Caso Resinovich: L’enigma delle scarpe

Scritto da: Elisabetta Fachin
28 Maggio 2025

Un mistero nel mistero: le scarpe di Liliana Resinovich. Alcuni elementi fanno pensare a un “cambio” di scarpe alla donna già cadavere. Se così fosse – e gli elementi per supporlo ci sono tutti – bisognerebbe capirne il motivo. Che si nasconda qui la chiave dell’enigma?

Liliana Resinovich.

Il caso Resinovich, quello vero, quello delle prime carte d’indagine, non sembra proprio essere un caso semplice. Per chi segue i media, la tragica morte di Liliana è esclusivamente collegata alla sfera privata, che si parli di suicidio o omicidio. Dopo tre anni si iniziano a criticare gli inquirenti delle prime indagini, parlando di “vecchia procura” e delegando le alte aspettative al nuovo assetto, sia della Procura che della Questura. Un indagato c’è, il marito, e si parla sempre del suo alibi, piuttosto che delle consulenze autoptiche o dei dubbi sulle telecamere, con la schiera dei consulenti che cresce di giorno in giorno.

Ma, se ci allontaniamo un po’ dalla narrazione comune, se facciamo attenzione ad una serie di aspetti interessanti che si possono evincere analizzando e incrociando le informazioni in alcune delle 2600 pagine di indagine, allora possiamo ipotizzare anche altre possibili dinamiche. Vi racconteremo di una ipotesi che potrebbe essere considerata, degli elementi che la supportano e di cosa potrebbe rappresentare. Iniziamo: le scarpe di Liliana

10 gennaio 2022: ispezione cadaverica.

Tra tutti gli aspetti degni di nota che si possono trarre dalla lettura, ma soprattutto dalle immagini, della parte degli atti dedicata all’ispezione cadaverica, avvenuta un giorno prima dell’autopsia, son senza dubbio due segni uguali e speculari sulle gambe di Liliana. Due rettangoli lunghi con vertici arrotondati, perpendicolari al polpaccio e molto ben definiti. Ad una prima osservazione potevano sembrare due “cerottoni” applicati su entrambe le gambe, ma poi si vedeva bene che non c’era nulla di estraneo alla pelle. Non se ne trova una spiegazione, nemmeno nelle carte, né medico legale e nemmeno investigativa.

La s.i.t. della cognata di Liliana

Il 10 febbraio 2022, durante una seduta di sommarie informazioni testimoniali, la moglie di Sergio, fratello di Liliana, racconta che l’ultima volta che si è recata a casa dei suoi cognati (19 gennaio 2022), nel prendere alcuni ricordi di Liliana e cercando accessori utili al funerale (25 gennaio), s’accorge che alcune scatole di scarpe risultavano vuote.

In quell’occasione, insieme a Sergio e famiglia, erano presenti anche la cugina Silvia e la vicina di casa Gabriella, che testimonieranno, questa volta in tv e con molti più particolari, questo aspetto delle scatole vuote senza scarpe, non in linea con la personalità di Liliana. Si verrà a sapere che le scatole vuote erano due: una corrispondeva alle scarpe indossate da Liliana al ritrovamento, l’altra a un paio di stivaletti.

I lacci delle scarpe

Nel girovagare tre le 2600 pagine del faldone, ci si può fermare a studiare le immagini (pessime) che ritraggono le scarpe di Liliana all’ispezione: indossate, con lacci sciolti, repertate. Un particolare che qua e la era stato sottolineato, parlando però dell’infilatura nelle asole e non del fiocco, riguardava i lacci delle scarpe. Un particolare, che poi diventerà interessante, sarà il nodo.

I numerosi profili Facebook del marito Sebastiano sono pieni zeppi di foto, una sorta di archivio incredibilmente sazio di qualunque informazione visiva. Ovviamente, concentrandosi sulle scarpe, si può riconoscere il nodo doppio ai lacci delle scarpe indossate da Liliana. La conferma si cerca tra più foto, più modelli, la definizione da social non aiuta ma qualche foto è sufficientemente nitida: Liliana aveva l’abitudine di fare il doppio nodo ai lacci, una sorta di riflesso incondizionato. Pare che questa abitudine sia stata confermata anche dal marito.

Quindi, raccolta questa informazione importante, si cerca la conferma sulle foto scattate dalla scientifica il giorno dell’ispezione cadaverica (10 gennaio 22), ma la conferma non c’è, il nodo del fiocco è singolo. Quindi, la conseguente considerazione è che, in via ipotetica, non sia stata Liliana a fare il fiocco alle sue scarpe.

 

Le scarpe durante l’ispezione cadaverica del 10 gennaio 22. Si vede il nodo a fiocco.

Il sospetto cresce

Con l’ipotesi della sostituzione delle scarpe, ormai divenuta più di un sospetto, si può tentare di dare un significato ai misteriosi segni sulle gambe di Liliana. Non sono segni che possono aver lasciato le scarpe che indossava perché si trovano a diversi centimetri sopra la caviglia. Ma Gabriella parla di un paio di stivaletti contenuti dentro una delle due scatole vuote e la tomaia di un paio di stivaletti arriva a coprire i segni.

Quindi, se fossero un paio di stivaletti, quei segni potrebbero corrispondere ad un rinforzo cucito internamente che fissa l’asola per agevolare la calzatura e a seguito di una lieve inclinazione del piede, può aver aderito alla pelle. Con una pressione costante, può aver provocato quei due segni identici su entrambe le gambe. Potrebbero anche essere due applicazioni “salvacalza” della stessa forma, che generalmente si applicano al poggia tallone delle scarpe. Certo è che la posizione è compatibile con un paio di stivaletti.

Altri elementi 

Noi sappiamo che le piante dei piedi Liliana risultano macerate, in particolare la sinistra, oltre che di un colore brunastro/nero. La prof Cattaneo, nella sua relazione, dopo l’analisi del campione prelevato dal piede sinistro, parlerà di imbrattamento da “tinta”, quindi riconducibile alle scarpe.

I calzini di Liliana, come tutti i suoi abiti, il 10 gennaio 2022 vengono “messi ad asciugare”. I calzini, in particolar modo, sembrano alla vista fradici. Le scarpe, invece, non vengono “messe ad asciugare” e appaiono perfette, quasi lucide, con la suola pulita se non per qualche residuo vegetale e qualche particella di asfalto o sassolino.

Quindi, dopo 22 giorni, le scarpe sono all’apparenza perfette, come appena indossate, le calze fradice e i piedi macerati. Nella parte interna delle scarpe, in particolare la sinistra, si legge ancora perfettamente la marca “Tata”, stampata in argento. Il piede sinistro è il più deturpato dall’acqua e umidità. Sembra incoerente.


Le scarpe sfilate e repertate. Si intravvede la marca “Tata” all’interno della scarpa sinistra.

In due anni gli abiti esterni e le scarpe, verranno analizzate sia dalla scientifica di Milano (tracce biologiche) che dalla dott.ssa Cattaneo (ispezione e altri esami, oltre agli esami dei residui prelevati), la quale scrive: “un paio di scarpe stringate, con tomaia di colore viola e suola in gomma con aspetto “a carrarmato”, in presenza di alcune focali aree biancastre sia sulla tomaia sia alle suole, come per colonizzazione da muffa; scarpe integre e umide al tatto, internamente nulla di rilevante, pulite e integre, nulla sotto alla soletta.”
Dopo 22 giorni perfette, dopo 2 anni la tomaia un po’ deformata dall’umidità, ma l’interno è pulito e ancora si legge la marca stampata in argento all’interno della scarpa sinistra.

Gli esami dei residui prelevati sugli abiti è coerente tra tutti, tranne che le scarpe, sulle quali annotano “Ricorrente appare il solfato di calcio, possibile gesso qualora in forma idrata.”
Ne giustificano la presenza solo sulle scarpe date le differenti azioni di pulizia, e la frequenza, tra abiti e scarpe (gli abiti si lavano spesso e in modo approfondito)


Le scarpe analizzate dalla professoressa Cattaneo nel 2024. Si intravvede ancora la marca “Tata” all’interno della scarpa sinistra.

Se le scarpe fossero state cambiate?

Se tutti questi elementi possono suggerire un cambio di scarpe a Liliana, la prima domanda che ci si deve fare è: perché sostituire le scarpe?

Una risposta potrebbe essere che la necessità di sostituire le scarpe di Liliana poteva ricondursi forse alla incongruenza di indossare un paio di stivaletti, probabilmente distrutti dall’acqua, in una simulazione di un atto suicidiario, in netto contrasto con l’ordine degli abiti e dello stesso corpo di Liliana. Gli stivaletti potevano essere di pelle con suola di cuoio (a giudicare da quelli indossati nelle foto), facilmente e velocemente deperibili se in contatto con una buona quantità d’acqua, che piedi e calze suggeriscono.
Ma forse c’è un’altra motivazione possibile.

Se fosse un’ipotesi percorribile e da verificare con ulteriori esami, potrebbe avere una rilevanza importante se non altro ad escludere il suicidio, oltre a dimostrare un’azione di terzi almeno nell’occultamento del cadavere.

In questo momento, dove si assiste a guerre senza quartiere su T2 si o no, tra consulenti e in difesa di consulenze opposte, forse un particolare di questo tipo potrebbe fare la differenza e forse placare gli animi.
O forse no, ma val la pena segnalarlo.

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  • Elisabetta Fachin, triestina, fotografa fashion nella post “Milano da bere”. Ritornata alle origini si occupa di politica e di comunicazione in senso lato (dalla grafica al web) Pubblica articoli su diversi argomenti e un libro di foto e parole “guardaMi”.  Da 10 anni in provincia di Pordenone, si interessa anche di cinofilia ed etologia, continuando ad occuparsi di comunicazione da freelance. Per caso si imbatte nel caso Resinovich e si appassiona alla storia, un po’ per le stesse origini dei protagonisti, un po’ per l’accesso ai primi atti di indagine. Si appassiona anche all’osservazione dei mass media e dell’opinione pubblica nei casi giudiziari ai tempi dei social media.

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2 Commenti

  1. Alessio

    È evidente che le scarpe siano state sostituite. Le ragioni possono essere diverse. Appunto perché deteriorate dall’acqua, forse macchiate di sangue, oppure tolte poiché ingombranti per l’occultamento del corpo. Tutti gli effetti personali tolti, perché durante il periodo di sosta del corpo nel boschetto con quel confezionamento, sarebbero potuti essere oggetto di sciacallaggio. Ed indossato a Liliana solamente l’orologio rosa, poi dopo facilmente riconoscibile dal marito Sebastiano per identificare il corpo. Forse anche le scarpe, sostituite per dopo identificare il corpo? I calzini sembrerebbero abbastanza spessi per poter indossare degli stivaletti. Saranno stati sostituiti anche quelli? Perché poi messi ad asciugare senza prima analizzare il liquido che li inzuppava? Dando per scontato che fosse solamente acqua? Tutti gli abiti di Liliana erano fradici nonostante coperti dai sacchi. Anche il piumino. Secondo me Liliana è stata conservata utilizzando il potere refrigerante della neve. Coperta di neve, in un luogo protetto da occhi indiscreti, come si fa per conservare il pesce coprendolo di ghiaccio. Non dico a Trieste perché in quel periodo non era così freddo, ma fuori Trieste ad alta quota.

    Rispondi
    • Elisabetta Fachin

      Buongiorno Alessio, ottime osservazioni. Penso che gli effetti personali non siano stati tolti ma mai indossati e i calzini non sembrano essere molto spessi, direi che che si potessero utilizzare anche per un paio di stivaletti.
      Purtroppo, da quel che si sa, non sono mai state fatte analisi sull’acqua che ha bagnato gli abiti, forse avrebbe aggiunto qualche elemento (penso all’8-idrossichinolina).
      Grazie

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  1. Alessio

    È evidente che le scarpe siano state sostituite. Le ragioni possono essere diverse. Appunto perché deteriorate dall’acqua, forse macchiate di sangue, oppure tolte poiché ingombranti per l’occultamento del corpo. Tutti gli effetti personali tolti, perché durante il periodo di sosta del corpo nel boschetto con quel confezionamento, sarebbero potuti essere oggetto di sciacallaggio. Ed indossato a Liliana solamente l’orologio rosa, poi dopo facilmente riconoscibile dal marito Sebastiano per identificare il corpo. Forse anche le scarpe, sostituite per dopo identificare il corpo? I calzini sembrerebbero abbastanza spessi per poter indossare degli stivaletti. Saranno stati sostituiti anche quelli? Perché poi messi ad asciugare senza prima analizzare il liquido che li inzuppava? Dando per scontato che fosse solamente acqua? Tutti gli abiti di Liliana erano fradici nonostante coperti dai sacchi. Anche il piumino. Secondo me Liliana è stata conservata utilizzando il potere refrigerante della neve. Coperta di neve, in un luogo protetto da occhi indiscreti, come si fa per conservare il pesce coprendolo di ghiaccio. Non dico a Trieste perché in quel periodo non era così freddo, ma fuori Trieste ad alta quota.

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    • Elisabetta Fachin

      Buongiorno Alessio, ottime osservazioni. Penso che gli effetti personali non siano stati tolti ma mai indossati e i calzini non sembrano essere molto spessi, direi che che si potessero utilizzare anche per un paio di stivaletti.
      Purtroppo, da quel che si sa, non sono mai state fatte analisi sull’acqua che ha bagnato gli abiti, forse avrebbe aggiunto qualche elemento (penso all’8-idrossichinolina).
      Grazie

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