Giorgia, Angela e un killer misterioso nella Torino anni ’80

Scritto da: Alessio Pizzichi
15 Luglio 2024

37 anni fa nel capoluogo piemontese si consumarono due omicidi inspiegabili e dalle caratteristiche particolari. Analizzandoli entrambi emergono delle similitudini che non possono lasciare indifferenti, tanto da far emergere una domanda: è possibile siano stati commessi dallo stesso assassino che non è mai stato individuato?

Veduta aerea di Torino.

Giorgia

Torino, 1988. Giorgia Padoan, 20 anni, figlia di genitori separati, è una ragazza che vive insieme alla madre in un appartamento situato in Via Gottardo 207. Di lei colpiscono tante cose: il carattere aperto e solare, il volto acqua e sapone che ne esalta i lineamenti graziosi, la disponibilità ad aiutare gli altri. Studia lingue all’università, ha una grande passione per i viaggi e sogna di diventare hostess. Un sogno che verrà purtroppo cancellato nella maniera più atroce.

Un quadro straziante

Martedì 9 Febbraio sembra un giorno come tanti per Ivana, la madre di Giorgia, quando alle 13:40 rientra a casa dal suo turno di lavoro. Subito però si accorge che c’è qualcosa di strano: un forte odore di gas in tutta l’appartamento. Si dirige verso il tinello e quello che vede la lascia attonita: la figlia giace carponi sul divano, le ginocchia a terra, i pantaloni abbassati e il volto schiacciato sui cuscini. La madre pensa a un malore, tenta di scuoterla ma non dà segni di vita, la gira e vede che sul suo collo è presente un solco. In preda al panico lancia l’allarme alla Polizia. Gli agenti arrivano sul luogo e constatano quanto accaduto: non si tratta di un incidente ma di un terribile omicidio.

Giorgia è stata strangolata. I primi rilievi portano a stabilire che qualcuno le ha stretto senza pietà una catenella d’acciaio attorno al collo. Si stima che l’omicidio possa essere avvenuto intorno alle 10:30-11:00. Una volta compiuto il delitto l’assassino ha tentato di depistare aprendo i rubinetti del gas, ha spogliato parzialmente la vittima, rubato un paio di anelli e pochi soldi. Sul corpo non ci sono segni di violenza sessuale e neanche di difesa: la ragazza è stata colta di sorpresa? Forse si fidava del suo carnefice, come sembrerebbe indicare il fatto che in casa non ci siano segni di effrazione e come sembrerebbe comprovato anche dalle due tazzine di caffè presenti nell’appartamento. Una di esse si è rovesciata a terra e sulla macchia è rimasta impressa un’impronta di scarpa, numero 44. La madre di Giorgia è sicura: sua figlia non beveva caffè, di conseguenza doveva averlo preparato appositamente per accogliere il suo ospite. Ma chi poteva essere questo soggetto? È su questa domanda che si aprono le indagini.

Giorgia Padoan (21 anni).

L’ombra

Come da prassi, vengono inizialmente seguite le persone più vicine alla vittima: familiari, amici, compagni di università. Vengono tutti interrogati, i loro alibi sono verificati con attenzione, ma non emerge niente di rilevante. L’inchiesta della Polizia si svolge a 360 gradi e vengono esplorate altre possibilità, come quella di un maniaco, ma anche in questo caso si arriva a un vicolo cieco.

Le settimane passano ma i genitori non si danno per vinti e continuano a cercare la verità, il padre arriva a offrire una ricompensa di 200 milioni di lire a chiunque avesse fornito informazioni che potessero risolvere il caso. A seguito di questo appello, l’uomo riceve una telefonata “Sono stato io a uccidere. Non volevo farlo, ma l’ho fatto. Vado in questura a costituirmi”. La chiamata venne registrata. Nessuno si presentò in questura a confessare.

Nonostante gli sforzi della Squadra Omicidi di Torino, l’assassino di Giorgia rimane relegato in un’oscurità dalla quale sembra impossibile far luce. La vicenda finisce in archivio fino a quando, molti anni dopo, viene riaperta dalla Procura. Siamo nel 2013 e a finire sotto indagine è un professore universitario che ai tempi pare studiasse nella stessa università della ragazza. Secondo gli inquirenti la sua voce sarebbe compatibile con quella della chiamata che venne registrata dal padre. L’indagato nega di aver mai conosciuto la vittima e per il giorno del delitto ha un alibi, in quanto si trovava a lavoro. L’uomo esce di scena. Anche quest’ultimo tentativo di dare un volto all’assassino finisce in un nulla di fatto.

Ancora oggi l’omicidio di Giorgia Padoan resta irrisolto. Di questo crimine colpiscono le modalità, dapprima lo strangolamento che viene effettuato in maniera fulminea, senza dare alla vittima la possibilità di difendersi. Poi il killer ricostruisce una scena fittizia, apre i rubinetti del fornello, abbassa i pantaloni della ragazza, ruba alcuni oggetti. Il suo intento sembrerebbe quello di depistare in più modi possibili, creare una messinscena dell’orrore. È senz’altro curioso notare come nove mesi dopo, sempre a Torino, si verifichi un altro delitto con elementi similari sulla scena del crimine. Ci riferiamo all’omicidio di Angela Telesca.

Angela

Angela Telesca, 20 anni, proviene da una famiglia originaria di Potenza trasferitasi nel capoluogo piemontese. Unica figlia femmina del nucleo familiare, il suo tratto distintivo sono i lunghi capelli biondi che le restituiscono un aspetto raffinato e puro. Una ragazza con la testa sulle spalle, dotata di senso pratico. Dopo aver finito gli studi, ha iniziato a lavorare come donna delle pulizie presso due appartamenti. Un impiego che le permette di aiutare i genitori nelle spese mentre continua a coltivare la sua aspirazione di diventare parrucchiera.

Una presenza in casa

La mattina di Lunedì 14 Novembre 1988, Angela si dirige verso una delle due case dove prestava servizio, situata in Via Lungo Po Antonelli 17, dove risiede la famiglia Luzzati. Manca poco alle 10, la ragazza è in orario come di consueto. Nell’abitazione non c’è nessuno, Angela riceve istruzioni al telefono da parte di Sonia Luzzati sulle mansioni da svolgere per quel giorno. Pochi minuti prima delle 11, riceve una seconda telefonata, stavolta da parte di una zia. Passa un’altra mezz’ora, sono circa le 11:30 quando il citofono della casa suona. Angela apre, non può immaginarsi che quelli saranno gli ultimi istanti della sua vita.

Alle 13:20 Sonia Luzzati rientra nell’abitazione. Qualcosa non quadra, in mezzo al corridoio ci sono lo straccio e il secchio per pulire, Angela non si vede. La donna la chiama ma non ottiene risposta. Si mette a cercarla nella casa, arriva davanti al bagno e quello che scopre la lascia senza parole. La ragazza si trova dentro la vasca da bagno, seminuda, girata sul fianco sinistro e con la testa appoggiata sul bordo. Circa 20 cm di acqua le avvolgono la parte inferiore del corpo.

Gli abiti della giovane sono gettati per terra, bagnati, insieme a un cerotto di uso medico. Sonia immagina che possa essersi sentita male, per questo cerca di soccorrerla e farle riprendere conoscenza, ma Angela non dà segni di vita. A questo punto Sonia avvisa il medico, quest’ultimo chiama l’ambulanza che in pochi minuti arriva sul posto e la trasporta d’urgenza in ospedale.

Sul luogo arriva anche la Polizia. Nella casa sono presenti una serie di elementi che fanno pensare non possa essersi trattato di un malore. Sul letto della camera viene trovato un pezzo di orecchino della giovane, insieme a un’impronta di scarpa sulla parete. Un altro frammento dell’orecchino sarà rinvenuto in bagno. Si interrogano i vicini, i quali dichiarano di aver sentito qualcuno suonare al citofono dei Luzzati verso le 11:30. La ragazza si sarebbe affacciata sul terrazzo per vedere di chi si trattasse prima di aprire. I testimoni hanno udito anche delle urla provenire dall’appartamento. Angela non era sola in quei momenti.

Angela Telesca (20 anni).

Un terribile omicidio

In ospedale viene purtroppo constatato il decesso di Angela Telesca. La causa della morte è asfissia da annegamento. Le tesi di uno svenimento o di un suicidio vengono definitivamente accantonate quando si apprende che la giovane non aveva assunto alcun tipo di sostanza o medicinale. Sul corpo sono presenti delle escoriazioni nel dorso, sulle spalle, su una guancia e sulle labbra. Sui polsi, invece, viene rilevata una sostanza collosa di colore grigio, sembra a tutti gli effetti la traccia di quel cerotto che era stato rinvenuto in bagno. A questo punto comincia a delinearsi lo svolgimento di un’azione delittuosa, dapprima iniziata con un assalto durante il quale l’assassino fa perdere i sensi alla vittima. Dopodiché il trasporto nella vasca da bagno, i polsi legati con il cerotto di uso medico e l’annegamento nella vasca da bagno. Una volta compiuto l’orrore, l’assassino l’ha spogliata, ha buttato i vestiti per terra e ha posizionato il cadavere in maniera tale da far pensare a un malanno o un atto estremo. Un metodo di azione che ricorda qualcosa. Ci torneremo più avanti.

Un’indagine complicata

Parte l’inchiesta e il primo a essere messo sotto i riflettori è Nicola, il ragazzo con cui Angela aveva una relazione da tre anni. Un rapporto turbolento, stando a quello che scriveva la giovane sul suo diario, dove le litigate piuttosto accese sembravano non mancare. Tuttavia per il giorno dell’omicidio il ragazzo ha un alibi: proprio quel lunedì aveva iniziato a lavorare nel suo nuovo posto d’impiego e i colleghi possono confermare che non si era mai allontanato. L’indagine raggiunge presto un punto di stallo, difficile capire chi potesse volere la morte di una ragazza pulita e dalla vita specchiata. Passa il tempo e alla fine anche il caso di Angela Telesca viene archiviato, lasciando un incognita sull’identità di quella figura che la mattina del 14 Novembre 1988 entrò all’interno della casa. Un’incognita che rimane anche ai giorni nostri.

Due delitti, un solo assassino?

Stesso anno, nove mesi di distanza. Due ragazze di 20 anni che vengono ammazzate all’interno di abitazioni dopo aver fatto entrare l’assassino. Entrambe uccise con metodo asfittico (Giorgia strangolata e Angela affogata). In tutti e due i casi, l’omicidio avviene di mattina. Siamo davanti a un killer che, una volta compiuto il delitto, invece di scappare compie immediatamente una serie di azioni per manipolare la scena del crimine, in un tentativo di far apparire il tutto come un incidente o un suicidio. Forse ha bisogno di tempo e depista le indagini, forse si tratta di un sadico modo per prendersi gioco delle autorità, forse mette in scena una sua fantasia. Potrebbe trattarsi sempre della stessa persona? Non lo sappiamo ma i meccanismi mentali e i gesti messi in atto sembrano avere diverse similitudini.

Senza dubbio Giorgia e Angela erano ragazze coscienziose che non avrebbero mai fatto entrare in casa degli sconosciuti. Per questo motivo viene piuttosto da pensare a qualche soggetto che si fosse guadagnato la loro fiducia e sapesse anche che in quei momenti erano da sole. La storia della cronaca nera ci ha insegnato come anche vittime attente e prudenti possano cadere nelle trappole di certi individui, assai abili nella manipolazione.

Nel corso delle indagini, attraverso la lettura del diario delle due ragazze, emersero degli aspetti più malinconici e riflessivi del loro carattere. Angela annotava “Mi sento tremendamente triste, arrivo a casa, neppure mia madre si accorge della mia tristezza, riesce solo a vedere i miei stivali neri, un po’ bagnati, i miei capelli umidi, ma non il mio volto bagnato di lacrime”.

Anche Giorgia scriveva “e quando le tenebre oscurano la città, il mio animo diventa pensieroso” «Vedrai che anche quest’anno passerò San Valentino a mangiare Baci Perugina. Da sola» «Sono andata dalla nonna, ci siamo sfogate assieme… è servito molto, a tutte e due. E adesso sono sola, nella pace domestica…»  «Vorrei trovare l’anima gemella…» «È ora di riordinare la mia vita, i miei rapporti con gli altri»

Pensieri di ragazze ventenni che cercano la loro strada nel mondo, con i loro dubbi e i loro spazi da riempire. Spazi dove un malintenzionato avrebbe ipoteticamente potuto inserirsi.

Conclusione amara

Al netto delle ipotesi, resta l’enorme senso di vuoto lasciato da questi due delitti irrisolti. Nonostante siano passati 36 anni, la voragine non è stata colmata e delle vicende di Giorgia e Angela si è parlato poco negli ultimi tempi. Forse esiste ancora un piccolo bagliore in grado di illuminare l’oscurità di queste terribili storie, per questo è importante metterle in evidenza nella speranza che qualcosa in futuro possa muoversi.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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