Il 2 settembre 1980 i giornalisti italiani Italo Toni e Graziella De Palo scompaiono a Beirut mentre indagano sui traffici di armi in violazione degli embarghi ONU. Dopo 45 anni, i loro corpi non sono mai stati ritrovati. L’inchiesta, legata al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, resta uno dei misteri più oscuri del giornalismo italiano…

I due giornalisti scomparsi in Libano, Maria Graziella De Palo e Italo Toni quando in servizio al ‘Diario’ di Venezia.
Inchieste che scottano
“La Spezia, 1977. Due motovedette francesi entrano nel porto. E’ una normale operazione di carico. Imbarcano quattro cannoni leggeri da 76/72 della Oto-Melara.,Una volta a bordo i cannoni vengono montati, due per ciascuna, sulle navi francesi. Tutto è regolare. Si tratta di una delle tante commesse richieste alla fabbrica d’armi spezzina (appartenente al gruppo IRI) dalle ditte di un paese non belligerante. Le motovedette ripartono: destinazione Francia. Questa è la sceneggiata ufficiale. Ma la rotta cambia. Le navi, con i loro nuovi acquisti ormai fissati sulle prue, non arriveranno mai in nessuno dei porti francesi. Vanno a sud, verso luoghi più caldi. Attraversano lo stretto di Gibilterra. Attraccano in un punto in cui il vero acquirente sta attendendo la merce: un qualunque porto della costa marocchina”.
Sono queste le parole che Graziella De Paolo scrisse il 21 marzo del 1980 in un articolo per il quotidiano comunista Paese Sera. Non sapeva ancora che quella pista, quella del traffico internazionale di armi, almeno secondo le ipotesi più accreditate, sarebbe stata la causa della sua scomparsa. Dei due reporter, Graziella De Paolo e Italo Toni, si persero le tracce in Libano il 2 settembre 1980 proprio durante una missione giornalistica. Ufficialmente i due stavano investigando sulla situazione dei campi profughi palestinesi e sui rapporti tra le fazioni palestinesi e l’Italia. Ad oggi, a distanza di oltre quarant’anni, la cortina di silenzio eretta da chi sa ma non parla, da chi ha visto ma preferisce chiudere gli occhi, non è stata ancora diradata.
Una missione pericolosa
Beirut, estate del 1980. La città, un tempo conosciuta come la Parigi del Medio Oriente, è ora il teatro di una guerra civile feroce, dove i palazzi eleganti si trasformano in ruderi fumanti e le strade risuonano del fragore delle esplosioni. È qui che Graziella e Italo arrivano, coraggiosi e spinti da un’irrefrenabile sete di verità, pronti a scendere negli inferi per raccontare l’orrore e la speranza che vi si celano.
Graziella è giovane, appena ventiquattro anni, ma è già un talento affermato, capace di scorgere la storia dietro ogni sguardo, di sentire il peso delle parole non dette. Italo, invece, è un veterano della carta stampata, uno che ha visto e raccontato tanto, ma che non ha mai perso la capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia. Erano una squadra affiatata, nel lavoro e nella vita, determinata a portare alla luce ciò che molti avrebbero preferito – e preferirebbero – lasciar sepolto.

Graziella De Palo.
Il buio avvolge Beirut
L’ultimo giorno in cui furono visti vivi, il sole splendeva su Beirut come se volesse ostinatamente ignorare la follia che infuriava sotto i suoi raggi. I due giornalisti lasciarono il loro albergo e si immersero nel cuore della città, diretti verso un incontro che non avrebbero mai raggiunto. Da quel momento, il loro destino si perse nelle ombre, come se la città stessa li avesse inghiottiti, privando il mondo della loro voce, delle loro parole. Iniziarono le ricerche ma ogni sforzo si rivelò vano. La nebbia di segreti e menzogne che avvolgeva Beirut sembrava averli risucchiati, cancellando ogni traccia. Chi sapeva, taceva. Chi avrebbe potuto parlare, si nascondeva dietro un muro di omertà. Ogni strada portava a un vicolo cieco, ogni risposta apriva nuove, inquietanti domande.
Il contesto storico e politicoL’inizio degli anni ’80 fu un periodo particolarmente turbolento per il Libano, il paese era dilaniato dalla guerra civile iniziata nel 1975. Il conflitto, che coinvolgeva diverse fazioni locali e regionali, aveva reso il Libano un terreno fertile per le interferenze delle potenze straniere, tra cui Israele, la Siria e le diverse organizzazioni palestinesi. I campi profughi palestinesi, sotto il controllo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) guidata da Yasser Arafat, erano spesso teatro di violenze e scontri armati. Il lavoro giornalistico in quei territori era tanto pericoloso quanto cruciale per documentare la verità.
De Palo e Toni arrivarono in Libano con l’intenzione ufficiale di realizzare un reportage sui campi profughi palestinesi e sulle attività dell’OLP. Prima della loro partenza, i due avevano preso contatti con vari esponenti della resistenza palestinese, riuscendo a organizzare una serie di incontri e interviste sul campo.

La linea verde di Beirut che separava la parte est da quella ovest, 1982.
Le prime indagini e la pista palestinese
Le indagini sulla scomparsa di De Palo e Toni iniziarono immediatamente, ma furono fin da subito ostacolate da molteplici difficoltà. A Roma, intanto, le autorità italiane avviarono un’indagine, ma ben presto fu chiaro che le acque erano molto più torbide di quanto si potesse immaginare. Documenti secretati, depistaggi orchestrati ad arte, testimoni silenziosi: tutto puntava verso una direzione, quella dei servizi segreti, del Lodo Moro, quell’accordo oscuro tra lo Stato italiano e l’OLP che aveva garantito una fragile pace interna al prezzo di inconfessabili concessioni.
Al centro di queste piste vi fu anche il colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut, carica che copriva un arco temporale di circa tre anni, dal novembre 1979 all’agosto 1982. Le sue mani erano piene di fili intrecciati con tante questioni italiane, molte ad oggi irrisolte. Un mosaico complesso e pericoloso, che De Palo e Toni avevano iniziato a decifrare e che, forse, li aveva condotti alla morte.
Figura sfuggente, quella di Giovannone, accusato dai famigliari di Graziella di essere, insieme all’allora direttore del Sismi Giuseppe Santovito, “obiettivamente colpevole per l’omertà e la copertura fornita ai responsabili del sequestro”. Una responsabilità in verità mai dimostrata.
Dopo la loro scomparsa una delle prime ipotesi prese in considerazione fu quella di un rapimento da parte di una delle fazioni palestinesi, forse per impedirgli di rivelare informazioni scomode. Tuttavia, nonostante l’impegno delle autorità italiane e libanesi, le ricerche non portarono a risultati concreti. Diversi testimoni affermarono di aver visto i due giornalisti entrare in un campo profughi palestinese, ma nessuno fu in grado di fornire prove definitive sulla loro sorte.
Un elemento che ha contribuito ad alimentare il mistero è stato l’imposizione del segreto di Stato sul caso, avvenuta pochi anni dopo la scomparsa. Questo provvedimento, che ha impedito l’accesso a documenti sensibili riguardanti le indagini, ha sollevato numerose domande e sospetti. Molti hanno ipotizzato che dietro la scomparsa di De Palo e Toni potessero celarsi segreti di natura politica e militare, legati ai rapporti tra l’Italia e l’OLP. Il segreto di Stato è stato poi in parte rimosso nel 2014, ma molti documenti rimangono comunque inaccessibili, alimentando ulteriormente le teorie del complotto.

Il colonnello e agente segreto Stefano Giovannone.
Le ipotesi alternative: dalla mafia ai servizi segreti, passando per la strage di Bologna
Oltre alla pista palestinese, negli anni sono emerse diverse ipotesi alternative riguardo alla sorte dei due giornalisti. Una di queste suggerisce un possibile coinvolgimento della mafia italiana, interessata a mantenere il controllo su traffici illeciti in Libano. Un’altra pista vede invece il coinvolgimento dei servizi segreti italiani e stranieri, che avrebbero orchestrato la scomparsa di De Palo e Toni per motivi ancora oggi oscuri. Negli ultimi anni, si è poi affacciata un’altra teoria – priva di alcun riscontro – che vorrebbe i due giornalisti impegnati in un’inchiesta per scoprire cosa si celasse dietro la Strage di Bologna, avvenuta esattamente un mese prima della loro scomparsa. Una teoria che, se dimostrata, certificherebbe che i due giornalisti stessero indagando sulla cosiddetta pista internazionale, da sempre molto dibattuta.
A distanza di oltre quarant’anni, la scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni rimane un enigma irrisolto, un crimine senza colpevoli, un buco nero nella storia del giornalismo italiano. Le carte sono state de-secretate solo in parte, ma il loro contenuto non ha fatto che aggiungere nuove ombre a quelle già esistenti. La verità, quella completa e definitiva, sembra ancora lontana, nascosta dietro un muro di segreti e di interessi che nessuno ha ancora avuto il coraggio di abbattere.
Cosa videro Graziella e Italo? Quale segreto scoprirono nei meandri della guerra libanese? Forse non lo sapremo mai. Ma una cosa è certa: la loro storia è un monito per tutti coloro che credono nel potere della verità, per tutti quelli che sanno che, a volte, per vedere la luce bisogna prima attraversare l’oscurità più profonda.




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