Federico Tedeschi: un’inchiesta ferma e un telefono mai sbloccato

Scritto da: Gianluca Zanella, Viola Molinari, Manuela Fusto Virdis
6 Giugno 2026

Federico Tedeschi aveva 19 anni quando venne trovato morto nella sua stanza il 26 novembre 2017. La morte fu archiviata due volte come infarto. Nel 2021 la Procura riapre il fascicolo ipotizzando l’omicidio, ma le indagini si arenano. Al centro del caso: un iPhone sequestrato con oltre quattro anni di ritardo e ancora inaccessibile. E una serie di anomalie nella scena del crimine che la famiglia non ha mai smesso di segnalare…

Federico Tedeschi.

Roma — Federico Tedeschi aveva 19 anni quando venne trovato morto nella sua stanza il 26 novembre 2017. A scoprire il corpo fu la sorella Ludovica: Federico era riverso a terra, prono sul pavimento della sua camera. Una scena che, secondo i familiari, appariva incompatibile con l’ipotesi di una morte naturale. Eppure il caso venne archiviato due volte, attribuendo il decesso a un infarto.

Indagini a scoppio ritardato

Da quel momento la famiglia ha intrapreso una lunga battaglia per ottenere una nuova attenzione investigativa. Per anni l’abitazione è rimasta sostanzialmente cristallizzata, preservata dai familiari nella speranza che eventuali nuovi accertamenti potessero fare luce su quanto accaduto quella mattina.

La svolta arriva nel 2021, quando la Procura decide di riaprire il fascicolo ipotizzando il reato di omicidio. Ma il sopralluogo della Polizia Scientifica verrà effettuato soltanto nel marzo 2022, quasi cinque anni dopo la morte del ragazzo. Da allora, secondo quanto riferisce la famiglia, l’indagine si sarebbe progressivamente arenata. Nessuna comunicazione su possibili sviluppi investigativi, nessun elemento decisivo emerso pubblicamente. Nel frattempo, attorno alla morte di Federico continuano ad accumularsi interrogativi e anomalie.

Il muro digitale

Al centro dell’inchiesta c’è il telefono cellulare del ragazzo: un iPhone SE che gli investigatori ritengono cruciale per ricostruire le ultime ore di vita del 19enne. Paradossalmente, il dispositivo — disponibile sin dai primi giorni successivi alla morte — è stato sequestrato soltanto nell’aprile 2022.

Il dispositivo — disponibile sin dai primi giorni successivi alla morte — è stato sequestrato soltanto nell’aprile 2022.

Nel corso degli anni il telefono sarebbe passato di mano in mano: inizialmente a un’amica, poi alla madre, allo zio e infine alla sorella. Quest’ultima avrebbe dichiarato di aver causato involontariamente il blocco definitivo del dispositivo tentando di utilizzarlo.

Anche il profilo Facebook di Federico rappresenta uno dei principali punti irrisolti della vicenda. Subito dopo la morte del ragazzo, infatti, qualcuno avrebbe convertito l’account in profilo commemorativo, modalità che impedisce l’accesso diretto alle conversazioni private e che risulta irreversibile. Durante la prima fase investigativa venne inoltrata una richiesta a Meta per ottenere i dati del profilo, ma un problema burocratico avrebbe interrotto la procedura.

È proprio nelle chat social che la famiglia ritiene possano trovarsi informazioni decisive su chi abbia visto Federico nelle ore precedenti la morte.

È proprio nelle chat social che la famiglia ritiene possano trovarsi informazioni decisive: contatti, appuntamenti, conversazioni utili a ricostruire chi abbia visto Federico nelle ore precedenti la morte. Per questo motivo i familiari si sono rivolti al perito informatico dottor Massimiliano Covella, incaricato delle operazioni di sblocco del dispositivo. Ma non è soltanto l’aspetto digitale a nascondere risvolti potenzialmente decisivi. Secondo i parenti, ila stessa abitazione presentava elementi incompatibili con una normale mattinata domestica.

Una scena del crimine “parlante”

La prima ad accorgersene sarebbe stata la madre, Emanuela Novelli, rientrata dalla chiesa poco prima del ritrovamento del corpo. In cucina, sul lavello, nota un numero anomalo di tazzine da caffè. Un dettaglio apparentemente banale ma che, per la donna, assume un peso preciso: in casa era abituata a utilizzare sempre la stessa tazzina, lavandola e riutilizzandola. Quella mattina, invece, le tazzine erano diverse e sicuramente più di due.

Ludovica all’epoca non beveva caffè; anche il padre Stefano non ne consumava affatto. Federico sì: l’autopsia confermerà la presenza di caffè nello stomaco. Ma, secondo la famiglia, qualcuno l’avrebbe bevuto con lui quella mattina.

Ulteriori interrogativi emergono dalla stanza del ragazzo. La porta sarebbe stata trovata chiusa e segnata da profonde scalfiture riconducibili a un oggetto appuntito. Tracce analoghe risultavano presenti anche sul pavimento interno della camera, in corrispondenza dell’apertura della porta. 

All’interno della stanza, poi, diversi elementi avrebbero suggerito un contesto alterato rispetto alla normalità. L’anta sinistra dell’armadio risultava scardinata e semplicemente appoggiata per simulare una chiusura regolare; quella destra era spalancata, con un cassetto interno aperto. Sul pavimento si trovavano una maglietta rovesciata e una sciarpa che, secondo la madre, non avrebbero dovuto essere lì: il giorno precedente aveva raccolto tutti gli indumenti della famiglia per fare la lavatrice.

Mancavano inoltre le pantofole del ragazzo, mentre nella stanza sarebbero stati rinvenuti un paio di occhiali da sole e un orecchino non appartenenti a Federico. Elementi che, presi singolarmente, potrebbero apparire marginali ma che, nel loro insieme, alimentano nei familiari la convinzione che quella mattina la casa sarebbe stata teatro della presenza di una o più persone, oltre a Federico. 

Un’inchiesta sospesa

Emanuela Novelli, la mamma di Federico, nei confronti delle nuove indagini dichiara “Ho piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine che stanno, tutt’ ora, lavorando per assicurare quelle mani assassine alla giustizia. Mio figlio Federico Tedeschi merita verità e giustizia”

A quasi nove anni dalla morte di Federico Tedeschi, l’inchiesta resta sospesa attorno a un dispositivo mai sbloccato e a una domanda ancora senza risposta: chi era con lui il 26 novembre 2017?

Intervista a Emanuela Novelli, la madre di Federico

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

  • Psicologa giuridico-forense, iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 28861). Specializzata in Psicologia Investigativa, è psicodiagnosta clinica e forense e psicoterapeuta i.f. con orientamento psicoanalitico lacaniano.

  • Sociologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica in ambito giudiziario e investigativo. È specializzata in formazione e comunicazione sanitaria, con competenze in criminologia investigativa, criminalistica applicata e analisi comportamentale.

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