Franco Imposimato: ammazzato per zittire il fratello

Scritto da: Marcello Altamura
12 Ottobre 2024

Maddaloni, 11 ottobre 1983. Quarantuno anni fa, un agguato feroce spezza la vita di Franco Imposimato, trucidato a colpi di pistola dalla camorra sotto gli occhi della moglie. Dietro l’agguato una “vendetta trasversale” frutto di un patto tra Cosa Nostra, Camorra e Banda della Magliana.

Franco Imposimato ai piedi della torre del castello di Maddaloni.

Chi era Franco Imposimato?

Franco Imposimato non era un boss mafioso, né un politico corrotto. Era un uomo per bene, innamorato della sua famiglia, dell’arte e della sua terra. Era anche un sindacalista che si batteva per i diritti dei lavoratori e un ambientalista che denunciava le cave abusive che deturpavano la sua terra. Visse parte della sua adolescenza in Africa, dove coltivò la sua passione per l’arte e frequentò una scuola specializzata in cartellonistica. Tornato in Italia, si stabilì a Maddaloni, la sua città natale, trovando impiego presso la FACE Standard. Si dedicò con entusiasmo all’attività sindacale nella CGIL e si impegnò attivamente nel tessuto sociale locale, partecipando a diverse associazioni, tra cui il Circolo archeologico calatino, di cui fu fondatore e il Museo civico di Maddaloni. Sposato e padre di due figli, seppe conciliare la vita familiare con un intenso impegno civile. Perché ucciderlo allora? Quale era la sua colpa? L’unica era forse un legame di sangue: era il fratello di Ferdinando Imposimato, il magistrato che stava indagando sulla banda della Magliana e le sue connessioni con cosa nostra, avvicinandosi a verità scomode.

L’agguato

L’11 ottobre 1983, nel tardo pomeriggio, Franco Imposimato esce dalla fabbrica in cui lavora e sale a bordo della sua Ford Escort per tornare a casa. Con lui la moglie, Maria Luisa Rossi, anche lei dipendente della FACE Standard e il loro amato barboncino Puffi, che Franco portava sempre con sé, anche al lavoro. A qualche centinaio di metri dallo stabilimento, la macchina di Imposimato viene affiancata da una Ritmo 105 con a bordo un commando di tre uomini armati. Due di questi aprono il fuoco e uccidono Franco sul colpo con 11 proiettili. La moglie viene colpita da due proiettili: uno le buca i polmoni fuoriuscendo dalla schiena e l’altro le rimane conficcato nel braccio sinistro. Tenta di allontanarsi in cerca di soccorso, ma sviene esanime a pochi passi dall’auto del marito. Fortunatamente, il barboncino inizia a correre abbaiando verso la portineria della fabbrica Face Standard attirando l’attenzione necessaria a far arrivare sul posto i primi soccorsi. Sei mesi prima a Imposimato fu assegnata una scorta ma, come ricorda il figlio Filiberto, “lui ne chiese la revoca; gli sembrava assurda la vita con la scorta. Ripeteva che se lo avessero ucciso, non avrebbero colpito i ragazzi che lo scortavano…” (dal libro Al di là della notte di Raffaele Sardo).

Il ritrovamento del corpo di Franco Imposimato.

Il tentativo di depistaggio

«È stato ucciso il fratello del giudice boia». Queste parole, oggetto di una telefonata anonima ricevuta dalla sede napoletana dell’ANSA il giorno successivo al delitto fanno pensare a un atto terroristico, forse riconducibile alle Brigate Rosse. Ma questa pista viene preso abbandonata. A decretare la fine di Franco Imposimato sono state le indagini coraggiose del fratello Ferdinando, integerrimo magistrato che nel 1981 aveva istruito il processo alla Banda della Magliana.

La “vendetta trasversale”

In quel momento storico, Ferdinando Imposimato stava indagando sulla morte di Domenico Balducci, detto Memmo, un pregiudicato romano associato ai siciliani di Porta Nuova, noto strozzino di Campo de’ Fiori, ed era sul punto di scoprire la rete di affari illeciti intessuta da Pippo Calò – capo della famiglia di Porta Nuova a Palermo e cassiere di Cosa Nostra a Roma – a Roma e in Sardegna, sotto i falsi nomi di “Mario Aglialoro” e “Salamandra”. Deciso a stroncare a tutti i costi le attività del magistrato, Pippo Calò muove le fila che lo collegano alle principali attività criminali in Italia e ordisce una “vendetta trasversale” con la benedizione della Banda della Magliana e il braccio armato della Camorra. I boss camorristi Nuvoletta e Lubrano fanno arrivare l’ordine di esecuzione ai due sicari Tonino Abbate e Raffaele Ligato e il resto ve lo abbiamo già raccontato…

Il boss mafioso Pippo Calò dietro le sbarre dell’aula-bunker del carcere di Capanne. Perugia, 6 giugno 1996.

Il processo Spartacus

Il processo Spartacus, durato dal 1998 al 2010 e condotto da un pool di magistrati composto da Lucio Di Pietro, Federico Cafiero De Raho, Franco Greco e Carlo Visconti portò alle condanne all’ergastolo in via definitiva per Pippo Calò, Vincenzo Lubrano, Antonio Abbate e Raffaele Ligato. Raffaele Ligato si presentò al processo in sedia a rotelle dicendosi cieco, ma dopo la notizia della condanna, colto da improvvisa guarigione, fuggì in Germania, dove fu catturato dopo un anno di latitanza. Tra i responsabili nella sentenza d’appello emessa nel 2000 e confermata in Cassazione, anche il boss defunto Lorenzo Nuvoletta.

La memoria

L’11 ottobre 2023, in occasione del quarantennale dell’omicidio di Franco Imposimato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: “Il delitto che si consumò a Maddaloni fu al tempo stesso l’assassinio di un uomo che si batteva per liberare la società dall’oppressione delle mafie e una vile vendetta trasversale per tentare di porre a tacere un magistrato che non si era piegato al ricatto. I killer e i loro mandanti volevano far tacere un sindacalista impegnato nella difesa della dignità del lavoro e nella salvaguardia dell’ambiente e, insieme, intimidire e minacciare il fratello, il giudice istruttore Ferdinando Imposimato, che stava portando alla luce complicità e intrecci tra organizzazioni mafiose e altri gruppi criminali”.

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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