Il naufragio del Bayesian, la notte del 19 agosto 2024 al largo di Porticello, ha prodotto in meno di due anni due impianti investigativi paralleli, quello penale della procura di Termini Imerese e quello del MAIB britannico, un contenzioso civile da centinaia di milioni di euro e un’esposizione assicurativa stimata oltre i 450 milioni di euro tra risarcimenti, spese legali e recupero del relitto. Anche la partita assicurativa è utile a collegare i punti di questa vicenda e a sciogliere alcuni nodi. Prima però, vale la pena ricostruire in che ordine sono arrivate le informazioni. Perché? La sequenza temporale, da sola, solleva interrogativi che meritano di essere posti.
Una cronologia che precede le prove
Il relitto del Bayesian è stato recuperato dal fondale solo il 21 giugno 2025, dieci mesi dopo l’affondamento, ed è stato consegnato agli inquirenti italiani per l’esame forense solo successivamente. Prima del recupero del relitto ci sono state analisi, ispezione da parte di sommozzatori esperti e analisi per la progettazione del recupero. Eppure, prima ancora che chiunque potesse esaminare fisicamente lo scafo, la narrazione pubblica sulle cause del disastro era già, in larga parte, stata narrata.
- 21 agosto 2024, due giorni dopo il naufragio lo yacht viene definito “inaffondabile” e che non vi erano difetti di progettazione o costruzione. L’accaduto viene attribuito ad un possibile errore dell’equipaggio.
- Circa un mese dopo, il cantiere avvia, tramite un proprio studio legale poi rimosso dall’incarico, una prima causa contro la vedova di Lynch, Angela Bacares, e l’equipaggio dello yacht.
- Inizio ottobre 2024: il quotidiano britannico The Times pubblica un articolo secondo cui una fotografia scattata pochi minuti prima dell’affondamento mostrerebbe una porta dello scafo chiusa, in contraddizione con le ricostruzioni che parlavano di aperture lasciate incustodite dall’equipaggio. Una rivelazione che, come nota chi l’ha ripresa, “non è stata verificata” e arriva mentre le indagini sono ancora agli inizi.
- 31 ottobre 2024: il New York Times pubblica un’inchiesta tecnica che indica nel disegno a palo singolo dell’albero e nella collocazione della zavorra un possibile fattore di vulnerabilità strutturale della barca, la stessa inchiesta che TISG, mesi dopo, citerà in giudizio.
Gli elementi citati, la dichiarazione, la prima causa legale, l’inchiesta del Times e quella del New York Times, sono tutti anteriori, non solo all’esame forense del relitto, ma persino al suo recupero fisico dal fondale. Nessuno, in quelle settimane, poteva disporre di dati strutturali verificati sullo scafo. Eppure le narrazioni erano già pubblicamente cristallizzate. A questo punto è necessario porsi degli interrogativi: su quali basi tecniche potevano fondarsi affermazioni così nette? A chi poteva far comodo l’una o l’altra narrazione? Perché tali affermazioni sono arrivate prima che esistesse qualsiasi evidenza materiale da esaminare?
La tesi della tempesta eccezionale, e il suo ridimensionamento
Il primo dato tecnico arriva solo il 15 maggio 2025 con il rapporto intermedio del MAIB. Un rapporto basato su uno studio di stabilità commissionato alla Wolfson Unit dell’Università di Southampton. Si tratta di un’analisi preliminare “da scrivania”, condotta ancora prima del recupero del relitto e destinata a essere rivista alla luce dell’esame diretto del relitto e dello scafo. Il rapporto esplicita che nella configurazione della barca quella notte (vele ammainate, chiglia sollevata), un colpo di vento superiore ai 63,4 nodi sarebbe stato sufficiente a farla capovolgere oltre l’angolo di stabilità di 70,6 gradi. Oltre tale soglia infatti il ribaltamento diventava irreversibile. Il Met Office britannico, analizzando i dati satellitari, individua inoltre un fronte temporalesco mesociclonico con caratteristiche di supercella, capace di generare raffiche superiori agli 87 nodi.
Il quadro dipinto è quello di un evento meteorologico straordinario ma non troppo. La portata del fenomeno atmosferico viene infatti ridimensionata e la causa viene sottolineata nella soglia critica di 70,6 gradi, molto inferiore agli 84,3-92,3 gradi previsti per la configurazione “a vela” nel libretto di stabilità approvato nel 2008. Secondo quanto narrato la soglia critica non era documentata a bordo e sarebbe per questo che né il comandante né l’equipaggio avrebbero potuto conoscere la reale vulnerabilità della barca in quelle condizioni meteo. In poche parole, secondo i dati non si sarebbe trattato di un vento di intensità tale da rendere il capovolgimento inevitabile per qualunque imbarcazione di quella categoria. Si è trattato di un vento forte che è risultato fatale a causa di un margine di sicurezza strutturale significativamente più basso di quanto risultasse sulle carte.
A distanza di un anno, nella primavera del 2026, la perizia dei consulenti nominati dalla procura di Termini Imerese va ben oltre questo ridimensionamento implicito e lo rende esplicito: secondo quanto riportato da fonti vicine all’inchiesta, il meteo di quella notte viene descritto come poco più di una raffica improvvisa, un aumento repentino della velocità del vento del tipo che precede temporali e piogge intense. Non l’evento meteorologico estremo e imprevedibile sostenuto dai legali dei tre indagati. Anche noi di DarkSide avevamo attenzionato da tempo questa falla nelle argomentazioni. La certezza arriva quando i periti della procura ridimensionano il downburst individuato dal MAIB e spostano l’attenzione sul fattore umano, la mancata attivazione tempestiva della chiglia, la sottovalutazione delle previsioni meteo, l’assenza di procedure adeguate.
A questo punto l’aspetto tecnico rilevante non è “tempesta sì o tempesta no”: è che la stessa base meteorologica, viene classificata in due modi opposti a seconda di chi la interpreta e in quale fase del procedimento, con conseguenze dirette su chi debba essere ritenuto responsabile.
Perché questa differenza tecnica ha un prezzo assicurativo
Altrettanto interessante è la questione assicurativa scaturita dalla vicenda. Il pool assicurativo Protection & Indemnity che copre l’armatore attraverso British Marine, con un massimale per il Bayesian di 2 miliardi di euro, ha un interesse economico diretto nella qualificazione tecnica delle cause: se prevale la tesi dell’errore umano dell’equipaggio, la responsabilità si concentra su tre soggetti individuati: comandante, ufficiale di macchina, marinaio. Quindi sulle rispettive coperture professionali, con un perimetro di esposizione più definito. Se prevale la tesi del difetto di progettazione, la responsabilità si allarga al cantiere costruttore e alla catena di certificazione e approvazione del libretto di stabilità del 2008, aprendo la strada anche ad azioni di rivalsa da parte della Compagnia Assicuratrice nei confronti di Perini Navi/The Italian Sea Group. L’armatore, dopo l’inchiesta del New York Times, che ha definito delle responsabilità ben prima gli sviluppi delle indagini, ha intentato una causa da 456 milioni di euro contro la vedova Lynch e l’equipaggio, evidentemente anche a tutela della propria esposizione in caso di rivalsa.
La strategia, riportata dalla maggior parte della stampa italiana, è quella di chiudere in via extragiudiziale la gran parte dei risarcimenti ai superstiti. Alcuni sarebbero già stati liquidati per cifre superiori al milione di euro. In questo modo si arriverebbe al processo penale del 2027 con poche o nessuna parte civile. A quale scopo? In questo modo si ha l’effetto pratico di sottrarre la qualificazione delle responsabilità a un accertamento pubblico in sede civile. Le transazioni private infatti, non generano un giudicato che stabilisca in modo vincolante se a prevalere sia stata la tesi dell’errore umano o quella del difetto costruttivo.
Il fattore giurisdizionale
Sul piano istituzionale, tre autorità con finalità distinte seguono il caso. Il MAIB britannico conduce un’inchiesta di sicurezza (non penale) perché il Bayesian batteva bandiera britannica. La procura di Termini Imerese conduce un’inchiesta penale perché l’affondamento è avvenuto in acque italiane. Gli Stati Uniti, tramite la Guardia Costiera e il National Transportation Safety Board, partecipano formalmente all’inchiesta britannica in qualità di “Substantially Interested State”, lo status previsto dal codice IMO per i Paesi che, pur non essendo lo Stato di bandiera, hanno un interesse sostanziale nell’incidente. Nel caso del Bayesian, verosimilmente per la presenza di cittadini e interessi statunitensi tra le persone coinvolte, almeno formalmente.
Dentro la vicenda c’è molto di più. Ci sono in gioco la sicurezza dei paesi coinvolti. Mike Lynch non era un turista qualunque a bordo di un superyacht. Le sue società di sicurezza informatica, prima Darktrace, Autonomy poi, avevano rapporti, dicono le fonti, con MI5, MI6, CIA, NSA, intelligence israeliana.
A questo punto è bene specificare che le tre autorità che indagano hanno tre finalità giuridiche diverse (sicurezza, responsabilità penale, interesse sostanziale). Quello che ad oggi è certo è che i due impianti tecnici hanno prodotto delle letture non sovrapponibili del medesimo evento meteorologico. La domanda che è legittimo farsi è perché posizioni pubbliche nette sono state assunte, da tutti gli attori coinvolti, prima ancora che il relitto fosse fisicamente disponibile per un esame? Perché la caratterizzazione stessa dell’evento meteorologico si è ridimensionata nel tempo, passando da “tempesta estrema” a “poco più di una raffica” nonostante ci fossero dei dati e delle testimonianze? Diventa più che legittimo chiedersi il perché delle prime narrazioni e a chi sono tornate utili.
Il Bayesian è ormai fuori dall’acqua, giace a terra, sotto sequestro, integro abbastanza da essere misurato, pesato e fotografato millimetro per millimetro. Sette persone sono morte in meno di venti minuti. La ricostruzione dei fatti che hanno condotto all’affondamento la si sta ancora scrivendo. Lo si fa in sordina, lontano dalle telecamere, un ridimensionamento alla volta, prima che chiunque abbia avuto il tempo di controllare i fatti. Proprio questo, più di ogni ipotesi, è il vero mistero del Bayesian. Non cosa è affondato quella notte, ma chi ha deciso, e quando, che tipo di verità al mondo sarebbe stato permesso di vedere.




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