Fidanzatini di Policoro: chiesta l’avocazione delle indagini dopo 37 anni

Scritto da: Maria Ida Settembrino
8 Agosto 2025

A 37 anni dalla misteriosa morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, la madre di Luca, Olimpia Fuina, non smette di cercare giustizia. Dopo il rigetto della riapertura delle indagini, ha presentato istanza di avocazione alla Procura Generale di Potenza, denunciando gravi lacune investigative e decenni di silenzio istituzionale…

Olimpia Fuina, la madre di Luca Orioli.

La madre di Luca Orioli elude Matera e chiede l’avocazione delle indagini a Potenza. Il cold case migra verso una nuova Procura, sempre in Basilicata.

Olimpia Fuina, la madre di Luca Orioli, il ragazzo morto 37 anni fa a Policoro insieme alla fidanzata in circostanze misteriose, ha presentato un’istanza alla Procura di Potenza contro il rigetto alla riapertura delle indagini a Matera. È stato chiesto, quindi, di avocare le indagini verso un’altra Procura perché si è convinti che si sia trattato di omicidio e non di un banale incidente domestico, ipotesi fino ad ora data per “certa” dagli organi inquirenti che hanno indagato fino a questo momento.

Luca Orioli e Marirosa Andreotta furono trovati morti il 23 marzo 1988. Un dramma che scosse l’intero centro ionico anche perché a perdere la vita furono due ragazzi molto giovani, rispettivamente di 20 e 21 anni. A distanza di 37 anni qualcuno è ancora convinto che si sia trattato di un duplice omicidio, mettendo alla gogna la causa di morte accidentale come, invece, sostenuto dagli inquirenti che si sono avvicendati nel tempo. Secondo la giustizia italiana, a causare la morte dei due ragazzi fu una folgorazione o un’intossicazione da monossido di carbonio. Una versione che Olimpia Fuina non ha mai accettato, continuando a sollecitare accertamenti: negli anni si è giunti alla riesumazione dei corpi e a una perizia che, pur senza prove definitive, ha ipotizzato anche l’omicidio. L’inchiesta fa emergere la necessità di indagare altrove, ma soprattutto apre l’ipotesi del coinvolgimento omicidiario di terze persone. C’è bisogno di indagare oltre ma non altrove. La competenza continua ad essere lucana ma con una difesa siciliana.

La Richiesta

La richiesta di avocazione – spiega l’avvocato Fiumefreddo – “si fonda sulla necessità di porre fine a oltre tre decenni di silenzi istituzionali, perizie manipolate, testimonianze mai escusse, intercettazioni ignorate e incongruenze investigative mai risolte. Due decessi che si sono voluti far passare per suicidio o incidente, ma è chiaro, e non solo per noi, che si tratta di un duplice omicidio”.

Nell’istanza sono elencati atti istruttori che, secondo i richiedenti, non sarebbero mai stati compiuti o approfonditi in modo adeguato: tra questi, l’acquisizione dei tabulati telefonici del 23 e 24 marzo 1988, l’escussione di 28 testimoni ritenuti chiave, la riesumazione dei corpi con moderne tecnologie medico-legali (body scan) e una perizia comparativa sui corredi fotografici originali e ufficiali, per verificare eventuali manomissioni della scena del crimine.

A conti fatti, nessuna delle due perizie autoptiche riuscì a fare luce sulla causa di accidentalità in maniera netta. A complicare il quadro indiziario furono le difficoltà tecniche connesse alla prima riesumazione (l’apparecchio radiologico per le lastre si inceppò), impedendo che le analisi fossero complete e tenendo in piedi la teoria traballante dell’accidentalità. Per riaprire il caso sarebbe necessario ripartire dalla vita dei due ragazzi, dalla ingenuità dei loro vent’anni. Cosa ci facevano realmente quella sera a casa di lei in agro di Policoro? La banalità della morte associata ad una vasca da bagno va, quindi, nuovamente indagata.

Da qui l’invito, contenuto nell’istanza firmata da Fiumefreddo, rivolto alla Procura generale di Potenza, oggi chiamata a valutare se esistano i presupposti per avocare l’indagine «alla luce delle gravi lacune nell’operato della Procura distrettuale di Matera – si legge nel testo – che ha rigettato più volte le richieste istruttorie, nonostante le risultanze scientifiche di morte violenta già accertate dalla perizia Umani Ronchi del 1994 e non solo».

Cambio del Legale per la famiglia Orioli

Chi è il nuovo avvocato della famiglia Orioli e perché rappresenta una discontinuità con il passato? In questa vicenda dolorosa tristemente nota come il caso dei Fidanzatini di Policoro, si sono avvicendati per anni diversi legali di fiducia per la famiglia Orioli. Un andirivieni di forze difensive che sarebbero valsi a poco se si considera che mai nessuno di loro avrebbe fatto prendere una piega diversa a quello che la famiglia presume essere stato un delitto.

Con la nomina del catanese Fiumefreddo che patrocinerà gratuitamente la difesa, la madre di Luca, Olimpia Fuina spera di incrociare una strada da tempo battuta ma mai vicina a quella che al momento è la sua tesi: Luca sarebbe morto per mano di qualcuno e non accidentalmente insieme alla sua coetanea Marirosa. Il penalista non sarebbe però scevro da sconfitte. Al suo esordio, la Procura di Matera ha restituito un diniego rispetto alla volontà di indagare ancora.

Secondo l’avvocato Fiumefreddo,  il rigetto presenterebbe diverse lacune: “Avevo chiesto di accertare finalità e contesto del falso in perizia Valecce ma ci si limita a dire che si tratta di un reato prescritto… Per quanto attiene la richiesta di escussione del fotografo Salvatore Cerabona nel merito di manipolazioni della scena del crimine, non ho ricevuto alcuna menzione”.

La battaglia di Olimpia Fuina Orioli

Olimpia Fuina Orioli, oggi ottantaquattrenne, non si è mai arresa. Dopo il rigetto, ha presentato istanza di avocazione delle indagini alla Procura Generale di Potenza ai sensi dell’articolo 412 del codice di procedura penale.

“Ho vissuto questi lunghi anni di luce nera nel silenzio istituzionale più avvilente – dichiara con commozione – Dopo aver subìto la morte di mio figlio tra intrighi, menzogne, omissioni, depistaggi, perizie falsificate, autopsie pilotate… Lo Stato era ed è ancora impassibilmente sordo, cieco e muto dinanzi ad un tale squallido raggiro. Vorrei poter perdonare tutto a tutti. Per poterlo fare ho bisogno, però, che qualcuno mi chieda perdono e mi restituisca la verità. Non voglio presentarmi a mio figlio a mani vuote”

Uno dei passi più commoventi della lettera inviata, a suo tempo, alla signora Clio Napolitano, moglie dell’allora Presidente della Repubblica, da Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli e riproposta dall’Ansa. “Ancora oggi accade che chiunque si avvicini al caso, con l’intento di scoprire quella verità, cioè l’omicidio, subisca denunce, perquisizioni e minacce di vario tipo”.

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  • Lucana, classe 78, vive a Potenza, laureata in Giurisprudenza, avvocato e giornalista professionista. Ha maturato numerose collaborazioni giornalistiche, sia per la carta stampata che per la televisione, occupandosi essenzialmente di cronaca nera e giudiziaria. Esperta in giornalismo investigativo e d’inchiesta, ha collaborato alle investigazioni difensive sul crime-case di Elisa Claps.

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