Roberta Bertacchi, la morte che non convince: il gip riapre il caso

Scritto da: Viola Molinari, Manuela Fusto Virdis
13 Giugno 2026

Il 6 gennaio 2024 Roberta Bertacchi, 26 anni, viene trovata impiccata sul balcone di casa a Casarano. Suicidio, dissero gli investigatori. La famiglia non ci ha mai creduto. Dopo due anni di battaglie legali, il gip di Lecce rigetta la richiesta di archiviazione e dispone nuove indagini sull’ex fidanzato Davide Falcone. Registrazioni audio, impronte insufficienti, una sciarpa troppo corta: troppi dettagli che non tornano…

Roberta Bertacchi.

Roberta Bertacchi aveva soltanto 26 anni quando il suo corpo venne trovato senza vita sul balcone della sua abitazione alla periferia di Casarano in provincia di Lecce. Era il 6 gennaio 2024. Era impiccata a una sciarpa fissata alla pensilina esterna dell’appartamento. Per gli investigatori, almeno inizialmente, sembrava il tragico epilogo di un gesto volontario, ma per la famiglia di Roberta quella verità non è mai esistita davvero. Troppi dubbi. Troppe incongruenze. Troppi dettagli rimasti sospesi nel vuoto.

Oggi, a oltre due anni da quella notte, il caso torna improvvisamente ad aprirsi. E lo fa con una decisione destinata a cambiare il corso dell’inchiesta: il gip del tribunale di Lecce Francesco Valente ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per l’ipotesi di istigazione al suicidio nei confronti dell’ex fidanzato della giovane, Davide Falcone, disponendo nuove indagini. Una svolta che arriva dopo mesi di battaglie portate avanti dai familiari della 26enne di Ruffano, convinti fin dal primo momento che dietro quella morte ci fosse molto di più di un suicidio.

Una relazione tossica e una notte di violenza

Dietro le ultime settimane di vita di Roberta emerge un quadro pesante, fatto di litigi continui, offese, scenate di gelosia e aggressioni psicologiche che, secondo gli atti dell’inchiesta, avrebbero segnato profondamente la ragazza. Davide Falcone, 36 anni, di Casarano, dovrà infatti rispondere dell’accusa di maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Secondo la Procura, tra ottobre 2023 e il giorno della morte della giovane, l’uomo avrebbe mantenuto Roberta in uno stato costante di pressione emotiva e sottomissione. Gli episodi ricostruiti dagli investigatori delineano una relazione sempre più instabile e tossica. Discussioni frequenti, spesso aggravate dall’alcol, umiliazioni pubbliche e tensioni continue.

All’inizio di dicembre 2023, dopo uno degli ennesimi litigi, Roberta avrebbe ingerito numerose compresse di farmaci. Pochi giorni più tardi, secondo l’accusa, lui l’avrebbe minacciata di sparire dalla sua vita e distruggere tutto.

Le parole che pesano: “Avresti dovuto ammazzarti”

Ma è soprattutto ciò che sarebbe accaduto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2024 ad aver spinto oggi il gip a chiedere ulteriori approfondimenti. Quella sera la coppia si trovava in un locale di Casarano insieme ad altre persone. Secondo diverse testimonianze raccolte nel corso delle indagini, tra i due sarebbe scoppiato un violento litigio. Falcone avrebbe accusato Roberta di essere responsabile di tensioni nate tra amici presenti quella sera. Le urla sarebbero proseguite anche all’esterno del locale e poi durante il tragitto verso casa. In macchina, le offese sarebbero diventate ancora più pesanti. “Poco di buono”, le avrebbe urlato. Lei, esasperata, gli avrebbe lanciato contro del ghiaccio preso da un bicchiere. Ma il confronto non sarebbe terminato lì.

Davanti ad altre persone le avrebbe detto che avrebbe dovuto ammazzarsi. Parole che oggi assumono un peso enorme all’interno dell’inchiesta.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Falcone avrebbe costretto Roberta a rientrare nell’abitazione di via del Lavoro minacciando di sfondare la porta. Una volta arrivato sotto casa, avrebbe dato in escandescenza, prendendo a calci sedie e oggetti presenti sul balcone, fino a tentare di aggredirla fisicamente. Le avrebbe tirato i capelli con tale violenza da strapparle una ciocca. Davanti ad altre persone, l’avrebbe poi umiliata ancora una volta, dicendole che valeva meno di zero, accusandola di essere una traditrice e arrivando persino a dirle che avrebbe dovuto ammazzarsi. Parole che oggi assumono un peso enorme all’interno dell’inchiesta.

Subito dopo la morte della giovane, Davide Falcone venne ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti. Raccontò di essere rientrato a casa dopo la serata trascorsa con Roberta. Ma quella versione, col passare dei mesi, ha iniziato a mostrare crepe sempre più evidenti. Alcuni amici della coppia hanno infatti riferito che, dopo il litigio, Roberta sarebbe tornata a piedi verso casa, seguita da persone preoccupate per il suo stato emotivo.

Quella voce alle 3:35 di notte

Sempre secondo i testimoni, Falcone sarebbe tornato nuovamente sotto l’abitazione della ragazza per un ulteriore confronto avvenuto poche ore prima del ritrovamento del corpo. Tra gli elementi più delicati dell’intera vicenda ci sono poi i file audio acquisiti dagli investigatori e successivamente analizzati dalla perita fonica Luigina Quarta, incaricata dalla famiglia di Roberta. Secondo la perizia, nelle registrazioni si sentirebbero urla, tonfi e rumori compatibili con un nuovo litigio avvenuto ben oltre l’orario indicato dall’indagato agli investigatori.

Alle 3:35 del mattino una telecamera avrebbe registrato la voce di Roberta gridare “vattene”. Falcone aveva dichiarato di essere già rientrato a casa alle 2 di notte.

Alle 3:35 del mattino una telecamera di videosorveglianza avrebbe registrato chiaramente la voce di Roberta gridare “vattene”. Poi altri rumori fino alle 3:52. Un dettaglio centrale nell’inchiesta, perché Falcone aveva dichiarato di essere già rientrato a casa alle 2 di notte. Anche l’autopsia colloca il decesso della giovane in una fascia oraria compresa proprio tra le 2 e le 4 del mattino, una circostanza che, secondo il gip, non escluderebbe affatto quanto emergerebbe dalle registrazioni.

Le impronte, la sciarpa, il vaso: la dinamica che non convince

Ma è soprattutto la ricostruzione della presunta dinamica suicidaria ad aver convinto il giudice che servano nuovi approfondimenti. Sulla pensilina in policarbonato sotto il balcone vennero trovate soltanto due impronte parziali attribuite a Roberta. Solo due. Eppure, secondo la ricostruzione iniziale, la ragazza avrebbe dovuto scavalcare l’inferriata, muoversi sulla pensilina e lasciarsi cadere con la sciarpa già stretta attorno al collo. Una sequenza di movimenti che, secondo il giudice, avrebbe richiesto inevitabilmente molte più tracce.

Anche la sciarpa utilizzata per l’impiccagione presenta elementi che il gip definisce difficili da ignorare. Roberta era alta un metro e settanta, mentre la sciarpa risultava già annodata e quindi ulteriormente accorciata. Per il giudice appare “poco agevole” immaginare che quella lunghezza fosse sufficiente a consentire la dinamica descritta dagli investigatori. A rendere il quadro ancora più complesso ci sarebbero poi altri dettagli rimasti senza risposta: la presenza di un vaso fissato all’esterno del balcone che avrebbe ostacolato i movimenti, l’assenza di illuminazione artificiale e soprattutto il mancato svolgimento di accertamenti biologici sulla sciarpa e sugli indumenti della giovane.

Anche le impronte rilevate sulla porta dell’abitazione finiscono oggi sotto la lente degli investigatori. Secondo una testimonianza, nei momenti immediatamente precedenti alla morte di Roberta, Falcone avrebbe preso a calci la porta di casa. E quelle impronte, sottolinea il gip, presenterebbero analogie morfologiche con quelle rinvenute sulla pensilina. Un confronto tecnico che però non sarebbe mai stato effettuato.

Il gip ferma l’archiviazione: ora tre mesi di nuove indagini

Ora la Procura avrà tre mesi di tempo per sviluppare nuove attività investigative. Il gip ha disposto ulteriori consulenze tecniche sui file audio e video registrati nella notte del 6 gennaio, nuovi accertamenti sulle impronte e la ricerca di eventuali tracce biologiche sulla sciarpa e sugli indumenti della vittima. Verranno inoltre analizzate anche le immagini di videosorveglianza della zona.

Per la famiglia Bertacchi, che non ha mai smesso di chiedere verità, quelle domande rimaste sospese per oltre due anni meritano finalmente risposte. Perché sulla morte di Roberta, oggi, nessuno sembra più disposto a mettere la parola fine.

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Autori

  • Psicologa giuridico-forense, iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 28861). Specializzata in Psicologia Investigativa, è psicodiagnosta clinica e forense e psicoterapeuta i.f. con orientamento psicoanalitico lacaniano.

  • Sociologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica in ambito giudiziario e investigativo. È specializzata in formazione e comunicazione sanitaria, con competenze in criminologia investigativa, criminalistica applicata e analisi comportamentale.

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