Garlasco: svelato il “mistero” degli abiti sporchi di sangue

Scritto da: Gianluca Zanella
14 Aprile 2025

Quando si ha a che fare con un caso intricato come quello del delitto di Garlasco è facile farsi trascinare su false piste. Succede con il satanismo, succede anche con il “mistero” dei vestiti sporchi di sangue trovati in un canale e di cui nessuno ha mai parlato. Noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia, carte alla mano, vi spieghiamo il perché… e ve lo facciamo vedere!

La scena del crimine.

In questi giorni sono state tante (e quando diciamo tante, intendiamo DAVVERO tante) le segnalazioni in merito a un articolo apparso sul Corriere della Sera il 29 agosto 2007, firmato dal collega Francesco Battistini. In quell’articolo, si parlava di alcuni indumenti ritrovati da un agricoltore all’interno di una busta gettata in un canale di scolo. Indumenti che apparivano macchiati di una sostanza rossastra che all’uomo sembrò sangue.

Sempre in questi giorni, stanno fioccando video su YouTube dove improbabili investigatori del mistero si lanciano in articolate teorie del complotto. Dal momento che non ci piace parlare senza conoscere i fatti, abbiamo recuperato la documentazione che riguarda quel ritrovamento e le successive analisi scientifiche effettuate. Ebbene, ci sono senza dubbio delle sorprese, ma non necessariamente quelle che vi aspettate.

Un ritrovamento inquietante

Il 13 agosto del 2007 Chiara Poggi è stata ritrovata massacrata all’interno della sua abitazione in via Pascoli, a Garlasco. Per questo quando un tale Diego Portinari il 24 agosto chiama la polizia dicendo di aver trovato un sacchetto contenente dei vestiti sporchi di sangue, una volante della Questura di Pavia accorre sul posto in piena notte. Siamo su una strada comunale denominata “Strada del Cucu”, che collega il Comune di Sairano – dove ha luogo il ritrovamento – con la località Villanova.

Il ritrovamento, in realtà, non è avvenuto quella notte, ma due giorni prima: il 22 agosto, quando in un fosso Diego Portinari, che lavorava nei campi insieme a Massimo Bernardi, aveva visto affiorare dall’acqua il sacchetto di cellophane bianco. Una volta notato il sangue, si era spaventato e l’aveva gettato. Evidentemente, l’uomo aveva collegato quel ritrovamento con l’omicidio di Chiara Poggi, in quanto – come si legge nel verbale – “il PORTINARI spiegava che il prefato canale risulta a sua volta “alimentato” dal CAVO DELLE BRIE che scorre nelle immediate vicinanze di via Pascoli a Garlasco”.

Esattamente cosa viene ritrovato? Riportiamo l’intervista del 2007 a Cristina Bernardi, moglie di Massimo. La donna aveva assistito al ritrovamento e all’apertura della busta e racconta al cronista ciò che vi era al suo interno: “C’erano dentro [al sacchetto] tre paia di pantaloni. Due da uomo, uno era blu, con le tasche laterali, taglia 50, senza macchie. L’altro paio era beige, marca Marlboro Classic, taglia 46, e aveva una grande macchia rossa sul fianco e sulla coscia destra davanti. Poi c’era un altro paio di pantaloni blu che sembravano quasi da bambina: ha presente quelli a pinocchietto? La taglia era un 36. Erano macchiati anche quelli di una cosa che sembrava sangue […] Le scarpe erano dei mocassini di Valentino, marroni, misura 43, con la suola in gomma invernale. Le canottiere erano due, da uomo, con un’etichetta “Fragi B”. Bagnate, sporche. Una aveva una macchia rossa”.

Le analisi del Ris

Gli atti che riguardano questo inquietante ritrovamento finiscono sul tavolo della dott.ssa Rosa Muscio, sostituto procuratore della Procura di Vigevano, che sta indagando sul delitto di Garlasco. La Muscio dispone il sequestro degli abiti per verificare se le presunte tracce ematiche siano riferibili all’omicidio. Il tutto, infatti, viene rapidamente inviato al Ris di Parma per “accertamenti tecnici urgenti – non ripetibili”.

Il 16 novembre 2007, ecco la relazione del Ris. Vi riportiamo, in esclusiva, le foto degli indumenti e quanto scritto dagli operatori del reparto scientifico dell’arma dei carabinieri.

Reperto “Jeans” (già rep. A): n.1 paio di jeans, di colore nero, tg. 36, sporchi di terriccio e di tracce di varia natura. Il reperto è stato ispezionato tramite l’ausilio della crimescope e successivamente nebulizzato con luminol; non è emersa alcuna traccia di interesse.

Reperto “Pantaloni” (già rep. B): n.1 paio di pantaloni in panno di colore nero, sporchi di tracce di varia natura. Il reperto è stato ispezionato tramite l’ausilio della crimescope e successivamente nebulizzato con luminol. È emersa un’area reattiva al luminol sulla gamba destra, posteriormente, oggetto di prelievo (campione Pant_B1). Sia l’area descritta, sia le tracce di dubbia natura sono state testate con il combur test e hanno fornito esito negativo.

Reperto “Pantaloni Marlboro” (già rep. C): n.1 paio di pantaloni marca “Marlboro”, di colore beige, sporchi di tracce di varia natura alcune delle quali di colore rosso bruno (vds foto) che testate con il combur test hanno fornito esito negativo. Il reperto è stato ispezionato tramite l’ausilio della crimescope e successivamente nebulizzato con luminol; non è emersa alcuna traccia di interesse.

Reperto “Sacco” (già rep. D): n. 1 sacco in cellophane variamente sporco di terriccio, apparentemente privo di tracce di interesse analitico. Nessun prelievo effettuato.

Reperti “canottiere” (già rep. E e F): n. 2 canottiere sporche di terriccio e di tracce di varia natura. La canottiera classificata F presenta una traccia di colore rossastro. I reperti sono stati ispezionati tramite l’ausilio della crimescope e successivamente nebulizzati con luminol; sono emerse due ristrette aree di circa 5 mm di diametro sulla canottiera classificata F oggetto di unico prelievo (campione can_F1). Tutte le tracce di dubbia natura, quelle rossastre e quelle risultate positive al luminol, sono state testate con il combur test che ha fornito esito negativo.

Reperto “scarpe fiume” (già rep. G): n.1 paio di scarpe di colore marrone, recanti varie tracce brunastre di dubbia natura. Il reperto è stato nebulizzato con luminol e sono emerse due aree di luminescenza: una sulla suola della scarpa destra e una su quella sinistra (vds foto) entrambe oggetto di un unico prelievo (campione scarpe_fiume). Sia le tracce di dubbia natura, sia quelle evidenziate dal luminol sono state testate con il combur test ed hanno reagito negativamente.

Tutto messo a tacere? Ma per piacere

Insomma, stando alle analisi effettuate dal Ris di Parma, quello rinvenuto sui vestiti – sebbene di dubbia natura – non era sangue. Chi ci segue, sa quanto siamo sempre stati critici nei confronti dell’operato del Ris sulla scena del crimine. Tuttavia in questo caso, a meno di non voler sposare qualche astrusa ricostruzione dietrologica, le analisi sembrano parlare chiaro.

Si rassegnino gli YouTuber del “tutto messo a tacere“. Se a Cristina Bernardi fu detto di non parlare di quel ritrovamento (come riportato nell’intervista del 2007) è spiegabile molto probabilmente con il fatto che in quel preciso momento gli investigatori, non avendo la possibilità di condurre analisi scientifiche, avessero preso in seria considerazione il fatto che quegli indumenti potessero in qualche modo essere riconducibili al delitto. Il fatto che poi negli anni a seguire non se ne sia più parlato è altrettanto giustificabile con il fatto che dalle analisi non emerse nulla.

Osservando le foto, appare anche improbabile che quelli fossero gli abiti indossati dai presunti killer di Chiara Poggi. Il sangue versato – e schizzato – sulla scena del crimine è davvero tanto, mentre i vestiti non risultano imbrattati come ci si aspetterebbe. Inoltre, la suola delle scarpe rinvenute non corrisponde alla famigerata suola a pallini che si vede dalle foto dei carabinieri e che viene tutt’oggi attribuita alle scarpe indossate dall’assassino. Certo, i più pignoli potranno dire che altre impronte in quella casa non si vedono (come quelle di Alberto Stasi e dei tanti altri entrati dopo di lui) e che quindi quelle scarpe possano comunque aver calpestato il pavimento della scena del delitto. Ma qui siamo nel campo delle ipotesi.

Resta il dubbio sul perché qualcuno abbia dovuto gettare dei vestiti di marca all’interno di un canale e cosa fossero quelle macchie rossastre. Questo nella perizia non viene specificato. A questo punto però, visto l’estremo interesse che questo fatto ha riscosso nella pubblica attenzione, lanciamo un appello: si faccia avanti la persona che ha gettato qui vestiti e spieghi il perché l’ha fatto. Certamente non farà una bella figura (ci sono altri modi per smaltire i rifiuti), ma almeno potrà svelare quello che si sta configurando come un piccolo, insignificante, mistero nel mistero.

Perché se è vero che questa vicenda nasconde molti – troppi – punti oscuri, e probabilmente un “doppio livello”, è anche vero che non bisogna far volare la fantasia, ma basarsi sui fatti. Ed è quello che facciamo noi di DarkSide – Storia segreta d’Italia.

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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3 Commenti

  1. renata

    Grazie Gianluca! Lo so che sei molto più interessato alle vicende degli anni di piombo ma ci sono casi che si incastrano nella testa e gridano verità anche se apparentemente di cronaca. I due livelli sono da chiarire. Buona giornata!

    Rispondi
  2. Daniele

    Molto interessante! Però stando a quanto dice il tecnico BPA Enrico Manieri il combur test è spesso fallibile, soprattutto su tracce molto dilavate.
    E inoltre, sempre secondo i suoi studi, la scarpa Mr.Valentino e perfettamente sovrapponibile a diverse impronte che si trovano sulla scena del crimine, quindi è molto molto probabile che quelli fossero davvero gli abiti degli assassini.
    Saluti.

    Rispondi
  3. Lorenzo

    Si dovrebbe spiegare come mai sotto le suole di quelle scarpe sono presenti le stesse impronte “a cerchietti” trovate sulla suola delle ciabatte di Chiara. Impronte che, essendo già difficili da trovare sotto qualsiasi scarpa, poiché impronte alquanto inusuali, indebolirebbero l’ipotesi della coincidenza e rafforzerebbero l’ipotesi della connessione se trovate su due scarpe diverse appartenenti a due persone diverse (le ciabatte di Chiara e le scarpe di una persona ignota). Inoltre la suola delle scarpe ritrovate nel sacco risulterebbe altamente compatibile sia per struttura sia per dimensioni alla nuova traccia scoperta sul primo gradino della scala che conduce alla cantina in casa Poggi. Traccia diversa da quella lasciata dalla suola a pallini attribuita a Stasi e che quindi attesta inequivocabilmente la presenta di una seconda persona sulla scena del crimine. Queste scoperte sono state fatte entrambe da Storie Perdute e poi ribadite da Manieri: due delle figure più attendibili e professionali presenti su YouTube che si occupano del caso procedendo sempre con metodo razionale e scientifico. Non certamente dei visionari e improbabili investigatori. La cosa che invece risulta improbabile è che delle persone di sesso maschile e di sesso femminile si siano messe a dipingere insieme, chissà dove, proprio con della pittura rossa e che, invece di lavare vestiti e scarpe dopo aver dipinto, abbiano stranamente deciso di buttarli, chiudendoli in un sacco e lanciandoli in un canale. Come si può notare erano anche vestiti in ottime condizioni che potevano benissimo essere riutilizzati. Tra l’altro vennero ritrovati proprio nel canale in cui sfocia un altro canale che scorre nelle vicinanze di casa Poggi. Quest’ultima ricostruzione, per onestà intellettuale e logica, dovrebbe necessariamente risultare una ricostruzione molto più improbabile e inverosimile rispetto a quella che attribuisce, invece, gli abiti ritrovati agli assassini e che si basa sui già citati elementi alquanto consistenti. Ci sono teorie assurde che girano su YT, come quella della numerologia, delle bestie di satana, del disegno di Pacciani e tante altre. Quelle sono certamente teorie assurde fatte da improbabili e improvvisati investigatori. Liquidare però la teoria degli abiti come ridicola, inconsistente e inutile mi sembra una scelta alquanto superficiale e ingiustificata

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3 Commenti

  1. renata

    Grazie Gianluca! Lo so che sei molto più interessato alle vicende degli anni di piombo ma ci sono casi che si incastrano nella testa e gridano verità anche se apparentemente di cronaca. I due livelli sono da chiarire. Buona giornata!

    Rispondi
  2. Daniele

    Molto interessante! Però stando a quanto dice il tecnico BPA Enrico Manieri il combur test è spesso fallibile, soprattutto su tracce molto dilavate.
    E inoltre, sempre secondo i suoi studi, la scarpa Mr.Valentino e perfettamente sovrapponibile a diverse impronte che si trovano sulla scena del crimine, quindi è molto molto probabile che quelli fossero davvero gli abiti degli assassini.
    Saluti.

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  3. Lorenzo

    Si dovrebbe spiegare come mai sotto le suole di quelle scarpe sono presenti le stesse impronte “a cerchietti” trovate sulla suola delle ciabatte di Chiara. Impronte che, essendo già difficili da trovare sotto qualsiasi scarpa, poiché impronte alquanto inusuali, indebolirebbero l’ipotesi della coincidenza e rafforzerebbero l’ipotesi della connessione se trovate su due scarpe diverse appartenenti a due persone diverse (le ciabatte di Chiara e le scarpe di una persona ignota). Inoltre la suola delle scarpe ritrovate nel sacco risulterebbe altamente compatibile sia per struttura sia per dimensioni alla nuova traccia scoperta sul primo gradino della scala che conduce alla cantina in casa Poggi. Traccia diversa da quella lasciata dalla suola a pallini attribuita a Stasi e che quindi attesta inequivocabilmente la presenta di una seconda persona sulla scena del crimine. Queste scoperte sono state fatte entrambe da Storie Perdute e poi ribadite da Manieri: due delle figure più attendibili e professionali presenti su YouTube che si occupano del caso procedendo sempre con metodo razionale e scientifico. Non certamente dei visionari e improbabili investigatori. La cosa che invece risulta improbabile è che delle persone di sesso maschile e di sesso femminile si siano messe a dipingere insieme, chissà dove, proprio con della pittura rossa e che, invece di lavare vestiti e scarpe dopo aver dipinto, abbiano stranamente deciso di buttarli, chiudendoli in un sacco e lanciandoli in un canale. Come si può notare erano anche vestiti in ottime condizioni che potevano benissimo essere riutilizzati. Tra l’altro vennero ritrovati proprio nel canale in cui sfocia un altro canale che scorre nelle vicinanze di casa Poggi. Quest’ultima ricostruzione, per onestà intellettuale e logica, dovrebbe necessariamente risultare una ricostruzione molto più improbabile e inverosimile rispetto a quella che attribuisce, invece, gli abiti ritrovati agli assassini e che si basa sui già citati elementi alquanto consistenti. Ci sono teorie assurde che girano su YT, come quella della numerologia, delle bestie di satana, del disegno di Pacciani e tante altre. Quelle sono certamente teorie assurde fatte da improbabili e improvvisati investigatori. Liquidare però la teoria degli abiti come ridicola, inconsistente e inutile mi sembra una scelta alquanto superficiale e ingiustificata

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