Gabriella Bisi: il delitto della garrota

Scritto da: Alessio Pizzichi
24 Agosto 2025

Nell’estate del 1987, mentre la costa ligure attirava turisti con il profumo del mare e le meraviglie dei suoi paesaggi, un terribile evento stava per annidarsi tra le onde: l’omicidio di una giovane donna, strangolata con una garrota artigianale. Un gesto che tradiva un’intensità e una crudeltà inaudite. A distanza di 38 anni abbiamo ripercorso i passi di una storia dove bellezza e sofferenza si intrecciano in un valzer fatale, una finestra sulle sfumature del male alla ricerca di una verità che aspetta ancora di emergere dall’ombra…

Gabriella Bisi.

I monti, le colline, le coste frastagliate. Sono le immagini che ci vengono in mente quando pensiamo alla Liguria, uno dei territori più suggestivi del nostro paese. Una zona che sicuramente piaceva molto a Gabriella Bisi, che spesso scendeva da Milano per trascorrere un po’ di tempo in quest’atmosfera.

Gabriella

35 anni, arredatrice d’interni nella ditta di famiglia. Capelli lunghi mossi, lineamenti aggraziati, sguardo affascinante. Gabriella non è soltanto una donna in carriera ma ha anche una storia particolare alle spalle. In giovane età, dopo la perdita prematura della madre, era stata costretta a maturare in fretta, crescere sua sorella più piccola e diventare un punto di riferimento per la famiglia. Una maturità che l’aveva portata a sposarsi presto, un’esistenza che sembrava già indirizzata in un certo modo, ma il sogno di una vita di coppia sarà destinato ad andare in frantumi. Tutto accade quattro anni dopo il matrimonio, quando suo marito perde la vita in un incidente stradale schiantandosi contro un albero. Un tragico evento che la mette a dura prova. Gabriella dimostra una grande forza d’animo e nel corso del tempo riesce a uscire dalla crisi, si concentra sulla carriera e allo stesso tempo allaccia nuovi rapporti, costruendosi una larga rete di amicizie nella sua Milano ma anche fuori dai confini regionali, nello specifico in Liguria. Nella “Regione Verde” si è ormai creata un bel circolo sociale, ha diverse amiche e anche un amante: Mauro, 37 anni, un imprenditore della zona. I due si frequentano da oltre un anno, lo fanno lontano da occhi indiscreti visto che l’uomo è già sposato con un’altra donna.

Un fine settimana sulla costa

È sabato 1 agosto quando Gabriella arriva a Rapallo a bordo della sua Fiat 127. Ha in programma di trascorrere il fine settimana nel suo appartamento ligure prima di partire per una vacanza di due settimane all’isola di Ponza, insieme ad alcune amiche. Tutto sembra scorrere tranquillamente: nel pomeriggio si vede con Mauro, passano la serata insieme e la mattina successiva l’imprenditore l’accompagna a casa di un’amica, nella zona di San Lorenzo della Costa. L’arredatrice trascorre lì la giornata, insieme alla proprietaria della dimora e a un’altra donna. Nel pomeriggio riceve una telefonata da Mauro, il quale le comunica che per quella sera non potevano vedersi, in quanto lui sarebbe andato a una festa insieme alla moglie.

Gabriella fissa quindi con le due amiche per andare a cena fuori, prima però comunica di dover tornare a casa per cambiarsi e prendere la macchina. Si propongono per accompagnarla ma lei declina “prenderò la corriera o al massimo farò l’autostop” dice prima di salutarle. Esce dall’abitazione intorno alle 19:00.

La scomparsa

Sono ormai le 22:00 e le amiche di Gabriella sono arrivate al ristorante da tempo, la stanno aspettando ma l’arredatrice non si vede e al telefono non risponde. La notte passa e nessuno, tra conoscenti, amici e familiari, ha avuto sue notizie, per questo motivo viene sporta denuncia di scomparsa.

La prima mossa degli agenti di Polizia è quella di verificare la situazione nell’abitazione dell’arredatrice, a Rapallo. L’auto della donna è parcheggiata lì vicino, segno che non si è allontanata con la sua macchina. All’interno dell’appartamento sono presenti una serie di elementi ambigui che rendono la situazione ancora più strana. La porta risulta chiusa ma non a chiave, su un mobile due milioni di lire, probabilmente i soldi che le servivano per la vacanza a Ponza. In cucina c’è una tazza di caffè lasciata a metà. Gabriella poteva quindi essere tornata a casa quella sera per poi uscire di nuovo? Ma insieme a chi, visto che l’auto era rimasta lì? Oppure non aveva fatto ritorno nell’abitazione e quelle tracce risalivano al giorno prima della scomparsa, quando era uscita con l’amante?

Gli investigatori continuano a cercare risposte, lo fanno tentando di tracciare gli ultimi spostamenti della donna. Apparentemente nessuno dei conducenti delle corriere che erano in servizio Domenica 2 agosto ricorda di averla vista salire come passeggera. A un certo punto però arriva la testimonianza di due autisti, i quali dichiarano di aver incontrato la trentacinquenne quella sera mentre erano fermi sul piazzale della Chiesa di San Lorenzo. Si era avvicinata e aveva chiesto loro se fossero diretti a Rapallo, ma i conducenti avevano in programma un’altra tratta e quindi lei non era salita. Il mistero si infittisce sempre di più. Dov’è finita Gabriella? Perché da giorni non si fa sentire? Non passerà molto tempo prima che queste domande trovino risposta, una risposta che getterà un’ombra terrificante su tutta la vicenda.

La tragica scoperta

13 agosto. Sono le 11:30 quando alla stazione di Polizia arriva la telefonata di un anonimo che fa subito scattare l’allarme. Il chiamante riferisce di aver scoperto la presenza di un cadavere nel mezzo della vegetazione, alla Collina delle Grazie. La zona è quella che resta dietro al Tigullio Rocks, un’area esclusiva e panoramica, un affaccio paradisiaco sul mare di Chiavari.

Gli agenti arrivano sul posto, setacciano il luogo indicato fino a trovarsi davanti a una scena agghiacciante. Il corpo di una donna, quasi irriconoscibile, carbonizzato dai raggi del sole cocente di quell’agosto. Avvicinandosi la situazione diventa più chiara: il cadavere ha un paio di slip neri arrotolati attorno al collo, con un pezzetto di legno alle estremità che ha permesso di girarli intorno alla gola della vittima. Si tratta di un omicidio per garrotamento. Uno stratagemma artigianale per riprodurre un metodo di esecuzione del XIX Secolo, ai danni di quella donna la cui identità diventa presto nota. Si tratta di Gabriella Bisi. Dopo 11 giorni, la vicenda assume un’altra sembianza, ancora più angosciante. Chi ha ucciso Gabriella in quel modo così barbaro?

Alcuni dettagli si aggiungono nelle ore successive: secondo i risultati degli esami l’arredatrice è morta la sera stessa della scomparsa, il legnetto utilizzato per garrotarla è un ramo di robinia, una tipologia di pianta presente nella vegetazione del luogo del ritrovamento.

Un’inchiesta complicata

A finire sotto i riflettori delle indagini sono le persone più vicine alla vittima e l’attenzione si rivolge in particolare sull’amante. L’uomo sarà a lungo interrogato ma per la sera del delitto fornisce un alibi: si trovava alla festa insieme alla moglie. A confermarlo sono altri venti testimoni che di lui si ricordano bene perché, probabilmente in preda ai fumi dell’alcool, si fece notare tuffandosi in piscina da vestito. Mancanza di prove, mancanza di movente tangibile, alibi convalidato da più persone. Mauro esce dalle indagini.

Vengono prese in considerazione altre piste: un ex fidanzato residente all’estero, un pretendente di Milano respinto da Gabriella, un Rapallese residente nello stesso caseggiato della vittima. Tutte finiscono in una bolla di sapone in quanto non sono presenti elementi che possano far arrivare alla soluzione. Un nulla di fatto che porta all’archiviazione del fascicolo e all’oblio sulla verità di questa vicenda.

I possibili scenari

Alla fine, restano tanti misteri su questo caso. In primo luogo, non sappiamo quando avviene il contatto tra Gabriella e l’assassino. Quella sera potrebbe essere riuscita a tornare a casa in qualche modo ed essere di nuovo uscita brevemente per vedersi con qualcuno, senza sapere che si sarebbe trattato di un incontro fatale. Allo stesso tempo possiamo ipotizzare anche che, non riuscendo a trovare mezzi pubblici che la conducessero a Rapallo, abbia deciso di affidarsi all’autostop e si sia imbattuta in una persona con intenzioni violente.

C’è poi la scena del crimine, che in un delitto di questo tipo offre spunti fondamentali. La scelta di un luogo isolato in mezzo alla vegetazione fa pensare che l’omicidio sia stato pianificato o comunque legato a situazioni di privacy, messo in atto da un individuo che conosceva bene l’area e sapeva che poteva agire indisturbato. Vale la pena riflettere anche su un metodo di uccisione così particolare come la garrota. In Italia sono pochissimi i casi recenti di omicidio per garrotamento. Un mezzo piuttosto simbolico e personale, che richiede una certa freddezza, precisione e controllo. Potrebbe suggerire che l’assassino avesse voluto infliggere una sofferenza particolare alla vittima, lasciando anche un segno distintivo del suo gesto. Può essere interpretato come un atto di dominio, per soddisfare il bisogno di potere e controllo da parte di un soggetto con pulsioni sadiche.

Un elemento che gli investigatori presero in seria considerazione risalendo anche a un delitto accaduto in Inghilterra con modalità molto simili. Ma il 2 agosto 1987 il colpevole di questo fatto si trovava in carcere, a Londra.

Conclusioni

Alla fine di tutto ciò quello che rimane è la memoria di Gabriella e il mistero ad oggi mai chiarito sul responsabile della sua morte. Le risposte rimangono sospese, in quel limbo tra cielo e mare che sembra vivere aldilà del tempo. Un caso dove ogni dettaglio potrebbe portarle alla luce la verità, dissipando quella coltre di nebbia che permane da 37 anni. È quello che ci auguriamo possa accadere in futuro.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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