Il 19 agosto 2024 il Bayesian affonda al largo di Porticello: sette vittime, tra cui Mike Lynch. A due anni di distanza, perizie MAIB e Procura restano in contrasto, il ritrovamento dei corpi presenta anomalie forensi mai chiarite e sul contenuto delle casseforti crittografate custodite a bordo cala un silenzio istituzionale ancora senza risposta…

Il Bayesian.
Il 19 agosto 2024, alle prime luci dell’alba, il Bayesian – superyacht a vela di 56 metri varato da Perini Navi, con un albero maestro in alluminio tra i più imponenti al mondo – cola a picco in una manciata di minuti al largo di Porticello, a meno di un miglio dalla costa palermitana. Sette le vittime: il magnate Mike Lynch, la figlia diciottenne Hannah, i coniugi Jonathan e Judy Bloomer, i coniugi Chris e Neda Morvillo, e il cuoco di bordo Recaldo Thomas. Quindici i superstiti.
A due anni esatti dalla tragedia, nell’agosto 2026, la vicenda è ben lontana dall’essere archiviata, tanto sul piano tecnico quanto su quello giudiziario. Il relitto è a terra dal giugno 2025, le perizie si trascinano, le indagini della Procura italiana e quelle di sicurezza del MAIB britannico continuano a viaggiare su binari paralleli e non comunicanti, mentre una sequenza impressionante di elementi – operativi, informativi, medico-legali e comportamentali – continua a produrre dissonanze stridenti.
Questo non è un pezzo di colore. È una lettura criminologica e investigativa di un evento che, per complessità tecnica, profilo strategico delle vittime e gestione postuma, ha oltrepassato da tempo i confini del banale sinistro marittimo.
La dinamica dell’evento e i limiti delle narrazioni ufficiali
All’inizio si parlò del destino: un improvviso downburst o una tromba marina d’inaudita violenza. Il Marine Accident Investigation Branch (MAIB) britannico, nel report interinale del maggio 2025, ha però introdotto un’analisi decisamente più sofisticata: in assetto motoring (deriva mobile alzata, vele ammainate, carichi liquidi ridotti), lo yacht presentava criticità di stabilità mai esplicitate a dovere nel manuale di bordo. Le simulazioni dell’Università di Southampton parlavano chiaro: raffiche laterali superiori a circa 63 nodi potevano superare l’angolo di stabilità limite (vanishing stability, calcolato attorno ai 70,6 gradi), rendendo il raddrizzamento fisicamente impossibile.
La Procura di Termini Imerese, al contrario, ha puntato i fari sul fattore umano: posizione della chiglia mobile, tenuta stagna di portelloni e sfiati, capacità dell’equipaggio di leggere l’allerta meteo, sequenza temporale di azioni e omissioni nei minuti decisivi. Nel registro degli indagati restano il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia Matthew Griffiths. Il termine delle indagini preliminari è fissato a febbraio 2027.
Sotto il profilo criminologico, questa divaricazione non è un dettaglio accademico. Nei casi ordinari, man mano che il relitto restituisce evidenze fisiche, indagine tecnica e penale convergono verso una verità materiale condivisa. Qui accade l’opposto: da un lato la tesi del difetto di progettazione combinato all’evento meteo eccezionale; dall’altro la linea della negligenza operativa e della catena di errori a bordo. Una polarizzazione che sopravvive al recupero dello scafo e che rappresenta, di per sé, la spia di pressioni e interessi enormemente superiori a quelli di un incidente qualunque.
Il ritrovamento dei corpi: incongruenze forensi e criticità analitiche
C’è poi un capitolo cruciale, e ancora privo di risposte convincenti: dove e come sono stati trovati i corpi. Il Bayesian giaceva sul fondale adagiato sul fianco di dritta (starboard). I sei corpi recuperati all’interno si trovavano tutti nelle cabine del lato sinistro (port): esattamente la parte dello scafo che, una volta capovolta la nave, era rimasta più in alto, dove si erano concentrate le ultime sacche d’aria (air pockets).
Un comportamento istintivo e coerente: chi è cosciente cerca la salvezza muovendosi verso l’alto. Ma è qui che emergono le anomalie:
- Stando ai rilievi e alle relazioni dei sommozzatori, ben cinque corpi sono stati individuati all’interno della medesima cabina (la prima a sinistra, adiacente alla scala principale del quartiere ospiti), e non nelle cabine rispettivamente assegnate. Hannah Lynch è stata invece recuperata nella terza cabina dello stesso lato, incastrata dietro i mobili.
- Il cuoco Recaldo Thomas è stato l’unico trovato all’esterno, in mare, a breve distanza dallo scafo. Tutti gli altri sei deceduti erano ospiti.
I riscontri autoptici eseguiti all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo hanno certificato per almeno quattro vittime (i coniugi Bloomer e i coniugi Morvillo) la totale assenza di acqua nei polmoni, nella trachea e nello stomaco. Morte da confinamento, o annegamento atipico: le vittime sono rimaste vive all’interno delle sacche d’aria finché l’ossigeno non è stato saturato dall’anidride carbonica. Nessun trauma da impatto.
Significa che la morte non è stata immediata al momento del ribaltamento. C’è stato un intervallo di sopravvivenza residuale. Gli specialisti del settore sanno che, in presenza di sacche d’aria note e scafo inclinato, uno dei primissimi interventi da manuale consiste nell’insufflaggio di aria compressa per prolungare la riserva vitale. Non risulta che tale manovra sia stata tentata nelle prime ore. I corpi sono stati estratti tra il 21 e il 23 agosto, da due a quattro giorni dopo l’inabissamento.
A 50 metri di profondità il tempo di fondo per ciascun operatore non superava gli 8-10 minuti per immersione. Gli interni erano ostruiti da materassi, paratie sradicate, specchi che riflettevano i fasci di luce disorientando i sub in un labirinto acquatico. Condizioni operative estreme. Resta tuttavia intatta la domanda di fondo: perché non vi è stata una mappatura tempestiva e mirata delle cabine sul lato alto, e quale valutazione sia stata fatta sulla possibilità concreta di trovare persone ancora in vita?
L’asimmetria impressionante tra equipaggio (quasi interamente salvo sul ponte e sulla zattera) e ospiti (intrappolati sottocoperta) impone una ricostruzione al secondo dei movimenti interni, delle vie di fuga accessibili e delle porte effettivamente aperte o bloccate.
L’incidente del 9 maggio 2025: fallimento sistemico, non semplice infortunio
Il 9 maggio 2025, durante i lavori preliminari per il recupero del relitto, perde la vita Rob Cornelis Maria Huijben, sommozzatore olandese di 39 anni. Lavorava a 50 metri di profondità, impegnato nel taglio del boma con una lancia termica dopo il fallimento dei tentativi con attrezzi meccanici. La dinamica più accreditata – deflagrazione di sacche di idrogeno accumulate dalla torcia o proiezione violenta di schegge metalliche – rientra nei rischi tipici del taglio termico in saturazione. Curiosamente, il circuito della telecamera di controllo si è oscurato pochi attimi prima dello scoppio.
Liquidare l’episodio come una tragica fatalità sul lavoro è un errore di prospettiva. L’operazione avveniva su un reperto giudiziario internazionale, sotto gli occhi del mondo. È emerso che la ditta olandese incaricata non risultava iscritta al Repertorio Telematico della Subacquea Industriale della Regione Siciliana, requisito normativo vincolante per immersioni a quelle batimetriche. Diversi responsabili sono finiti indagati per omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. Il ricorso massiccio ai ROV robotizzati nelle fasi successive è stata una misura logica, ma non cancella la gestione precedente, fatta di scorciatoie e rischi inaccettabili.
Le casseforti e l’asimmetria informativa
Il punto nevralgico sotto il profilo dell’intelligence riguarda le casseforti a tenuta stagna. Già nel settembre 2024, ambienti vicini alle indagini avevano segnalato la presenza a bordo di supporti digitali ad altissima crittografia contenenti dati classificati. I testimoni avevano confermato che Lynch, diffidando dei sistemi cloud, custodiva archivi di backup in vani blindati. Il profilo di Lynch – fondatore del colosso di cybersecurity Darktrace, consulente per la sicurezza dei governi di Londra, reduce da una durissima battaglia legale negli USA contro Hewlett-Packard – rende l’ipotesi quantomai concreta.
Fonti investigative hanno ipotizzato che il materiale informatico sia stato recuperato, o addirittura prelevato con procedure accelerate e parallele rispetto alle perizie ufficiali italiane. Nell’agosto 2026, a oltre un anno dal ripescaggio dello scafo, non esiste alcuno stralcio di comunicazione ufficiale sul destino e sul contenuto di quelle casseforti.
In criminologia, il silenzio istituzionale prolungato è un elemento probatorio a sé stante. Nelle inchieste ordinarie sui disastri marittimi, il sequestro e l’apertura di reperti sensibili viene accompagnato da note ufficiali, pur sobrie. Il blackout totale su questo fronte offre due sole spiegazioni: o nei vani non c’era nulla di rilevante (rendendo il silenzio inspiegabile e controproducente), oppure il contenuto ha un rilievo strategico tale da imporre un regime di riservatezza superiore a quello ordinario. Entrambe le ipotesi pesano come macigni; nessuna delle due è al momento verificabile.
Pattern di gestione del caso: una lettura comportamentale e istituzionale
Allargando l’analisi comportamentale all’intero apparato istituzionale e mediatico, emergono costanti precise:
- Compartimentazione dell’informazione: Le due inchieste (MAIB britannico e Procura siciliana) procedono senza scambi fluidi. Fenomeno comprensibile nei conflitti di giurisdizione, ma anomalo quando l’oggetto materiale d’indagine – il relitto – è unico.
- Controllo e rarefazione della narrazione: Esaurita l’ondata emotiva iniziale, le informazioni ufficiali sono state contingentate fino a scomparire, specie sugli aspetti caldi: memorie digitali, stato effettivo delle perizie strutturali, percorsi interni di fuga.
- Conflitto economico e reputazionale: The Italian Sea Group ha promosso cause risarcitorie milionarie contro armatore ed equipaggio, contestualmente all’apertura di delicate procedure per la regolazione della crisi aziendale nel corso del 2026. Un ulteriore livello di interessi finanziari che si sovrappone all’accertamento dei fatti.
Il caso Bayesian presenta tutte le caratteristiche dei sinistri ad altissima visibilità dove si incrociano responsabilità penali, risarcimenti colossali, segreti industriali e geopolitici. In questi contesti, la reazione tipica del potere è rallentare i tempi e sigillare le informazioni, soprattutto quando i dati oggettivi rifiutano di allinearsi a una verità di comodo.
Stato delle indagini ad agosto 2026
Il relitto resta sotto sequestro a Termini Imerese. Le perizie tecniche italiane registrano nuovi sopralluoghi nel corso del 2026, con la scadenza delle indagini preliminari fissata a febbraio 2027. Il rapporto finale del MAIB è ancora atteso. The Italian Sea Group gestisce la propria crisi finanziaria. Il fascicolo per la morte del sub Huijben è aperto. Sul contenuto delle casseforti e degli hard disk cala il silenzio. La dinamica esatta dei tentativi di fuga interni e della sopravvivenza nelle sacche d’aria resta il vero punto interrogativo irrisolto.
Il Bayesian non è più solo un naufragio. È un mosaico opaco in cui si sovrappongono potenziali fallimenti strutturali, scelte umane discutibili, una morte durante il cantiere di recupero avvenuta fuori dalle norme di settore, un quadro autoptico che certifica un’agonia nelle sacche d’aria con anomalie sulla posizione dei corpi, e un segreto inviolabile calato sui beni digitali custoditi a bordo.
Criminologicamente parlando, a mancare non è la singola prova regina (smoking gun). È l’intero quadro d’insieme a non tornare: la velocità fulminea dell’inabissamento, il contrasto insanabile tra le perizie, l’incidente mortale del subacqueo, il silenzio sulle casseforti e la gestione asimmetrica dell’informazione.
Le zone d’ombra, in vicende come questa, non sono vuoti casuali. Sono spazi riempiti da cautele, equilibri di potere e responsabilità non ancora dichiarate. Fino a quando queste zone grigie non saranno illuminate da dati forensi certi e pubblici – in particolare sulla dinamica interna dell’affondamento, sui tempi di sopravvivenza degli ospiti e sul contenuto dei dischi rigidi – qualunque verità preconfezionata resterà, inevitabilmente, una mezza verità.




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