Bayesian maskirovka: l’affondamento che non convince

Scritto da: Federico Carbone
7 Agosto 2025

Il 19 agosto 2024, il misterioso affondamento del superyacht Bayesian al largo di Porticello provoca la morte di sette persone, tra cui il magnate britannico Mike Lynch. A bordo si trovavano hard disk cifrati con dati sensibili dei servizi segreti occidentali. Il relitto, inspiegabilmente intatto, accende sospetti di sabotaggio: si parla di droni russi, operazioni segrete dell’MI6 e un sinistro assicurativo milionario. Mentre le autorità parlano di maltempo, fonti alternative evocano uno scenario da spy story. Ma la verità, per ora, giace in fondo al mare…

Il Bayesian.

C’è un’immagine, quasi cinematografica, che riassume l’inizio della fine: la prua del Bayesian, silenziosa e immobile, al largo di Porticello. Era ancorata, nella quiete apparente del mare di agosto. A bordo, un magnate britannico che aveva sfidato la Silicon Valley, la giustizia americana e un intero sistema di potere: Mike Lynch, il “Bill Gates d’Oltremanica”, celebrava la sua vittoria processuale in quella che doveva essere una crociera privata per voltare pagina. Invece, fu l’ultima.

Il 19 agosto 2024, poco prima dell’alba, la tragedia: il superyacht Bayesian, 56 metri di ingegneria e lusso, affondava in una manciata di minuti sotto la furia improvvisa del mare. Sette morti. Tra loro, lo stesso Lynch e sua figlia diciottenne, Hannah. Quel che restò fu un silenzio pieno di domande. Lynch era uno che aveva messo in piedi Darktrace, una società di cybersecurity con ramificazioni tra governi, aziende e servizi segreti. Quella sera era a bordo con sua figlia diciottenne e altri cinque passeggeri. Nessuno si è salvato.

Per giorni, i media parlarono solo di meteo impazzito. Una tromba d’aria, dissero. Una fatalità. Ma il relitto, localizzato a cinquanta metri di profondità, non tornava. Quando i sommozzatori italiani lo raggiunsero e poi lo recuperarono dieci mesi più tardi, trovarono una struttura perfettamente intatta. Nessuna falla nello scafo. Nessun impatto visibile. Niente che spiegasse l’affondamento. Un’imbarcazione progettata per resistere agli oceani, affondata vicino alla costa come un pezzo di legno. In silenzio. Senza un SOS. Senza un colpo. E lì, in quel silenzio, cominciarono a parlarsi gli uomini dell’intelligence.

Segreti a bordo

Mike Lynch non era solo un turista miliardario. Era un uomo d’informazione e di segreti. Ovunque andasse, portava con sé due hard disk cifrati. Non si fidava dei cloud. Teneva tutto offline, custodito in casseforti a prova d’acqua. Quei dischi contenevano file riservati, codici d’accesso, memorie di una vita passata a trafficare – legalmente o meno – tra cybersecurity e intelligence. Secondo quanto trapelato alla CNN, quei dati toccavano anche dossier internazionali: dalla cooperazione con l’MI6, alla CIA, al Mossad.

Con lui, sul Bayesian, viaggiavano anche Jonathan Bloomer, presidente di Morgan Stanley International, e Chris Morvillo, avvocato personale di Lynch. Uomini che non ci si aspetta su una barca qualsiasi. Quei nomi e quei dischi fecero cambiare subito marcia alle autorità italiane. Il 21 settembre 2024 la procura di Termini Imerese ordinò una vigilanza permanente sull’area. La preoccupazione era concreta: che qualcuno, da Mosca o da Pechino, tentasse un’incursione subacquea per trafugare quel contenuto. L’Italia, di fatto, si ritrovò a difendere un relitto come si difende una base militare. Perché quel mucchio d’acciaio, nascosto sul fondo, era diventato un obiettivo strategico per la guerra invisibile dei servizi.

L’intervento segreto dell’MI6

Ma non fu la Russia la prima a muoversi. Secondo fonti riservate, nelle ventiquattro ore successive al naufragio, prima ancora dell’arrivo dei sommozzatori italiani, sul relitto ci sarebbe arrivata una squadra del MI6. Missione: recuperare il contenuto informatico prima che chiunque altro potesse metterci le mani.

Era un’operazione lampo. Senza carte, senza rapporti ufficiali. Quando gli italiani arrivarono, le casseforti erano vuote. Il sospetto è che Londra avesse agito in fretta per due motivi: proteggere segreti potenzialmente imbarazzanti e impedire che finissero in mani ostili. Una fonte vicina alla Difesa italiana fu chiara: “Quando si è saputo che Lynch era su quella barca, tutto il sistema dell’intelligence occidentale si è attivato. Quel relitto era oro”. L’intervento, mai confermato ma mai smentito, getta ombre pesanti sul rispetto delle sovranità e alimenta una domanda scomoda: quanto sapevano davvero le autorità italiane?

L’ombra dell’FSB

Mentre Londra agiva nel silenzio, le voci cominciavano a puntare in un’altra direzione: Mosca. Secondo fonti d’intelligence russe, sarebbe stato l’FSB a orchestrare l’affondamento. Un attacco mirato, ritorsivo, contro un asset britannico, in risposta al sostegno militare del Regno Unito all’Ucraina.

Il modus operandi? Un drone sottomarino capace di generare un vortice sotto la chiglia. Nessuna esplosione. Solo risucchio. Pulito. Silenzioso. Efficace. Esattamente come descritto da alcuni testimoni, che raccontano un affondamento rapidissimo, senza tempo per reagire o inviare un mayday. Uno scenario già visto. Il 28 maggio 2023, sul Lago Maggiore, un’altra barca affondava durante un “temporale improvviso”. A bordo, una festa tra agenti italiani e israeliani. Anche lì, 4 morti. Anche lì, si parlò di sabotaggio russo. Anche lì, nessuna prova definitiva. Ma tanti indizi e lo stesso copione meteorologico: una tromba d’aria come schermo per un’operazione di intelligence.

Simulazione ipotetica: come si affonda un superyacht da 56 metri senza lasciare tracce

Ore 03:30. Il Bayesian è in rada. I motori spenti. I generatori silenziosi. Sul ponte, il buio è rotto solo dalle luci di posizione. A bordo, quasi tutti dormono. La tempesta non è ancora arrivata. Il mare, in quel momento, sembra una tavola nera.

Ore 03:43. Dalle profondità del Tirreno, qualcosa si muove. Una sagoma indistinta, lunga poco più di due metri. Un minisommergibile? Un UUV di ultima generazione? Difficile dirlo. Non fa rumore. Il sonar passivo del Bayesian – se era attivo – non registra nulla. La traiettoria è precisa, chirurgica. Va verso la sala macchine.

Ore 03:46. Un’operazione che dura pochi secondi: una carica cava, di quelle progettate per fondere l’acciaio dall’interno, viene applicata sotto la linea di galleggiamento. Nessuna esplosione, nessuna fiammata. Solo una fessura millimetrica, invisibile a occhio nudo, attraverso cui il mare comincia a infiltrarsi. Il sistema di allarme? Silenzioso.

Ore 04:02. L’acqua ha già raggiunto i compartimenti bassi. La sala macchine inizia ad allagarsi. Nessuno se ne accorge. I sensori non reagiscono, o sono spenti. L’inclinazione dello scafo cambia. Ma è notte, e l’equipaggio dorme. Sotto coperta, qualcuno forse avverte una vibrazione, un rumore sordo. Ma è troppo tardi.

Ore 04:04. Il meteo cambia. Un fronte freddo irrompe da nord-est. Le raffiche arrivano improvvise: un downburst. Il vento, di per sé, non sarebbe bastato. Ma su uno scafo già compromesso, è letale. Il Bayesian sbanda, scuffia. Entra acqua da poppa, dai boccaporti. La nave si piega come un foglio di stagno.

Ore 04:06. Il Bayesian è scomparso.

Sott’acqua, la carica si è autodistrutta. I resti, se c’erano, portati via dalla corrente. Nessuna ripresa utile, nessun sonar acceso. Nessuna nave militare in zona. Nessun colpevole. Solo il mare.

Un attacco invisibile, da manuale. Un sabotaggio “perfetto”? Una coincidenza di eventi catastrofici? Oppure, come in certi dossier di guerra fredda, la realtà si dissolve proprio dove la logica comincia.

Le indagini ufficiali e la doppia verità

La procura italiana indaga per negligenza dell’equipaggio. L’agenzia marittima britannica sospetta problemi tecnici. Entrambe le versioni non spiegano però il vuoto di prove e l’integrità dello scafo. Il tutto si complica con una disputa assicurativa da milioni di euro: trovare un colpevole “accettabile” conviene a molti. Ma nessuna istituzione occidentale ha mai accusato pubblicamente la Russia. Per farlo, servirebbero prove schiaccianti. E aprirebbe un caso diplomatico.

Il naufragio è stato dunque solo sfortuna? Un errore umano? Un complesso gioco di forze, spie e omissioni? Nessuno, ufficialmente, sembra volerlo chiarire. E nel frattempo, il tempo lavora contro la verità.

Supremazia russa sotto la superficie

La Russia ha investito massicciamente nello sviluppo di capacità subacquee. I suoi asset sono nomi di una nuova guerra: Poseidon, il siluro a propulsione nucleare con raggio d’azione illimitato; Losharik, il sottomarino d’élite progettato per operazioni ultra-profonde; Yantar, ufficialmente nave oceanografica, ufficiosamente “nave spia” equipaggiata per intercettare cavi e installare droni sottomarini. Non solo: Mosca dispone di una flotta di mini sommergibili e veicoli autonomi subacquei (AUV), progettati per operare a basse firme radar e compiere manovre impossibili per mezzi convenzionali.

Secondo un rapporto NATO, “la Russia sta attivamente mappando le infrastrutture critiche degli alleati sia a terra che sul fondo del mare”, all’interno di un programma sistematico di ricognizione e controllo degli spazi sommersi. La risposta dell’Alleanza è arrivata nel 2023, con l’istituzione di una cellula dedicata alla protezione delle infrastrutture subacquee e con l’intensificazione delle pattuglie navali e aeree (tra cui i P-8 Poseidon e droni subacquei).

Questo contesto dipinge un quadro strategico in cui un’operazione occulta contro lo yacht Bayesian non solo rientrerebbe nelle possibilità tecniche di Mosca, ma apparirebbe perfettamente coerente con le sue dottrine operative. Affondare un obiettivo ad alto valore simbolico in acque costiere italiane sarebbe audace, sì, ma alla portata. Un mini-sottomarino o un drone rilasciato da un sommergibile madre potrebbe compiere l’azione sotto copertura della notte, specie se FSB o GRU avessero ottenuto informazioni in anticipo sulla rotta dello yacht.

E c’è un dettaglio che fa tremare i sonar: nell’estate 2024, la presenza russa nel Mediterraneo non era ipotetica. La Flotta del Mar Nero aveva unità operative nel Mediterraneo orientale, con base a Tartus (Siria), e diverse fonti di intelligence hanno confermato la navigazione di navi militari russe anche nel Canale di Sicilia. In quell’area, crocevia strategico tra Africa ed Europa, i mezzi di Mosca si muovono da anni in regime di sorveglianza, spesso invisibile.

Ricordiamo che il Bayesian stava effettuando una crociera celebrativa dopo l’assoluzione di Lynch nel caso Autonomy, navigando in acque apparentemente tranquille. Ma se fosse stato tracciato, il momento per colpire – notte, meteo instabile – sarebbe stato scelto ad arte. È la cosiddetta maskirovka: l’arte russa di dissimulare, camuffare, confondere, fino a rendere la verità indistinguibile dalla finzione. E sotto il mare, la finzione ha lo stesso peso dell’acciaio.

Depistaggi, disinformazione e verità sepolte

Se l’FSB ha affondato il Bayesian, ha lasciato una narrazione pronta: il maltempo. Come sul Lago Maggiore. Una copertura comoda, pulita. Nessuno da accusare. Eppure, qualcosa non torna. Anche i servizi occidentali hanno interesse a non chiarire. L’intervento del MI6, se confermato, sarebbe una violazione del terreno italiano. Imbarazzante per tutti.

Nel frattempo, media filo-russi soffiano sul fuoco: parlano di inside job, insinuano che Lynch sia stato fatto fuori dai suoi stessi alleati per mettere a tacere dossier scomodi. A sostegno, la coincidenza inquietante: due giorni prima del naufragio, Stephen Chamberlain – socio di Lynch coinvolto nel medesimo processo – muore investito a Cambridge. In 48 ore, due figure chiave scompaiono. Fatalità. La disinformazione russa semina dubbi. Ma anche il silenzio occidentale alimenta sospetti. E il pubblico resta in balia di verità contrapposte.

Il quadro attorno al Bayesian è polarizzato. La versione ufficiale sostiene una concatenazione di errori e condizioni avverse. Ma teorie alternative parlano di scenari da Guerra Fredda. Il coinvolgimento simultaneo di FSB e MI6 – uno come regista dell’attacco, l’altro come cleaner – non è dimostrabile, ma nemmeno del tutto irragionevole alla luce degli eventi. Come spesso accade in questi casi, nessuno dei due ammetterà mai nulla, e la verità potrebbe restare coperta da segreti di Stato.

Il fronte giudiziario: soldi, morte e la lunga coda velenosa dell’eredità Lynch

Mentre la giustizia penale italiana si muove tra carte bollate, perizie tecniche e interrogatori nel tentativo di districare la verità dal fondo del mare, un’altra battaglia — più silenziosa, ma non meno feroce — si consuma nei tribunali internazionali. È la guerra dei soldi. Degli assicuratori. Degli eredi. Dei vivi che reclamano sul conto dei morti.

Il “Bayesian”, superyacht da sogno affondato come un sasso, era coperto da due polizze colossali: la Hull & Machinery, che garantisce lo scafo, e la Protection & Indemnity, che copre i danni verso terzi. Insieme valgono tra i 150 e i 300 milioni di dollari. Un’enormità che oggi rappresenta la posta in palio più concreta, più tangibile, più feroce di tutte.

La famiglia di Recaldo Thomas, il cuoco, è stata la prima a muoversi. Quaranta milioni di dollari chiesti per negligenza, dolore, perdita. Ma dietro di loro — come ombre che si allungano nella nebbia — si stanno preparando altre cause. Familiari. Avvocati. E, soprattutto, Angela Bacares, vedova di Lynch, proprietaria legale del Bayesian tramite la società Revtom Ltd. Il suo nome figura in ogni incartamento. È il perno su cui ruota una responsabilità pesante, anche solo per essere sopravvissuta.

Ma se la valanga delle cause civili non bastasse, a luglio 2025 è arrivata la condanna che ha fatto tremare ogni ipotesi di risarcimento. Un tribunale britannico ha stabilito che il patrimonio di Mike Lynch deve 800 milioni di dollari a Hewlett-Packard, eredità avvelenata di quella guerra lunga dodici anni per la vendita di Autonomy. In un colpo solo, il tesoro lasciato da Lynch rischia di diventare carta straccia.

Il risultato? Angela Bacares, improvvisamente, è una regina senza castello. Coinvolta in un’eredità tecnicamente insolvente, con i legali americani, italiani e inglesi pronti a battagliare su chi ha diritto a cosa. E soprattutto: su chi paga. In questo scenario, il naufragio del Bayesian non è più solo una tragedia. È diventato un affare. Un affare mondiale. Dove la giustizia si misura a colpi di milioni, tra sentenze, clausole e cause incrociate. Come sempre, in fondo, la morte è solo l’inizio.

La verità negli abissi

In definitiva, il quadro attorno al Bayesian resta torbido. Da una parte, la versione ufficiale: un temporale improvviso, forse manovre tardive e sbagliate, magari un oblò lasciato aperto. Dall’altra, un filone alternativo che rifiuta la coincidenza e sussurra un’altra trama: operazioni segrete, depistaggi, manovre di intelligence sotto la linea dell’acqua.

È un doppio binario informativo. Due verità che non si parlano. Ma una sola realtà, ancora da afferrare. Va detto però che le ipotesi alternative — dai depistaggi all’azione di servizi segreti — restano per ora speculazioni, voci che si muovono tra le crepe dell’ufficialità, alimentate più dal vuoto delle certezze che dalla solidità delle prove.

La posta in gioco è altissima: non solo perché a bordo vi erano uomini e segreti, ma perché intorno a quel relitto si sono mossi i servizi di due potenze antagoniste. L’FSB – se davvero è stato il mandante dell’affondamento – ha colpito con maestria chirurgica: un attacco che non lascia segni, un’azione che può sempre essere negata. L’MI6, dal canto suo, ha fatto quello che ogni agenzia fa quando uno dei suoi rischia di diventare un problema postumo: pulizia rapida, recupero silenzioso, nessun fascicolo. E in mezzo, l’Italia. A difendere i resti di una guerra che non è la sua, ma che si combatte nel suo mare.

I segreti che erano sul Bayesian – se ancora esistono – non parleranno. Le casseforti erano vuote. I file, forse, sono già in una stanza di Londra o in un caveau segreto di Mosca. O forse sono spariti per sempre. I familiari delle vittime chiedono risposte. Ma le risposte, nel mondo delle spie, sono spesso costruite per non arrivare mai. E le inchieste, quando toccano i nervi dell’intelligence, procedono lente, prudenti. Perché chi cerca la verità sotto il mare, deve prima sapere dove non può guardare.

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Autore

Autore

  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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2 Commenti

  1. roberta

    Forse tra molto tempo qualcuno parlerá? A mio avviso, ma non è che un’opinione, questa faccenda sembra un litigio di coppia, litigio ai livelli della loro arroganza: guerriglia a chi la fa più grossa, lotta per la supremazia tra due presuntuosi che si sono distrutti a vicenda.
    Forse siamo ai livelli della più grande storia di rancore coniugale, ma che paradossalmente ha salvato il mondo…( -)) )

    Rispondi
  2. Massimiliano Bianchi

    È un bel pò tirato per i capelli…
    Mi aspettavo di più da voi.
    Ci sono i filmati dall’albero e non si vede nessun esplosione…bolle etc etc provenire dall’acqua
    Una fessurazione come fa a far entrare tanta acqua…la tempistica è completamente inventata.
    Ma poi cè una tecnologia che crea dei risucchi…o una microfrattura…sono la stessa cosa?
    E come facevano a sapere che da lì a breve sarebbe arrivata una sventata?
    È un sistema che prevede il maltempo?
    Per quanto riguardo l’avvenimento del lago dinamicamente è completamente diverso…
    Se fosse stato fatto come avete ipotizzato sarebbe stato fatto in alto mare…non lì.
    E soprattutto perché uccidere Linch in barca quando ci sono metodi più semplici e sicuri?
    Per il resto è tutto possibile…anche se… se vai in crociera con amici è difficile che ti porti dei documenti importanti che i servizi di mezzo mondo cercano?

    Rispondi

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  1. roberta

    Forse tra molto tempo qualcuno parlerá? A mio avviso, ma non è che un’opinione, questa faccenda sembra un litigio di coppia, litigio ai livelli della loro arroganza: guerriglia a chi la fa più grossa, lotta per la supremazia tra due presuntuosi che si sono distrutti a vicenda.
    Forse siamo ai livelli della più grande storia di rancore coniugale, ma che paradossalmente ha salvato il mondo…( -)) )

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  2. Massimiliano Bianchi

    È un bel pò tirato per i capelli…
    Mi aspettavo di più da voi.
    Ci sono i filmati dall’albero e non si vede nessun esplosione…bolle etc etc provenire dall’acqua
    Una fessurazione come fa a far entrare tanta acqua…la tempistica è completamente inventata.
    Ma poi cè una tecnologia che crea dei risucchi…o una microfrattura…sono la stessa cosa?
    E come facevano a sapere che da lì a breve sarebbe arrivata una sventata?
    È un sistema che prevede il maltempo?
    Per quanto riguardo l’avvenimento del lago dinamicamente è completamente diverso…
    Se fosse stato fatto come avete ipotizzato sarebbe stato fatto in alto mare…non lì.
    E soprattutto perché uccidere Linch in barca quando ci sono metodi più semplici e sicuri?
    Per il resto è tutto possibile…anche se… se vai in crociera con amici è difficile che ti porti dei documenti importanti che i servizi di mezzo mondo cercano?

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