Anguillara, tra delitto e castigo (social): quando l’informazione diventa condanna

Scritto da: Gianluca Zanella
28 Gennaio 2026

Sarebbe una semplificazione ricondurre il suicidio dei coniugi Carlomagno alla sola gogna mediatica, ma certamente questa ha influito. E allora il dramma di Anguillara può essere lo spunto per ragionare sulla costruzione di una educazione digitale che in Italia è del tutto assente…

I Carabinieri fuori dalla casa in cui sono stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno.

Ridurre le ragioni del gesto estremo compiuto dai genitori di Claudio Carlomagno, in carcere per l’omicidio della moglie, Federica Torzullo, alla sola pressione mediatica e alla gogna social sarebbe non solo un errore, ma anche una semplificazione. Certamente a influire in modo determinante verso la scelta di farla finita è stata la consapevolezza di quanto compiuto dal proprio figlio maggiore, un senso di vergogna talmente profondo da non aver lasciato via di scampo per Pasquale Carlomagno e Maria Messenio. Eppure, questa immane tragedia, che in primis ha travolto la vita di un bambino di nemmeno 10 anni, figlio di un padre assassino e di una madre massacrata, ci racconta qualcosa della nostra società. Una realtà cruda ma terribilmente reale, con cui forse è giunto il momento di fare i conti.

Una persecuzione senza limiti

Viviamo connessi. Questo è un dato di fatto. La nostra vita “reale” e quella social sono ormai strettamente correlate. Eppure, nonostante questa innegabile evidenza, molte, troppe persone ancora credono che le azioni compiute attraverso uno schermo non abbiano gli stessi effetti di quelle compiute “al di qua”, nel mondo “reale”. Naturalmente non è così e lo dimostrano i dati che ogni anno, tra gennaio e febbraio, la nostra Polizia Postale rende pubblici. Per dirne una: la piaga del cyber-bullismo dovrebbe ormai aver insegnato che gli effetti delle azioni persecutorie perpetrate attraverso i mezzi informatici (leggi anche social network) hanno un effetto, una durata, una perseveranza che travalicano di molto le azioni che possono essere compiuto fisicamente.

L’adolescente vittima di cyber-bullismo può essere raggiunto ovunque, senza limiti spazio-temporali, con l’aggravante che eventuali contenuti volti a ferirlo possono essere condivisi e diventare virali, amplificando enormemente la portata del trauma e del disagio che certe azioni provocano.

C’è bisogno di educazione digitale

Ciononostante, ancora nel 2026, a quasi vent’anni dall’avvento in Italia di Facebook, molti utenti si sentono deresponsabilizzati e utilizzano il social come una sorta di sputacchiera, dando sfogo alle energie più negative, scrivendo cose che nella vita vera non direbbero al loro peggior nemico. Ecco, è questo che è accaduto ai genitori di Claudio Carlomagno dopo la confessione dell’omicidio. Messaggi d’odio che come un’onda anomala li hanno travolti, andando ad aggravare una situazione psicologica di certo già gravemente compromessa.

Va ripetuto: non è certo imputabile solamente all’odio social il terribile epilogo di questa vicenda. Ma il dramma di Anguillara può essere lo spunto per affrontare in modo serio un tema che è prima di tutto di educazione civica, o meglio, di “educazione digitale”, qualcosa che nella nostra cultura è del tutto assente o quasi; qualcosa che non è rimandabile, perché non si parla di un futuro prossimo, ma di un presente che vede la digitalizzazione parte integrante di tutte le nostre attività, da quelle lavorative a quelle private. E allora c’è forse bisogno di prendere consapevolezza di come ci si può e ci si deve comportare sui social network, bisogna che le persone siano consapevoli dei rischi legati a un uso improprio di questi strumenti e che siano informate riguardo le conseguenze – anche legali – di azioni sconsiderate, come possono essere i messaggi d’odio rivolti a persone che, in alcuni casi, come quelli di Anguillara, non sempre riescono a sostenere un peso simile.

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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