Cristiano Aprile: analisi di un delitto irrisolto

Scritto da: Alessio Pizzichi

Trentasette, tanti sono gli anni passati da quando un individuo tutt’oggi sconosciuto si introdusse nella casa della famiglia Aprile, uccidendo un ragazzo di 12 anni. Cristiano, che oggi sarebbe un uomo se stessimo raccontando un’altra storia, è la giovane vittima di un omicidio rimasto senza colpevole. Dopo aver presentato il caso in un precedente articolo, stavolta ci poniamo una domanda: è possibile ai giorni nostri riuscire a tracciare una linea su quello che può essere accaduto? Per cercare di dare una risposta è necessario ripercorrere i vari aspetti di questa vicenda.

La pista dello studente

Partiamo dalla linea d’indagine che venne maggiormente battuta, ovvero quella della vendetta di un ex studente del professore Valerio Aprile. La giovane età dell’assassino e il fatto che si fosse presentato in casa cercando un manuale di studio sono tra i principali motivi che spinsero gli inquirenti a scandagliare questa direzione. Sappiamo che Valerio ai tempi insegnava in un istituto tecnico e in una scuola privata. È quindi possibile che il responsabile si nascondesse tra i molti allievi del professore? La Polizia ebbe cura di interrogarli tutti ma non emersero elementi rilevanti su nessuno di essi. Restano quindi aperti due scenari: o l’assassino riuscì a nascondersi talmente bene da non destare sospetti e non tradirsi mai oppure non era realmente un alunno di Valerio e aveva usato quella scusa soltanto per entrare in casa.

L’identikit del killer.

Un’azione approssimativa e allo stesso tempo pianificata

A proposito di entrare in casa, l’accesso nella palazzina di Via Levanna è costituito da due ingressi. Per introdursi all’interno del condominio è quindi necessario passare un cancello che si affaccia nel cortile interno, al termine del quale si arriva al secondo ingresso, una porta a vetri che permette di entrare nell’edificio. Non un percorso facile per un malintenzionato e il rischio di essere avvistati è alto. Non stupisce quindi la testimonianza di uno dei vicini che dichiarò di aver visto, qualche giorno prima del delitto, un ragazzo con caratteristiche sovrapponibili a quelle dell’assassino aggirarsi con fare guardingo all’esterno del comprensorio. Lo stesso individuo avrebbe anche suonato al campanello di casa del testimone per farsi aprire. Questo ci suggerisce un’azione pensata e pianificata ma allo stesso tempo poco lucida dal punto di vista razionale. Un atteggiamento che combacia con quello che sappiamo del comportamento del killer.

Le discrepanze

Nell’articolo precedente avevamo accennato alle differenze tra la testimonianza riportata da Fiorella alla Polizia e quello che dirà nell’intervista alla trasmissione Rai Telefono Giallo a distanza di un anno. Nello specifico colpisce l’aggiunta di un particolare quando racconta dei momenti in cui l’intruso la stava minacciando, pochi istanti prima del delitto Io mi sono fermata un attimo davanti a quel famoso quadro di mia madre e ho detto “Posso stare qui? “Te la preghi dopo a tua madre” gli avrebbe risposto il ragazzo, con un marcato accento romano. Un aspetto che non era emerso negli interrogatori dell’epoca. Poteva essere un ricordo che era riaffiorato a distanza di tempo? E nel caso come faceva l’intruso a sapere che la persona raffigurata nel quadro era la madre di Fiorella? Resta valida anche l’ipotesi che questo passaggio fosse frutto di una personale rielaborazione del trauma, il che spiegherebbe perché inizialmente non fosse stato riportato.

L’interivsta rilasciata da Fiorella Baroncelli, con a fianco la figlia Giada, alla trasmissione Rai Telefono Giallo condotta da Corrado Augias.

L’incognita

Noi abbiamo avuto la sensazione che l’assassino fosse ben al corrente delle mosse della famiglia Aprile” Queste sono le parole pronunciate dall’allora capo della squadra mobile Rino Monaco nella puntata di Telefono Giallo dedicata al caso. Com’è possibile infatti che il soggetto, tutte e due le volte in cui è entrato nella casa, lo abbia fatto in dei momenti in cui Valerio non era presente? Si tratta di una casualità oppure aveva conoscenza dei suoi spostamenti? La risposta non la sappiamo ma il fatto che questo individuo si fosse presentato come un alunno del professore lascia pensare che qualche informazione ce l’aveva. Come potesse averla appresa resta tutt’oggi un mistero.

La furia omicida

Possiamo capire qualcosa di più ponendo l’attenzione sui movimenti dell’assassino sulla scena del crimine? Sono aspetti rilevanti l’accanimento sul membro più piccolo della famiglia e il fatto che lo colpisca per primo, appena si accorge della sua presenza in casa quella mattina. Aveva forse perso il controllo della situazione? Anche se fosse stato così sicuramente Cristiano non rappresentava un pericolo in quanto si trovava in camera sua e stava dormendo. Potrebbe allora venire da pensare che il suo intento fosse quello di distruggere il nucleo familiare, non solo dal punto di vista fisico ma anche sul piano emotivo. È possibile ipotizzare che, nel suo folle disegno, uccidere il ragazzo più giovane gli avrebbe dato modo di innescare una tragedia, come purtroppo è accaduto.

Un grande punto interrogativo

Si rende necessario ripartire dai fatti per cercare di mettere insieme i vari pezzi di una vicenda di cronaca particolare e molto efferata che ha lasciato un ragazzo di 12 anni senza vita e un assassino a piede libero. Una storia cristallizzata nel tempo dove la scarna quantità di informazioni rimaste su di essa ha fatto in modo che se ne perdessero i pochi dati certificati. Una delle certezze è quella dell’esistenza del ragazzo pallido, magro e con i capelli a spazzola che in quel periodo si aggirava nei pressi e all’interno della palazzina di Via Levanna 35, visto da più testimoni.

Su quale fosse la sua identità resta un grande punto interrogativo. Un punto interrogativo che ci auguriamo possa prima o poi essere risolto.

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  • Alessio Pizzichi

    Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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