Caso Resinovich: le altre fratture di cui nessuno parla

Scritto da: Elisabetta Fachin
13 Maggio 2025

Da quando il preparatore anatomico Giacomo Molinari ha esternato i suoi dubbi riguardo la manipolazione del corpo di Liliana Resinovich in sede autoptica, si è alzato un polverone di proporzioni enormi, che prima di tutto non giova alla verità. In questo marasma, nessuno si è accorto di un dettaglio riscontrabile nelle carte: quella alla vertebra t2 non è l’unica frattura sul corpo di Liliana. Ce ne sono almeno altre due, ma nessuno ne parla.

Liliana Resinovich.

Quel che sta accadendo negli ultimi giorni intorno al caso Resinovich ha preso le sembianze di una guerra senza quartiere. Minacce di querele, insulti, una baraonda. In tutta questa confusione, a suon di articoli ed interviste, che si concentra sulla ormai famosa microfrattura della vertebra T2 di Liliana, sembra che i più si siano scordati che la relazione della prof. ssa Cattaneo si può leggere interamente e non solo in parte.

Il team Cattaneo, oltre a specificare la presenza di questa frattura, ne menziona altre due ma alle vertebre cervicali, ma lo vedremo in seguito, ora facciamo ordine e vediamo quel che sta accadendo per cercare di comprenderne il fine.

Lo scoop di cui non avevamo bisogno

Mercoledì 23 aprile 2025 esce su “il Piccolo” di Trieste un’intervista al consulente di parte del marito, dott. Raffaele Barisani medico legale, nel quale lui non esclude, tra le varie ipotesi, che la frattura perimortale alla vertebra toracica t2 di Liliana Resinovich, possa esser stata provocata anche dalla manipolazione del corpo riferendosi in particolare al giorno del rinvenimento, 5 gennaio 2022.

Manipolazioni pesantemente criticate anche dai consulenti della famiglia, fino a provocare una segnalazione all’ordine dei medici dei professionisti impegnati nelle prime fasi di ispezione (dott. Costantinides e dott. Cavalli) e nell’autopsia.

Il 25 aprile 2025, sempre su Il Piccolo, esce l’intervista del medico legale prof Fineschi, consulente della nipote della Resinovich, che si dice in completo disaccordo con la tesi del suo collega Barisani, in quanto considera impossibile provocare una lesione con la manipolazione della salma, considerata la vertebra un “osso duro”.

Il 5 maggio 2025 il colpo di scena, sempre su Il Piccolo: un articolo che parla di un ancora anonimo preparatore anatomico triestino, che viene preso dal dilemma di essere lui il responsabile della frattura della faccetta sinistra della vertebra T2 della signora Resinovich. Potrebbe aver provocato la rottura della vertebra, manipolando il corpo il giorno della prima autopsia l’11 gennaio 2022. Apriti cielo!

Fuoco alle polveri del gossip

Scatta la ricerca del “tecnico”, “aiuto di Sala Autoptica”, preparatore anatomico. Il nome si svela in pochi minuti poiché è scritto nero su bianco sulla relazione autoptica. Il 7 maggio ulteriore articolo sulla stessa testata, questa volta con nome e cognome, nel quale Giacomo Molinari dichiara che “fornirà i dettagli direttamente al pubblico ministero”.

I programmi televisivi battono all’unisono la notizia, mezzi increduli e un po’ scandalizzati. Partono le strumentalizzazioni: “beh, anche la prof. ssa Cattaneo può sbagliare”, “ allora l’ipotesi suicidio è ancora valida”, ecc. ma mai nessuno che vada a prendere le carte per un controllo (ammesso che le abbiano lette).

8 maggio: ancora un’articolo su Molinari e questa volta il tecnico si dice assolutamente certo perché “mi ricordo bene quel rumore secco quando ho rotto la vertebra di Lilly”. Partono le reazioni della famiglia. Sergio, il fratello, accusa: “il tecnico è un fantoccio e va licenziato”, aggiungo che in alternativa chiede di perseguirlo penalmente poiché millantatore.

Il 12 maggio impazza ovunque la notizia che i legali della famiglia Resinovich intendono denunciare il preparatore anatomico per falso, poiché :”Un lavoro specialistico di questi giorni, coordinato da Vittorio Fineschi e Stefano D’Errico, teso alla totale ‘revisione’ delle immagini della tac effettuata sul cadavere di Liliana Resinovich in data 8 gennaio 2022, ha pienamente riconfermato che la frattura alla vertebra T2 fosse già esistente al momento di quell’esame”, quindi le dichiarazioni del tecnico “rappresentano pertanto un bluff”, così scrive l’avvocato di Sergio Resinovich, Nicodemo Gentile.

Intanto, a Trieste, l’emittente Telequattro parla di un’intervista in esclusiva al dott. Raffaele Barisani, consulente medico legale del marito Sebastiano Visintin, secondo il quale la frattura alla t2 non era presente alla tac dell’8 gennaio 22.

La prima domanda che sorge spontanea è: cosa avrei fatto io al posto di Giacomo Molinari essendo a conoscenza di un fatto, forse importante, in un caso di omicidio? Perché appena dal 1 marzo 2025, cioè dalla consegna della consulenza Cattaneo, il caso di Liliana Resinovich è stato considerato un omicidio, quindi le sue dichiarazioni non arrivano dopo tre anni ma dopo 2 mesi dall’apertura delle nuove indagini. La mia risposta è che con molta probabilità avrei fatto lo stesso dopo aver consultato i miei superiori.

Le fratture di cui nessuno parla

La prof. ssa Cattaneo, nella sua consulenza, segnala che anche se non completamente riconoscibile, la frattura alla lamina sinistra della vertebra t2 di Liliana era già presente alla tac dell’8 gennaio 22, quindi 3 giorni prima dell’autopsia (11 gennaio 22) Tra l’altro, le lesioni principali sulla quale poggia la teoria della Cattaneo sono tante altre che dimostrano, a suo avviso, l’aggressione; la frattura della t2 non è la principale. Quindi, perché è così importante dimostrare o meno, adesso, se c’era o non c’era la frattura già l’8 gennaio ‘22?

La risposta che sorge spontanea è: perché una delle due consulenze medico legali, richieste dalla Procura, deve esser screditata prima dell’inevitabile perizia super partes che dovrà per forza pendere da una o dall’altra parte, omicidio o suicidio (non vorrei essere al posto del medico legale che verrà chiamato ad effettuarla).

Quindi, in questa guerra oramai dichiarata, il capro espiatorio diventa il giovane Giacomo Molinari, che probabilmente non si sarebbe mai aspettato di diventare l’agnello sacrificale nel nome di una giustizia ipocrita. Ma affrontiamo qualcosa di cui nessuno parla, su cui nessuno pone l’accento, né le parti coinvolte ma nemmeno i così detti “cani da guardia” di un informazione sempre più distratta.

Un piccolo particolare che potrebbe avere il suo valore, o non averlo, ma val la pena indagarlo o perlomeno renderlo pubblico.

Nell’indagine antropologico-forense redatta dalla prof. ssa Cattaneo, nella parte dedicata allo scheletro della rachide, dice testualmente: “la prima, la seconda vertebra cervicale e la seconda vertebra toracica presentano segni di lesività descritti in seguito”. Poi, parlerà solo della T2, delle due vertebre cervicali si perde traccia. Perché?

Estratto dall’indagine antropologico-fornese della prof. ssa Cattaneo.

Estratto dall’indagine antropologico-fornese della prof. ssa Cattaneo.

È possibile che la Cattaneo, valutandole come fratture post mortem, non abbia reputato utile approfondirle nella relazione, poiché ininfluenti nella sua ricostruzione di dinamica del delitto? È possibile che nessuno abbia fatto caso a questo breve appunto nella corposa e dettagliata consulenza? È possibile che effettivamente Molinari possa aver leso le vertebre, come dichiara lui con forza, ma non la vertebra t2 (che tra l’altro la Cattaneo definisce perimortale) ma la prima e la seconda vertebra cervicale?

Qualcuno se le può fare queste domande o farle direttamente a chi ha riscontrato le lesioni, prima di mettere in croce la professione e la vita di preparatore anatomico e di tutto il suo dipartimento di anatomia patologica che è un’eccellenza triestina?

Gli animi sono talmente esasperati, intorno a questo caso, che il sospetto può venire a noi che assistiamo ad una guerra senza esclusione di colpi: ma cosa c’è di così indicibile sotto?

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  • Elisabetta Fachin, triestina, fotografa fashion nella post “Milano da bere”. Ritornata alle origini si occupa di politica e di comunicazione in senso lato (dalla grafica al web) Pubblica articoli su diversi argomenti e un libro di foto e parole “guardaMi”.  Da 10 anni in provincia di Pordenone, si interessa anche di cinofilia ed etologia, continuando ad occuparsi di comunicazione da freelance. Per caso si imbatte nel caso Resinovich e si appassiona alla storia, un po’ per le stesse origini dei protagonisti, un po’ per l’accesso ai primi atti di indagine. Si appassiona anche all’osservazione dei mass media e dell’opinione pubblica nei casi giudiziari ai tempi dei social media.

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