I Montoneros, la P2 e l’estrema destra italiana

Scritto da: Alberto Fittarelli
28 Luglio 2025

I Montoneros argentini vengono considerati una formazione paragonabile a quella delle Brigate rosse, ma – come per le BR – non mancano le ambiguità. In questo caso, il collegamento a un estremista di destra come Elio Massagrande e alla Loggia P2…

Il Movimiento Peronista Montonero, più semplicemente conosciuto come “Montoneros”.

I Montoneros sono stati un’organizzazione terroristica argentina su cui la pubblicistica italiana non ha mai indagato eccessivamente. Nacquero dopo la metà degli anni ‘60 come movimento politico armato di supporto a Juan Domingo Perón, del quale volevano facilitare il ritorno al potere dopo la “rivoluzione argentina” (la dittatura militare instaurata nel 1966) e il suo conseguente esilio. Nonostante si collocassero decisamente all’estrema sinistra dello spettro politico, a loro modo riflettevano anche il sincretismo ideologico del peronismo, includendo anime di stampo cattolico, ad esempio; e votandosi ad una forma di socialismo di tipo nazionalista che si evolvette solo poi in un più esplicito marxismo. Un gruppo dalla natura complessa dunque – quantomeno a livello ideologico – ma dalla collocazione politica chiara. Eppure, non poche furono le sconcertanti incongruenze che caratterizzarono la loro storia.

Strane convergenze d’interessi

In tempi recenti sono emerse sempre più spesso domande su alcune di queste stranezze. In Italia, per esempio, una puntata del podcast di Spazio70 ha discusso apertamente del fatto che, da un certo momento in poi, le azioni terroristiche (ed omicidiarie) dei Montoneros appaiano scostarsi dagli interessi rivoluzionari del movimento per servire invece logiche e lotte di potere intestine ai vertici dello Stato (e non solo).

È il caso dell’attentato (fallito) all’ammiraglio Armando Lambruschini del 1 agosto 1978, ad esempio. L’esplosione che distrusse l’abitazione dell’ammiraglio – e ne uccise la figlia quindicenne, insieme ad altri abitanti dello stabile – fu stranamente funzionale alla tentata eliminazione, fisica o politica, di uno dei maggiori rivali dell’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, uno dei primi iscritti alla P2, dalla cui influenza pare invece che Lambruschini volesse distaccarsi.

Più significativo ancora, però, sarebbe l’omicidio della diplomatica della giunta militare, di stanza a Parigi, Elena Holmberg. Rapita e uccisa nel 1978, in questo caso più o meno dichiaratamente dai torturatori della dittatura argentina, i suoi fratelli denunciarono come il suo assassinio fosse avvenuto dopo che lei stessa aveva segnalato gli incontri e i finanziamenti sospetti che intercorrevano, proprio nella capitale francese, tra l’ammiraglio Massera e i leader montoneros. Nonché il fatto che lo stesso ammiraglio si incontrasse con Mario Firmenich, capo riconosciuto dei terroristi argentini, e alcuni suoi compagni a Villa Wanda, cioè la residenza di Licio Gelli. Una commistione difficilmente giustificabile.

Chi scrive ha poi approfondito in più sedi (tra cui un libro e un articolo proprio per il blog di DarkSide – Storia Segreta d’Italia) la vicenda dell’uccisione, attribuita proprio ai Montoneros, dell’esiliato dittatore nicaraguense Anastasio Somoza ad Asunción, Paraguay nel giugno 1980. Un’operazione militare perfetta, ben al di sopra delle apparenti capacità di un gruppo clandestino operante in una sorvegliatissima dittatura nazifascista, e nella quale apparve – secondo i servizi paraguaiani – anche l’operato di un killer in odore di via Fani e interessi piduisti: il legionario Giustino De Vuono.

Una scoperta sorprendente

Siamo però oggi in grado di aggiungere un tassello esclusivo a questo puzzle grazie ai documenti dei servizi di intelligence desecretati dal governo brasiliano.

Giugno 1979. Al Centro d’Informazioni della Polizia Federale brasiliana, l’unità di intelligence del corpo di polizia dello stato sudamericano, giunge un’informativa congiunta da Buenos Aires ed Asunción, rispettivamente capitali di Argentina e Paraguay. L’oggetto dell’informativa sono le attività del gruppo eversivo armato argentino “Montoneros”, che da tempo metteva a repentaglio la stabilità di quelle che, in quegli anni, sono due (anzi, tre col Brasile) dittature militari di estrema destra.

Il documento, secondo la scuola classica dell’analisi di intelligence, inizia col punto chiave che si vuole comunicare: i Montoneros hanno fatto addestrare militarmente alcuni dei loro militanti principali a Cuba e in Palestina, in quest’ultimo caso insieme a terroristi facenti parte di Al Fatah e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’OLP di Yasser Arafat. Non solo: i militanti, ormai pronti, stanno rientrando in Argentina e lo fanno – questo è il punto di interesse per le forze dell’ordine brasiliane – attraverso Brasile, Bolivia e Paraguay. Ma se la prima riga dell’informativa è quella più significativa per chi la ricevette al tempo, oggi non possiamo che sobbalzare sulla sedia leggendo invece l’ultima frase. In essa, al momento di illustrare le connessioni e gli appoggi di cui godevano nei Paesi sopracitati i capi Montoneros, si fa un nome sorprendente: quello di Elio (“Hélio”, come viene trascritto dai brasiliani) Massagrande, “elemento di estrema sinistra”.

Scheda relativa a Mario Eduardo Firmenich, leader riconosciuto dei Montoneros, compilata a giugno 1979 dal centro informazioni della polizia nazionale brasiliana. Nelle ultime due righe si legge: “José Alberto Vittar [descritto più sopra come un procacciatore di documenti falsi in Brasile per Firmenich e altri Montoneros] si mantiene in contatto, ad Asunción/Paraguay, con Elio Massagrande tramite il numero di telefono 63-960.”

Un’altra pagina dell’informativa 4418 del giugno 1979 dove si ripetono diverse informazioni relative alla leadership dei Montoneros, ma in cui Massagrande viene descritto come “elemento di estrema sinistra”. Viene inoltre riferito come l’italiano fosse l’elemento di contatto tra i Montoneros e personaggi non meglio identificati in Bolivia.

Solo che Massagrande è sì un terrorista, ma “nero”, latitante in quel tempo dalla giustizia italiana, nonché sospettato di adiacenze pericolose con la loggia massonica segreta Propaganda Due, quella P2 che appare costantemente prima, durante e dopo la strategia della tensione italiana. Abbiamo scritto abbondantemente sulle sovrapposizioni tra il fuggitivo paracadutista italiano e la presenza, ed influenza, di Licio Gelli e Umberto Ortolani proprio nel “Cono Sur”.

Ma se Elio Massagrande era la figura di raccordo tra i capi Montoneros e il Paraguay, la Bolivia e chissà cos’altro, allora forse bisognava davvero dare credito alla povera Elena Holmberg e alle sue accuse di collusione con la giunta militare e la P2 nei confronti di Firmenich e compagni. E bisogna oggi riscrivere tutta la storia del movimento armato argentino.

I parallelismi con le Br

A questo punto, è per noi italiani inevitabile farci delle domande sui punti di contatto tra i misteri che avvolgono i Montoneros argentini e le numerose ambiguità che ancora rimangono inspiegate riguardo alla vicenda delle Brigate Rosse. Non siamo invero i primi a porcele. Il libro semplicemente intitolato “Propaganda Due” dell’argentino Carlos Manfroni, disponibile purtroppo solo in spagnolo, riporta alcuni documenti rilevanti per questo argomento. Ad esempio, la deposizione rilasciata ai carabinieri da Cristina Nosella, collaboratrice di “Osservatore Politico”, subito dopo l’omicidio del suo direttore, Carmine “Mino” Pecorelli, il 20 marzo 1979. Nosella rivela di essere stata in quel momento in procinto di pubblicare una storia sul ritrovamento, sulla Circonvallazione Ostiense di Roma, di un covo di Montoneros – in cui si scoprirà poi essere stato rifugiato anche Fernando Vaca Narvaja, uno dei capi – il 27 febbraio 1977. Un anno prima del rapimento di Aldo Moro.

La giornalista, subito dopo aver rilasciato la propria deposizione, subisce minacce telefoniche (nonostante il suo numero di telefono non fosse sugli elenchi), ma soprattutto il sabotaggio della sua automobile, che inizialmente non parte a causa dei cavi della batteria staccati; poi non frena, in quanto sia i freni a pedale che quello a mano erano stati disinseriti.

Insomma, i Montoneros – in Italia come in Francia e, tanto più, in Argentina – erano un argomento scottante, quantomeno se descritti in modo non coincidente con la narrazione prefissata. Doveroso chiedersi: erano stati cooptati, magari ad insaputa dei livelli operativi più bassi dell’organizzazione, quelli che ci mettevano la faccia e, spesso, la vita? E che cosa potrebbe significare questo per i loro omologhi italiani?

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  • Alberto Fittarelli è un ricercatore di sicurezza digitale specializzato nell'analisi di operazioni di disinformazione. Con un background in ricerca storica e indagine web, usa le fonti digitali aperte per ricostruire le vicende del '900 italiano. È in uscita nel 2024 il suo primo libro per Ponte alle Grazie.

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