da Alberto Furlanetto, consulente del pubblico ministero.

Sono ancora tanti i nodi da sciogliere. Come mai i vigili del fuoco non hanno trovato tracce del passaggio del corpo di Alex tra rami e foglie? E come mai un torace che impatta su rami non presenta alcun segno sulla cute, come di fatto specificato dallo consulente del pm? Tutte domande cui va data una risposta.

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Autore

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  • Lucana, classe 78, vive a Potenza, laureata in Giurisprudenza, avvocato e giornalista professionista. Ha maturato numerose collaborazioni giornalistiche, sia per la carta stampata che per la televisione, occupandosi essenzialmente di cronaca nera e giudiziaria. Esperta in giornalismo investigativo e d’inchiesta, ha collaborato alle investigazioni difensive sul crime-case di Elisa Claps.

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