In una calda sera di giugno, durante un rito sciamanico a base di ayahuasca, Alex Marangon ha perso la vita. Le circostanze della sua morte aprono inquietanti interrogativi. Si è trattato di un incidente o, come gridano i famigliari, è stato un omicidio?

Alex Marangon, il 25enne trovato morto nei pressi del Piave dopo aver partecipato a un rito sciamanico nell’Abbazia di Vidor.
Il fascino dell’ignoto
Alex Marangon sapeva di essere l’adepto di un rito sciamanico che prevedeva l’assunzione dell’ayahuasca. Aveva intuito la singolarità dell’evento ma la smania di prendervi parte è stata più forte di qualsiasi sua remora che, pur aveva e che pur lo aveva portato nella Abbazia di Santa Bona, a Vidor nel Trevigiano non a cuor leggero. È possibile che il ragazzo fosse andato in ansia per qualcosa dagli effetti sconosciuti. Chi lo ha conosciuto ha raccontato che fosse in preda a sentimenti contrastanti: la curiosità che spinge in tanti ad avvicinarsi alla ritualità di tradizioni antiche e a noi lontane e, allo stesso tempo, la paura di potervene tornare cambiato. Una cosa è certa: Il venticinquenne di Treviso non poteva sapere che lì avrebbe trovato la morte.

L’abbazia benedettina di Santa Bona a Vidor.
Incidente o massacro?
Entità invocate dall’uso di una sostanza bizzarra come l’ayahuasca ne hanno esagitato l’anima e il cervello, ma poi qualcuno potrebbe aver finito il lavoro, ma chi? Fino ad ora nel registro degli indagati non c’è alcun nome, quindi, nessuno in particolare è accusato della sua morte. Eppure, c’è qualcuno pronto a scommettere che le cose potrebbero cambiare in fretta. Perché?
Facciamo un passo indietro e consideriamo un altro tassello chiave del delitto per ora rubricato dalla Procura di Treviso come morte sospetta.
Con il ritrovamento del corpo nel fiume Piave alle Grave di Ciano, l’autopsia aveva stabilito che si trattava di morte violenta facendo scattare l’inchiesta. Ebbene, la presenza di tracce di ayahuasca nel sangue di Alex aggrava la posizione degli organizzatori del ritiro sciamanico, che potrebbero trovarsi a dover rispondere della sua morte in conseguenza di un altro reato, quello della cessione di una sostanza illegale, appunto il decotto di ayahuasca.
«Molti sostengono che Alex dopo aver assunto la ayahuasca sia stato preda di gesti incontrollati che lo avrebbero spinto a gettarsi dal dirupo, ma nessuno ha mai ipotizzato il contrario — insistono i familiari —. Ovvero che altri partecipanti possano aver perso il controllo e aver compiuto magari gesti inconsulti contro di lui». L’autopsia sulla salma ha rilevato colpi sul cranio e altre fratture sono difficilmente compatibili con una caduta accidentale.
Infuso o droga pesante?
Questo cosa significa? Si tratta sicuramente di una circostanza che tanto aggiunge all’ipotesi delittuosa, ossia che il giovane sia morte per mano altrui. Il solo fatto che qualcuno in Italia “maneggi” simili sostanze allucinogene e non consentite lascia presagire che l’ayahuasca potrebbe essere il viatico utilizzato per arrivare più facilmente a qualcosa di ancora più proibito. Ma allora a conti fatti cosa c’è di più proibito rispetto a causare la morte di un’altra persona?

Preparazione dell’Ayahuasca: la bevanda allucinogena degli sciamani del Sud America.
Alex, di certo, non voleva morire: sono mesi che familiari e gli amici continuano a ripeterlo anche con la speranza che qualcuno che sa, finalmente parli. A testimoniare la sua vitalità ci sono video che per circostanze del tutto casuali, tipo un’intervista rilasciata ad una tv locale sull’imminente arrivo della stagione estiva (il ragazzo, lo ricordiamo, è morto a fine giugno scorso), raccontano la gioia dei suoi anni, quella stessa spensieratezza che forse lo ha portato a fidarsi di chi non doveva.
Ma esattamente cos’è l’ayahuasca? Qual è la sua origine e quali effetti potrebbe aver provocato nel povero Alex? Ne parleremo presto in un approfondimento mirato, nella speranza che, intanto, venga fatta luce su questo terribile caso.




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