Dossieraggi e macchina del fango: parla Cecilia Marogna

Scritto da: Gianluca Zanella

Lo scandalo dossieraggi di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Perugia ha fatto nuovamente tornare alla ribalta un nome che è stato al centro delle cronache per diverso tempo, salvo poi, per un periodo, tornare nell’ombra: quello di Cecilia Marogna, soprannominata Lady Vaticano per il suo stretto rapporto di collaborazione con lo Stato oltre-Tevere e, in particolare, con il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, ex Prefetto della Congregazione delle cause dei santi ed ex sostituto per gli Affari generali.

Giovanni Angelo Becciu è un cardinale e arcivescovo cattolico italiano, dal 24 settembre 2020 ex prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi.

La Marogna, che per il Vaticano si è occupata di tessere contatti e produrre elaborati in funzione anti sequestro, nello specifico interessandosi ad alcuni soggetti vittime di sequestro di persona in aree del Nord Africa, viene arrestata su mandato di cattura internazionale dalla Guardia di Finanza la sera del 13 ottobre 2020 a Milano, con l’accusa di peculato per distrazione di beni.

L’esposto 

Adesso il suo nome emerge tra quelli attenzionati dal tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano che, in particolare nella data del 20 marzo 2020, avrebbe svolto, non si sa su mandato di chi né per quali finalità, un controllo sulla manager sarda, scandagliando in particolare i suoi dati anagrafici, i redditi percepiti e i dati catastali. Una data particolare (e ora spiegheremo il perché), che ha giustamente allarmato la Marogna, la quale pochi giorni fa ha presentato un esposto presso una stazione dei carabinieri a Cagliari.

Restìa a rilasciare interviste, anche a causa del duro trattamento che la stampa le ha riservato alla vigilia dello scandalo che l’ha travolta insieme al Cardinale Becciu e altre otto persone, DarkSide – Storia Segreta d’Italia ha avuto modo di intavolare un interessante dialogo dove, partendo dall’attualità, sono stati toccati altri temi particolarmente delicati. Riportiamo dunque la prima parte dell’intervista concessaci in esclusiva, che vedrà la luce integralmente in tre puntate:

Il 20 marzo del 2020 Pasquale Striano effettua un accesso abusivo, tra i tanti effettuati, alle SOS (Segnalazioni di operazioni sospette), cercando informazioni sensibili che la riguardano. Per quale motivo questa data è importante?

È una data che compare anche negli atti del processo in corso in Vaticano, data che secondo il promotore di giustizia Vaticana, dott. Alessandro Diddi, corrisponde a una segnalazione da parte della banca slovena Unikredit banca Slovenia per delle operazioni bancarie sospette effettuate da uno dei due conti della mia società slovena, la Logsic Humanitarne Dejavnosti D.O.O. Peccato che la banca non abbia fatto alcuna segnalazione e che, soprattutto, non esista alcuna operazione anomala. Sul conto “incriminato”, infatti, sono registrati solamente due bonifici in entrata. Dopotutto, operazioni strane non potevo farne, perché, come accertato, non avevo né una carta di debito, né una carta di credito collegata a quel conto. E poi, quale operazione avrei potuto fare a quella data? Il 20 marzo del 2020, come tutti i cittadini italiani, ero chiusa a casa per effetto del lockdown.

A cosa serviva quel conto?

Da quel conto venivano semplicemente detratti ogni mese i costi di gestione del conto stesso. Ma questo evidentemente non interessava, era più importante montare un caso ad arte per danneggiarmi e, insieme a me, danneggiare il Vaticano.

Ma c’è di più: nel suo esposto recentemente presentato, denuncia il fatto che questi presunti movimenti bancari sospetti vengano anticipati al pubblico nel corso di un servizio televisivo de Le Iene dal giornalista Gaetano Pecoraro. Questo avviene il 6 e l’8 ottobre 2020, quando comincia la sua esposizione mediatica che culminerà con l’arresto, avvenuto qualche giorno dopo. Pensa sia stata un’operazione costruita a tavolino per danneggiarla?

Beh, se non è stata la banca slovena a sollevare il problema di questi movimenti “sospetti”, allora chi è stato? Perché l’informazione arriva alla stampa italiana? Chi ha fornito le informazioni al giornalista de Le Iene? Faccio io una domanda: per caso si tratta di informazioni acquisite illecitamente, fatte fuoriuscire per legittimare un’operazione già portata a termine affinché potesse essere iscritto presso la giurisdizione dello Stato della Città del Vaticano un procedimento penale nei miei confronti?

Il responsabile del gruppo SOS e luogotenente della Guardia di finanza Pasquale Striano intervistato da Le Iene.

Dunque, ricapitoliamo: il 20 marzo 2020 avviene questa “segnalazione” – le virgolette sono d’obbligo perché non vi sarebbero le prove – della banca slovena all’autorità vaticana. Lo stesso giorno Pasquale Striano, che lavora per lo Stato italiano, accede ai suoi dati. Mesi dopo, l’8 ottobre, Le Iene diffondono la notizia e il 13 ottobre lei viene arrestata. Aggiungiamo che l’Ufficio del promotore di Giustizia del Vaticano, nella persona di Alessandro Diddi, ha aperto in questi giorni un fascicolo penale riguardo l’attività di dossieraggio profusa da Striano.

Corretto.

Un tempismo e un intreccio che pone senza dubbio dei seri interrogativi. Striano era forse in contatto con le autorità vaticane?

Non posso essere io a dirlo, ma mi chiedo esattamente la stessa cosa. A che titolo Striano ha consultato i miei dati? Su mandato di chi? Per quali finalità? Per caso la ricerca era funzionale ad assumere informazioni nell’ottica della richiesta di assistenza giudiziaria da volgere alla Slovenia? Si è trattato di uno “scambio di piaceri” tra colleghi? Conto di trovare risposta a queste domande.

Se è vero che la banca slovena non ha effettuato alcuna segnalazione, è però vero che sono state le autorità slovene, in particolare la polizia, a telefonare alla Nunziatura Apostolica slovena anticipando di aver riscontrato delle anomalie sul conto della sua società.

Si. E questo avviene il 19 marzo 2020, il giorno prima dell’accesso abusivo di Pasquale Striano. Tra l’altro l’Autorità giudiziaria slovena non riesce a spiegare questa sua azione che nascerebbe dalla segnalazione inesistente della banca. Altra anomalia: la Nunziatura apostolica slovena, che è emanazione della Segreteria di Stato, non avvisa immediatamente, come avrebbe dovuto fare, la Segreteria di Stato, che era perfettamente a conoscenza di queste operazioni, autorizzate su esplicito ordine di papa Francesco, ma avvisa lo IOR che, guarda caso, avvisa l’Ufficio del Promotore di Giustizia che iscrive la notizia di reato.

Riguardo il suo arresto, lei parla di un’azione illegale. Perché?

Perché l’Autorità giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano ha confezionato quello che ritengo un falso eclatante, predisponendo un verbale di vane ricerche emesso dalla Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Questo ha permesso il mio arresto, reso possibile da un’illecita accondiscendenza dell’autorità giudiziaria della Repubblica italiana che, per quella che viene definita una “cortesia istituzionale”, mi sottopone a una serie di illegittime e illecite riduzioni delle mie libertà. Quello che dico è stato confermato nel corso dello svolgimento del procedimento celebrato presso il Tribunale della Città del Vaticano, nel corso del quale è stato stigmatizzato, tra le altre cose (tra cui la mancata ammissione di importanti testi per la mia difesa), il fatto che io sia stata processata nonostante non sia mai stata sciolta dal segreto pontificio.

Piazza San Pietro, Città del Vaticano

Insomma, una vicenda piuttosto intricata e, per certi aspetti, inquietante. L’operazione che porta all’arresto della manager sarda appare veramente come una macchina del fango messa in moto per colpire – attraverso di lei – il Vaticano. Gli ingredienti per la stampa sono ghiotti: una donna e un cardinale, fiumi di denaro, spie, faccendieri, fughe di notizie e dossier segreti che tanto segreti non sono. Gli stessi ingredienti che si trovano sotto tutta un’altra luce in una lunga e dettagliata memoria che Cecilia Marogna produce nel corso del processo di primo grado di fronte al Tribunale Vaticano. Una memoria che, curiosamente, spiega molte cose di cui tanto si è parlato a sproposito, ma che non è mai stata presa in considerazione dalla stampa mainstream. In questo documento, la manager racconta con dovizia di particolari il lavoro svolto sotto l’egida di Papa Francesco e del cardinale Angelo Becciu. Riferisce nomi (anche pesanti), circostanze ben precise, ricostruisce uno scenario degno di un romanzo di John Le Carré. Ma a nessuno sembra essersene interessato. Nella seconda parte di intervista, entreremo nel merito di questa memoria. E vi assicuriamo che di cose da dire ce ne sono state molte.

 

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

1 commento

  1. Riccardo Sindoca

    Sarebbe ‘bene ‘ che le persone ascoltassero le dichiarazioni di Strano rese alle telecamere delle Iene . A chiare lettere asserisce che abbiano operato anche ‘contra legem’ perché il ‘fine giustificherebbe qualsivoglia mezzo ‘ a suo dire e qua mi domando : come e’pensabile in uno Stato di Diritto ? Diffido di chi così opera perché nessuno dovrebbe porsi al d sopra delle leggi , Magistrati compresi che così facendo ….

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