Da antiquario a stragista: la doppia vita di Paolo Bellini

Scritto da: Alvaro Fiorucci
10 Luglio 2025

Sotto la falsa identità di Roberto Da Silva, ha vissuto per anni protetto da complicità e silenzi negli ambienti della destra, della massoneria e dei servizi deviati. Ricercato per un tentato omicidio, è stato arrestato solo per furto, mentre la sua vera storia restava nascosta. Fu tra gli esecutori della strage di Bologna del 2 agosto 1980, che ha segnato profondamente la storia italiana. Tra fughe, coperture e amicizie insospettabili, la sua vera identità è stata svelata solo anni dopo. Stiamo parlando di Paolo Bellini…

Paolo Bellini in aula alla Corte d’Assise d’appello di Bologna.

Sapevano chi fosse, ma sapevano anche che dovevano ignorare il fatto che fosse ricercato per un tentato omicidio. Il 16 febbraio 1981 lo arrestarono per un furto di mobili antichi e di una pala d’altare. Un ladro, nient’altro. Andare per chiese e antichi palazzi era invece una copertura, protetta almeno da tre dirigenti della polizia che, anni dopo, furono accusati di aver taciuto la vera identità dello straniero dall’italiano fluente e di averlo favorito concedendogli il porto d’armi. Se la cavarono giurando sulla loro ignoranza del taroccamento dei documenti di cui avevano copia. Procedimento archiviato.

L’Identità Segreta: Da Roberto Da Silva a Paolo Bellini

Roberto Da Silva, 24 anni, nato a Rio de Janeiro e commerciante di oggetti d’antiquariato, in realtà era Paolo Bellini, il terrorista nero che oggi la Cassazione ha definitivamente condannato all’ergastolo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, in cui morirono 85 persone. Una strage, paradigma delle trame, dei misteri e dei buchi neri della storia italiana.

Nel 1976 Paolo Bellini – secondo la ricostruzione investigativa – aveva lasciato il Brasile, dove si era rifugiato per mettersi al sicuro dalle indagini sugli attentati neofascisti di quel periodo, ed era tornato in Italia. Godendo di protezioni e complicità negli ambienti della destra, della massoneria e dei servizi deviati, si era stabilito a Foligno con quell’identità di fantasia, Roberto Da Silva, che mantenne per diverso tempo. Furono anni di assoluta tranquillità trascorsi all’Albergo La Nunziatella.

Gli Esecutori e i Mandanti: La Rete Oscura della Strage

L’ex militante di Avanguardia Nazionale, secondo le accuse mosse dalla procura generale di Bologna, era nel gruppo degli esecutori della strage alla stazione insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini (ergastolo) e Luigi Ciavardini (30 anni). A foraggiarli, secondo l’accusa, furono Licio Gelli (capo della loggia P2), Umberto Ortolani (piduista, avvocato e imprenditore), Federico Umberto d’Amato (il potente capo degli Affari Riservati del Ministero degli Interni) e Mario Tedeschi (giornalista e parlamentare del Movimento Sociale Italiano). Presunti mandanti, da tempo deceduti.

Nelle carte dell’accusa c’è anche l’ipotesi che Paolo Bellini, proprio con la falsa identità brasiliana costruita a Foligno e con un complice delle ruberie antiquarie, abbia pernottato vicino alla stazione nei giorni precedenti il massacro. La presenza di Paolo Bellini nella zona dello scalo bolognese è testimoniata inoltre dal riconoscimento fatto dall’ex moglie in un fotogramma impresso dalla telecamera di un turista poco prima dell’eccidio. Indagato per la strage, nel 1992 era stato prosciolto.

L’ex avanguardista nero, a Foligno, non aveva destato sospetti. Chi conosceva la sua identità taceva su tutto, anche sulla latitanza per un tentato omicidio. Chi non la conosceva si trovava davanti un giovane apparentemente insospettabile. Aveva regolarizzato la sua posizione di immigrato, si era fidanzato e alla ragazza prometteva il matrimonio. Iscritto all’aeroclub, aveva facilmente conseguito due brevetti da pilota. E nei cieli dell’Umbria avrebbe volato in compagnia del procuratore di Bologna, Ugo Sisti, il magistrato delle prime indagini sulla bomba del 2 agosto. Una volta il neofascista e il magistrato furono costretti a un atterraggio di fortuna. Ugo Sisti, accusato di favoreggiamento per questa amicizia, sarà poi prosciolto.

La Scoperta della Vera Identità e la Trattativa Stato-Mafia

La vera identità del finto brasiliano verrà scoperta attraverso le impronte digitali nel 1982, durante un processo d’appello per 13 furti. Una decina di anni dopo sarà, secondo alcune fonti d’accusa, tra i protagonisti della trattativa Stato-mafia. Un suo difensore è stato Stefano Menicacci, un avvocato di Foligno, parlamentare del Movimento Sociale, legale di Stefano Delle Chiaie, con il quale nel 1991 fondò una sorta di partito secessionista, la Lega Nazional Popolare.

Nel 1998 finì sotto inchiesta per un presunto tentativo di golpe messo a punto dalla mafia, da un gruppo di neofascisti e di massoni. Indagine archiviata. Come quella che nel 2023, a 91 anni, gli costò gli arresti domiciliari per un piano che intendeva condizionare la magistratura. Menicacci ha negato più volte di essere stato a conoscenza della vera identità di Roberto Da Silva, che invece sarebbe stata nota al parlamentare missino Franco Mariani, ma “a me non lo disse però”. E durante un interrogatorio aggiunse di averlo soltanto “accompagnato a Foligno, dove si comportò in maniera irreprensibile. Si registrò alla Camera di Commercio per vendere gioielli, ottenne il rinnovo del permesso di soggiorno e gli fu rilasciato il porto d’armi”.

Alla fine dello stesso anno, il 4 dicembre 1993, a 92 anni, Stefano Menicacci morì. Della latitanza del suo cliente “brasiliano” si tornerà a parlare con le sentenze che lo hanno condannato all’ergastolo. Paolo Bellini, uno stragista nero che dunque è entrato e uscito dai misteri italiani come un avventore dalla porta girevole di un albergo. Che non è quella della Nunziatella di Foligno, che varcava con in tasca il brevetto da pilota di aereo, per volare con il magistrato che indagava sulla strage di Bologna.

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  • Alvaro Fiorucci, giornalista, ha esercitato la professione di cronista nei quotidiani «Paese Sera» e «La Repubblica». Ha presieduto l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e l’Associazione della Stampa Umbra, organismi dei quali è stato tra i fondatori. Ha insegnato all’Università di Perugia Teoria e Tecnica del linguaggio radiotelevisivo. In Rai ha ricoperto l’incarico di caporedattore del TGR dell’Umbria. Ha pubblicato libri e saggi sui più grandi delitti avvenuti in Umbria negli ultimi cinquanta anni.

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