Anni di speculazioni, di allusioni, di accuse infondate, di teorie basate sul nulla. Tutto spazzato via da un dato oggettivo e incontestabile: Chiara la sera del 12 agosto 2007, la notte prima di essere uccisa, non solo non ha guardato i file pornografici sul pc di Alberto (e questo già si sapeva), ma ha fatto qualcosa di molto preciso, che smonta definitivamente le certezze dei colpevolisti più accaniti…

Chiara Poggi.
Dopo la puntata di Zona Bianca andata in onda ieri sera, gli “Stasipiattisti” (termine felicemente coniato di recente) possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: da oggi la panzana secondo cui Chiara Poggi, la sera prima di essere uccisa, avesse avuto accesso alla cartella sul pc di Alberto Stasi, dove lo studente in Economia conservava materiale pornografico, verrà urbi et orbi riconosciuta per quello che è. Ovvero una panzana. Che se reiterata, sempre da oggi mostrerà la palese malafede di chi deciderà di sposare una causa persa da sempre, ma oggi definitivamente defunta.
La fine delle speculazioni
Sì, perché come giustamente ricordava ieri sera la giornalista Ilaria Cavo, nella sentenza di condanna a Stasi non c’è il movente, non si parla dell’ipotesi che Chiara abbia visionato i file pornografici e che da qui sia scaturita una discussione che, al mattino seguente, avrebbe portato all’omicidio. Vero, non se ne parla. Eppure da diciotto anni a questa parte non si è fatto che speculare su questa ipotesi del caos, nonostante una perizia – mai contestata nel merito e incontestabile in toto – lo avesse messo nero su bianco già molti anni fa: Chiara, la sera del 12 agosto 2007, quella famigerata cartella “militari” (sulla quale tante falsità ancora oggi vengono propinate) non l’ha mai aperta. Eppure la grancassa dei colpevolisti ha tuonato fino a ieri contro Stasi il pervertito, Stasi il parafilico, Stasi il pipparolo e altri epiteti che non sto ad elencare. Perché se anche la sentenza di condanna non ne parla, per alcuni che Chiara avesse scoperto gli oscuri segreti di natura sessuale di Alberto era più che una certezza, era un dogma.
Andare contro questo dogma – posso dirlo per esperienza diretta – esponeva al pubblico ludibrio, alla delegittimazione, all’attacco subdolo mosso attraverso strumenti digitali. Perché il dogma è intoccabile. E Stasi, al di là di tutto il resto su cui magari su può discutere (o anche no), è comunque un maniaco sessuale. Vuoi quindi che – sotto sotto, benché non dimostrato – non sia quello il grande assente del delitto di Garlasco? Il vero movente dell’omicidio?
La bomba di Porta e Occhetti
Eh no. Da oggi non più. Gli stessi periti di allora, Daniele Occhetti e Roberto Porta, che oggi lavorano autonomamente sul caso, perché in fondo quella storia è rimasta appiccicata addosso anche a loro, hanno messo la parola “fine” alle speculazioni, tirando fuori qualcosa che fino a ieri sera nessuno poteva sapere: la sera del 12 agosto 2007, quando Chiara resta sola in casa sua con il computer di Alberto (che era tornato a casa sua per mettere in sicurezza il cane) acceso, non va a caccia dei segreti del fidanzato. Apre il file della sua tesi di laurea, quella tesi a cui Alberto stava lavorando e a cui teneva moltissimo, e la legge. La legge con la premura di una giovane donna che il traguardo della laurea lo ha già superato, con la curiosità della fidanzata ma anche dell’amica, magari per dare qualche consiglio, o magari solo per tastare la bontà di un lavoro che le stava sottraendo le attenzioni del suo Alberto. La legge fin quando Alberto non torna a casa.
Ecco, il lavoro di Porta e Occhetti ci consente, a distanza di diciotto anni, di rendere giustizia a un rapporto sentimentale sporcato non solo da un efferato omicidio, ma nel tempo da accuse infamanti, sospetti, allusioni. Da oggi non sarà più possibile. Ieri sera ho scritto su X che qualcuno, da oggi, dovrà trovare un nuovo cavallo di battaglia (e lo troverà sicuramente, ne sono certo). Ma mi spingo a dire di più: qualcuno farebbe meglio a darsi all’ippica.





Geniale, come sempre. Encomiabile il riferimento all’ippica
Chiaro. Preciso. Come dovrebbero essere tutti gli articoli.. peccato che la carta stampata abbia perso questa capacità di espressione. Un piacere leggerti.