Era il 2 agosto 1987 quando Gabriella Bisi scomparve nel nulla. Professionista brillante e donna solare, venne ritrovata morta poco dopo, lasciando dietro di sé solo domande e dolore. Le indagini non portarono mai a un colpevole, ma oggi, quasi quarant’anni dopo, il suo nome torna a far parlare: una misteriosa lettera anonima, inviata al Corriere della Sera, rilancia i sospetti su un imprenditore ligure legato alla vittima. Un’amica di Gabriella ci ha contattato manifestando non poche perplessità sulla lettera anonima…

Gabriella Bisi.
“Facevo parte della sua cerchia di amici milanesi, il suo omicidio mi ha segnato profondamente e ancor più la sua mancata soluzione.”
Queste sono le parole di un messaggio arrivato sulla nostra mail. A scriverlo è una donna che è stata amica di Gabriella Bisi. Ha chiesto di mettersi in contatto con noi per cercare di recuperare le fila di una storia che si è persa nel tempo, ricostruire situazioni e spunti che potrebbero essere nuovamente valutati. Così insieme a lei abbiamo ripercorso quegli anni: i ricordi, le esperienze, i pensieri, fino ad arrivare alla missiva anonima ricevuta recentemente dalla redazione del Corriere della Sera. Una lettera misteriosa che spinge a delle riflessioni…
Il ricordo di un’Amica
Gabriella era una ragazza libera, molto solare, sempre col sorriso. Ricordo molto bene che siccome compiva gli anni non proprio lo stesso giorno mio, ma sempre più o meno nel solito periodo, il suo ultimo compleanno lo abbiamo festeggiato insieme, abbiamo fatto una festa a casa del mio fidanzato dell’epoca. Lei era una persona molto dolce, tranquilla, non l’ho mai sentita né infervorarsi né usare toni accesi. Una persona che vedeva sempre il bello nel mondo e negli altri, non aveva pregiudizi ed era sempre molto aperta. In un periodo in cui cercavo casa, lei viveva in un bell’appartamento, anche se non particolarmente grande, in una zona molto bella di Milano e mi aveva detto, ma casomai, io ti posso dare una stanza.
Ha avuto una vita particolarmente sofferta dal punto di vista degli affetti, perché la mamma era morta molto giovane, lei stessa si era sposata molto giovane, ma è rimasta anche presto vedova. Nonostante tutto era una persona positiva con uno spirito positivo verso la vita. E quella era la sua chiave di volta per affrontare la sofferenza. Non frequentava giri strani, era una professionista tranquilla, una bella donna. Non aveva grilli per la testa. Gabriella non si muoveva sottotraccia. Fatto salvo questa relazione che aveva con questo imprenditore ligure. E quello però sottotraccia fino a un certo punto, perché gli amici lo sapevano.
L’impatto della Vicenda
Ricordo quando ho saputo dell’accaduto, ero sul traghetto con il mio fidanzato, stavamo tornando dalle vacanze. Finalmente dopo giorni riesco a entrare in possesso di una copia del giornale, me lo sono letto avidamente, pagina per pagina, anche nei trafiletti, poi mi è saltato all’occhio questo articolo in cui si dichiarava la scomparsa di Gabriella. Io ricordo di essere letteralmente saltata sulla sedia. Poi arrivando in Italia, sbarcando, ci siamo messi in contatto telefonicamente con gli altri amici. E quando ci siamo sentiti al telefono era il giorno in cui venne trovata, il 13 agosto. Mettendoci in comunicazione, gli altri del gruppo mi hanno detto no, non è più scomparsa. L’hanno trovata, è morta, l’hanno ammazzata. E io ricordo che mi è mancata la terra sotto i piedi.
Questo caso è stato poi condiviso con la questura di Milano, e infatti io ho avuto un colloquio con gli inquirenti. Ebbi l’impressione che stessero vagliando tutte le piste possibili. Quando mi chiesero se fosse stata il tipo che poteva fare autostop, sono rimasta un po’ così, nel senso che non ho saputo dare una risposta assoluta. Mi sentirei di dire di no perché non era spericolata o imprudente. Però allo stesso tempo era anche una donna ottimista, aperta verso il mondo. Non aveva preconcetti, per cui non si teneva chiusa.
Per quanto riguarda le conoscenze so di relazioni, comunque precedenti, di molti mesi prima della scomparsa, che avevano qualche vena di difficoltà. In particolare con un soggetto milanese che mi risulta, da quel che poi ho saputo nel tempo, era stato comunque attenzionato però poi, probabilmente per ragioni di alibi, venne scagionato.
C’era un’altra nostra amica che anche lei era, come dire, assidua della Liguria. Aveva la Villa a Santa Margherita e ha passato con lei il pomeriggio della scomparsa. Questo episodio ha creato un grosso trambusto nella nostra cerchia, per ovvie ragioni. La cosa ci ha scombinati e in ogni caso la vita di relazione ha richiesto del tempo perché tornasse come prima. In seguito quest’amica non è più rientrata in un in un circuito di frequentazione regolare. Ovviamente lei stessa l’ha vissuta in modo molto pesante. Ma alla fine il suo racconto è assolutamente verosimile, con Gabriella erano in una situazione serena, sarebbero dovute andare in vacanza insieme all’isola di Ponza, era una circostanza tranquilla. Gabriella doveva fare un tratto per andare a Rapallo a casa sua, cambiarsi, fare delle cose, ritornare indietro. Il resto è stato un fulmine a ciel sereno.
La Lettera Anonima
Su questa lettera anonima io mi sono soffermata cercando di capire, visto che si dichiara essere un amico milanese con cui aveva una relazione. So di relazioni che lei ha avuto con persone del nostro giro, ma vissute alla luce del sole, quindi di una relazione che in quel periodo dovesse avere questa natura di segretezza, mi lascia un po’ perplessa..dice che erano entrambi architetti…io non mi ricordo assolutamente di avere incontrato insieme a Gabriella questa persona. Ma poi perché dare questi ipotetici indizi dell’ambiente a cui appartieni?
L’anonimo menziona anche l’indirizzo di casa di Gabriella. La lettera è stata data al Corriere della Sera e anche questo diciamo può essere un fatto su cui fare qualche ragionamento. Perché ha scelto proprio quel quotidiano? Nel gruppo di amici di Gabriella dell’epoca c’era un giornalista del Corriere della Sera. Possibile quindi che questa persona, così’ facendo, voglia suggerire tra le righe di essere a conoscenza anche della sua cerchia sociale? Poi sfrutta delle suggestioni, dicendo che l’imprenditore aveva l’alibi però potrebbe essere stato un amico che l’ha fatto per lui. Ecco, mi sembra un’ipotesi bizzarra questa del sicario. Ripeto su questa lettera ho qualche perplessità. Che possa essere tutta vera, diciamo. Però è evidente che anche se si trattasse di una cosa mezza vera, mezza falsa, mi chiedo perché qualcuno avrebbe dovuto mandare questa missiva anonima, adesso, a quasi quarant’anni di distanza. A che scopo? Che cosa vuole ottenere? Secondo me potrebbe essere uno snodo cruciale, non credo si tratti di qualcosa di casuale.
Io in tutti questi anni ho sempre avuto il pensiero di questa amica, l’ho avuto costantemente. Tutte le volte che sono venuta a conoscenza di casi di cronaca e situazioni simili. Quello che mi ha sconfortato ancora di più è vedere che, con il passare del tempo, il suo caso rimaneva irrisolto. Purtroppo se non c’è nessuno che, in qualche modo, cerca di richiamare determinate situazioni, certe vicende finiscono per essere dimenticate. Questa è la ragione per cui ho deciso di raccontare quello che ho vissuto.
Conclusione
Alla fine della testimonianza ci restano le parole di chi ha vissuto da vicino il dolore per la perdita di un’amica. Parole che ci ricordano l’importanza di non dimenticare, di tenere viva la memoria delle vittime e di cercare giustizia, anche quando gli anni sembrano aver sepolto ogni traccia. Forse la lettera anonima potrebbe rappresentare un punto di partenza per riprendere in mano questa storia. Forse, rileggendo i fatti e i dettagli di tutta la vicenda, potrebbero aprirsi nuovi spiragli. Vale la pena tentare.




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