“Sulla scena del delitto, un solo killer”. Eccola la bomba fumogena. L’ennesima. Neanche il tempo di depositare il risultato della BPA in procura che già in tanti si sperticano a rivelarne i risultati. Ma chi ha avuto il tempo di leggerla davvero? Bufale o notizie? O magari, un’operazione più sottile?

La scenda del delitto di Garlasco.
BPA è l’abbreviazione di Bloodstain Pattern Analysis. Si tratta di quella disciplina che studia la forma, la direzione, la distribuzione, il volume e, possibilmente, l’origine delle tracce ematiche su una scena del crimine. Se siete appassionati della serie tv Dexter, sapete esattamente di cosa si parla. Ma forse lo sapete anche se seguite le notizie che riguardano il delitto di Garlasco.
“Sulla scena del crimine, un solo killer”: genesi di una bufala
Qualcuno forse lo ricorderà, ma questa estate i carabinieri del Ris di Cagliari erano tornati nel villino di via Pascoli, dove Chiara Poggi è stata uccisa. Diciotto anni dopo i fatti, il reparto di investigazioni scientifiche dell’Arma dei Carabinieri è tornata sulla scena del crimine, sollevando non pochi interrogativi sull’utilità delle nuove analisi. L’obiettivo della procura di Pavia non era tanto (o almeno, non solo) quello di riscrivere la ricostruzione del delitto, ma di assicurarsi che il lavoro svolto dagli investigatori dell’epoca fosse stato sufficientemente accurato. Altro obiettivo – non apertamente dichiarato ma intuibile, vista la natura delle indagini a carico di Andrea Sempio (indagato per omicidio volontario in concorso con altri o con lo stesso Alberto Stasi) – quello di capire se sulla scena del delitto ci fossero una o più persone. Ieri, 16 settembre, i carabinieri del Ris di Cagliari hanno depositato i risultati delle loro analisi in procura e subito è iniziata a circolare una notizia, battuta prima dalle agenzie AGI e ADNKronos, ripresa da tutti i telegiornali e sventolata da alcuni noti giornalisti sempre sul pezzo: sulla scena del crimine c’era una sola persona. Ma quanto c’è di vero? Prima di rispondere alla domanda, capiamo anche un’altra cosa: perché il Ris di Cagliari?
Perché il RIS di Cagliari
Non ne abbiamo la certezza, ma l’intuito ci porta a ritenere che la scelta della procura di Pavia di affidare delle indagini tanto delicate al Ris di Cagliari risieda nel fatto che, al comando del reparto, c’è un vero e proprio fuoriclasse, soprattutto quando si parla di BPA: il tenente colonnello Andrea Berti, colui che materialmente si è recato in procura a consegnare la relazione del lavoro svolto. Ma chi è Berti? Per anni al comando della sezione di Biologia del Ris di Roma, nel corso della sua carriera ha svolto e coordinato indagini e analisi su casi estremamente delicati e di grande risonanza mediatica: dall’omicidio di Elisa Claps, passando per quello della contessa Albertica Filo della Torre, fino al delitto Pasolini. Potremmo citare anche le indagini a seguito della strage di Nassyria, ma l’elenco prosegue ed è molto lungo. Insomma, Berti sembra essere una garanzia e le voci che da ieri sono iniziate a circolare, in merito a una fuga di notizie proprio dal Ris, oltre che essere infondate, sono anche offensive nei confronti di un reparto che di certo ha più a cuore il lavoro di laboratorio che non i salotti televisivi. E parlando di fughe di notizie, spieghiamo perché quella del killer unico è una bufala.
Fiato alle trombe (stonate)
Il fatto che nemmeno dopo un’ora dal colloquio di Berti in procura sia iniziata a circolare questa voce può essere interpretata in due modi: o la procura di Pavia – blindatissima per sei mesi – si è lasciata sfuggire un’indiscrezione riguardo una delle cose più importanti che riguardano l’attuale indagine, oppure qualcuno – artatamente – ha lanciato la solita bomba fumogena. E se così fosse, sarebbe interessante capire esattamente chi sia stato il primo e quali sono le sue ragioni. Noi un’idea ce l’abbiamo. E molto chiara, vedremo se il tempo ci darà ragione.
C’è poi una considerazione da fare: chi ha potuto leggersi le centinaia di pagine della relazione (circa 300, secondo il criminologo Carmelo Lavorino), tanto da rivelarne in tempo reale il contenuto? Per rispondere, non possiamo che tornare alle due opzioni di cui sopra: o abbiamo una talpa, o ci troviamo di fronte a un’operazione più sottile. In entrambi i casi, un fatto preoccupante, soprattutto per lo stato di salute del giornalismo italiano.
Al momento, l’unica certezza è che i risultati del lavoro del Ris sono all’attenzione dei pm di Pavia. Stop. Se poi emergerà che effettivamente sulla scena del crimine c’era un solo killer (e non è detto che con ciò si intenda “una sola persona”), ne prenderemo atto e ovviamente ce ne faremo una ragione. Per ora, noi restiamo della nostra idea – che magari sarà sbagliata -, e riteniamo che più persone abbiano agito o contribuito alla morte di Chiara Poggi. Chiunque invece in queste ore si affanni a dire il contrario, o a citare il contenuto della BPA, o sta dando fiato alle trombe per mascherare l’assenza di argomentazioni solide, o è in malafede. In ogni caso, si tratta di una bufala. L’ennesima.





Ehi Gianluca, ottimo articolo come al solito!
Non è solo una “bufala” in senso generico, è un vero e proprio atto di sabotaggio.
A livello investigativo, un’indiscrezione del genere può minare anni di lavoro e compromettere la validità di un’intera indagine.
A livello giornalistico, mette in discussione la serietà e l’etica del mestiere.
A livello umano, si gioca con la vita delle persone coinvolte in un caso così delicato.
Hai ragione tu, non può essere solo un errore: c’è un intento, e questo rende il tutto ancora più preoccupante. Più che la BPA in sé, il vero “killer” qui è la disinformazione che si diffonde a un’ora precisa e con un obiettivo preciso. Se c’è una cosa che il tuo pezzo fa capire, è che il vero mistero non è più la scena del crimine, ma chi sta manipolando la narrazione. Complimenti.