Il naufragio del Bayesian, superyacht di Mike Lynch affondato al largo di Palermo il 19 agosto 2024 con sette vittime, è molto più di un incidente marittimo. I periti della Procura ridimensionano il downburst del MAIB e puntano sul fattore umano. Ma il vero enigma sono le casseforti a bordo: hard disk, documenti sensibili e il sospetto che siano state svuotate prima dei sigilli. Con voci di un interesse dell’intelligence, la domanda non è più “chi ha sbagliato”, ma “chi sapeva cosa, e quando”…

Il Bayesian.
La perizia italiana
C’è un punto, nel naufragio del Bayesian, che continua a dividere le versioni e a spostare il baricentro dell’inchiesta: non fu solo il mare, non fu solo il vento, non fu solo la notte di Porticello. I periti della Procura di Termini Imerese hanno ridimensionato l’ipotesi del downburst e della tempesta eccezionale, indicando che le condizioni meteo, pur impegnative, non sarebbero state tali da spiegare da sole l’affondamento del veliero: i dati anemometrici più vicini non registrano raffiche oltre i 50 nodi, e il downburst ipotizzato dal MAIB non trova riscontro univoco nei rilievi. Il quadro che emerge oggi è quello di un incidente in cui il fattore umano pesa molto più della narrazione iniziale, con l’attenzione degli inquirenti concentrata su scelte operative, assetto della nave e procedure di sicurezza.
La frattura con il MAIB
La distanza con il rapporto del MAIB britannico non è marginale, ma strutturale. L’ente inglese aveva insistito sulla vulnerabilità del Bayesian in determinate condizioni di vento, sostenendo che con deriva alzata e configurazione specifica dell’imbarcazione un colpo laterale molto forte – un downburst da oltre 80 nodi – potesse compromettere la stabilità del mezzo. Per il MAIB, insomma, il problema starebbe anche nella nave e in un evento meteorologico estremo; per la Procura italiana, invece, il cuore della responsabilità si sposterebbe sulla gestione dell’emergenza e sulla sottovalutazione dell’evento, con i dati meteo italiani che non confermano picchi anemometrici così violenti. È la classica frattura tra inchiesta di sicurezza e inchiesta penale: la prima cerca la vulnerabilità tecnica, la seconda il nesso causale e la colpa.
Le casseforti: hard disk, documenti, catena di custodia
Ma il Bayesian non è soltanto un caso nautico. È anche un caso di controllo dell’informazione, dove il vero enigma galleggia sotto la superficie: le casseforti a bordo. Già nelle prime settimane dopo il disastro del 19 agosto 2024, quando il superyacht di 56 metri – armato da Perini Navi per il miliardario tech Mike Lynch – affondò in pochi minuti al largo di Palermo causando sette vittime, iniziarono a filtrare indiscrezioni su comparti sigillati nel relitto. Non si trattava di semplici vani di sicurezza per gioielli o contanti, ma di vere e proprie casseforti rinforzate, posizionate nella zona prodiera e nella suite armatoriale, contenenti potenzialmente hard disk, memorie esterne e documenti sensibili legati agli affari di Lynch.
Chi era Mike Lynch
Mike Lynch non era un vacanziero qualunque. Fondatore di Autonomy, venduta a Hewlett-Packard per 11 miliardi di dollari nel 2011 in un affare che scatenò anni di contenziosi legali, accuse di frode e processi in entrambi gli emisferi. Assolto nel giugno 2024 da una corte californiana dopo un lungo calvario giudiziario, Lynch era reduce da una stagione di “redenzione” personale e professionale: il Bayesian, varato nel 2008, rappresentava il suo status symbol, ma anche un rifugio per materiali che potevano essere cruciali in round successivi di dispute legali o indagini finanziarie.
L’ombra dell’intelligence
Le voci su quei supporti informatici parlavano di codici sorgente, contratti riservati, dati su brevetti contesi e forse persino informazioni su partnership con governi o agenzie di intelligence. Il sospetto che le casseforti fossero state violate precocemente emerse quasi subito: secondo fonti confidenziali, PC portatili, hard disk esterni e chiavette USB sarebbero stati recuperati – o prelevati – nei giorni immediatamente successivi al naufragio, prima che la Procura di Termini Imerese sigillasse formalmente l’area. Non è un caso che la CNN, nel settembre 2024, parlasse esplicitamente di “casseforti contenenti documenti sensibili” e di un interesse da parte di servizi segreti per il contenuto del Bayesian. In Italia, voci insistenti su un intervento britannico – forse MI6 – nel primo recupero hanno aggiunto pepe alla faccenda.
Chi ha avuto accesso prioritario? Il silenzio sui materiali recuperati solleva interrogativi su depistaggi o omissioni deliberate
Dal punto di vista criminologico, questo è il nodo gordiano del caso: la catena di custodia dei reperti è sacra, ma qui emerge una zona grigia dove il relitto diventa un “crimine secondario” potenziale. Chi ha avuto accesso prioritario? L’assenza di inventari pubblici sui materiali recuperati – e il silenzio sulla loro destinazione – solleva interrogativi su depistaggi o omissioni deliberate.
La fase decisiva dell’inchiesta e ciò che resta opaco
Quell’elemento, inizialmente trattato come dettaglio laterale, ha finito per diventare uno dei punti più opachi dell’intera vicenda: non tanto per ciò che è stato provato, quanto per ciò che è stato sottratto alla verifica pubblica. Se le casseforti siano state davvero svuotate in una fase precoce, e con quali modalità, è ancora un passaggio da verificare con cautela: ma in termini investigativi il punto è già rilevante, perché introduce una possibile seconda linea di lettura del caso, parallela a quella dell’errore nautico.
Non è ciò che è stato provato a rendere questo caso opaco. È ciò che è stato sottratto alla verifica pubblica.
Sul piano processuale, intanto, la Procura di Termini Imerese è arrivata a una fase decisiva: i tre indagati iniziali restano il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia Matthew Griffiths, mentre il termine per le decisioni del pubblico ministero che sarebbe dovuto scadere il 26 maggio 2026 è stato prorogato. Al termine per le decisioni del pm, l’inchiesta dovrà scegliere se archiviare o procedere con nuove contestazioni, e non è escluso che la perizia sulla nave apra anche un fronte diverso, legato a manutenzione, progettazione o a eventuali omissioni informative sulla stabilità del mezzo.
Tre indagati, una proroga, le domande aperte
È questo il passaggio che può cambiare il caso: non più soltanto “chi ha sbagliato a bordo”, ma “chi sapeva cosa, e quando”. La parte più interessante, per chi guarda il Bayesian con occhio criminologico, è proprio la sovrapposizione tra responsabilità tecnica e gestione del segreto. Il naufragio ha prodotto sette morti, tra cui la figlia di Lynch, la moglie del socio Chris Morvillo e altri ospiti di alto profilo, ma anche una zona grigia fatta di documenti mancanti, tempi di accesso al relitto e narrazioni che si respingono a vicenda. Il Bayesian, oggi, assomiglia sempre meno a un semplice disastro marittimo e sempre più a un caso in cui il mare ha coperto solo la prima parte della storia.




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