Un omicidio caduto nel vuoto e una giustizia da decenni tradita per chi aveva tutta la vita davanti, ma qualcuno gliel’ha strappata via con i denti. Questa è la storia di Catherine Skerl, il cui assassino è ancora a piede libero e cammina fra noi…

Catherine Skerl.
Domenica 22 gennaio 1984 il corpo di Catherine, chiamata da tutti Kathy o Katty, viene ritrovato ai margini della vigna del signor Aldo Urbinelli in via Rocca di Papa a Grottaferrata, Roma. A scoprire il cadavere della piccola Katy di soli diciassette anni tra i filari del “lotto 50” – oggi n.12 – è Stefano, il nipote di Aldo. A un primo sguardo, il ragazzo scambia quel corpo riverso a terra, con la testa in una pozzanghera per uno spaventapasseri. Non è un pupazzo, però, ma una giovane donna senza vita.
All’esame autoptico, il corpo non presenta tracce di violenza carnale. D’altronde, i suoi indumenti (pantaloni neri, maglietta bianca, mantello di velluto scuro e stivaletti bordeaux) sono in perfetto ordine se non fosse per una macchia d’olio sui calzoni. Ma neppure un bottone della camicetta è stato slacciato. Il cadavere è martoriato da innumerevoli fratture interne dovute alla pressione esercitata con le ginocchia da chi la stava soffocando, mentre era già riversa a terra. Il referto parla chiaro: la spina dorsale è stata spezzata dalla seconda alla nona vertebra e le schegge delle costole hanno perforato pleura e polmone.
Vi sono, inoltre, diverse ecchimosi sul volto, essendo il viso stato schiacciato nella melma. In una mano della ragazza giace inerme un ciuffo d’erba attenzionato dal Cis (il Centro investigativo scientifico dei carabinieri). Alla fine, le analisi confermeranno che si tratta della stessa erba che cresce tra quei filari di vite. Mentre, il filo di ferro usato per strangolarla è esattamente quello che recinge la vigna: a terra, ve ne sono disseminati diversi pezzi uguali. Il fil di ferro è stato poi annodato alla cinghia rossa del borsone, nel quale la ragazza ha stipato tutto l’occorrente per la gita sulla neve del giorno dopo, tra cui scarponi, guanti, sciarpa e il resto degli indumenti. Prima di abbandonarla riversa sul terreno, l’assassino ha compiuto un ultimo sfregio: le ha riempito la bocca di terra.
L’autopsia ci dice pure che l’esame tossicologico è negativo e che l’unico cibo ingerito è quello assunto durante una festicciola a casa di una conoscente. A occuparsi del caso sono gli investigatori del reparto operativo dei carabinieri guidati dal colonnello Cagnazzo e dal capitano Cataldi e quelli del Gruppo Roma 3 dell’arma diretti dal colonnello Colavito.
Chi era Catherine Skerl e la sua famiglia
Ma chi è Catherine Skerl? Catherine nasce a Sala, in Svezia, il 5 gennaio 1967. È figlia di una delle figure più misteriose del nostro cinema, quel Peter Skerl – inizialmente ribattezzato Joseph dalla stampa locale per errore – autore di una sceneggiatura e di un unico film divenuto un cult nelle peggiori sale del bel Paese. Di lui si sa poco, se non pochissimo. Ciò nonostante, è interessante tracciare un piccolo approfondimento. Nato a Belgrado nel 1940, inizia la sua carriera artistica in Italia dove nel 1959 recita a teatro con la compagnia “I giovani artisti” – di cui fa parte anche la futura moglie Elisabetta – la commedia di Luigi Pirandello I derelitti. Negli anni ’60 emigra con la famiglia in Svezia, luogo natale di Catherine e Alexander, e poi in Austria. Qui Skerl sostiene – ma non c’è neanche uno straccio di prova attestante ciò – che lavora come assistente di Ingmar Bergman per L’ora del lupo e La Vergogna.
Dopo essersi fatto le ossa al fianco del regista scandinavo, ritorna di nuovo in Italia e scrive insieme a Gian Antonio Martucci la sceneggiatura di un giallo dal titolo quasi profetico Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972) diretto da Alfonso Brescia per la Dauro Films. Sconcerta il fatto che una delle protagoniste si chiami Catherine, come sua figlia, e finisca addirittura con l’essere uccisa. Finalmente, nel 1976 dirige la sua prima e ultima pellicola: l’erotico-animalesco Bestialità, che ruota intorno al coito fra una donna e un dobermann(!). Il lungometraggio verrà firmato con il nome del cognato Virgilio Mattei, in modo che l’apolide Skerl non abbia noie con la censura italiana. Nel cast figurano Enrico Maria Salerno e l’esordiente Ilona Staller, futura Cicciolina. Anche qui la protagonista muore, ritrovata nuda sulla spiaggia. Bestialità sarebbe stato solo il primo di una trilogia che non vedrà mai la luce, costituita da Zoorastia e Mostruosità. In verità, del primo rimane il girato ambientato in Puglia, con nientepopodimeno che la fotomodella Karine Verlier. Questa perla della cinematografia di serie Z non verrà terminata in quanto qualcuno sottrasse il budget, ponendo così fine ai sogni di gloria italiani di Peter.
L’ultima sera: la Festa e la Scomparsa
Terminato il breve excursus su Peter Skerl, torniamo a Katy. In casa, da quando il papà ha divorziato e si è trasferito negli States per inseguire i suoi sogni di gloria, sono in quattro: la mamma bibliotecaria di 46 anni, la nonna materna, lei e il fratello Alexander di un anno più grande. La famiglia abita in un modesto appartamento in via Isidoro del Lungo n.54, zona Montesacro a poca distanza da Parco Petroselli. Ogni giorno, la studentessa si fa di buon grado 40 minuti di autobus all’andata e 40 minuti al ritorno pur di frequentare il liceo artistico Giulio Romano a Ponte Milvio. È una scuola che le piace molto e che l’avvicina a un mondo, quello dell’arte, che l’appassiona enormemente. E i risultati scolastici lo confermano, se non fosse per la matematica: materia in cui è stata rimandata. Ma, d’altronde, la matematica non avrebbe mai dovuto essere il suo mestiere, come cantava Antonello Venditti proprio in quel lontano 1984.
L’altra grande passione di Katy è la politica, come testimonia la tessera della Federazione Giovanile Comunista (FGCI) presa presso la sezione del partito di stanza a Ponte Milvio, la stessa a cui è iscritto il “suo” Enrico Berlinguer. Catherine è una donna-bambina di un metro e 52 d’altezza con un cuore da leonessa, pronta a far sentire il suo ruggito quando è in testa a un corteo. Ma Katy è anche l’adolescente che tra le mura domestiche piange se a scuola le danno un cattivo voto e ha ancora paura del buio, per questo evita di tornare a casa da sola la sera. In ragione di ciò, la madre della ragazza, Elisa Bartolomei, esclude categoricamente la possibilità che Katy sia salita in macchina di un perfetto sconosciuto: «Caterina, a quell’ora, non avrebbe mai accettato un passaggio in auto da qualcuno che non conoscesse bene» come riferisce Cesare De Simone sul «Corriere della Sera» di Mercoledì 25 gennaio.
Il giorno della sua morte, Katy si reca alla festa di una studentessa del liceo Orazio, tale Laura P., in Largo Cartesio 7, vicino Casal de’Pazzi. A quel party sono presenti una quarantina di invitati, ma l’unica ad abbandonare la festa prima del tempo – tra le 18.30 e le 18.50 – è lei. Fuori è buio, piove e fa un freddo cane, come solo a fine gennaio può fare. Katy deve darsi una mossa, però, perché alle 19.00 ha un appuntamento con la sua amica Angela L. alla fermata della metro Lucio Sestio e ha già accumulato un mostruoso ritardo. Angela e Katy si erano sentite l’ultima volta al telefono alle ore 15.00, quando la Skerl le aveva proposto di raggiungerla alla festa di Largo Cartesio. Angela rifiuta, adducendo altri impegni per quel primo pomeriggio. Allora le due amiche rimangono d’accordo per incontrarsi davanti alla fermata della metropolitana verso le 19.00 di sera. Quell’incontro non ci sarà mai.
Katy avrebbe dovuto dormire a casa di Angela, in via Bova (nei dintorni di Capannelle) e la domenica mattina, insieme, sarebbero andate sulla neve a Campo Felice, in una gita organizzata dalla parrocchia dei Salesiani del Don Bosco. Del resto, non è la prima volta che la signora Tina e sua figlia Angela mettono a disposizione di Katy un posto letto: la Skerl era solita trascorrere la notte nell’appartamento di via Bova, quando la sera si faceva troppo tardi per tornare da sola a Montesacro. Sulla sua nuova amica del cuore, conosciuta in una colonia estiva, Catherine può sempre contare. Grazie a lei, inoltre, la diciassettenne inizia a frequentare la compagnia del Pratone. Con “Pratone” si intende il Parco degli Acquedotti, nel versante Est della capitale, a pochi passi da Cinecittà. Negli anni ’80, questa area era frequentata da gente davvero poco raccomandabile, per lo più tossicodipendenti e senzatetto. Senza contare che stiamo parlando del terreno di caccia di Jack Lametta: una figura anonima, e tale è passata alla storia, che si divertiva a sfregiare giovani donne avvenenti con una sorta di lametta, per l’appunto.
Qui Katy inizia a uscire con una comitiva di amici, composta anche da ragazzi più grandi, come i fratelli di Angela che spesso accompagnano la sorellina e l’amica in macchina. Tra questi c’è anche un coetaneo di nome Marco U. residente a Grottaferrata, con cui stringe un rapporto di tenera amicizia o forse qualcosa di più. Se è amore, è un amore fatto di alti e bassi tra due giovani molto diversi tra loro: lei artista, comunista e femminista, convinta che la «Rivoluzione è donna» (come scrive nel suo diario segreto), lui frequenta l’Istituto tecnico e nei confronti dello studio e della politica nutre un interesse pari a zero. Un’incompatibilità caratteriale che li porta a lasciarsi e poi riprendersi in un loop infinito.
Da inizio gennaio, Marco viene spodestato da Francesco Morini (oggi musicista, attore e autore di libri noir con il fratello Max), conosciuto la notte di San Silvestro durante un veglione in un casolare della Bufalotta. Francesco è uno spirito più affine, essendo lui uno studente del liceo classico Orazio, iscritto ad Autonomia Operaia. Quel sabato 21 gennaio, Morini è presente alla festa organizzata a Largo Cartesio e nota una Katy diversa dal solito, nervosa e presa da pensieri che non la fanno stare tranquilla. Quando la ragazza lascia la festa, Francesco si propone di accompagnarla, ma riceve un secco rifiuto. Simile diniego risulta piuttosto strano visto che la Skerl poco prima ha pregato il fratello di fare la strada insieme. Fatto sta che all’ennesimo no di Alex, la giovane se ne va da sola, andando incontro al suo destino.
Da adesso in poi si possono fare solo delle supposizioni su quale strada la vittima abbia effettivamente preso. Sappiamo che Katy era solita prendere l’autobus 37 sulla Nomentana fino a Termini e poi la metro A direzione Anagnina per Lucio Sestio, avrà fatto così anche quella sera o avrà accettato un passaggio? Nelle sue tasche non è stato trovato alcun biglietto dell’autobus. Segno ulteriore che Katy quella sera non ha preso i mezzi? Come conferma è piuttosto labile, dal momento che la giovane avrebbe potuto gettare via il biglietto una volta terminata la corsa. Poco distante dal corpo, invece, viene ritrovata una moneta da 500 lire, forse cadutale durante la corsa disperata per sfuggire al suo assalitore.
Se fosse salita in macchina del suo aguzzino non appena uscita da casa di Largo Cartesio, la ragazza avrebbe trascorso circa quattro ore a parlare in auto sola con l’assassino. Infatti, secondo questa ricostruzione – data quasi per certa all’epoca – l’autovettura avrebbe imboccato la strada del vigneto in località Pratone di Grottaferrata intorno alle 20.00. Il medico legale, professor Calabrese, stabilì che la ragazza era stata uccisa intorno alle 24.00. Nel frattempo, mentre il veicolo con a bordo Katy e il suo uccisore si dirige ai Castelli, Angela aspetta la compagna come stabilito.
La ragazza sostiene di esser arrivata sola all’uscita della fermata della Linea A intorno le 19.15, ossia con circa un quarto d’ora in ritardo rispetto all’appuntamento. Questa volta nessuno dei fratelli maggiori le ha dato un passaggio, malgrado piova ininterrottamente dalla mattina. Comunque sia, Angela attende invano per quindi minuti l’arrivo dell’amica e poi decide di dirigersi verso casa pensando che Katy – non trovandola – si sia incamminata alla volta di via Bova, che dista da Lucio Sestio circa 4,5 km. E siamo alle 19.30. Verso le 22.30 il telefono della famiglia Skerl squilla. A rispondere è Alex perché la madre non è ancora tornata a casa. All’altro lato del ricevitore c’è Angela che cerca Katy, ma Katy non c’è. Scatta immediatamente l’allarme, che cessa con il fortuito rinvenimento del corpo inanimato di Catherine il giorno dopo.
Le Indagini e l’Epilogo
Come riporta «L’Unità» di martedì 24 gennaio, la polizia di San Basilio brancola nel buio più totale: «Può essere stato un bruto, un maniaco, ma una cosa è certa – dicono i funzionari – se non lo prendiamo subito non c’è alcuna speranza di risolvere il caso». Nei giorni a seguire, gli investigatori tracciano un profilo del Mostro: un uomo che la giovane conosceva e del quale si fidava. Possibile che si tratti una persona più anziana e probabilmente sposata, che gode di un certo prestigio sociale. Magari qualcuno che le ha fatto delle avances sessuali. Katy allora avrebbe rifiutato, divincolandosi dalla sua morsa e riuscendo persino a spalancare la portiera. La fuga nel viottolo buio e disconnesso è durata un battito d’ali perché presto la ragazza sarebbe stata raggiunta e massacrata. Una dinamica diversa da quella che era stata narrata sulle colonne de «La Stampa» lunedì 22 gennaio: «Dai rilievi è emerso che la ragazza potrebbe essere stata scaricata tra i primi filari della vigna da qualcuno che si è accostato al ciglio della strada con una automobile». A escludere tale ipotesi, però, è proprio quel ciuffo d’erba serrato nella mano di Katy.
Uno spiraglio sembra intravedersi quando la polizia scopre che un uomo di mezza età, padre di un amico di Catherine, ha dei precedenti per “atti di libidine in danno di minori” come rivela «Il Messaggero» di sabato 27 gennaio. Tuttavia, è un altro buco nell’acqua. L’ennesimo. Vengono battute tutte le piste e interrogate innumerevoli persone, compresi i partecipanti al festino di Largo Cartesio, come ha assicurato l’allora vicedirigente del commissariato San Basilio Maurizio Ortolan ai microfoni di Crimini e Criminologia su Cusano Italia TV nel 2023: «Indagammo su tutte le persone presenti alla festa a cui aveva partecipato Katty e su alcuni personaggi che erano presenti ad altre feste a cui aveva preso parte la ragazza nel mese precedente. Su quest’ultimo punto io stesso interrogai il fratello di Katty per chiedere se alcuni ragazzi più grandi fossero stati insistenti negli approcci; soprattutto quelli in possesso di una macchina. Purtroppo, non arrivammo a nulla e questo è il più grande rammarico della mia vita da poliziotto e investigatore». Sfortunatamente, tutto ciò che riguarda l’inchiesta dell’epoca sembra essere andato perduto per sempre.
I funerali di Katy vengono celebrati giovedì 26 gennaio presso la chiesa dell’Immacolata, al Tiburtino. La piccola salma è vestita di bianco. Accanto al gracile corpo, gli amici le hanno sistemato un peluche di Snoopy e un leoncino celeste al quale era particolarmente affezionata. La sala è gremita di familiari, amici e conoscenti. Eppure, qualcuno manca ed è un’assenza che pesa. Si tratta di Peter Skerl, che da qualche anno vive negli Stati Uniti, dove poi dirigerà una scuola di recitazione. Una volta terminate le esequie, gli “amabili resti” di Katy vengono seppelliti al riquadro 115, n° 84, Fila 2 del cimitero del Verano. La foto scelta dai parenti per la lapide ritrae la giovane durante un comizio di Berlinguer in Piazza San Giovanni nel giugno del 1983 con una salopette di jeans, il pugno chiuso e una fascetta tra i capelli biondo scuro. Un’immagine iconica, proprio come quella di un’altra ragazza con la fascetta, passata alla storia per essere sparita nel nulla. Una beffarda prima analogia per due giovani vite spezzate che sono destinate a intrecciarsi, come vedremo nella prossima parte di questo approfondimento.




Un delitto passato in sordina, nonostante l’efferatezza e la giovane età della vittima. Dalla foto emerge anche un’inquietante somiglianza con la Orlandi.
Grazie di aver fatto riemergere questo fattaccio di cronaca