Fake News: Emanuela Orlandi e l’appello di Papa Giovanni Paolo II

Scritto da: Gianluca Zanella

In questi giorni si sta molto parlando dell’inizio dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Tra nuove piste e vecchi fantasmi che si riaffacciano su una scena fin troppo ingombra di figure al limite del grottesco, navigando sui social network può accadere di incappare in notizie che, nel silenzio pressoché assoluto degli addetti ai lavori e dei media in generale, illuminano tratti oscuri, in particolare della vicenda Orlandi, e smontano con una semplicità disarmante leggende (nere) stratificatesi nei decenni fino a diventare nell’immaginario collettivo la verità.

Emanuela Orlandi, il manifesto della sua scomparsa esposto in una manifestazione.

Il post di Massimiliano Griner

Il 10 maggio, sul suo profilo Facebook, Massimiliano Griner – storico, sceneggiatore e autore televisivo e radiofonico – scrive un post che riportiamo fedelmente:

“Da quarant’anni esatti la “verità” sulla scomparsa di Emanuela Orlandi viene cercata in Vaticano. A comprovare questa pista, suo malgrado, sarebbe stato proprio Papa Wojtyla, Giovanni Paolo II, costretto da un ricatto a esporsi con imprudenti appelli ai sequestratori della ragazza, ammettendo che si trattava di un sequestro. Scrive Pino Nicotri che prima degli appelli per Emanuela: “Wojtyla non aveva mai speso – e non spenderà mai – neppure una parola in pubblico per sequestri e uccisioni”. E spiegava il compianto Andrea Purgatori: “Quando Giovanni Paolo II se ne esce fuori con questo appello, che non è un appello neanche privato, non è in una lettera, ma detto alla finestra dell’appartamento pontificio, davanti ai fedeli e alle telecamere di tutto il mondo, bisogna rendersi conto che quello era un fatto fuori dall’ordinario, e che dava subito un segnale: la vicenda di Emanuela Orlandi coinvolgeva direttamente il Vaticano e a livelli altissimi”. Non stiamo parlando di due giornalisti qualsiasi. Andrea Purgatori era, è, considerato uno dei maestri del giornalismo d’inchiesta. Quanto a Nicotri, al caso ha dedicato diversi libri. Peccato che le cose non stiano così. Intanto è assolutamente un falso che sia stato il Papa a parlare per primo di un sequestro. Gli stessi Orlandi erano convinti che mai e poi mai Emanuela si sarebbe allontanata da sola per una ragazzata. Ma non basta. Sia Purgatori che Nicotri ignorano che negli appelli per Emanuela non c’è proprio niente di anomalo o di eccezionale. E’ sufficiente fare una piccola ricerca negli archivi digitali dei quotidiani del tempo per accorgersi che Papa Wojtyla fece moltissimi e reiterati appelli a favore di persone comuni sequestrate e scomparse, durante il suo pontificato, quasi sempre durante l’Angelus, sia prima che dopo quello che Emanuela. Appelli che a volte, questo sì, risultarono imprudenti. In un caso, su spinta della famiglia, il Papa si mobilitò per un ragazzo che era scomparso nel nulla. Purtroppo il ragazzo non era stato rapito. Era un renitente alla leva, e venne arrestato in un ristorante da cui aveva tentato di allontanarsi non pagando il conto”.

Le implicazioni della verità

Come scritto da Griner, il famoso appello di Giovanni Paolo II ha dato adito, nel corso del tempo, a ogni sorta di teoria. Naturalmente, un’esposizione tanto plateale ha fatto pensare – e fa tutt’ora pensare – a un coinvolgimento diretto se non del Papa, almeno del Vaticano. Peccato che con una semplicissima ricerca da fonti aperte, pur non fregiandosi del blasone di giornalista d’inchiesta, Griner – con poche righe affidate a un social network – demolisce anni e anni di elucubrazioni, dimostrando che gli appelli del Papa in favore di persone scomparse non erano poi così rari.

E nel farlo, cita i giornalisti Purgatori e Nicotri. Per quanto riguarda il compianto conduttore di Atlantide, il brano citato è tratto dal libro “Cercando Emanuela”, di Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi. Nel caso di Nicotri, la citazione è tratta dal libro del 2011 “Emanuela Orlandi: la verità. Dai lupi grigi alla banda della Magliana”. Ma a parte i due giornalisti citati, resta un fatto nudo e crudo: nessuno tra i tanti esperti (o pseudo tali) che negli anni hanno affollato gli scaffali delle librerie e le colonne dei giornali, ha avuto la curiosità di fare la ricerca – a tratti banale – che ha fatto Griner. Una ricerca che, se ci si pensa bene, potrebbe sconvolgere la stragrande maggioranza delle teorie elaborate in merito al sequestro Orlandi.

Papa Wojtyla con Pietro e Federica Orlandi nel 1983.

Come faceva il Papa a sapere che si trattava di un sequestro?

Nonostante la ricerca di Massimiliano Griner, un punto interrogativo resta: l’appello di Giovanni Paolo II è del 3 luglio 1983, ma la prima telefonata in cui si rivendica il sequestro di Emanuela è del 5 luglio, quando il cosiddetto Amerikano telefona per la prima volta alla Sala stampa della Città del Vaticano. Come faceva, allora, il Papa a sapere che Emanuela era stata rapita? Ne abbiamo parlato con l’autore del post, Massimiliano Griner: “In effetti è un aspetto controverso della vicenda. Si dice che il giorno stesso del sequestro sarebbe arrivata in Vaticano una telefonata da parte dei rapitori”.

Quale che sia la verità, resta il fatto che se un dettaglio come quello sottolineato da Griner venisse seriamente preso in considerazione nel corso dei lavori della Commissione, forse davvero si potrebbe aggiungere qualcosa di nuovo a una vicenda che ormai sembra destinata a trascinarsi all’infinito: “Mi è bastato andare sui motori di ricerca – ci spiega Massimiliano – ho cercato con le parole chiave “appello Giovanni Paolo II”. Ne ho trovati cinque, ma ce ne saranno sicuramente di più”.

Da dove ripartire?

Già che c’eravamo, abbiamo chiesto un parere a Massimiliano. Ora che la Commissione d’inchiesta è entrata nel vivo, da dove bisognerebbe ripartire? “Io credo che per capire cosa sia accaduto quel 22 giugno 1983 sia necessario ripartire dalle primissime ore, dai primi giorni immediatamente successivi al sequestro. Dopo tutto si frammenta”.

Secondo Massimiliano – e noi siamo d’accordo – non può essere ignorato il fenomeno piuttosto diffuso in quel periodo di ragazze che facevano perdere le proprie tracce, in particolare a Roma. Ce ne siamo occupati in tempi non sospetti, prima che qualcun altro si attribuisse la sensazionale scoperta di una lista – peraltro fornita da noi – di ragazze sparite. Lista redatta dalla Questura di Roma nel settembre 1983 su richiesta dei magistrati Domenico Sica e Rosario Priore.

Molte di quelle ragazze sono in realtà tornate a casa poco dopo la denuncia di scomparsa. Di altre non è stato possibile verificare l’effettiva scomparsa o il rientro tra le mura domestiche. Tra le tante piste che saranno battute dalla Commissione, allora, sarebbe bene che non si escludesse a priori nulla. E che si prendessero in considerazione nuovi elementi di conoscenza che da un lato demoliscono le fake news accumulatesi nei decenni e, dall’altro, consentono di fare passi avanti.

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

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