Sempio e Stasi si conoscevano? E se non si conoscevano, chi sono gli “ignoti” che avrebbero agito – secondo l’accusa – con Sempio? Cerchiamo di mettere in fila qualche elemento. Dopotutto, ce ne sono tanti che sono stati ignorati all’epoca delle indagini.

Andrea Sempio esce dalla caserma dei Carabinieri Montebello di via Vincenzo Monti accompagnato dai suoi avvocati. Milano, 13 Marzo 2025.
Mentre già è guerra di ospitate in televisione, dove – l’un contro l’altro armati – i tifosi dell’innocenza di Stasi e quelli dell’innocenza di Sempio si attaccano a suon di frasi fatte e poca (o nulla) conoscenza degli atti; mentre l’avvocato Massimo Lovati parla di “macchinazione” e mentre il suo assistito, Andrea Sempio, questa mattina è stato accolto da una folla di giornalisti di fronte alla caserma dei Carabinieri dove è stato sottoposto a tampone salivare (i risultati del test sono attesi in un arco di tempo che va dalle 24 alle 48 ore), c’è un dettaglio che suona il più inquietante di tutti. Si legge infatti nell’avviso di garanzia che a Sempio viene contestata l’accusa di omicidio volontario “in concorso con ignoti o con lo stesso Alberto Stasi”.
Un dettaglio che smonta anni di indagini
Quello che a molti è sfuggito è proprio questo: se è vero che gli inquirenti stanno indagando su diverse impronte e ipotizzano la presenza sulla scena del crimine di non una, ma due persone, allora dal 2007 al 2015 che cosa è avvenuto? Come interpretare l’articolata vicenda giudiziaria che ha visto solo, unico, assoluto protagonista il biondino dagli occhi di ghiaccio, Alberto Stasi? Ma come? Non era stato lui “oltre ogni ragionevole dubbio” a uccidere la fidanzata?

Le macchie di sangue all’interno della villetta di Garlasco in una delle immagini allegate alla consulenza di parte civile nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi.
Certo, manca un movente, manca un’arma del delitto, ma per anni l’unica certezza (quella dei criminologi da salotto televisivo, dei commentatori da social network e degli investigatori miopi) è che Stasi abbia agito da solo. Un killer spietato e calcolatore. E adesso quel dettaglio che cambia tutto. Sulla scena del crimine c’erano – stando alle ipotesi investigative – almeno due persone.
Stasi e Sempio si conoscevano?
Nell’avviso di garanzia si ipotizza un concorso con Stasi. E ci mancherebbe altro, come fai a gettare alle ortiche anni e anni di nulla investigativo? Ma ragioniamo un attimo: per quanto fatte male, le indagini hanno scandagliato in lungo e in largo la vita di Alberto Stasi: il suo computer e il suo cellulare sono stati sezionati, così come la sua intera rete relazionale. Mai – MAI – è emerso un legame di alcun tipo con Andrea Sempio, probabilmente i due nemmeno si conoscevano, nonostante Garlasco non sia New York City. Altri giri, altri interessi, nulla da poter condividere. Nessuna testimonianza che si avvicini anche solo a suggerire un possibile collegamento tra i due. E allora bisogna tornare a quel “in concorso con ignoti”. E qui si rischia davvero di sollevare il coperchio del Vaso di Pandora.
Gli ignoti
Chi possono essere gli “ignoti”, o meglio, l’ignoto in compagnia del killer sulla scena del crimine? (chiunque sia il killer, ovviamente). Difficile dirlo, almeno al momento. Di certo sarebbe stato più semplice arrivare a un nome se le indagini dell’epoca fossero state fatte nel modo giusto. Qualcuno ricorderà, per esempio, quel posacenere sporco (ma senza mozziconi) che si vede in alcune foto dei carabinieri nella cucina di casa Poggi e che non venne mai repertato. Chiara non fumava, suo padre si, ma era in vacanza da qualche giorno e sarà proprio la mamma di Chiara, la signora Rita Preda, a sostenere che sua figlia non avrebbe mai lasciato il posacenere sporco in cucina. Se aggiungiamo che tra i capelli di Chiara, durante i primi esami sul corpo, vennero trovate tracce di fumo, diventa chiaro il valore di quell’oggetto: qualcuno, quella mattina, ha fumato vicino a Chiara. E poi, probabilmente, ha fatto sparire i mozziconi. Quindi il nostro “ignoto” fuma.
Il nostro ignoto conosce anche molto bene casa Poggi. Questo non venne mai sottolineato all’epoca dei fatti, ma è sicuro che qualcuno – il killer o, appunto, l’ignoto – abbia rovistato in alcuni cassetti della cucina e di una saletta al piano terra, probabilmente per cercare qualcosa con cui pulirsi o pulire qualcosa, o magari una busta di plastica dove infilare qualcos’altro.
“Mi sono inventato tutto”
Qualcuno poi ricorderà il grande assente dalle narrazioni di questi giorni: Marco Muschitta. Nei primi giorni dopo il delitto, Muschitta ebbe – suo malgrado – il suo quarto d’ora di celebrità, che in seguito gli costò un’accusa per calunnia da cui fu scagionato solamente nel 2011. Da allora, di lui si sono perse le tracce.
Muschitta è il testimone che, di fronte ai carabinieri, dove si era recato spontaneamente disse di aver visto, in un orario compatibile con l’omicidio, una ragazza in sella ad una bicicletta nera da donna (la stessa vista da altre due testimoni). La descrizione fu minuziosa, Muschitta disse che la ragazza reggeva in mano un oggetto metallico, una sorta di ferro da camino. L’uomo, 35 anni all’epoca, fece anche un nome. Un nome evidentemente pesante perché, se si legge il verbale, si nota una cosa che ha del freudiano: una volta chiuso e firmato, dopo uno spazio bianco, c’è – circa dieci minuti dopo – la riapertura del verbale, dove sono riportate le parole di Muschitta: “Scusa, mi sono inventato tutto”.
Le amicizie di Chiara e il mistero del secondo cellulare
Se si studiano le carte, non si può non notare un buco nero per quanto riguarda la rete amica di Chiara. Un terreno rimasto vergine, inspiegabilmente insondato. Il fatto che la ragazza non coltivasse le proprie amicizie non è del tutto vero. Sono diverse le sue amiche e colleghe che riferiscono di frequenti scambi di mail o di sms, eppure di tracce di questi scambi ne risultano davvero poche. È possibile? I testi hanno mentito? Se così fosse, è stata approfondita la questione? No. E allora, anche qui, la domanda viene spontanea: Se neanche le mail sono state ritrovate, come si può escludere che Chiara non conoscesse anche qualcuno che non è rientrato nell’alveo delle indagini?
Possibile che a quel “qualcuno” si riferisse la teste F. D. M.? La D. M. era la vicina di scrivania di Chiara alla Computer Sharing, la società dove la vittima lavorava prima del delitto. Sentita il 18 agosto e il 12 settembre del 2007, la D. M. – con cui Chiara di tanto in tanto scambiava confidenze – dice una cosa interessante: “Posso dire che aveva molti amici con i quali si intratteneva volentieri al telefono e nel mese di luglio mi aveva parlato di una festa a cui si sarebbe dovuta recare in una villa con una piscina che però non mi ricordo dove si trovasse”.
Una descrizione precisa fatta da una persona che vedeva Chiara più o meno tutti i giorni infra-settimanali. Può essersi sbagliata? Il dettaglio di un secondo cellulare non è cosa da poco. Se davvero è esistito, dov’è finito? Per quale motivo ce l’aveva? Con chi parlava? Non lo sappiamo, gli inquirenti, anche in questo caso, sembrano essere stati distratti da altro.
Possibile che quel “qualcuno” rimasto fuori dalle indagini fosse la persona che – verosimilmente – ha accompagnato Chiara, nel maggio del 2007, a fare shopping in pausa pranzo in due diverse zone di Milano? Sì perché in effetti, indagando sulle sue transazioni bancarie, gli inquirenti hanno registrato nella giornata del 31 maggio 2007 un pagamento effettuato alle ore 12.23 presso un negozio di camicie in via Pattari. Un secondo pagamento, stavolta alle ore 12.56, viene effettuato in una libreria a Piazza Gramsci. In pratica dall’altra parte della città, dove il telefono di Chiara aggancia un minuto dopo la cella locale. Considerando che in tram occorrono circa 30 minuti per passare da una zona all’altra, è verosimile che si sia spostata in macchina. E considerando che a Milano ci arrivava sempre e solo con i mezzi pubblici, viene da chiedersi chi guidasse la macchina. Buco nero, ovviamente.
Il vaso di Pandora
L’immagine è quindi quella giusta. Ora che le carte vengono rimescolate, c’è la concreta possibilità che tutto ciò che non è stato fatto all’epoca, venga fatto oggi. Certo, il tempo è tiranno, la memoria vacilla, ma le tecniche scientifiche e investigative – come avevamo scritto in un articolo decisamente profetico – hanno fatto passi da gigante. E allora è possibile che in queste ore l’ignoto stia vivendo attimi di angoscia, avvertendo il cerchio che si stringe attorno a lui/lei.
Una cosa è certa: se verranno scoperti gli altarini, altro che vaso di Pandora.





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