Andrea Sempio era finito sotto i riflettori già nel 2016: il suo dna era stato trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, ma un cavillo scientifico lo aveva scagionato. Oggi, nuove indagini scientifiche lo riportano sotto i riflettori. L’accusa è di omicidio in concorso con ignoti.

Andrea Sempio ospite della trasmissione Quarto Grado.
Martedì 11 marzo 2025. Per le 21 era tutto pronto: sui canali di DarkSide – Storia Segreta d’Italia era prevista una live che stavamo organizzando da tempo. L’argomento era il Delitto di Garlasco, l’ospite era l’avvocato di Alberto Stasi: Giada Bocellari. Sempre molto restia a parlare con i giornalisti, l’avevamo convinta a metterci la faccia e ad affrontare con noi uno degli argomenti più dibattuti della cronaca nera recente. Poi, alle 13.45, il telefono squilla. Al telefono la dott.ssa Bocellari: “Dobbiamo rimandare l’intervista”. Perché? “Per ovvi motivi. Guarda il Tg1”.
Chi è Andrea Sempio?
Andrea Sempio nuovamente indagato per il delitto di Chiara Poggi. Questa la notizia che, lanciata dal Tg1, comincia a rimbalzare su tutti i media principali. Ma chi è Sempio e perché “nuovamente” indagato?
Ebbene, noi di Sempio ci siamo occupati a lungo. Anzi, ci metto la faccia anche io – Gianluca Zanella. Ho scavato a lungo, per anni su Andrea Sempio. Se l’ho fatto è perché ho letto migliaia di carte del processo ad Alberto Stasi, ho studiato gli atti, ho parlato con i protagonisti dell’epoca e con tante persone mai entrate nell’orbita delle indagini, né del circo mediatico. E su di lui ho scritto tanto: prima su IlGiornale.it, poi su InsideOver (e di questo non smetterò mai di ringraziare il coraggio e la lungimiranza di Andrea Pontini).
Andrea Sempio era amico di Marco Poggi, fratello di Chiara. All’epoca del delitto aveva 19 anni. Il suo nome era salito all’onore delle cronache alla fine del 2016, quando un’audace iniziativa della difesa di Stasi aveva aperto un nuovo filone investigativo. Alberto Stasi era da poco stato condannato a 16 anni di carcere dopo un iter giudiziario a dir poco tortuoso e non privo di zone d’ombra. Nel settembre del 2016 i suoi legali, convinti dell’innocenza del loro assistito e ormai senza altra possibilità se non questa, si rivolgono alla società di investigazioni private Skp Investigazioni & Servizi di Sicurezza srl.
Un alibi sospetto
Gli investigatori privati studiano gli atti e si rendono conto dei tanti buchi investigativi rimasti aperti, delle piste mai battute. Quello che emerge – e lo posso confermare avendolo riscontrato personalmente – è che le uniche indagini furono svolte per scavare nella vita di Alberto Stasi. Paradossalmente, non si fece altrettanto sulla vita della vittima.
Partendo da qui, gli investigatori arrivano a individuare Andrea Sempio come soggetto degno di attenzione. Fino a quel momento, il ragazzo era stato sentito due volte dai carabinieri. Una prima volta nel 2007, a pochi giorni dal delitto, una seconda volta nel 2008, un anno e due mesi dopo i fatti. È questa seconda deposizione che attira in particolar modo l’attenzione degli investigatori.
Di fronte ai carabinieri, infatti, il ragazzo fornisce un racconto molto più dettagliato della volta precedente e alla fine, spontaneamente, offre agli inquirenti una prova a supporto del suo alibi per la mattina del 13 agosto 2007: lo scontrino di un parcheggio che certificherebbe la sua presenza a Vigevano nella mattinata. Proprio questa non richiesta solerzia nel certificare la sua estraneità ai fatti, unita alle condizioni intonse dello scontrino, fa scattare un’attività di monitoraggio mirata a scandagliare la vita di Sempio.
Le tre telefonate di Sempio mentre Chiara era sola in casa
A contribuire in maniera determinante nel far concentrare le attenzioni su di lui, le tre chiamate a casa Poggi effettuate mentre il suo amico, Marco, era già in vacanza e Chiara era sola in casa. Tre chiamate effettuate tra il 7 e l’8 agosto 2007, due di una manciata di secondi, una più lunga [21 secondi, nda].
Gli inquirenti dell’epoca chiesero conto a Sempio di queste telefonate. Le risposte fornite, però, non destarono sospetto. Di diverso avviso sono gli investigatori della Skp: se il ragazzo giustifica la prima telefonata con un errore e le altre due per sapere dove fosse il suo amico, gli investigatori sostengono che non potesse non sapere che Marco Poggi era fuori, avendo passato con lui la sera precedente alla partenza per il Trentino e avendo organizzato con lui e altri amici una vacanza in Toscana da farsi proprio dopo il rientro di Marco Poggi.
Nonostante tutti questi elementi di sospetto, gli avvocati di Stasi non possono ancora permettersi di imbastire una richiesta di revisione. Di qui la necessità di trovare qualcosa che potesse collocare Sempio sulla scena del crimine. Entra a questo punto in gioco il Dna.
Quel DNA sotto le unghie di Chiara
L’unico elemento rimasto senza un approfondimento era infatti quel dna maschile ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi e, fino a quel momento, attribuito a soggetto ignoto. Che non fosse il dna di Alberto Stasi, infatti, era già chiaro dal 2014 e, in particolare, emergeva da una perizia tecnica svolta dal professor Francesco De Stefano, genetista dell’Università di Genova incaricato di svolgere queste analisi dopo quelle effettuate sui margini ungueali della vittima nel 2007 dai carabinieri del Ris di Parma, analisi, queste, che non avevano portato a nulla. Accenniamone brevemente.
Nel 2007 i RIS avevano tamponato i margini ungueali [tutti tranne il mignolo della mano destra, perché troppo piccolo, nda] con esito negativo per il dna maschile. Gli strumenti all’epoca a disposizione non erano certo quelli di oggi e i carabinieri si limitarono a togliere “lo sporco”. Il fatto che poi le unghie fossero intrise del sangue della vittima, impedì di accertare la presenza di altro dna che non fosse quello della stessa Chiara Poggi. Nel corso poi del processo di Appello di rinvio a carico di Alberto Stasi, nel 2014, l’avvocato della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, chiese di effettuare nuove analisi sui margini ungueali della vittima avvalendosi delle nuove metodologie scientifiche a disposizione.
È qui che subentra il perito De Stefano. In questa occasione, le unghie di Chiara Poggi vengono “sciolte” in una soluzione, permettendo di isolare la presenza di dna precedentemente non rilevato. Fatta questa prima operazione, il ricavato viene eluito, pronto per essere analizzato.
Un primo test gli permette di rinvenire il dna di Chiara Poggi e certificare quindi la validità scientifica del metodo utilizzato. A questo punto si passa a cercare la presenza di dna maschile. Qualcosa esce fuori, per questo si decide di fare un test molto importante, che viene effettuato il 30 luglio del 2014. Da questo test cosa emerge? il profilo completo di un dna maschile.
Comprensibilmente, il 6 agosto il perito chiede di poter prelevare quanto prima un campione di dna di Alberto Stasi. Se fino a quel momento era mancatala pistola fumante, la prova regina della sua colpevolezza, la presenza del suo dna sotto le unghie di Chiara – per quanto fosse stato il suo fidanzato – avrebbe costituito l’ennesimo tassello di un puzzle che disegnava la sua colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”.
La mossa audace della difesa di Stasi
Pochi giorni dopo, il 20 dicembre 2016, la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, presenta un esposto alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano. Per Andrea Sempio è l’inizio di un incubo a occhi aperti.
Le prime indagini su Sempio
Per competenza, le indagini su Andrea Sempio, iscritto nel registro degli indagati il 23 dicembre, vengono svolte dalla Procura di Pavia. Nel febbraio del 2017 la macchina della giustizia si rimette in moto e il Gip Fabio Lambertucci dispone l’avvio di intercettazioni telefoniche e ambientali per monitorare le attività di Sempio, sul quale indagano il sostituto procuratore Giulia Pezzino e il procuratore aggiunto Mario Venditti. Andrea Sempio viene interrogato il 10 febbraio. Gli inquirenti si concentrano sulla natura di quelle telefonate a casa Poggi e sulle ragioni che hanno portato a conservare in modo così attento lo scontrino di un parcheggio.
Sempio affronta tutto con apparente calma e sicurezza. Si ha quasi l’impressione che abbia avuto modo di prepararsi preventivamente e, in effetti, anche a leggere le intercettazioni in cui parla con i genitori e con i suoi avvocati, pare di capire che l’indagato sia a conoscenza della natura delle indagini a suo carico.
Nel frattempo, l’avvocato della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, sembra infastidito dalla possibilità che emergano nuove e inaspettate veritàsu un caso che ormai sembrava chiuso, e per questo già a fine dicembre aveva inviato due memorie rivolte agli inquirenti, in cui sottolineava con forza l’inutilità delle nuove indagini, considerando il fatto che quel dna su cui riponevano le loro speranze i legali di Stasi era stato considerato degradato già nel 2014 e che, tra le altre cose, si trattava quasi sicuramente di un dna oggetto di “trasferimento secondario e terziario”. Cosa significa? Significa che secondo Tizzoni, che riprende quanto già suggerito da De Stefano, quel dna che la perizia di Linarello individua come quello di Andrea Sempio può essere finito sotto le unghie di Chiara perché il ragazzo, in quanto amico di Marco Poggi, avrebbe più volte utilizzato il computer della famiglia. Lo stesso computer utilizzato anche da Chiara. Il suo dna, quindi, potrebbe essere rimasto incastrato tra i tasti e – da qui – essere finito sotto le unghie della vittima.
Ad ogni modo, le indagini non prendono il volo. Alla fine passa il concetto che quel dna è degradato. Lo ripete a sit anche De Stefano, nonostante proprio lui l’avesse utilizzato per confrontarlo con quello di Stasi. Come a dire: quando serviva, era buono. Dopo era degradato. Certo, come minimo ci si sarebbe aspettati una perizia tecnica disposta dalla Procura. E invece no. Basta la parola del perito del 2014. Gli inquirenti non ritengono utile approfondire la questione e il 17 marzo 2017 arriva la richiesta di archiviazione per Sempio.
La strigliata della Procura di Pavia
Il Gip Lambertucci condivide in pieno le considerazioni dei pm Pezzino e Venditti e definisce l’iniziativa giudiziaria intrapresa “al limite della giuridica ammissibilità, pur mantenendosi all’interno di detto limite”. Nella richiesta si legge anche: “in pratica, la odierna denunciante, conscia di non possedere gli elementi necessari a domandare la revisione del processo a carico del figlio, ha offerto, confidando sul principio costituzionale della obbligatorietà dell’azione penale, qualche parziale ed incompleto elemento al titolare delle indagini, in modo che quest’ultimo provvedesse ad attivarsi esplorando la serietà e consistenza degli elementi offerti e ne trovasse – auspicabilmente – di ulteriori […] È sempre possibile mettere in discussione l’accertamento di un fatto irrevocabilmente accertato qualora si riesca a dimostrare che quel fatto è stato commesso da altri”.
Un giudizio duro, una vera lavata di capo per i legali di Stasi e per il genetista Linarello, disegnato in questa richiesta di archiviazione quasi come un principiante in malafede: “Il giudicante concorda con il pubblico ministero nel considerare come radicalmente priva di attendibilità la consulenza tecnica sul materiale genetico offerta oggi dalla difesa di Stasi […] la consulenza di Linarello è viziata ab origine già nella formulazione del quesito laddove pretende di confrontare i risultati di oggi con quelli ottenuti dalla perizia di De Stefano”.
Una pretesa davvero assurda. I pm affondano ancora di più la lama: “rileggendo criticamente l’elaborato allegato all’esposto, la conclusione che pare di poter trarre è che non vi è alcuna corrispondenza tra il materiale genetico rinvenuto sui reperti ungueali di Chiara Poggi ed il dna di Sempio, anche se si ribadisce che il materiale genetico estratto dai reperti ungueali della vittima NON È IDONEO AD EFFETTUARE NESSUN CONFRONTO [maiuscolo nell’originale, ndr], poiché i risultati emersi dalle tre estrazioni di dna nelle tre prove effettuate dal perito sono divergenti ed incostanti, quindi del tutto inaffidabili” Ciò equivale a dire che la consulenza di Linarello è assai suggestiva ma totalmente priva di valore scientifico. “[…] tracce del dna di Sempio ben potevano posizionarsi sulle unghie di Chiara Poggi in via mediata per il fatto che entrambi usavano un computer fisso in casa Poggi che il fratello di Chiara e i suoi amici utilizzavano spesso per seguire videogiochi comandati da tastiera”. L’epilogo è scontato. Il 23 marzo arriva l’archiviazione.
I legali di Stasi, il genetista Linarello e la società di investigazioni finiscono indagati per violazione della privacy, falso e calunnia. Se tanto rilievo viene dato alla notizia, quasi nessuno sa che poco dopo si arriva all’archiviazione per l’assoluta infondatezza della notizia di reato. Ma tant’è.
Le nuove indagini
Da quel momento, Andrea Sempio esce dai radar. Recentemente, si era tornati a parlare del delitto di Garlasco dopo il rifiuto della CEDU di concedere ad Alberto Stasi la revisione del processo. Poi, oggi, la doccia fredda. Da quello che si apprende in queste ore, quel dna considerato degradato da De Stefano e dalla Procura di Pavia è stato oggi oggetto di nuovi approfondimenti, confermando sostanzialmente il lavoro svolto da Paquale Linarello.
Mi sono messo in contatto con lui dopo tre anni dall’ultima volta in cui ci siamo parlati. Come sempre, è stato molto gentile e disponibile. La notizia di oggi, per lui ha il sapore della rivincita: “posso sbilanciarmi poco, perché in realtà sono stato tenuto abbastanza all’oscuro volutamente, per non influenzare i colleghi, perché è stata fatta un’ulteriore consulenza, da parte di due professori, uno italiano e uno straniero, a cui è stato fornito lo stesso materiale che era stato fornito a me. Naturalmente danno ragione a me”.
Linarello ci fornisce anche qualche dettaglio in più: “La Procura di Pavia ha fatto altre indagini in autonomia e hanno disposto una nuova consulenza. Anche questa dà ragione a me. Quindi semplicemente quello che io ho detto nel 2017 è stato ripreso da tre individui diversi, tre professionisti genetisti forensi che danno ragione a me. Chiaramente”.
Gli abbiamo chiesto un parere generale su quello che accadrà ora: “Questo non vuol dire niente – ci ha risposto – però adesso gli inquirenti dovranno spiegare per quale motivo sotto le unghie di Chiara c’era il dna di Andrea Sempio, dal momento che Sempio non frequentava quella casa da almeno 3-4 giorni prima del delitto”.
Già, sarebbe bello avere una risposta alle stesse domande che qualcuno si era fatto nel 2016. Oggi, forse, la tecnologia ci verrà incontro. Intanto, Andrea Sempio ha ricevuto un avviso di garanzia e domani dovrà presentarsi nella sede della scientifica dei carabinieri di Milano per essere sottoposto all’esame salivare e al tampone. Come si apprende da notizie apparse in queste ore (e faccio riferimento a un articolo di Fanpage), già la scorsa settimana Sempio era stato invitato a sottoporsi al prelievo del dna, ma – come sostiene il suo avvocato Massimo Lovati – aveva rifiutato.
Secondo l’avviso di garanzia, l’accusa contestata a Sempio è di omicidio in concorso con ignoti o con lo stesso Alberto Stasi. Insomma, la storia ricomincia. Ma io non ne avevo dubbi.
Guarda il video
Articoli collegati
↪ Garlasco: sul dna si poteva fare chiarezza nel 2016
↪ Delitto di Garlasco: chi è l’uomo misterioso?
Guarda il video
↪ Il delitto di Garlasco





0 commenti