Cosa lega le Bestie di Satana, una serie di brutali omicidi, e il misterioso “Mago Nero”, l’uomo a capo dell’ancor più misteriosa “Setta degli Eletti di Satana”? E quei riferimenti di Andrea Volpe alla “Setta degli X” di Torini, erano deliri o c’è qualcosa di vero?
Immagine di repertorio.
Per raccontare questa storia, cominciamo citando un vecchio articolo:
La Repubblica 10 giugno 2004:
BUSTO ARSIZIO (Varese) – “A Torino, il diavolo cercatelo a Torino”: il terzo vertice del triangolo magico europeo, la città che anche Giovanni Paolo Il definì “un enigma”.
Dalle stanze della procura di Busto Arsizio arriva una seconda conferma, ed è un nuovo, vago spiraglio nel buio dei riti satanici: Andrea Volpe, accusato di tre omicidi e considerato finora un cervello della setta lombarda «Bestie di Satana», punta il dito verso un livello più alto e ancor più segreto dell’organizzazione che agirebbe appunto da Torino e da altri “troni” nel Piemonte.
Andrea Volpe.
«La chiamano “la setta degli X”», rivela Volpe ai magistrati. Esiste da molti anni, non l’ha mai sfiorata un’indagine, allunga i suoi rami anche molto lontano dalla valle del Po. I suoi capi sarebbero persone di buona posizione economica e sociale, insospettabili.
I contatti “in alto” di Nicola Sapone
Nel giugno del 2004, Andrea Volpe, interrogato dai magistrati per l’omicidio di Fabio Tollis, Chiara Marino e Mariangela Pezzotta, afferma che il suo ormai ex amico e complice, Nicola Sapone, sarebbe l’unico a tenere i contatti con una fantomatica “Setta degli X”, un gruppo di capi torinesi direttamente guidati dal diavolo. Ma cosa ha spinto Andrea Volpe a mentire? Perché avrebbe dovuto inventare il nome di una setta che opera nell’ombra, una congrega invisibile dai contorni sfocati e inquietanti?
Nicola Sapone.
Facciamo un passo indietro, nel buio degli anni Novanta. Nicola Sapone e Paolo Leoni – quest’ultimo, figlio di un uomo soprannominato Il Satana – sono il cuore primordiale del gruppo di dannati de Le Bestie di Satana. Il loro legame è l’inizio della spirale oscura discendente. Ma perché puntare il dito proprio contro Sapone, accusandolo di avere contatti “più in alto”, con adulti sconosciuti e forse ancora più pericolosi? Chi sono queste ombre che sembrano sfuggire alla luce della giustizia, cosa ci è stato taciuto e, soprattutto, sono stati davvero puniti tutti i colpevoli? La sensazione che si ha scavando in questa vicenda è che più si scava più si trova, ma ciò che emerge non è mai nitido: è avvolto nel mistero, un mosaico a cui mancano dei pezzi, un quadro immenso osservato da troppo vicino. Solo allontanandosi si cominciano a scorgere nuove figure, simboli nascosti, volti che prima sembravano solo macchie indistinte.
Un gioco perverso
Dopo mesi di silenzio Andrea Volpe comincia a parlare ed è una confessione che fa tremare: rivela l’esistenza del gruppo, indica dove giacciono sepolti i corpi straziati di Fabio Tollis e Chiara Marino. Una rivelazione che dona loro almeno la dignità di una sepoltura.
I carabinieri trovano i resti dei fidanzati Fabio Tollis e Chiara Marino, scomparsi il 17 gennaio 1998. Bosco di Somma Lombardo, 6 Giugno 2004.
Non appena Andrea Volpe comincia a raccontare degli omicidi e a svelare l’identità degli “amici” coinvolti in quell’abisso di sangue e follia, ecco affiorare tutta la malignità che avvelenava i legami all’interno del gruppo: relazioni contorte, malate, sotto l’influenza di Leoni e Sapone. Emergono le evocazioni di presunte entità demoniache, riti improvvisati e grotteschi e una dinamica inquietante in cui i più grandi — Leoni, Sapone e lo stesso Volpe — manipolavano i più giovani come Maccione e Tollis, vittime e carnefici, in un gioco perverso di potere e soggezione alimentato da droghe, sottomissione mentale, intimidazioni e competizioni forzate. Un gioco di potere e dipendenza che in alcuni casi ha condotto alla morte, come nel suicidio tragico di Andrea Bontade, e in altri ha fomentato violenza, creato rivalità, instillato terrore ma soprattutto imposto il silenzio.
Eppure, quanto di tutto questo è reale? Quanto è stato distorto, esagerato, romanzato? Dove finisce la verità e comincia la narrazione creata per soddisfare la Procura? Erano davvero una setta o solo un gruppo di giovani anime disturbate, alla deriva nel buio? Le versioni dei protagonisti si contraddicono, si smentiscono, si rincorrono senza mai combaciare del tutto. Forse, come spesso accade, la verità si cela tra le pieghe più oscure della banalità del male. L’unico dato certo e incontestabile è che Andrea Volpe ha condotto gli inquirenti al ritrovamento dei corpi: tutto il resto rimane avvolto dalla nebbia. C’è del vero, sì. Ma la verità intera — quella nuda, scomoda, spietata — vive soltanto nella memoria di chi in quei giorni e in quelle notti c’era davvero.
Un testimone attendibile?
Andrea Volpe viene ritenuto attendibile perché ha fatto ritrovare i corpi: un gesto che ha pesato come una certezza assoluta. Ma quanto possiamo fidarci? Le sue parole sono verità o strategia, un racconto sincero o un adattamento utile a ottenere sconti di pena sotto l’etichetta di “collaboratore di giustizia”?
Nel lontano 1997 Andrea Volpe viveva da solo in via Cacciatore delle Alpi, a Somma Lombardo. Un appartamento qualunque all’esterno, ma dentro una stanza interamente dipinta di nero: proprio come quella di Paolo Leoni che su una parete ha scritto una poesia al contrario, mentre Andrea su una delle pareti disegna una spirale rossa che si conclude in un orecchio, un simbolo incomprensibile.
Il mistero di Chiara
Quando la storia delle Bestie di Satana deflagra sui media, le indagini iniziano a scavare nei meandri del gruppo e la madre di Chiara Marino rivela agli inquirenti un dettaglio: la stanza della figlia trasformata in un altarino, tra teli neri e simboli che parlano un linguaggio preciso, quello dell’occulto. Racconta anche della figura inquietante del papà di Paolo, Corrado Leoni, che lasciava strani biglietti alla figlia e la cui aura sembrava impregnata di quella stessa simbologia nera. La madre di Chiara Marino, Pasqualina, in tribunale:
«”Dico a Corrado (Leoni)… Come mai sei qua?” Lui dice: “Visto che non viene più Chiara a casa, sono venuto io”. Parlammo del più e del meno. Arriva a un certo punto e fa: – “Lina, mi dai carta e penna che devo lasciare un messaggio a Chiara?”. E gli diedi carta e penna. “Posso andargli a mettere di là questo biglietto?”. Dico: – “Guarda, me lo puoi dare a me senza che vai in stanza. Chiara non vuole che…” e lui “Ma se gli dici che sono io, Corrado, non dirà niente”.
“Ma ci ho l’ordine di non fare entrare a nessuno”.
Con la prepotenza e con l’aggressività entrò e mise questo biglietto nella stanza di Chiara sotto l’altarino, non so dove. Da allora c’è stato qualcosa che in Chiara ha scatenato un po’ di paura verso di loro…”»
DOMANDA: «Quindi, signora, ci sono state delle situazioni di crisi all’interno della famiglia proprio per questi comportamenti, anche con suo marito, lei personalmente ha avuto problemi?»
«Sì…»
La consulente e il Mago Nero
Nel corso delle indagini si verifica un evento insolito: per motivi sconosciuti, gli inquirenti decidono di consultare una figura enigmatica che vive a Roma, allo scopo di ottenere informazioni utili su rituali demoniaci e sette occulte, Patrizia Silvestri. Da dove nasce questa connessione? Perché non rivolgersi, ad esempio, a un esperto noto e affidabile come Massimo Introvigne, studioso di sette e nuove religioni?
Patrizia Silvestri viene contattata in sordina, lontano dai riflettori, come se il suo nome fosse noto solo a chi conosce davvero le profondità di questa storia. Forse qualcuno ha intuito un legame: Patrizia è la ex moglie di Gaetano Tripodi, un uomo dalle origini calabresi, coinvolto come lei in una presunta congrega chiamata la Setta degli Eletti di Satana, guidata da un oscuro personaggio noto come il Mago Nero. Un intreccio che resta ancora oggi in gran parte velato dal silenzio. Tra le dichiarazioni che la donna fornisce agli investigatori ce n’è una in particolare che spicca per il suo contenuto inquietante:
“La camera tinta di nero con una spirale rossa ed orecchio al centro è da ricondursi alla setta satanica gestita da tale MITA Leonardo, detto Walter, conosciuto tra gli adepti come il ‘MAGO NERO’. Lo stesso, operante su tutto il territorio nazionale, ha la sua sede in Ceglie del Campo (Bari)”.
Una dichiarazione sconcertante perché quel simbolo — la spirale rossa con un orecchio al centro — campeggiava sulla parete della camera di Andrea Volpe già nel 1997. Un dettaglio troppo preciso per essere ignorato, troppo oscuro per non evocare qualcosa di più profondo.
La spirale del male
Esiste anche una fotografia, sbiadita dal tempo ma ancora intrisa di un’energia enigmatica: in primo piano, Andrea Volpe. Alle sue spalle, sulla parete, campeggia il disegno della spirale rossa e dell’orecchio.
Andrea Volpe. Alle sue spalle, il disegno della spirale rossa e dell’orecchio.
Quella foto compare fugacemente in un vecchio documentario dedicato al caso: nessuno però sembra notarla. Nessuna voce che si alzi, nessuna domanda. Eppure è lì, e in essa ogni dettaglio sembra voler raccontare una storia che ancora non è stata rivelata. Andrea nella foto indossa una maglietta nera, i bordi colorati di giallo. Sul petto una piccola scritta: “Giamaica”. Un capo apparentemente insignificante, eppure quella stessa t-shirt con il tempo passerà dalle mani di Volpe a quelle di Nicola Sapone. E Sapone, in un gesto difficile da decifrare, la conserverà con sé anche in carcere per anni, come un feticcio, un legame invisibile, un frammento di un passato che non ha mai smesso di respirare, in silenzio, dietro le sbarre e dentro le coscienze.
Ciò che rende tutto ancora più sinistro è l’affermazione di Paolo Leoni che in seguito avrebbe detto di aver incontrato Volpe solo due o tre volte in vita sua: eppure una fotografia scattata proprio nel 1997 li immortala insieme. Stesso anno, stessa spirale, stesso enigma.
Un misterioso omicidio
Agli inizi di marzo del 2006 Patrizia Silvestri viene interrogata dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine sulle Bestie di Satana: poco tempo dopo, a maggio, il suo corpo viene ritrovato a Roma, decapitato. Per l’omicidio viene arrestato l’ex marito Gaetano Tripodi, all’epoca autotrasportatore di 39 anni. L’accusa: averla accoltellata e aver poi separato la testa dal corpo. Ma Tripodi si proclama innocente, e continuerà a farlo fino alla fine. Davanti al giudice dichiara: “Gli assassini di Patrizia cercateli altrove”. Un altrove che sembra indicare i membri della Setta degli Eletti di Satana, guidata dal famigerato Mago Nero Walter Mita.
Eppure per la procura gli indizi sono solidi: il cellulare di Tripodi aggancia le celle di Roma proprio nelle ore del delitto e i dati del Telepass sembrano confermare i suoi spostamenti. Il movente? Tripodi viene descritto come un uomo geloso, instabile, violento. Una coppia tossica, di squilibrati, si diceva di loro, eppure nessuno dei due era seguito da strutture psichiatriche. Entrambi però erano legati a quella misteriosa congrega, la Setta degli Eletti di Satana. Patrizia Silvestri ne faceva parte e Mita — il Mago Nero — era stato anche il suo amante.
Un triangolo di ritualità segrete e gelosie, o forse accadde qualcosa di più oscuro, qualcosa che si consumò all’interno della setta?
Esecuzione rituale o vendetta?
Nel 2020, Tripodi muore in carcere per cause naturali mentre sconta l’ergastolo per l’omicidio di Patrizia. La sua morte riapre una porta rimasta chiusa per oltre vent’anni: quella del cold case di Rosolina Mare, Rovigo. Era l’estate del 1998 quando Elisea Marcon, 59 anni, e sua figlia adottiva Cristina De Carli, 23 anni, vennero brutalmente uccise a sprangate nella notte, all’interno del loro chiosco sulla spiaggia. Un duplice omicidio senza movente, inspiegabile, che per anni aveva resistito a ogni tentativo di risoluzione.
Come da prassi il DNA di Tripodi è stato prelevato ed inserito nella banca dati della polizia, istituita nel 2016. Da lì la svolta: il suo profilo genetico è stato confrontato e si è appurato che Tripodi si trovava sul luogo del delitto la notte della strage. Ma anche questa rivelazione porta con sé nuove ombre: è possibile che il massacro delle due donne sia collegato alla morte della Silvestri nel 2006? E soprattutto: perché sono state uccise? Il movente resta un enigma.
Tripodi, affiliato alla misteriosa Setta degli Eletti di Satana, dichiarò al magistrato di aver cercato a lungo di “liberare” la moglie dai satanisti: ma da cosa, o da chi, realmente?
Un legame tra Tripodi e le Bestie di Satana
Esiste un filo nascosto che collega Gaetano Tripodi a Nicola Sapone, Paolo Leoni e persino al padre di Leoni? Un legame oscuro con il cosiddetto “Mago Nero”, Walter Mita, e con quella setta sotterranea i cui contorni restano così vaghi? E cosa dire della fantomatica “Setta X” menzionata da Andrea Volpe, che avrebbe avuto sede a Torino? Chi ne faceva parte? Dove ha sentito quel nome? Lo ha inventato per depistare oppure stava cercando di indicare qualcosa che gli inquirenti non avevano ancora visto? Un messaggio, forse, dettato dalla paura?
Se ci si ferma alla narrazione ufficiale, quella filtrata dai media, dai podcast e dai documentari, la storia sembra conclusa. Ma basta osservarla da vicino, davvero vicino, per accorgersi che le crepe sono molte. E in quelle crepe si annidano dubbi, verità inconfessate e il respiro gelido del mistero.
L’anima delle Bestie
Le Bestie Di Satana: questo gruppo nacque in un tempo sospeso, quasi irreale, come generato da un’alchimia pericolosa e seducente, la passione per l’occulto, l’attrazione per la musica estrema, il bisogno struggente di appartenere a qualcosa, ma soprattutto dall’incontro fatale tra menti manipolatrici e anime fragili.
C’era Paolo Leoni, figura dominante, assetato di controllo, con lo sguardo duro di chi vuole incutere timore e piegare i più deboli. Nicola Sapone, affabulatore raffinato e calcolatore, incantava con parole studiate, mosso dal desiderio di esercitare un potere sottile ma totalizzante. Andrea Volpe, smarrito tra il bisogno di identità e appartenenza e la ricerca di emozioni forti, fuggiva da una realtà che non sentiva sua.
Mario Maccione, adolescente inquieto e tormentato da pulsioni oscure, era rabbia allo stato puro. Fabio Tollis, spirito ribelle e irrequieto, bruciava di intensità mentre Chiara Marino cercava approvazione, e un’autonomia che sembrava sempre sfuggirle. Marco Zampollo, silenzioso e glaciale, covava desideri di rivalsa e affermazione. Eros Monterosso, istintivo e sottomesso, oscillava tra esplosioni e silenzi. Andrea Bontade era fragile fino all’estremo, tanto da lasciarsi inghiottire nel vuoto su comando altrui.
Pietro Guerrieri, timoroso e insicuro, si lasciava trascinare senza fiato. Mariangela Pezzotta, troppo vicina a Volpe, finì schiacciata dalla sua ombra. Ed Elisabetta Giulia Ballarin, sospesa tra il ruolo di vittima e quello di carnefice, con lo sguardo incerto di una bambina e il fascino misterioso di una donna.
I loro nomi, un tempo pronunciati con paura e scandalo, oggi galleggiano nell’oblio, come foglie morte sull’acqua ferma della memoria. Restano silenzi. E una domanda che vibra nell’aria: chi erano davvero, se non specchi infranti del nostro stesso vuoto?
Laureata in Psicologia. Affascinata dalla mente umana e dalle vicende misteriose segue e analizza casi di cronaca, soprattutto quelli irrisolti, per approfondirne ogni dettaglio alla ricerca della verità.
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