Delitto di Gemona: il disagio dietro l’orrore

Scritto da: Alessio Pizzichi
22 Agosto 2025

Il terribile delitto di Alessandro Venier, ucciso e smembrato a Gemona il 30 luglio, continua a suscitare sconcerto e interrogativi. Mentre il caso si evolve e nuovi dettagli emergono, proviamo a ripercorrere alcuni aspetti dell’esistenza della vittima e i primi risultati dell’autopsia…

Alessandro Venier.

Chi era Alessandro Venier? Pare che, secondo certi racconti, non fosse considerato una persona “comune”. Le sue scelte di vita, i comportamenti osservabili nel tempo e le traiettorie personali hanno contribuito a delinearne una figura difficile da catalogare. Un’esistenza che sembrerebbe essere stata costruita su una serie di episodi inquietanti: una lesione personale grave, la coltivazione di cannabis e attività illecite legate al recupero di residuati bellici. Resoconti che descrivono un passato turbolento, segnato da denunce per procurato allarme e minacce, oltre a un episodio di violenza contro un ex collega e ad aggressioni verso gli animali. Una catena di vicissitudini che, se confermate, potrebbe indicare una tendenza a fronteggiare le sofferenze interiori attraverso percorsi distruttivi. Tessere che dipingono un mosaico complesso che ad oggi resta da definire.

I primi risultati dell’autopsia

L’aspetto più agghiacciante di questa tragica vicenda risiede tuttavia nella brutalità del suo omicidio. L’autopsia eseguita il 13 Agosto ha chiarito che la causa della morte è stata lo strangolamento, seguito dal depezzamento post mortem, come confessato dalla madre sotto interrogatorio.
Le analisi suggeriscono che per il macabro smembramento possa essere stato utilizzato un seghetto, trovato nella cantina dove il cadavere è stato rinvenuto. Saranno effettuati ulteriori esami sul corpo e sulle evidenze trovate, fatidici dettagli che potrebbero confermare o confutare le teorie correnti.

Le sfaccettature della vicenda

Il macabro epilogo della vita di Alessandro Venier invita a riflettere su temi più ampi: la famiglia, le relazioni interpersonali e il modo in cui le cicatrici dell’anima possono evolversi. La confessione della madre, un momento cruciale in questo dramma, mette in luce una complessità di rapporti familiari che potrebbero aver svolto un ruolo significativo. Il racconto che avrebbe rilasciato, ricostruendo una situazione di terrore e angoscia vissute all’interno della villetta dove abitavano. Il piano escogitato per uccidere Alessandro, sezionato e riposto nel bidone nell’attesa che i suoi resti si decomponessero per poi venire sparsi in montagna. Dopo tutto ciò la compagna sarebbe dovuta tornare a vivere in Colombia insieme alla famiglia e nessuno avrebbe mai saputo nulla di ciò che era successo. Questi sarebbero i dettagli affiorati in fase di interrogatorio mentre Maylin deve ancora essere ascoltata dagli inquirenti, dato che al momento non sussistono le condizioni.

I rilievi e le testimonianze continuano a costruire un quadro investigativo sempre più articolato, in attesa delle analisi forensi e dei suoi esiti che potrebbero chiarire ruoli e responsabilità. La ricostruzione dei fatti è in evoluzione: nuove prove potrebbero cambiare l’interpretazione degli eventi, confermando o smentendo teorie attuali e guidando eventuali interventi giudiziari e processuali futuri.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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