Bassa modenese: i “diavoli” di un’infazia ferita

Scritto da: Gianluca Zanella
13 Maggio 2025

Riti satanici nei cimiteri, bambini massacrati e bruciati, cani e gatti sgozzati, tombe violate e processioni al chiaro di luna: sembra lo scenario di un film horror, ma è ciò che racconta Davide all’età di 7 anni. Peccato che fosse tutto nella sua testa…

Il libro di Davide Tonelli Galliera.

Esce oggi per l’editore Vallardi un libro duro, pesante come un macigno. L’ha scritto Davide Tonelli Galliera: “Io, bambino zero”. Il sottotitolo recita “Come la giustizia ha fallito: la mia verità sul caso dei diavoli della Bassa modenese”. Sì, perché Davide è quel bambino “zero” di cui per primo ha parlato Pablo Trincia (che firma la prefazione) nel suo immenso lavoro d’inchiesta che prende il nome di “Veleno”. Oggi Davide non è più un bambino, ma un uomo di 34 anni che sul corpo e nell’anima porta ancora i segni di quello che ha vissuto.

Il diavolo tra le pianure

Sono gli anni Novanta. Precisamente il 1993. Davide ha tre anni; è nato in una famiglia povera, molto conosciuta a Massa Finalese e già da tempo attenzionata dai servizi sociali, sin da quando i primi due figli, un maschio e una femmina, erano bambini. Ora i primi due nati sono grandi, Ivan addirittura è maggiorenne, ma Davide è un bimbo che si sta appena affacciando alla vita e quando la famiglia Galliera viene sfrattata e finisce a vivere in macchina, una coppia di vicini di casa – Silvio Panzetta e Oddina Paltrineri – accolgono il piccolo in casa loro. Non ci resterà molto.

Il 26 dicembre 1993 Davide viene portato via dai servizi sociali e sistemato dalle suore, al Cenacolo francescano di Reggio Emilia. Da questo momento inizia la sua storia. Che diverrà la storia di altri 15 bambini, tutti strappati alle loro famiglie.

Passano gli anni, arriviamo al 1997. In circa tre anni Davide ha iniziato a conoscere quella che diventerà la sua nuova famiglia, i Tonelli. Prima solo qualche incontro nel Cenacolo, poi il trasferimento a casa loro, dove ci sono già altri due bambini – un maschio e una femmina – adottati in precedenza. In questo periodo, Davide continua a mantenere i rapporti con la famiglia di origine, con dei rientri programmati. Proprio a seguito di uno di questi rientri, accade qualcosa: Davide prima inizia a parlare di abusi sessuali subiti da parte del fratello e del padre naturali, poi estende le accuse ai genitori di altri bambini. Da queste rivelazioni scaturisce un primo processo: pedofili 1. La sua famiglia naturale – padre, madre e fratello – saranno condannati e finiranno in carcere. Federico Scotta, altro adulto coinvolto, in carcere ci passerà 11 anni. Francesca Ederoclite, amica e vicina di casa di Scotta, mamma separata cui viene tolta la figlia, si lancia dal quinto piano e muore sul colpo. Sul tavolo della cucina lascia un biglietto: “Sono innocente”.

Ma l’incubo è solamente appena iniziato. Perché Davide, mentre racconta degli abusi subiti in casa, inizia a dipingere un quadro molto più articolato e raccapricciante: i suoi genitori non si sarebbero limitati ad approcci pedofili, ma lo avrebbero coinvolto in una serie di messe nere che si svolgevano di notte, all’interno dei cimiteri. Qui Davide racconta di aver visto altri bambini come lui. Gli adulti erano vestiti con lunghe tuniche, alcuni indossavano maschere di animali feroci. Obbligavano i bambini a fare cose orrende, come uccidere altri bambini, bere sangue di animali sgozzati, torturarsi tra di loro, simulare atti sessuali, venire rinchiusi nelle bare.

Davide è un fiume in piena, “Sono il figlio del diavolo” dice “quando morirò la mia anima brucerà all’inferno”. Di questo è convinto, perché gliel’hanno detto gli adulti, quelli dei cimiteri. Davide ha paura. Vede orchi dappertutto. Nel corso della terza elementare, cambia cinque scuole in un anno. Con i suoi racconti coinvolge una sua maestra, il papà di un compagno di classe, persino il Vescovo di Crema. Tutti loro – secondo il suo racconto – partecipavano ai riti satanici nei cimiteri.

Ci saranno indagini e un processo, denominato “Pedofili 2”, dal quale – in riferimento ai riti satanici – usciranno tutti assolti. Non una prova, non una traccia, non il cadavere di uno dei tanti bambini sacrificati a Satana. E questo perché Davide, in realtà, si è inventato tutto.

Una storia di fragilità e manipolazione

Come è arrivato Davide a raccontare tutto questo? Come può un bambino di sette anni inventare cose tanto orribili (che a seguire verranno riprese da molti degli altri bambini coinvolti, molti dei quali seguiti dalle stesse psicologhe con cui aveva a che fare il “bambino zero”)? Non c’è una spiegazione certa. Abbiamo però la versione di Davide, che poi è la stessa riportata da Pablo Trincia in Veleno: si è trattato di una manipolazione psicologica, frutto di un’isteria collettiva. Un’isteria che ha dei precedenti in giro per il mondo: Stati Uniti, ma anche Europa. La psicosi da setta satanica sembra un’epidemia di peste nera che, a cadenze irregolari, investe intere comunità, squassando vite prima di allora tranquille, macinando esistenze.

Esattamente questo sembrerebbe essere avvenuto in Italia, a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila. Una storia che per molto tempo l’opinione pubblica ha dimenticato, quasi come una forma di auto-difesa. Per primo ci ha pensato Trincia a ritirarla fuori, indagando tra le pieghe oscure, individuando responsabilità, contraddizioni, bugie. Eppure non è servito a molto, se non a indignare. Adesso abbiamo la voce di un protagonista di quella vicenda, anzi, DEL protagonista, colui dal quale tutto è cominciato. Il bambino zero, appunto.

“Non sono pazzo”

In questo libro, Davide racconta la sua verità. Racconta le manipolazioni, le violenze psicologiche e non solo. Racconta di come per tanti anni abbia completamente rimosso, ignorato il suo passato. E di come l’apertura del vaso di Pandora l’abbia travolto, portandolo al collasso. Nell’intervista esclusiva che ci ha concesso, ci tiene a precisare una cosa: “Non sono pazzo”. Per anni gli è stato detto che se avesse fatto marcia indietro rispetto a quello che ha raccontato da bambino, ce l’avrebbero fatto passare. Dopotutto, Davide ha subìto due TSO (trattamento sanitario obbligatorio), sarebbe anche piuttosto facile cercare di delegittimarlo.

Eppure una cosa possiamo dirla. Noi lo abbiamo conosciuto bene. Sicuramente è un ragazzo duramente provato. Ma non è pazzo. Magari la sua è una visione di parte, ma non possiamo non credere alle sue parole. Non dopo aver letto le carte del processo Pedofili 2. Quelle sì che sono agghiaccianti. Pensare che una cosa del genere sia avvenuta in Italia, in un paese democratico, fa venire la pelle d’oca.

Cercheremo di raccontarvi ancora questa storia. O meglio, cercheremo di raccontarvi la storia di Davide andando oltre il libro, scavando nel suo archivio che ci ha gentilmente messo a disposizione, dove si capisce davvero il perché di quel nome scelto da Trincia: la storia dei diavoli della Bassa modenese è un veleno che inquina l’anima. Una macchia che è impossibile cancellare.

Guarda l’intervista in esclusiva a Davide Tonelli Galliera 👇

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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