Giustino De Vuono e Paolo Bellini si trovano in Paraguay e in Brasile negli stessi periodi. Successivamente, anche in Svizzera. Coincidenze? Possibile, ma quando queste diventano troppe, il tutto diviene improbabile. Sullo sfondo, l’ombra e i tentacoli della P2 di Licio Gelli.

Da sinistra, Paolo Bellini e Giustino De Vuono.
Forse ancor più dei tanti altri personaggi che durante i cosiddetti Anni di Piombo abbiamo visto muoversi in controluce sui palchi della guerra coperta a cavallo tra servizi segreti, poteri occulti e terrorismo, Giustino De Vuono e Paolo Bellini sono circondati da uno spesso alone di mistero che ne rende, nostro malgrado, affascinante il profilo. Uomini dalle abilità indubbiamente “speciali”, nonché dagli scrupoli morali pressoché nulli – lo dicono le confessioni e le sentenze che hanno visto il primo condannato per sequestro e omicidio, il secondo per svariati assassinii confessati e per la strage di Bologna – ebbero in comune anche l’indubbia capacità di emergere dal nulla per poi nel nulla svanire, anche per mesi o anni di fila. Non da ultimo, la loro vicenda si sovrappose spesso al movimento dei tentacoli della loggia P2.
Uomini ombra
Durante una recente puntata del format da cui nasce questo blog abbiamo parlato di “uomini ombra” del caso Moro: in quel caso decidendo di concentrarci, oltre che su De Vuono, su Giovanni Senzani e Tony Chichiarelli, rispettivamente “il professore dei misteri” (e poi feroce brigatista) e “il falsario di Stato”. Il mio co-ospite per la serata, Nicola Biondo, nel momento in cui si discuteva della latitanza sudamericana del killer calabrese, ha posto una domanda potenzialmente cruciale per la ricostruzione del quadro occulto in cui si muoveva in quegli anni: Giustino ha mai incontrato Paolo Bellini, anch’egli latitante in Sud America in quegli anni?
Nella mia recente monografia investigativa su Giustino De Vuono, “Il legionario” (Ponte alle Grazie, 2024), ho approfondito anche i movimenti del calabrese in America Latina dopo la sua fuga dal carcere di Mantova, nel gennaio 1977. Ho potuto ricostruire parte della rete, familiare e non, che gli ha permesso di stabilirsi dapprima in Brasile, nei pressi di San Paolo; poi, di spostarsi più volte e stabilirsi anche per lunghi periodi in Paraguay, sia nella capitale Asunciòn, sia nel misconosciuto villaggio portuale di Puerto Ybapobo. Proprio in Brasile è noto ormai da anni che la “primula nera” Paolo Bellini, con l’alias Roberto Da Silva, si sia mosso in quegli stessi anni. Eppure, è stato sinora difficile verificare che i due personaggi si fossero incontrati o avessero avuto rapporti di qualsiasi tipo.
Diversi documenti relativi alle indagini sulla Strage di Bologna recentemente resi disponibili, in modo facilmente ricercabile, dagli autori del podcast “10 e 25 – La vera storia storia dietro alla strage di Bologna” ci aiutano oggi a scoprire alcune curiose coincidenze rimaste nascoste tra le pieghe della Storia.
Il Paraguay
Come già riportato da Giovanni Vignali nel suo “L’uomo nero e le stragi”, Bellini sicuramente viaggiò anche in Paraguay durante il suo periodo (o uno di essi?) in America Latina. Quello che è però interessante rilevare oggi, dalle fonti primarie e cioè dai documenti giudiziari a nostra disposizione, è l’interessante coincidenza temporale tra quei viaggi e la presenza in zona proprio di De Vuono.

Estratto dell’interrogatorio di Paolo Bellini presso la casa circondariale di Parma, 9 marzo 1983.
Sottoposto ad interrogatorio dall’autorità inquirente, Bellini afferma di essersi recato ad Asunción, capitale del Paraguay, insieme al fratello nel dicembre 1980. Naturalmente spiega il fatto come una semplice opportunità di affari.
Ma la fine del 1980 fu un momento storico chiave per i personaggi che ci interessano, per diversi motivi. Prima di tutto, solo quattro mesi prima era avvenuta la strage di Bologna, per cui Bellini è oggi condannato, per il momento in Corte d’Appello. Il sospetto evidente degli inquirenti è che l’emiliano non stesse semplicemente usufruendo di una comoda latitanza sudamericana, ma costruisse contatti o ricevesse istruzioni da figure chiave dei poteri occulti dell’epoca: proprio in quei paesi aleggiava concreto lo spettro della Loggia P2, che con Licio Gelli e Umberto Ortolani ivi aveva radici e ramificazioni importanti.
Poi: nel mese di settembre, ad Asunción era stato ucciso con un attacco spettacolare Anastasio Somoza, l’esiliato ex dittatore del Nicaragua e supporter dei traffici di P2 e Banco Ambrosiano nel paese centroamericano. Dell’assassinio, poi storicamente attribuito ai Montoneros argentini, i servizi paraguaiani sospettarono subito Giustino De Vuono, che ritenevano essersi mosso verso la capitale proprio per commetterlo. De Vuono si sarebbe poi rifugiato in Brasile a ottobre, sovrapponendosi nuovamente con la presenza in entrambi i paesi di Paolo Bellini. Di nuovo, coincidenze temporali interessanti.

Anastasio Somoza Debayle è stato un politico e militare nicaraguense, dittatore de facto del suo Paese dal 1967 al 1979.
La Svizzera
Ma non c’è solo l’America Latina ad accomunare De Vuono e Bellini. Abbiamo visto come entrambi bazzicassero quel continente, per giunta negli stessi, rigidissimi regimi militari, durante il 1980. De Vuono – chi ne ha seguito le vicende o ha letto il libro lo sa – venne catturato però in Svizzera nel giugno 1981, dopo avervi girovagato senza scopi evidenti per diverse settimane. Le carte delle udienze nei processi per la strage di Bologna ci confermano che Bellini fosse stato nel paese elvetico almeno fino a febbraio 1981, quindi solo pochi mesi prima dell’arrivo di Giustino De Vuono. Venne infatti arrestato a metà febbraio 1981 mentre si trovava in possesso di un furgone noleggiato proprio in Svizzera, ma mai restituito:

Estratto della testimonianza del dirigente della DIGOS Antonio Marotta presso la Sezione Penale della Corte d’Assise di Bologna, 6 ottobre 2021.
Bellini giustificò con i soliti motivi triviali i propri viaggi al di là delle Alpi:

Estratto dell’interrogatorio di Paolo Bellini, 1/2 febbraio 2005.
Furti, insomma. Crimine comune, motivato dalla voglia di guadagno facile. O così quantomeno viene fatto passare. Sappiamo invece per certo, grazie all’interpretazione dell’agenda ritrovatagli addosso, che De Vuono, a Zurigo, faceva riferimento (e possiamo desumere che potesse accedervi) a un conto presso la Handelsbank NW, oggi defunto istituto bancario. Sappiamo anche che da quel conto era giunto il denaro servito a pagare il volo (solo quello?) dal Brasile alla Svizzera per il legionario calabrese. Cos’altro possiamo scoprire?

Estratto dell’agenda sequestrata a Giustino De Vuono al momento del suo arresto in Svizzera (10 giugno 1981), riportante i dati di un conto bancario presso la Handelsbank NW di Zurigo.
Sarebbe probabilmente ingenuo aspettarci di trovare il nome dell’intestatario del conto bancario a cui accedeva evidentemente De Vuono tra le carte di Bologna. Però… la Handelsbank non è certamente qualcosa di sconosciuto a quelle indagini. La troviamo infatti utilizzata per un versamento di un milione e mezzo di dollari giunto il 25 marzo 1981 dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, tramite intermediari, sul conto di tale Peter Duft, avvocato, con intervento addirittura del noto “faccendiere” Francesco Pazienza.

Francesco Pazienza, ex agente segreto italiano.
Una vicenda particolarmente oscura, che Pazienza spiegherà come un ricatto subìto da Calvi, il che costerà un procedimento giudiziario (poi finito in prescrizione) per il Duft; ma che, come ricostruito da un articolo su Domani, si inseriva, molto più probabilmente, nella catena di pagamenti promessi e dovuti in relazione proprio alla strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Insomma: una banca – di cui chiaramente non insinuiamo alcuna consapevolezza o responsabilità – utilizzata per motivi misteriosi dall’ex legionario De Vuono in Svizzera; la stessa banca facente parte dell’infrastruttura finanziaria sfruttata dalla P2 per pagamenti milionari collegati poi alla strage di Bologna. Due Paesi, il Paraguay prima, la Svizzera poi, meta di andirivieni da parte della “primula nera” Paolo Bellini e dello stesso Giustino De Vuono, che nel secondo si farà arrestare tre mesi dopo la scoperta delle liste di affiliati alla P2, e il presumibile blocco (temporaneo?) delle attività della Loggia.
Una serie di coincidenze e connessioni tale da farci porre serie domande sul vero ruolo di questi “uomini ombra”, in movimento nel labirinto di specchi dell’ultimo decennio della Guerra Fredda.
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Altri approfondimenti
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