Il nome di Santa Marinella ricorre più volte nel mosaico della scomparsa di Emanuela Orlandi. Dalla telefonata dell’“Amerikano” nel 1983, dove una voce attribuita alla ragazza cita la località, alla presenza di una casa di famiglia dei Meneguzzi proprio in quella zona. Il riferimento riemerge nel 1987, durante una testimonianza in diretta a Telefono Giallo, e torna ancora in un documento interno dei Carabinieri del 1985 finora inedito. Una serie di richiami che, pur senza offrire certezze, collocano più volte Santa Marinella sullo sfondo della vicenda…

La località costiera di Santa Marinella, affacciata sul Mare Tirreno.
Perché Santa Marinella?
La località costiera a poche decine di chilometri dalla capitale, popolare meta di vacanze per i tanti romani che hanno acquistato lì una seconda casa, fa capolino nel mistero della ragazza scomparsa. I punti che legano Santa Marinella a Emanuela sono quattro: tre sono già pubblici, il quarto è un inedito che proponiamo in questo articolo per la prima volta.
La telefonata dell’Amerikano
Il 5 luglio 1983 un anonimo compone il numero di casa Orlandi in Vaticano, e a rispondere non è il padre Ercole, ma lo zio della ragazza, Mario Meneguzzi. È lo zio il portavoce degli Orlandi, che risponde al telefono fingendosi il padre di Emanuela: una decisione presa da Ercole Orlandi, troppo coinvolto emotivamente dalla scomparsa della figlia quindicenne, svanita a Corso Rinascimento da quasi due settimane.
Il telefonista anonimo, che in seguito sarà ribattezzato “l’Amerikano”, parla un italiano misto a inglese con un accento straniero artefatto, anche se molto probabilmente è un italiano. Nella conversazione, registrata dagli Orlandi con un apparecchio rudimentale (e pubblicata negli anni innumerevoli volte), l’anonimo fa ascoltare allo zio spezzoni di discorsi della ragazza. Nella confusione dei rumori ambientali ogni frase viene ripetuta tre volte.
La voce, che talvolta appare sonnolenta e altre volte angosciata, pronuncia: «Scuola: Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II», «Dovrei fare il terzo liceo st’altr’anno, scientifico», «Saranno sedici a gennaio», «Mi verranno a accompagna’ st’altr’anno», «In un paesino sperduto, per (?) Santa Marinella».
La scarsa qualità dell’audiocassetta non permette di capire se la ragazza dica «per Santa Marinella» o «e Santa Marinella». Il “paesino sperduto” a cui fa riferimento Emanuela è proprio Santa Marinella?

Un registratore Geloso, usato dagli Orlandi nel 1983.
Casa Meneguzzi
Nella cittadina tirrenica i Meneguzzi possiedono effettivamente una casa e, secondo quanto raccontato dalla famiglia Orlandi, pare che Emanuela vi sia stata più di una volta. Lo zio Mario (marito di Lucia Orlandi, sorella di Ercole), all’epoca dei fatti aveva appena compiuto 50 anni ed era il responsabile del bar della Camera dei Deputati, oltre a essere un uomo di fiducia di Mario Peruzy, potente funzionario e futuro vicesegretario della Camera.
Qualche anno prima del 1983 erano entrati a lavorare a Montecitorio anche Natalina Orlandi, sorella di Emanuela, e Pietro Meneguzzi, il ventitreenne figlio di Mario, cugino e grande amico di Pietro Orlandi. Della casa dei Meneguzzi a Santa Marinella non si conoscono molti dettagli: sappiamo che era una classica abitazione estiva, situata in via Elcetina 15 e leggermente decentrata rispetto al cuore della località balneare.
Per dovere di cronaca va ricordato che lo zio Mario, deceduto nel 2009, è riapparso improvvisamente al centro dell’attenzione nel luglio 2023, per una vecchia storia di presunte molestie ai danni della nipote Natalina Orlandi, emersa da carteggi tra il cardinale di Stato Vaticano Agostino Casaroli e un sacerdote sudamericano.
Nel 1978 la ventunenne Natalina avrebbe confidato al suo padre spirituale alcune avances ricevute dal quarantaquattrenne zio acquisito Mario Meneguzzi, all’epoca suo collega alla Camera dei Deputati.
Queste notizie, riemerse nell’ambito dell’inchiesta del Promotore di Giustizia Vaticano Alessandro Diddi, hanno scosso profondamente la famiglia Orlandi. Nel luglio 2023, in una conferenza stampa successiva alla diffusione dei documenti, Pietro e Natalina Orlandi hanno smentito le presunte avances, definendole «un fraintendimento» frutto di «un colpo di sole», e ne hanno ridimensionato la durata, sostenendo che non si trattò di anni, ma di «pochissimo».
Resta da verificare anche la vicenda, mai chiarita fino in fondo, del presunto pedinamento dello zio Mario nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela, episodio attribuito al magistrato Domenico Sica. Sembra infatti che Meneguzzi fosse oggetto di attenzione investigativa nella fase iniziale delle indagini e che, secondo alcune fonti giornalistiche, si sarebbe accorto di essere seguito proprio a Santa Marinella.
Sul suo conto, comunque, non emerse nulla di rilevante.

Via Elcetina 15, foto tratta da Google Maps.
La testimonianza a Telefono Giallo del 1987
Nella puntata della trasmissione condotta da Corrado Augias su Rai3 andata in onda il 26 ottobre 1987 e dedicata alla scomparsa di Emanuela Orlandi, uno spettatore di nome Claudio chiama in diretta. In studio ci sono Pietro Orlandi, Donatella Raffai, il giornalista Philip Roth, l’avvocato Gennaro Egidio, legale della famiglia Orlandi, e il vicequestore della Polizia Nicola Cavaliere.
Lo spettatore al telefono, un uomo dal tono secco ed elegante, spiega: “Il mio nome è Claudio, chiamo da Roma e mi sono permesso di chiamare perché dato l’argomento quantomai serio(…), ciò che ho da dire quasi mi imbarazza (…). Nell’83 avevo subito uno sfratto ed ero appoggiato di fortuna in un appartamento di Santa Marinella. Alcuni mesi dopo il rapimento di Emanuela Orlandi (…) a livello dell’alba, più sveglio che dormiente, ho avuto una strana sensazione, una percezione (…). Ho avuto la netta sensazione di essere in contatto con Emanuela, ne ho sentito la voce, ne ho visto l’immagine, che tra l’altro io vidi in maglietta bianca e jeans come nella vostra ricostruzione, io nemmeno sapevo che fosse effettivamente vestita così (…) La mia prima perplessità fu quella di essere io vittima di suggestione, e poi dopo di esser vittima di un contatto stranamente “medianico” (…) Io non sono un medium, eppure ho ritenuto che poteva essermi capitato un fenomeno ugualmente strano. Io ho chiesto a Emanuela, avendoci parlato, e vi prego di non prendermi per visionario (…) Emanuela diceva che si era rifugiata in questo suo ultimo tentativo di speranza di aiuto, concentrandosi mentalmente, cercando qualcuno che recepisse un suo messaggio telepatico (…) probabilmente in modo fortuito (…) io ne sono stato il recettore. In questo caso(…) stranamente io ero a Santa Marinella”.
A quel punto l’avvocato Egidio fa una strana precisazione, puntualizzando che lo zio Meneguzzi abbia una casa a via Santa Marinella, a Roma.
Ma Egidio sbaglia: non esiste nessuna via Santa Marinella nella capitale, e soprattutto i Meneguzzi abitano in un’altra via, in una villetta nella zona Ovest della città, poco fuori dal raccordo anulare.
Augias chiede a Claudio se abbia contattato qualcuno in merito a questa testimonianza, e lui precisa: “Si, ne feci parola il mattino dopo con una persona mia amica della Pubblica Sicurezza (…) e mi fu consigliato di andare in una stazione dei Carabinieri (…) mi sono profondamente pentito di non esserci andato. Ma non vedo cosa se ne sarebbe potuto trarre, perché Emanuela mi aveva solo detto esclusivamente che c’era molta acqua dove si trovava, molta umidità (…) Emanuela me l’ha detto personalmente, era su un letto appoggiata su un muro quantomai ruvido (…) Emanuela aveva i capelli legati dietro alla nuca (…) Mi ritengo a disposizione della famiglia Orlandi attraverso la vostra redazione (…) per altri discorsi che preferirei fare con i diretti interessati. Vi ringrazio”.

Puntata di Telefono Giallo del 26 ottobre 1987 in onda su Rai3.
La segnalazione anonima del 1985
Veniamo al quarto e ultimo punto di contatto tra il mistero Orlandi e Santa Marinella. Tra le numerose segnalazioni legate alla scomparsa della quindicenne, in questo articolo ne riportiamo una rintracciata tra le carte conservate nell’Archivio Centrale dello Stato.
Il documento è datato 6 febbraio 1985 ed è un rapporto interno tra la Compagnia Carabinieri Roma–Parioli e quella di Civitavecchia, redatto in seguito a una segnalazione riguardante Emanuela Orlandi. Si tratta del seguito di una telefonata anonima giunta il 1º febbraio 1985, quasi due anni dopo la sparizione.

La segnalazione dei Carabinieri del 1985, fonte Archivio Centrale di Stato.
La chiamata, arrivata alle 16:45, riferiva che Emanuela sarebbe stata tenuta prigioniera in una villa di via Rasella, a Santa Marinella. I militari intervenuti sul posto hanno però indirizzato le verifiche presumibilmente su via Roselle, (con ogni probabilità un errore di trascrizione o comprensione del nome) dove hanno effettuato delle perquisizioni. Via Rasella infatti non esiste a Santa Marinella, e neanche via Rosselli. L’unica via esistente è appunto via Roselle.
L’area indicata, una piccola zona residenziale con villette immerse nella vegetazione, si trova non lontano dal centro della cittadina tirrenica. Il rapporto si conclude segnalando l’esito negativo delle operazioni e comunicando gli accertamenti alla magistratura. Con ogni probabilità si tratta di una delle molte segnalazioni rivelatesi infondate nel corso degli anni, parte della lunga scia di falsi avvistamenti riguardanti la sfortunata quindicenne scomparsa. Resta tuttavia significativo che anche questa pista, pur effimera, riporti ancora una volta il nome di Santa Marinella all’interno della vicenda Orlandi.




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