Ali Ağca: inviato da Dio o strumento inconsapevole?

Scritto da: Pietro Di Dionisio
19 Settembre 2024

Il 13 maggio 1981 Ali Ağca spara a Giovanni Paolo II. Secondo il pontefice – e come affermerà anche Agca in diverse occasioni – l’attentato era stato annunciato dal Terzo Segreto di Fatima. Eppure l’interpretazione potrebbe essere un’altra. Proviamo a capire quale

La Madonna di Fatima.

“Io sono un uomo mandato da Dio sul pianeta Terra, per una missione storica e divina già rivelata nel Terzo Segreto di Fatima”. Così si è espresso Ali Ağca, nell’intervista rilasciata a Darkside. Ma qual è la connessione tra l’attentatore turco e il Terzo Segreto di Fatima?

Fatima è un villaggio che si trova al centro del Portogallo, e proprio lì, in località Cova da Iria,  il 13 maggio del 1917, verso mezzogiorno, tre piccoli pastori, Lucia di 10 anni, e i cugini Giacinto e Marta, di 7 e 9 anni, sono con il loro gregge vicino un leccio a recitare il Rosario. All’improvviso, dopo aver notato dei fenomeni luminosi, in una nube vedranno “una Signora più brillante del sole”: è la prima apparizione della Vergine Maria ai tre pastorinhos.

I pastorelli di Fátima in Portogallo,

I misteri di Fatima

Le apparizioni mariane saranno sei, ogni 13 del mese, eccezion fatta per agosto, quando la Madonna si paleserà il 19: quella del 13 luglio però sarà l’apparizione centrale. Proprio il 13 di quel mese, la Madonna rivelerà ai bambini dei “segreti”. Le prime due parti dei “segreti” verranno riferite da Lucia dos Santos (nel frattempo diventata Suor Lucia, appartenente all’ordine delle Carmelitane Scalze) nel 1941, al Vescovo di Leria.

La prima parte riguarda la visione dell’inferno, e dice: “La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore”.

La seconda parte è relativa alla Seconda Guerra Mondiale (che nel 1941, cioè quando la suora riferisce il messaggio al Vescovo di Leria, era appena iniziata): “avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”.

La terza parte del segreto rimane nel mistero per 83 anni.
Contiene al suo interno una profezia di cataclismi nella seconda metà del XX secolo?

Il momento in cui Mehmet Ali Ağca spara a Giovanni Paolo II.

Un killer in piazza San Pietro

Il 13 maggio 1981, nel primo pomeriggio di un mercoledì soleggiato, il terrorista turco di estrema destra Ali Agca entra a Piazza San Pietro con una Browning calibro 9 infilata nei pantaloni all’altezza della cintura. La pistola ha 13 cartucce.

Il turco, evaso due anni prima dal carcere di Maltepe, dove era stato rinchiuso per l’omicidio del giornalista Abdi İpekçi, gironzola per la piazza come un turista, spedendo addirittura alcune cartoline. Già si prepara mentalmente allo scopo che lo ha portato, dopo due anni di viaggi da latitante in giro per l’Europa, all’ombra della grande basilica: uccidere Giovanni Paolo II.
Alle 17 circa la jeep del Papa comincia lentamente il suo giro sul sagrato per salutare i fedeli accorsi all’udienza generale. Verso le 17,17 circa (anche qui l’orario non è mai stato chiaro, se 17:18 o addirittura 17:19), Ali Agca prende la pistola, reclina leggermente la canna verso il basso e spara al Papa a tre metri di distanza. Prima un colpo, poi un altro e la pistola si inceppa.

Giovanni Paolo II si accascia sulla jeep, colpito all’addome e ferito a una mano, tenuto in braccio dalla guardia svizzera Estermann e da don Stanislao Dziwisz. La macchina ritorna velocemente dentro l’Arco delle Campane, tra il silenzio attonito dei fedeli impietriti. Sulla piazza cala un’atmosfera surreale. Il killer turco cerca la fuga e corre via, ma una suora (Suor Lucia anche lei) lo placca, impedendogli di scappare. In pochi istanti arrivano i poliziotti e lo arrestano, conducendolo in una camera di sicurezza.

Il Pontefice arriva in condizione disperate al Policlinico Gemelli. Perde sangue, il proiettile di 9mm gli ha perforato l’intestino e il colon, è in stato preagonico. Eppure, dopo un’operazione di 5 ore e mezza condotta dal dottor Crucitti, Giovanni Paolo II è miracolosamente salvo. Il proiettile, che solitamente in quel punto sarebbe stato fatale per chiunque, ha seguito una stranissima traiettoria a zig-zag: entrato nell’addome, ha schivato di pochissimi millimetri sia l’arteria aorta che la colonna vertebrale, ed è uscito dal bacino, ma da un punto leggermente spostato rispetto a quello da cui sarebbe dovuto sbucare.

II Papa lentamente si riprende, esce dall’ospedale presto, ma ci tornerà il 20 giugno per delle complicanze, restandoci 55 giorni. Proprio durante quel secondo ricovero, Giovanni Paolo II, impressionato dalla coincidenza delle due date (l’attentato e la prima apparizione della Madonna di Fatima), chiede di farsi portare la busta con il Terzo Segreto, conservato in Vaticano nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede: ancora sul letto d’ospedale si immerge nella lettura dei documenti relativi alle apparizioni.

Papa Giovanni Paolo II ricoverato al Gemelli.

“Io sono Gesù Cristo”

Il Terzo Segreto era fisicamente un manoscritto consegnato da Suor Lucia nel 1944 al Vescovo di Leira. Nel 1957 fu portato dal Portogallo in Vaticano, e verrà chiesto a Pio XII di non svelarlo prima del 1960. Ma sia lui, che gli altri Papi seguenti, decisero di non pubblicarlo mai.

Giovanni Paolo II adesso ha la certezza di essere stato salvato dalla mano della Vergine Maria.
Dirà infatti: “una mano ha sparato, l’altra ha guidato la pallottola”.
Il Papa polacco ha una fortissima devozione mariana, tanto da scegliere come motto apostolico “Totus tuus ego sum…” (“sono tutto tuo”), presente in un trattato sulla Vergine di San Luigi Maria Grignion de Montfort.

In occasione di un passaggio da Roma dell’allora Vescovo di Leiria-Fatima, Wojtila decide di consegnargli la pallottola che era rimasta nella jeep dopo l’attentato, affinché fosse custodita nel Santuario. La pallottola verrà poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima.

Nel dicembre del 1983 il Pontefice andrà a trovare Agca nel carcere di Rebibbia. I 22 minuti della loro conversazione, rimasta privata, sono ancora fonte di mistero. Nel 1985, Agca fa uno show al processo condotto dal giudice Santiapichi: “L’attentato al Papa è collegato con il terzo Segreto di Fatima. In nome di Dio Onnipotente io annuncio la fine del mondo. Io sono Gesù Cristo reincarnato.”

Papa Giovanni Paolo II visita il suo attentatore Mehmet Ali Ağca recluso nel carcere romano di Rebibbia il 27 dicembre 1983.

Il disvelamento del Terzo Segreto 

Passano gli anni, Agca viene condannato e il mondo si avvicina al terzo millennio.
Il Papa, sempre più malfermo e sofferente, decide di rendere pubblico il Terzo Segreto.
il 13 maggio del 2000, a Fatima, nella spianata di Cova da Liria, vengono beatificati in mondovisione i due pastorinhos, Francesco e Giacinta.
Il Cardinal Sodano, in presenza di centinaia migliaia di fedeli, e davanti alla 93enne Suor Lucia, rivela alla fine della messa della beatificazione un breve sunto del messaggio della Madonna di Fatima: “un Vescovo vestito di bianco cadrà come morto sotto i colpi di un’arma da fuoco”.

Il 26 giugno del 2000 il testo del Terzo Segreto, una trentina di righe, viene finalmente presentato nella sua interezza durante una conferenza stampa dell’allora Prefetto della Congregazione Joseph Ratzinger e del suo Segretario, il Cardinal Bertone.

Il testo però, non sembra sovrapponibile con l’attentato del 13 maggio 1981, e non si parla di un Papa ferito, ma di un Papa ucciso. Il manoscritto redatto da suor Lucia nel 1944 recita infatti: “Dopo le due parti che ho già esposto abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: “Penitenza! Penitenza! Penitenza!”. E vedemmo, in una luce immensa che è Dio (“qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”) un Vescovo vestito di Bianco ‘(“abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”). Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia. Il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava sul suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce. E allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi e i Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”.

Lo stesso Ratzinger non sarà completamente d’accordo con l’interpretazione sensazionalistica di un messaggio profetico e dirà che il lettore “resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato” e aggiungerà poi: “non c’è secolo senza martirio. Il segreto non riguarda il percorso della storia futura, ma indica il martirio come fatto di questo secolo, e il fatto che la corrispondenza al martirio deve essere la penitenza, la conversione, dare forza all’amore contro la forza della violenza. Di certo non indica altri avvenimenti”.

Suor Lucia di Fátima.

Un mistero destinato a durare in eterno

Nel messaggio mariano tenuto nascosto per 83 anni, che ha scatenato per decenni curiosità e illazioni, non vengono quindi annunciate catastrofi o previsioni di divisioni all’interno della Chiesa.
Forse il mutamento della sorte del Papa è un messaggio di come il futuro possa essere cambiato?
Il mistero resta, soprattutto per le dichiarazioni di Agca, fatte già nel 1985, 15 anni prima che il Terzo Segreto venisse rivelato.
Aveva saputo qualcosa del manoscritto riguardante un Vescovo vestito di bianco colpito a morte?
E se si, chi glielo aveva riferito? Lo aveva letto, ipotizzato nel 1982 sull’Osservatore Romano, durante la carcerazione?
E perché ha sparato al Papa proprio il 13 maggio?
Data voluta o strumento inconsapevole di un disegno misterioso?

Domande che, probabilmente, non troveranno mai una risposta.

Guarda i nostri approfondimenti
↪ Una chiacchierata con… Ali Ağca: https://youtu.be/mmzMbHMhjEg

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  • Pietro Di Dionisio, giornalista per Aise - Agenzia Internazionale Stampa Estero. Autore, chitarrista, appassionato di storia dell'arte, cronaca nera e anni di piombo.

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