Il criminologo Federico Carbone analizza con quanta facilità ci si possa far cullare dal complottismo, ovvero dal tentativo di dare ordine al Caos, sacrificando però il raziocinio con il rischio di scivolare nella follia.

Il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump parla nel quarto giorno della Convention nazionale repubblicana.
Gioco di specchi
In una gelida notte di Halloween del 1988, mentre l’America si preparava alle elezioni presidenziali, un adolescente di nome Donnie (Donald) Darko venne visitato da una figura inquietante: un coniglio demoniaco che gli sussurrava profezie apocalittiche. Poco dopo, un motore d’aereo precipitò dal cielo, sfiorando la morte del giovane e dando inizio a una catena di eventi che avrebbero intrappolato la piccola città di Middlesex, Virginia, in un loop temporale kafkiano.
Questa non è solo la trama di un cult movie, ma una metafora sorprendentemente attuale delle dinamiche che alimentano le moderne teorie del complotto. Secondo un approccio criminologico e psicanalitico junghiano, non posso fare a meno di notare i paralleli tra la storia di Donnie e il panorama politico-sociale contemporaneo.
Immaginate di trovarvi in una sala degli specchi, dove ogni riflesso distorce la realtà in modi sempre più bizzarri. Questa è l’esperienza di chi si immerge nel mondo delle teorie del complotto. Ma perché tante persone scelgono di entrare in questo labirinto di specchi? La risposta giace nelle profondità dell’inconscio collettivo, un concetto caro a Carl Gustav Jung.
L’oceano dell’inconscio
Pensate all’inconscio collettivo come a un vasto oceano sotterraneo, le cui correnti influenzano le nostre percezioni e comportamenti senza che ce ne rendiamo conto. In questo oceano nuotano gli archetipi, creature mitologiche che emergono nelle nostre storie, nei nostri sogni e sì, nelle nostre teorie del complotto.
Tra questi, l’archetipo del Salvatore è forse il più potente. Come un faro nella tempesta, attira coloro che si sentono persi in un mondo caotico e minaccioso. Non sorprende quindi che figure come Donald Trump vengano elevate a questo ruolo mitico. Trump, con la sua promessa di “prosciugare la palude”, diventa il cavaliere dalla lucente armatura, pronto a sconfiggere il temuto “Deep State”.
Ma attenzione: questo è un terreno scivoloso. Come criminologo, ho visto come queste narrative possano trasformarsi in giustificazioni per atti di violenza. Ricordate Donnie Darko che incendia la casa del motivatore? È un esempio drammatico di come una convinzione radicata possa sfociare in comportamenti distruttivi.

Il coniglio (chiamato Frank) del film “Donnie Darko” è un personaggio enigmatico che funge da guida spirituale per il protagonista.
L’inganno dei Bianconiglio
Ora immaginate di seguire il coniglio bianco, come suggeriscono alcuni sostenitori di QAnon. Dove vi porterebbe? In un mondo dove pedofili satanisti controllano governi e istituzioni? Dove ogni evento è parte di un grande piano occulto? Questo viaggio nella tana del coniglio offre una spiegazione semplice a un mondo complesso, ma a che prezzo?
Le teorie del complotto sono come un balsamo per l’anima ferita dalla paura e dall’incertezza. Offrono un senso di controllo in un universo che spesso sembra fuori controllo. Ma sono anche uno specchio deformante che riflette e amplifica le nostre paure più profonde.
Come società, ci troviamo di fronte a una sfida cruciale. Le teorie del complotto non sono più confinate ai margini, ma influenzano il mainstream politico e sociale. La disinformazione si diffonde alla velocità di un click, erodendo la fiducia nelle istituzioni e polarizzando comunità. In quanto criminologo, non posso ignorare le potenziali conseguenze di questa tendenza. La radicalizzazione, la violenza politica, l’erosione del tessuto sociale: sono minacce reali che richiedono una risposta ponderata.

La “Q” simbolo del gruppo politico di estrema destra QAnon.
Spezzare la catena
Ma come possiamo affrontare questa sfida? La chiave potrebbe celarsi proprio nella comprensione degli archetipi e delle dinamiche psicologiche che alimentano queste credenze. Dobbiamo imparare a navigare l’oceano dell’inconscio collettivo, riconoscendo i nostri bisogni profondi di significato e sicurezza, senza cadere preda di narrative semplicistiche e potenzialmente dannose.
In conclusione, ci troviamo in un momento critico. Come Donnie Darko, siamo intrappolati in un loop temporale di narrazioni conflittuali e realtà distorte. Ma a differenza di Donnie, abbiamo la possibilità di spezzare questo ciclo. Comprendendo le radici psicologiche e le implicazioni criminologiche delle teorie del complotto, possiamo sperare di costruire un dialogo più consapevole e una società più sicura.
Il coniglio bianco ci invita a seguirlo. Sta a noi decidere se tuffarci ciecamente nella tana o fermarci a riflettere sul significato più profondo del suo invito. In questo viaggio attraverso gli specchi della nostra psiche collettiva, la consapevolezza è la nostra bussola più preziosa.




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