Quella delle Bestie di Satana, a distanza di tanti anni, sembra una fiaba oscura, una di quelle antiche storie riadattate a film dell’orrore per adeguarsi al gusto contemporaneo. Difficile credere a ciò che un pugno di ragazzi con la passione per il metal siano riusciti a fare, eppure è cronaca. Nera, ovviamente. E per raccontarvi questa storia, ci siamo rivolti a una persona che ha toccato con mano la vicenda, che ne ha conosciuto i protagonisti, che attinge a memorie personali. Insomma, un approfondimento dove troverete informazioni che non esistono da nessuna altra parte…
Le bestie Di Satana.
“Questo è l’inizio di una lunga storia, piccola, che finirà con la venuta del freddo, del vento e dell’oscurità.”
(Dal diario di Fabio Tollis)
L’inizio banale di una storia oscura
Nel rievocare questa vicenda non c’è l’intenzione di ripercorrere in modo dettagliato la cronaca degli omicidi: è una parte già ampiamente narrata da documentari, podcast e libri, facilmente accessibile a chiunque.
Preferiamo invece soffermarci su piccoli particolari trascurati e tentare di offrire un breve ritratto del contesto e delle personalità coinvolte in questa vicenda: sono gli aspetti psicologici ed emotivi a rivelare la vera natura della storia, ciò che l’ha resa possibile e ciò che continua a renderla inquietante ancora oggi.
La storia delle Bestie di Satana inizia attorno alla metà degli anni Novanta nel nord Italia, tra la provincia di Milano e Varese. Più precisamente, nasce dall’incontro tra due ragazzi in fila per la visita di leva: Paolo Leoni – alto, occhi chiarissimi, capelli cenere – e Nicola Sapone – bassa statura, capelli e occhi nerissimi. I due si attraggono subito, in qualche modo si riconoscono: entrambi sono metallari, ascoltano Iron Maiden, Ozzy Osbourne, AC/DC, ma anche Slayer e Metallica.
All’epoca in Italia si parlava di “capelloni”: ragazzi con i capelli lunghi, chiodo, anfibi o Reebok alte, T-shirt con loghi delle band. La subcultura metal, così come quella dark/goth, non era banalmente una moda o uno stile, ma era realmente un modo di esprimersi e distinguersi, di comunicare attraverso l’immagine, il simbolo, la musica. Genericamente definiti “drogati”, raramente ciò corrispondeva alla verità.
Satanismo acido, ma non troppo
Paolo, detto “Ozzy” per una presunta somiglianza con il musicista britannico, e Nicola sono il nucleo iniziale delle Bestie di Satana. Sono anche le due figure più trascinanti e complesse del gruppo, non a caso condannati più duramente: Leoni all’ergastolo, Sapone al doppio ergastolo.
Da sinistra, Paolo Leoni e Nicola Sapone.
Attorno a loro gravitano gli altri con la stessa passione per il metal e un interesse più o meno marcato per l’occultismo. I media hanno parlato di “satanismo acido”, cioè praticato sotto l’effetto di droghe allucinogene, ma in realtà il gruppo era eterogeneo: non tutti facevano uso delle stesse sostanze. Leoni, ad esempio, si limitava a fumare marijuana e a bere birra, e non c’erano rituali organizzati né una gerarchia precisa. Si pensa a un gruppo coeso, ma le BdS non erano affatto un’entità compatta. Sapone stesso ha dichiarato che il nome “Bestie di Satana” era pensato per una band e non per una setta.
Questi ragazzi si erano conosciuti attraverso il circuito della musica e i luoghi della scena metal: locali come il Midnight di Milano, dove lavorava Paolo Leoni, la fiera di Senigallia, Parco Sempione.
Le figure marginali
Gli amici stretti di Leoni sono Marco Zampollo ed Eros Monterosso. Marco è nato il 23 luglio 1978, soffre di anemia mediterranea e sarà costretto a continue trasfusioni; subirà anche l’asportazione della milza. Abita a Brugherio e consuma parecchio hashish, ha una sorella invalida e una situazione familiare pesante. Eros è nato il 9 aprile 1977, di Sesto San Giovanni, vive con la madre e la nonna in un bilocale, il padre se ne va di casa quando lui ha 5 anni. Subirà diverse bocciature e non riuscirà mai a diplomarsi. Alla visita di leva scriveranno nel suo fascicolo: disturbi del sonno in soggetto con personalità impulsiva e spunti autolesivi. Successivi approfondimenti porteranno alla diagnosi di disturbo borderline della personalità. Dipendente nelle relazioni interpersonali, soffre di sindrome dell’abbandono. Unitamente a Marco Zampollo resterà sempre un personaggio sfocato e sullo sfondo all’interno della vicenda.
Gli altri protagonisti sono Pietro Guerrieri, nato il 18 novembre 1975, altra figura ai margini della storia: conosceva Marco Zampollo dal 1993, nell’aprile 1999 avrà due ricoveri in psichiatria per scompenso psicotico causato da abuso prolungato di sostanze stupefacenti e alcol. Bullizzato da piccolo, ex apprendista tornitore, diventerà tatuatore. Avrà il suo studio in un seminterrato a Brugherio, il Brutal Torture Tattoo Club nel 1998. Sarà spesso sfruttato economicamente dagli altri amici del gruppo.
Il “medium”: Mario ferocity Maccione
Mario Maccione, nato il 15 aprile 1980, abita a Brugherio, va a scuola dai preti con cui avrà sempre un rapporto complicato. Appassionato di musica metal (la sua band si chiama Ferocity), spiritismo e occultismo, già tra i 12 e i 13 anni è convinto di avere doti medianiche. Conosce Fabio Tollis a Cologno Monzese, diventeranno grandi amici suonando anche metal assieme: “Solo rabbia e odio dominano, la violenza è potenza, kill! Non provare a essere sensibile, elimina tutto ciò che ti rende debole, segui il Male… il fascino del dolore, goduria della sofferenza altrui”, “Piramidi di corpi mutilati da cui nascono fiumi di sangue, popolazione cannibale, c’è solo l’oscurità”, “Non ti sei accorto della sua presenza, il killer prepara i suoi aghi”, sono solo alcuni versi dei testi di Ferocity.
Mario Maccione.
Le vittime
Fabio Tollis era nato il 31 maggio del 1981, suonava con Mario, ma era anche bassista e vocalist degli Infliction. Sarà ucciso a martellate con inaudita violenza dal suo amico Maccione, Nicola Sapone e Andrea Volpe nella notte del 17 gennaio 1998 e sepolto in una buca nel bosco assieme alla diciannovenne Chiara Marino, amica e vicina di casa di Paolo Leoni.
Andrea Bontade, portato nel gruppo da Sapone, aveva una personalità molto fragile: morirà in un incidente stradale nel settembre 1998 per istigazione al suicidio. Passerà alla storia la famigerata frase detta da Sapone ad Andrea Bontade: “O lo fai tu o lo facciamo noi”.
Fabio Tollis e Chiara Marino.
Il “Dannato”: Andrea Volpe
Andrea Volpe, il dannato redento o traditore a seconda della prospettiva, vive a Somma Lombardo, nato nel febbraio 1976, tossicodipendente, diventerà il protagonista assoluto della vicenda in quanto il primo a confessare gli omicidi del gruppo, sebbene solo per calcolo e convenienza. Intelligente, magnetico, decadente, dai tratti malinconici, dipendente dall’eroina, probabilmente la personalità più interessante del gruppo, un ragazzo alla disperata ricerca della propria identità. Dopo aver ucciso Fabio e Chiara si tatuerà appena sopra l’ombelico la scritta “Blood Theater”.
Andrea Volpe.
La notte del 24 gennaio 2004 Andrea ucciderà ancora a colpi di pistola la sua fidanzata storica, la coetanea Mariangela Pezzotta, nello chalet di Golasecca dove vive con la sua nuova ragazza appena diciottenne Elisabetta Giulia Ballarin, figlia del giornalista Alberto Ballarin. La ragazza, completamente dipendente da Volpe, che in breve tempo l’aveva iniziata all’eroina, non si tira indietro e lo aiuta a occultare il corpo di Mariangela ancora viva nella serra adiacente all’abitazione assieme a Nicola Sapone. Sarà giudicata e condannata con il resto del gruppo.
Paolo “Ozzy” Leoni
Paolo Leoni, lucido e ambiguo, nasce il 20 febbraio 1977. Secondo la sentenza è considerato il leader ideologico, l’ispiratore dei delitti: non si è mai sporcato le mani di sangue, ma ha favorito e coperto gli altri omicidi. Caratterizzato da tratti sadici, sembrava godere nel sottomettere gli altri, nel manipolare i più giovani come Fabio e Mario. Viveva a Corsico, Milano. Una storia familiare difficile, un contesto duro, avvilente, estremamente problematico: suo padre, Corrado Maria Leoni, livornese d’origine, malato psichiatrico che aveva subìto già un ricovero nel 1959 e altri due nel 1969, nel 1985, quando Paolo aveva soltanto 8 anni, viene internato in OPG a Reggio Emilia per riconosciuta infermità mentale, con l’accusa di omicidio nei confronti di Maddalena Russo. La donna, massacrata di botte e strangolata in un prato di Trezzano sul Naviglio, era sua amante da circa tre mesi, ex ballerina che successivamente aveva aperto una boutique al Giambellino.
Paolo Leoni.
Corrado Maria Leoni tornerà a casa dieci anni dopo nel 1995. Nel frattempo la sorella maggiore di Paolo si ammala di tumore e muore a soli 23 anni verso la fine del 1996. Stessa sorte subirà il padre qualche anno dopo e morirà nel 2001 all’età di 59 anni. Paolo era l’unico davvero interessato all’esoterismo più che al satanismo. Le sue conoscenze passarono a Sapone e da questi a Volpe. Nello chalet di Golasecca, nel 2004, furono trovati quaderni con appunti scritti da Nicola Sapone su viaggi astrali e pratiche esoteriche, non sataniche.
L’amore per l’occulto di Paolo sembrerebbe indirettamente provenire dal padre, che nel quartiere chiamavano “Il Satana” perché faceva sedute spiritiche, aveva tatuaggi, vestiva di nero e indossava monili con strani simboli. La famiglia terrà a sottolineare che Leoni padre non era satanista ma soltanto un eccentrico, che seguiva innocue dottrine spirituali di ispirazione indiana.
Nicola Sapone, l’oscuro
Nicola Sapone, nato il 28 gennaio 1977, ha origini calabresi di cui è orgoglioso; abita a Dairago con il padre che fa l’idraulico e la sorella minore con cui è molto protettivo. La madre, una donna bellissima, a causa delle insostenibili difficoltà relazionali con il marito si allontana dalla famiglia quando Nicola ha appena 5 anni. Sapone racconterà a tutti, probabilmente in primis a sé stesso, che sua madre è morta.
Nicola Sapone.
Mentalità da gangster, personalità originale, oscuro e chiuso, con un insospettabile lato romantico che emerge da alcuni suoi versi: “Sarai mia oscurità, sarai mia luce, naufrago e capitano, diventeremo una cosa sola”, e dai suoi gusti cinematografici: tra i suoi film preferiti infatti ci sono Il viaggio della sposa, Il postino, Il nome della rosa. Cerebrale e concreto allo stesso tempo, in carcere si è laureato in Filosofia, ha partecipato nel ruolo di Agamennone al film “Il pianto degli eroi – L’Iliade e le Troiane nel carcere di Bollate” diretto da Bruno Bigoni e Francesca Lolli, ha curato l’editing e scritto la prefazione del libro “Tutte le lacrime sono trasparenti” di Luisa Colombo, una raccolta di storie vere di donne vittime di violenza.
Una storia di giovani fragili e disturbati
Le Bestie Di Satana uccidono in tutto quattro persone: Fabio Tollis, Chiara Marino, Andrea Bontade nel 1998 e Mariangela Pezzotta, a distanza di 6 anni, nel 2004. È difficile capire come e perché si sia arrivati agli omicidi: ognuno dei coinvolti racconta una versione diversa, tranne, guarda caso, Sapone e Leoni, che hanno scelto il silenzio. Leoni ancora oggi si proclama perfino estraneo ai delitti, Mario Maccione sostiene che tutto sia nato banalmente dalla gelosia per alcune ragazze del gruppo.
Le Bestie di Satana si divertivano a evocare entità attraverso sedute spiritiche. Lo facevano, probabilmente, per sfuggire allo squallore delle loro vite, per cercare emozioni forti, per colmare quel vuoto interiore che li tormentava o, semplicemente, per sottrarsi alla noia quotidiana. Era una fuga dal reale alimentata da un bisogno disperato di significato e potere. Alla fine, il punto di non ritorno venne superato.
I protagonisti di questa storia, giovani, fragili, disturbati, segnati da esistenze difficili e tormentate, si incontrarono come attratti da una sorta di congiunzione astrale maligna. Si passò dalla teorizzazione della violenza alla sua messa in atto, dal gioco mentale al crimine efferato. La fantasia di sangue e morte si tradusse in azione concreta. Questi ragazzi agirono i propri impulsi deviati, oltrepassando ogni confine. Per alcuni di loro, si può certamente invocare l’attenuante della giovanissima età: l’adolescenza è per sua natura un periodo critico, in cui il giudizio è ancora acerbo e l’esperienza del mondo manca. È un’età in cui tutto sembra possibile, ma nulla è davvero compreso fino in fondo. Il bene e il male sono concetti ancora sfumati, confusi e manca l’idea del pericolo e delle concrete conseguenze. Complice l’abuso di droghe, ciò che inizialmente sembrava un gioco si trasformò in un vero film dell’orrore, un incubo reale che ha distrutto per sempre la vita delle vittime ma anche quella dei carnefici, segnandoli per sempre.
L’ombra del doppio livello
Tuttavia restano alcune ombre inquietanti. Una in particolare riguarda Andrea Volpe: perché, a un certo punto, affermò che gli omicidi erano stati commissionati da una misteriosa “Setta X” di Torino? All’epoca delle indagini la notizia fece scalpore e un quotidiano la riportò a tutta pagina. Ma da dove proveniva quel nome? Chi glielo aveva suggerito? Era solo un’invenzione, un tentativo di depistaggio, oppure c’era qualcosa di più? È un interrogativo rimasto sospeso su cui non è mai stata fatta piena chiarezza.
La consulente decapitata
C’è poi un’altra zona d’ombra ancora più sinistra: durante le indagini fu chiesta la consulenza di Patrizia Silvestri, ex amante del cosiddetto “Mago Nero“, presunto leader di una setta esoterica. Gli inquirenti si recarono addirittura a Roma per ascoltarla: poi, il silenzio, nessun seguito, nessuna notizia ufficiale. Solo un fatto terribile: pochi mesi dopo, Patrizia Silvestri fu trovata decapitata. Una coincidenza? Probabilmente sì, ma è difficile ignorare la stranezza di questo episodio.
Un rapporto mai chiarito
Un altro elemento piuttosto strano riguarda ancora il padre di Paolo Leoni. Dagli atti risulta che lasciasse misteriosi bigliettini scritti, indirizzati a Chiara Marino. Ma perché? Che tipo di rapporto c’era tra loro e cosa contenevano quei messaggi? È lecito chiedersi come mai una ragazza di diciannove anni, amica di Paolo, avesse un simile livello di confidenza con suo padre. È una dinamica insolita: quanti, tra noi, possono dire di aver avuto uno scambio epistolare con i genitori degli amici durante l’adolescenza? Una stranezza su cui non si è mai indagato a fondo.
L’epilogo
Oggi, i luoghi di quei delitti sono divenuti mete di un pellegrinaggio silenzioso, dove si aggirano curiosi e studiosi di occultismo attratti dall’eco di un passato oscuro. I boschi di Somma Lombardo, le rive silenziose del Ticino, la villetta maledetta di Golasecca: ogni angolo sembra ancora avvolto da un velo sottile, come se persino il tempo indugiasse, riluttante a posarvi il passo.
La storia delle Bestie di Satana resta sospesa tra la cronaca e la leggenda, tra il fatto e il simbolo. In essa, i temi dell’adolescenza — la perdizione, l’innocenza violata, la fascinazione per la morte — si intrecciano con l’attualità, dimostrando che il Male non abita solo nei castelli in rovina o nei racconti di Lovecraft ma può annidarsi nei volti più comuni, nei desideri inappagati, nell’eco cupa di una chitarra distorta.
Le condanne definitive per Le Bestie di Satana sono:
Andrea Volpe, soli 20 anni per 4 omicidi in quanto ha scelto di collaborare con la giustizia.
Elisabetta Ballarin: 23 anni
Marco Zampollo: 29 anni
Eros Monterosso: 27 anni
Pietro Guerrieri: 12 anni
Mario Maccione, all’epoca minorenne: 19 anni
Nicola Sapone: 2 ergastoli
Paolo Leoni: ergastolo
Oggi sono tutti fuori ad esclusione di Sapone e Leoni.
“Cadono croci nel vecchio cimitero, spiriti maledetti aspettano sulla collina, un serpente luminoso sibila un lamento. Anche la luna piange. Soffiano liberi i grandi venti dello spirito. Fuori e dentro di noi, demoni del fuoco ci consumano”.
Laureata in Psicologia. Affascinata dalla mente umana e dalle vicende misteriose segue e analizza casi di cronaca, soprattutto quelli irrisolti, per approfondirne ogni dettaglio alla ricerca della verità.
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