Stasi il pervertito, Stasi l’impotente, Stasi affetto da parafilie sessuali. Chi parla lo fa sulla base di materiale che il biondino dagli occhi di ghiaccio guardava sul suo pc. Materiale definito “raccapricciante”. Ma è davvero così?

Da sinistra, l’avvocato di Alberto Stasi Giada Bocellari e la psicologa Roberta Bruzzone durante il confronto televisivo nel programma “Ore14”.
Sia concesso il gioco di parole. Per fortuna, almeno per ora, l’ironia è ancora lecita. E non si può fare altrimenti, se non affrontare questo tema con l’arma dell’ironia, perché altrimenti ci sarebbe da piangere. Non è certo una novità: da sempre parlando del delitto di Garlasco si finisce immancabilmente a parlare delle presunte perversioni di Alberto Stasi. Si cercò di trovare lì un movente per l’omicidio di Chiara che, al contrario, non è mai stato trovato. E non parliamo della pedopornografia. Su questo ha messo un punto fermo la Cassazione.
Il confronto Bocellari – Bruzzone
Il tema è tornato di strettissima attualità, in particolare a seguito del confronto tra l’avvocato di Stasi, Giada Bocellari, e la psicologa Roberta Bruzzone, che nello studio del programma condotto da Milo Infante, Ore14, si sono confrontate su un tema che per la Bruzzone è un vero cavallo di battaglia: quello delle parafilie di Alberto Stasi. Un tema non di poco conto, che per anni è stato elemento cardine della “mostrificazione” di quello che, secondo la giustizia italiana, è l’assassino di Chiara Poggi.
Alberto Stasi il pervertito; Alberto Stasi che ha problemi di natura sessuale; Alberto Stasi che si eccita solamente guardando materiale pornografico estremo, raccapricciante, violento. Questo secondo una narrazione che, fino al fatidico confronto serale in diretta sulla tv nazionale, è stata portata avanti in maniera pressoché incontrastata, regalando al grande pubblico l’immagine, appunto, di un mostro. Uno che, al di là dei possibili dubbi riguardo la sua condanna, in fondo il carcere se lo merita. Salvo poi venire a scoprire che questo giudizio severo, almeno Roberta Bruzzone l’ha maturato leggendo dei virgolettati sui giornali e non la cartella clinica del detenuto, messa a disposizione dalla Bocellari proprio nello studio di Ore14, con un colpo di teatro che ha lasciato spiazzati un po’ tutti.
Un cortocircuito pericoloso: la parafilia della parafilia
Una narrazione, quella sulle presunte parafilie di Stasi, che si autoalimenta: ne parlano i giornali, quindi è vero. Se ne parla in tv, quindi ne parlano i giornali. Un circolo vizioso che rischia esso stesso di diventare pornografia, anzi, parafilia. La parafilia della parafilia. Un cortocircuito semantico e pericoloso, perché rientrare in questa categoria – secondo gli standard di certi commentatori – è davvero molto facile. Non ce ne voglia la Bruzzone (che ha negato ad Ore14 che quelle di Stasi siano parafilie, salvo averlo affermato in altre trasmissioni, come La Vita in Diretta) ma prendiamo a modello le sue esternazioni televisive che sono le più diffuse e prese in maggiore considerazione in virtù della sua visibilità e riconosciuta professionalità: Stasi è affetto da parafilie di natura sessuale, o comunque sarebbe ossessionato dal sesso, in quanto fruitore di contenuti violenti: immagini di stupri, sesso con donne incinte, rapporti genericamente osceni. Fermiamoci un secondo e chiediamoci: a quale materiale ci si riferisce, esattamente?
Fonti diverse o diverse percezioni?
Evidentemente Roberta Bruzzone deve aver avuto accesso a materiale diverso da quello che abbiamo potuto visionare noi, ovvero il contenuto dell’ormai famosa cartella “Militari”, all’interno della quale Alberto Stasi aveva raccolto una cospicua quantità di materiale pornografico, tra foto e video. Ebbene, a onor del vero tutto questo raccapriccio noi non l’abbiamo percepito. Si, ci sono immagini che mostrano donne incinte del tutto consenzienti. Probabilmente chi ritiene che Stasi sia un pervertito per questa ragione ignora del tutto che sui maggiori siti pornografici esistono le categorie denominate “pregnant” che macinano milioni di visualizzazioni. Ne consegue che in circolazione devono esserci centinaia, se non migliaia di maniaci sessuali e, perché no, potenziali assassini. Altri contenuti possono risultare più spinti di altri (ad esempio la categoria “forced”) ma il sesso estremo non è un crimine, a meno che non sfoci, appunto, nella violenza fine a sé stessa o, ancora peggio, nello stupro. E non è questo il caso di quello che abbiamo visto noi. Allora, esattamente, a quale materiale raccapricciante ci si riferisce, in relazione a quello fruito da Stasi? Il problema, forse, risiede in una percezione assolutamente lecita, ma personale. E che quindi non dovrebbe fare scuola, ma restare, appunto, personale.
Verrebbe da chiedere anche a un giornalista come Piero Colaprico, che in un podcast da poco realizzato insieme alla collega Floriana Bulfon sul delitto di Garlasco, cosa intende quando riferisce a sua volta di materiale “raccapricciante” fruito da Alberto Stasi. In questo caso, il giornalista parla riferendosi alla consulenza del 2007 dell’ingegnere Paolo Reale, cugino di Chiara Poggi e consulente informatico della famiglia. Ebbene, anche in questo caso, pur avendo visionato le foto riportate all’interno di questa consulenza, restiamo con il dubbio che Colaprico abbia avuto accesso a materiale diverso dal nostro. Ci sono foto di piedi di donne che indossano scarpe con i tacchi; foto di nudo esplicito e provocante; foto di rapporti sessuali. Ma nulla di raccapricciante, nulla di perverso o disturbante. Ma allora perché portare avanti questo tipo di narrazione? Perché raccontare cose per sentito dire, invece di affidarsi agli elementi oggettivi, che pure ci sono e non sono fraintendibili? Andrebbe ovviamente chiesto ai diretti interessati.
Noi, dimenticati della vita
E ce ne faremo una ragione, noi manipolo di dimenticati del web e della vita (sempre per citare Roberta Bruzzone), perché in fondo ciascuno fa il proprio mestiere e lo fa come meglio crede. Quello che dispiace è che molto spesso il nostro mestiere ha un’influenza sul pubblico. Di certo la nostra è molto limitata, ma questo non ci sottrae da un senso di responsabilità che dovrebbe essere il faro di una corretta comunicazione. Evidentemente non tutti la pensano allo stesso modo. E allora si potrebbe dire che le famose categorie pornografiche presenti nel pc di Stasi sono il risultato non di una accurata e maniacale selezione ossessiva, ma il risultato di un download “in massa” di gruppi di foto già precedentemente categorizzati. Si potrebbe anche dire che questa quantità “enorme” di materiale riguarda circa 2.500 foto, a fronte di un numero ancora più ampio di immagini militari e di file musicali. A voler essere pignoli, cosa dovremmo dire? Che Stasi, oltre che ossessionato dal porno è anche un guerrafondaio e l’incarnazione di Jimi Hendrix? Potremmo dirlo, ma staremmo dando un’interpretazione personale, frutto di un preconcetto. Meno male che questo modo di fare comunicazione non ci appartiene.





la Bruzzone è un personaggio inquietante a cominciare dello sguardo. Psichicamente instabile a causa di un indomabile narcisismo intellettivo assale verbalmente con toni violenti chiunque presenti una tesi diversa dalla sua. Si considera infallibile e mai potrà ammettere di aver sbagliato! La sua presenza ultradecennale in televisione gli garantisce fama e prestigio assolutamente ingiustificati. Colaprico nel suo italiano stentato dà spesso l’impressione, con i suoi illogici commenti, di persona dotata di scarso intelletto; nel caso Garlasco le sue considerazioni che tendono a giustificare ogni anomalia dell’indagine fanno spesso pensare a malafede, Insomma, c’é o ci fa? In entrambi i casi ascoltarlo è tempo perso. Paolo Reale, cugino di Chiara Poggi e consulente informatico della famiglia? Ma perchè proprio lui? Forse non volevano farci sapere i contenuti del computer di Chiara di cui ci ha parlato Daniele Occhetti? Paolo Reale all’epoca non aveva grande esperienza, ergo……….
Eri partito alla grande Gianluca, con l’articolo<> anticipando temi importanti che sono poi emersi con mesi e mesi di ritardo sul mainstream ma poi ti sei bloccato, che ti è successo????
Gianluca, il problema non è solo la Bruzzone, ma anche il conduttore che la lascia intervenire allorquando il suo istinto si attiva, non possedendo la minima educazione che invece hanno gli altri ospiti che intervengono quando gli si da la parola.
Pensi se succedesse in una classe, qualsiasi classe di ogni ordine e grado cosa succederebbe non solo tra gli alunni, ma anche giustamente tra i genitori.
Si parlerebbe di alunna preferita dal maestro o insegnante con disparità di trattamento verso gli altri.
E questo avviene su un canale della TV pubblica.
E la domanda che mi pongo è: chi VUOLE la Bruzzone in quello ed altri
programmi? Chi la protegge politicamente?
Sarebbe ora che CHI di dovere mettesse tutte queste lamentele all’ordine del giorno in una prossima urgente e convocasse immediatamente il comitato di redazione RAI e ANCHE altri organismi superiori.
PS: e poi QUESTO conduttore, che non interviene MAI per placare l’istinto della Bruzzone, ha anche la pretesa di parlare della legge che finalizza l’espiazione della pena all’inserimento del condannato nella società sopportando e supportando la violazione della privacy e le diffamazioni su un aspetto sensibile ed inviolabile, vale a dire la sessualità di Alberto Stasi che risulta condannato, ma senza che la corte attribuisca il movente dell’assassinio della Chiara Poggi alla sua presunta “ATROCE SESSUALITA” che non risulta da alcun verbale.
La Bruzzone dice “quantità” e “ossessiva catalogazione”. Purtroppo non conosce come funzionava il Peer-to-Peer degli anni 2000. Qualsiasi fosse il materiale (musica, films, porno), lo dovevi catalogare in modo “ossessivo” (secondo la Bruzzone, semplicemente “per cartelle definite”) per renderlo facilmente ricercabile agli altri utenti per guadagnare “priority”. Più condividevi, più gente scaricava i tuoi contenuti, più guadagnavi “priority” nelle liste di scaricamento, più velocemente riuscivi a scaricare altro materiale. Stasi non era differente da altri milioni di utenti “P2P”.
Il principio fondamentale che contrasta le teorie della Bruzzone sulla supposta parafilia di Stasi risiede nella definizione data dal DSM – 5: la parafilia è un intenso e persistente interesse sessuale per oggetti, attività o situazioni atipiche, diverso dall’interesse sessuale convenzionale verso partner umani adulti consenzienti. In particolare per definire un disturbo parafilico, l’interesse deve causare disagio clinicamente significativo, procurare danni (fisici o psicologici) a sé o ad altri, oppure coinvolgere persone non in grado di dare un valido consenso. Non vi è menzione che un enorme quantitativo di porno in possesso sia indicazione per etichettare una persona come affetta da questo disturbo o patologia. L’unico giudizio cui bisogna rifarsi è quello clinico del disagio e del nocumento che comportamenti simili possano causare a se e ad altri.