Secondo il giudice Ilario Martella, che da anni lo afferma con forza, dietro la sparizione di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori c’è la mano dei servizi segreti del blocco sovietico. A dimostrarlo, un corposo correndo documentale. Eppure i dubbi sono tanti. Forse la Commissione potrebbe cercare di fare luce anche su questa pista

L’ex giudice Ilario Martella.
La nostra intervista esclusiva
Siamo piccolini e in pochi se ne sono accorti, ma noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia abbiamo avuto il piacere di intervistare in anteprima l’ex giudice Ilario Martella. Un’intervista realizzata mesi fa, prima che Martella venisse sentito in Commissione Orlandi-Gregori. Sapevamo stesse lavorando a un libro, ne abbiamo letto le bozze, e immediatamente è scattato un interesse che si può percepire dalle domande poste nel corso dell’intervista.

Il libro di Ilario Martella sull’attentato a Wojtyla e la pista internazionale sul caso Orlandi.
Una strategia di “distrazione di massa”
Ilario Martella non è certo l’ultimo arrivato. Come magistrato ha gestito alcuni dei casi più clamorosi della nostra storia Repubblicana: rimarrà per sempre noto per aver condotto le indagini sull’attentato al Papa, ma si potrebbe citare anche lo scandalo Lockeed. Nel mezzo, Martella si è anche occupato delle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (nel libro – benché nel titolo non venga menzionata – si parla ampiamente anche di lei). L’ex magistrato non ne fa mistero e lo sostiene con convinzione da anni: la sparizione delle due ragazze, secondo la sua teoria, è strettamente connessa all’attentato a Giovanni Paolo II. Come? Si sarebbe trattato di una strategia di distrazione di massa per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal processo che si stava preparando nei confronti dei cittadini bulgari ritenuti da Martella complici di Mehmet Ali Ağca per la realizzazione dell’attentato.

Giovanni Paolo II, colpito al petto da colpi di arma da fuoco, si accascia sorretto da alcune guardie del corpo, sul sedile della papamobile, in piazza san Pietro.
La Stasi chiamata a “risolvere problemi”
In estrema sintesi, Ağca avrebbe agito in Piazza San Pietro su commissione dei servizi segreti Bulgari. Una volta arrestato, Ağca parla e fa i nomi delle persone apparentemente coinvolte. A quel punto, per la Bulgaria sono dolori: se le indagini italiane davvero riuscissero a provare il coinvolgimento dei propri servizi segreti nell’attentato più clamoroso dell’epoca, ne sarebbe derivato un danno incalcolabile per tutto il blocco sovietico. A quel punto, nel tentativo di metterci una pezza, i bulgari si sarebbero rivolti alla Stasi, il servizio segreto della Germania Est, diretta (o quasi) emanazione del Kgb sovietico. A certificare che in effetti vi furono contatti ad altissimo livello tra i due servizi segreti, ci sono dei documenti (allegati nel libro), dove il capo dei servizi bulgari chiede aiuto al capo della Stasi relativamente al rischio che la Bulgaria venga trascinata nello scandalo. Nello specifico, i bulgari chiedono ai colleghi tedeschi di mettere in atto tutto il possibile per togliere le castagne dal fuoco.
Questa, secondo Martella (che all’epoca delle sue indagini non disponeva di questa documentazione, acquisita dal giudice Rosario Priore solo dopo la caduta del Muro di Berlino), è la prova principale del coinvolgimento della Stasi nel rapimento delle due ragazze.
Ilario Martella, nel suo libro, si affida a una memoria di ferro e, appunto, a un corposo corredo documentale che noi abbiamo avuto modo di consultare attentamente. Leggendo quei documenti è innegabile che la sua teoria appare sensata, al netto di quelle che possono essere le rispettive convinzioni. Pur tuttavia – e nonostante i documenti – alcune domande restano e, almeno allo stato attuale, non trovano risposta.

L’incontro di papa Giovanni Paolo II con il suo attentatore Mehmet Ali Agca.
Domande senza risposta
Prima fra tutte: è davvero possibile che un servizio segreto come quello bulgaro – considerato da tutti (all’epoca) come uno dei più inaffidabili e raffazzonati – abbia potuto organizzare un’attentato al Papa senza che i sovietici ne fossero al corrente? Perché è irrealistico pensare che i sovietici lo sapessero, altrimenti avrebbero quantomeno previsto che vi sarebbero state conseguenze e che, immediatamente, l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale si sarebbe rivolta a Est.
Un’altra domanda riguarda il ruolo svolto da Mirella Gregori. Dando per buono un coinvolgimento della Stasi per risolvere una situazione inaspettata e potenzialmente letale per un intero sistema, a che pro rapire una ragazza che non aveva alcun tipo di collegamento con lo Stato del Vaticano? Secondo Martella, il senso di questo rapimento è che in prima battuta qualsiasi ragazza sarebbe andata bene e solo in un secondo momento ci si è resi conto che una cittadina vaticana avrebbe esercitato una maggiore pressione mediatica. Possibile, certo, ma anche qui ci troveremmo di fronte all’opera di dilettanti allo sbaraglio. E non è il caso della Stasi.
Cosa farà la Commissione ora?
Una cosa Ilario Martella la dice senz’altro giusta e condivisibile: in assenza di una pista certa, non si può tralasciare nulla. Verissimo e, senza dubbio, le tracce documentali esposte nel suo libro meriterebbero un approfondimento, nonostante gli anni trascorsi dai fatti. Resta tuttavia un dubbio di fondo sull’effettiva possibilità che, per sviare l’attenzione da un processo, si metta in moto una macchina tanto diabolica quanto eclatante, con il rischio non di risolvere, ma di aggravare il problema. Non siamo alti papaveri di un servizio d’intelligence, ma non serve esserlo per capire che il rischio era quello di impelagarsi in qualcosa di addirittura peggiore che qualche colpo di pistola sparato verso il pontefice.
D’altro canto, a questo dubbio risponde Martella dicendo che è vero, il rischio c’era. Ma un rischio evidentemente ben calcolato visto che, ancora oggi, facciamo tanta fatica a credere che dietro la sparizione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si sia mosso un complotto internazionale. Alziamo le mani. Sarà sicuramente interessante capire se la Commissione parlamentare d’inchiesta coglierà alcuni spunti offerti di Martella o se preferirà andare dritta per altre strade che, fin ora, non hanno portato a nulla.




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