Delitto di Gabriella Bisi: la lettera anonima e il punto di vista di un Criminologo

Scritto da: Alessio Pizzichi
14 Settembre 2025

Il caso irrisolto di Gabriella Bisi, uccisa brutalmente nei pressi della costa ligure ad Agosto 1987, è recentemente tornato a far parlare di sé. A riaccendere gli interessi una lettera anonima inviata alla redazione del Corriere della Sera dove il mittente dice di aver conosciuto la vittima, esponendo ipotetiche circostanze che avrebbero potuto giocare un ruolo nell’accaduto. Abbiamo ripercorso la notizia e questo ci ha spinto a tornare sulla vicenda, coinvolgendo un esperto del settore per analizzare questo inquietante fatto di cronaca…

Gabriella Bisi.

Gabriella Bisi, 35 anni, arredatrice d’interni, era arrivata a Rapallo da Milano, dove risiedeva, per trascorrere il fine settimana con alcuni amici e con Mauro, un uomo sposato che da più di un anno si frequentava con lei. Una relazione tra amanti.

La sera del 2 Agosto aveva appuntamento con due amiche a un ristorante della zona, ma non si presentò mai all’incontro e improvvisamente si persero le sue tracce. La verità venne a galla dopo giorni di ricerche, quando un testimone rinvenne il suo corpo senza vita. Il cadavere di Gabriella si trovava nella boscaglia della Collina delle Grazie, tra Zoagli e Chiavari, semi-carbonizzato e con i suoi stessi slip stretti attorno al collo, le cui estremità erano state fatte girare attorno a un pezzetto di legno, creando così una garrota. L’assassino aveva effettuato venti giri con quel marchingegno infernale, strangolandola a morte.

Le indagini cercarono di fare luce su questo terribile accaduto, ma non trovarono sbocchi. L’amante aveva un alibi confermato da più persone, trovandosi la sera stessa della scomparsa a una festa. Vennero seguite anche altre piste ma senza risultati che potessero portare a una soluzione. Alla fine l’omicidio di Gabriella Bisi è rimasto un mistero, impenetrabile e oscuro, difficile da ricostruire e forse proprio per questo complicato da risolvere.

UNA LETTERA ANONIMA

È l’11 Agosto 2025, dal caso Bisi sono passati 38 anni e negli ultimi tempi ne hanno parlato in pochi, quando improvvisamente il Corriere della Sera pubblica una notizia. Nell’articolo, scritto da Andrea Galli, si apprende dell’esistenza di una lettera anonima recapitata alla redazione del giornale. La missiva è scritta al computer. Il mittente espone alcuni dettagli su Gabriella:

“Abitava in piazzale Biancamano 2, nella torre, al quattordicesimo piano, dove aveva una piccola abitazione-studio con vista al parco e collaborava con il laboratorio del padre a Tradate»

Scrive inoltre di averla conosciuta bene perché: «Nel gennaio di quell’anno ci siamo conosciuti a una festa di amici fuori Milano. Era fidanzata, come io avevo una fidanzata. È iniziata una storia molto intensa. Essendo entrambi architetti abbiamo ipotizzato anche qualche lavoro insieme di interni. A luglio abbiamo deciso che a settembre avremmo reso nota la nostra relazione, rompendo i legami esistenti. Io a fine luglio sono partito per un torneo di tennis in Sicilia. Ci siamo salutati di persona, mi ha detto che andava al mare, che lì c’era il fidanzato. E che gli avrebbe comunicato la scelta di chiudere».

L’anonimo sembrerebbe fare riferimento all’amante ligure di Gabriella, ventilando la possibilità di una discussione tra i due perché l’arredatrice avrebbe avuto intenzione di chiudere la storia. A un certo punto sembra suggerire l’ipotesi di un delitto su commissione:

«Non credo a un incontro occasionale, piuttosto, vista la modalità di uno strangolamento con le mutande, come segno di disprezzo…Il fidanzato ha un alibi, ma un altro amico magari incaricato no…»

La redazione ha consegnato prontamente la lettera alla Polizia. La missiva è stata analizzata dagli inquirenti, ma la Procura ha fatto sapere recentemente che non riaprirà il caso. Le informazioni riportate non sono sufficienti e devono innanzitutto essere dimostrate, cosa impossibile non conoscendo l’identità del mittente. Per il momento quindi la questione sembra essere stata messa da parte, a meno che l’anonimo non abbia altri argomenti da esporre.

LA PROSPETTIVA DI UN ESPERTO

Tutto ciò che caratterizza questa storia contiene aspetti singolari da approfondire. Per quanto ci riguarda, abbiamo cercato di andare a fondo su un delitto così feroce e peculiare. Per fare ciò abbiamo contattato Massimo Blanco, direttore dell’Istituto di Scienze Forensi, Perito e Criminologo. A lui abbiamo sottoposto una panoramica della vicenda, chiedendo un parere sugli aspetti di maggiore interesse, a partire dalla scena del crimine:

Prima di rispondere ritengo doveroso fare un’importante premessa: parliamo di un delitto avvenuto nel 1987, epoca in cui le tecniche investigative, tra cui la profilazione criminale, le tecniche di indagine sulla scena del crimine e sui corpi delle vittime, non erano al livello di quelle utilizzate oggi. E questo lo notiamo dalle numerose informazioni mancanti o lacunose su diversi aspetti del delitto di cui stiamo parlando.

Ciò premesso, in generale si può dire che la scelta della scena del crimine, un luogo isolato ma facilmente accessibile, è un elemento che caratterizza il modus operandi di assassini  che hanno familiarità con il posto e che sanno quali sono gli orari in cui lo stesso potrebbe essere frequentato. L’assassino non ha bisogno di fare sforzi per pianificare nei dettagli il delitto e ha la quasi certezza di non essere visto da nessuno. In sostanza, un compromesso tra il bisogno di isolamento, senza dover portare la vittima in luoghi lontani, e di controllo dato dalla conoscenza del posto. In conclusione, è ragionevole ipotizzare che l’assassino di Gabriella Bisi conoscesse molto bene il luogo dove ha commesso il delitto.    

A proposito del modus operandi e dei possibili scenari:

In Italia, ma anche in tutti gli altri Paesi occidentali, l’esiguo numero di omicidi per garrotamento sono confinati agli ambienti criminali di stampo mafioso. Quindi, si tratta di un metodo omicidiario caratteristico di esecuzioni ad opera di killer appartenenti alla malavita.

Per quanto riguarda l’omicidio di Gabriella Bisi, l’utilizzo di una garrota “fai da te” è assai singolare. L’omicida è stato così ingegnoso da auto-fabbricare sul momento un micidiale strumento di morte, utilizzando un ramo di robinia per stringere al collo gli slip della vittima fino a strangolarla. Sfortunatamente, come ho detto più volte, non abbiamo elementi a sufficienza e non sappiamo come era fatta questa garrota improvvisata, ma, considerando che nel 1987 non esistevano numerose fonti di informazione come internet, l’ingegno dell’assassino potrebbe far pensare ad un soggetto con una certa dimestichezza con metodi di uccisione pressoché infallibili.

Inoltre, la garrota non è un’arma caratteristica di chi commette un delitto impulsivo e, se non viene utilizzata per un’esecuzione di stampo mafioso, denota la volontà dell’assassino di infliggere una sofferenza alla vittima non solo fisica, ma anche psicologica. Qualora la Bisi fosse stata cosciente, la sofferenza psicologica scaturita dalla stretta del collo potrebbe far ipotizzare ad un omicidio commesso da un soggetto con disturbo sadico di personalità. I tratti sadici sono caratteristici di altri disturbi psichiatrici, in primis il disturbo antisociale di personalità. Il criminale con marcati tratti sadici di personalità prova piacere nell’infliggere sofferenza e nell’umiliare la vittima. Anche il sentimento di potere e dominio è fonte di piacere per il sadico. Per quanto riguarda la vicenda della Bisi, quanto appena detto vale solo nel caso in cui la donna fosse stata cosciente al momento dello strangolamento, circostanza che avrebbe permesso al suo assassino di osservarla e provare piacere mentre la uccideva. Ritengo doverosa una precisazione su quanto ho espresso circa la possibilità che l’assassino fosse una persona affetta da disturbo antisociale di personalità dai marcati tratti sadici: soffrire di una patologia psichiatrica non equivale automaticamente ad un’infermità mentale rispetto ad un crimine.

Potremmo ipotizzare anche qualcosa di diverso dal sadismo, cioè una rabbia assai profonda nei confronti della donna e la volontà di eliminarla con modalità a dir poco brutali, che denotano comunque l’azione di un individuo socialmente molto pericoloso. Inoltre, si può ipotizzare che l’assassino conoscesse la vittima. Infatti, sotto il profilo statistico, ma anche in relazione ai fatti di cui siamo a conoscenza, si può ragionevolmente escludere l’azione di un serial killer o di un omicidio per altri scopi e indirizzarci, in funzione del modus operandi e del luogo del delitto, verso una persona che aveva un forte legame emotivo, probabilmente negativo, con Gabriella Bisi.

IL VELO OSCURO

Nell’esplorazione delle pagine di cronaca nera capita di imbattersi in storie talmente tenebrose e penetranti da lasciarti con una voragine dentro. Possiamo dire che il caso di Gabriella Bisi è una di queste. Un viaggio nelle pieghe più terribili dell’animo umano dove le devianze prendono forma. Sono passati 38 anni da quando la vita di Gabriella si spense per mano di un soggetto mai individuato, 38 anni di un buio che non lascia tregua. Ma, nonostante tutto, in mezzo a quest’oscurità potrebbe rimanere uno spiraglio di luce capace di illuminare il punto giusto. Per questo motivo è importante mantenere vivo il ricordo di una vicenda che non può essere dimenticata.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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