Alma Prasel: la morte arriva dal buio

Scritto da: Alessio Pizzichi
20 Novembre 2024

Trieste, 2006. Siamo in Via Luigi Pecenco, un’arteria retrostante alla strada principale, nel mezzo di un contesto relativamente tranquillo dove sono situati una serie di palazzi. Al condominio del civico 4 abita Alma Prasel, donna di 64 anni che vive da sola e si è trasferita lì pochi anni prima. Ha un marito e una figlia, entrambi residenti all’estero. Da circa 30 anni, quando una patologia alla retina l’aveva fatta diventare non vedente, il buio domina le sue giornate.

Alma Prasel da giovane.

Alma, una vita complicata

Cresciuta in Slovenia durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, Alma ha un’infanzia difficile alle spalle. Suo padre venne ucciso dai nazisti, in seguito a ciò la madre perse la ragione e fu internata in un manicomio, dove concluse i suoi giorni impiccandosi.

Rimasta orfana venne presa in custodia dai nonni in territorio italiano. Nel 1962 fu assunta dalla Standa, a Trieste, e nel capoluogo conobbe Giorgio, il suo futuro marito. I due si sposarono e diedero alla luce una figlia. Tutto ciò accadde nella prima parte della sua vita, prima che le sue finestre sul mondo si dipingessero con inchiostro di seppia. All’età di 33 anni una complicazione alla retina la rese cieca.

Per un periodo visse in Grecia con il marito e la figlia, poi tornò da sola a Trieste. Il coniuge la chiamava al telefono ogni giorno e a volte veniva in Italia a farle visita.

Riservata, introversa, poco incline alle chiacchiere di circostanza. Alma tende a preservare il suo mondo interiore e non lascia entrare molte persone nella sua vita. Preferisce non farsi aiutare nello svolgimento delle mansioni ordinarie, portando a termine molte commissioni da sola, orientandosi con l’aiuto del suo bastone. Forse perché vuole mantenere una certa autonomia o forse perché, da quando aveva subito una truffa due anni prima, non si fidava più.

Paura del buio

Nel 2004 venne infatti avvicinata da una donna che si propose di riaccompagnarla a casa, ma appena rientrarono nell’appartamento la sconosciuta tentò di derubarla. Alma riuscì a lanciare l’allarme e a far scappare la ladra, tuttavia l’episodio lasciò dei segni sul suo quotidiano. Da quel momento infatti cominciò ad avere paura, paura di essere seguita e osservata da qualcuno che aveva intenzione di ucciderla. Non potendo affidarsi alla vista viveva questo terrore ancestrale all’interno dell’oscurità, con la costante sensazione di essere perseguitata. Forse Alma non aveva torto riguardo ai suoi timori, considerando quello che accadrà di lì a poco.

Un brutale omicidio

29 Gennaio 2006. È mattina quando Giorgio, il marito di Alma, telefona a un’amica della moglie. La avvisa che da due giorni la congiunta non risponde alle sue chiamate, chiedendole se può andare a controllare l’appartamento. La donna, in possesso delle chiavi, si dirige alla casa. Appena apre la porta si palesa ai suoi occhi una scena che non potrà dimenticare. La signora Prasel giace sul pavimento della cucina, circondata da una pozza di sangue.

In breve tempo intervengono sul posto Carabinieri e ambulanza. La sessantaquattrenne è stata uccisa con 10 colpi di arma da taglio, inferti con un coltello da cucina dalla lama di 20 centimetri che viene trovato sulla scena del crimine. Nessun segno di effrazione, sembra che non sia stato rubato niente. L’assassino ha preso direttamente dalla casa l’arma del delitto e ha infierito con ferocia accoltellando la donna al torace e al collo. Un soggetto a cui probabilmente la vittima aveva aperto la porta. Forse lo conosceva oppure si era presentato all’ingresso dell’appartamento con una scusa. E’ stata con tutta probabilità uccisa due giorni prima, quando nessuno aveva avuto più notizie di lei.

Ritratto di una sconosciuta

I carabinieri iniziano a interrogare il vicinato alla ricerca di possibili testimoni. Proprio Venerdì 27 Gennaio, data del delitto, un’addetta al controllo dei contatori del gas si era recata a casa di Alma per svolgere il suo lavoro. Ricorda che insieme alla signora Prasel era presente all’interno dell’appartamento anche un’altra donna. Capelli scuri a caschetto, sui 45-50 anni, alta circa 165 cm, vestita con gonna e maglietta chiara. Erano le 13:30. Si stima che la morte della vittima sia avvenuta nel pomeriggio dello stesso giorno. Poteva quindi essere quella donna sconosciuta ad averla ammazzata? La Polizia fa realizzare e diffondere un identikit.

L’identikit della donna sospettata di aver ucciso Alma Prasel.

Oltre a questo si indaga anche sul movente. Una rapina finita male? I soldi che Alma teneva in casa vengono ritrovati, dall’appartamento non risultava mancare niente. In seguito ad accertamenti si viene a sapere che la vittima possedeva due porzioni di terreno in Slovenia. Poteva aver avuto un incontro con un possibile acquirente e la situazione era degenerata?

Un delitto premeditato?

Nel frattempo emergono altri aspetti sulla dinamica dell’omicidio. Oltre alla mancanza di segni di effrazione sono assenti anche tracce di un’eventuale colluttazione, come se la signora fosse stata colta alla sprovvista senza avere il tempo di tentare una difesa. Un ulteriore tassello rende il quadro ancora più inquietante: sembra che l’assassino abbia impugnato il coltello con indosso un paio di guanti, il che suggerirebbe una certa premeditazione dell’atto. Quella che appare come la sequenza di un film di Dario Argento è invece la realtà di un crudele fatto di cronaca nera.

I mesi passano, gli inquirenti continuano a lavorare ma la situazione sembra essere a un punto di stallo. La Squadra Mobile di Trieste riparte da capo, il fascicolo viene nuovamente scandagliato  rileggendo i primi verbali e incrociando le testimonianze. Alla fine di questa operazione emerge il profilo di una sospettata: si tratta di una conoscente di Alma Prasel che pare avere caratteristiche fisiche simili a quelle della donna ritratta nell’identikit. Viene rintracciata e interrogata: si dichiara totalmente estranea ai fatti. La lente degli investigatori si concentra su di lei ma per il giorno dell’omicidio fornisce un alibi piuttosto solido, è accertato infatti che si trovasse a un convegno mentre la vittima veniva uccisa. L’ex sospettata esce di scena: non è lei l’assassina.

L’inchiesta prosegue, si cerca il colpevole tra le varie piste investigative ma nessuna di queste porta a una svolta decisiva. La conseguenza di tutto ciò è l’archiviazione del caso.

L’ignoto

Sono passati diciotto anni e la vicenda resta irrisolta, seppellita tra le pagine di cronaca triestina. Una storia oscura e indecifrabile resa ancora più enigmatica dallo scorrere del tempo.

Resta un mistero l’identità dell’assassino, così come il movente che ha mosso i suoi istinti feroci tanto da accanirsi su una donna con disabilità. Non sappiamo neanche come possa aver convinto Alma, che negli ultimi anni era diventata molto più diffidente, a farlo ( o farla) entrare in casa.

Da dove era arrivato quel fantasma che le aveva tolto la vita a colpi di lama? Una persona del territorio o qualcuno venuto dalla vicina Slovenia? Un ladro che era riuscito in qualche modo a circuirla? Un soggetto che voleva regolare a modo suo qualche questione?

Alma a volte si recava da sola con i mezzi pubblici fino a Plavje, dove aveva trascorso i primi anni di vita. Pare che avesse intenzione di lasciare Trieste e riacquistare la casa che era stata di sua madre per andare a vivere lì. Purtroppo l’epilogo è stato diverso. La sua è stata un’esistenza caratterizzata da una serie di avversità, terminata con un triste e cruento episodio. La chiusura di un cerchio diabolico, un cappio che si stringe lentamente intorno al collo fino a togliere definitivamente il respiro. Una fine che è rimasta ad oggi senza giustizia e che ci auguriamo possa essere un giorno risolta.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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