I vostri nemici saranno i monitor: la profezia della Falange armata

Scritto da: Manuele Avilloni, Gianluca Zanella

Tra il 1990 e il 1995 si verificarono una serie di attentati terroristici che hanno scosso l’Italia. Molti di questi vennero rivendicati dalla “Falange Armata”. Tanti ancora i lati bui di questa storia soprattutto perché il gruppo mutò forma e rivendicò una serie di attacchi informatici ad infrastrutture sensibili.

Via dei Georgofili, Firenze. I soccorsi dopo l’attentato che il 27 maggio 1993 provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre quarantotto.

I vostri nemici saranno i monitor: la profezia della Falange armata

Gli anni Novanta sono anni di fermento tecnologico. Piccole grandi rivoluzioni modificheranno per sempre le nostre vite: il GPS, il DVD, la playstation. Ma gli anni Novanta sono anche quelli in cui si allunga una scia di sangue di cui ancora oggi non si comprende l’origine. Sono gli anni in cui la Falange armata rivendica tutto: dalle rapine ai grandi attentati; dagli omicidi alle aggressioni. Un po’ quello che farà l’ISIS solamente un trentennio più tardi.

L’esordio della Falange armata avviene l’11 aprile 1990 con l’omicidio di Umberto Mormile, un educatore del carcere di Opera. Quello che sembra essere un gruppo terroristico “carcerario” è in realtà un animale mutaforma, un’entità che cambia pelle e che, nel decennio dell’innovazione tecnologica, è al passo con i tempi. Tra le tante rivendicazioni, infatti, la Falange armata rivendica anche una serie di attacchi hacker a infrastrutture sensibili.

I primi attacchi Hacker

Siamo tra il 1990 e il 1995 e di hacker, almeno in Italia, si parla ancora poco. La cultura informatica non fa parte del nostro DNA e le conseguenze le scontiamo ancora oggi. Per questo fa impressione la profonda conoscenza della materia che dimostrano gli anonimi esponenti di quella che, ancora oggi, è la più misteriosa sigla terroristica che abbia mai operato nel nostro paese. Una conoscenza che si spiega solamente con la presenza, tra le file dei componenti dell’organizzazione, di almeno un esperto che, in quegli anni, non è facile trovare nella società civile.

Parlare di Falange armata significa toccare un argomento ancora oggi tabù; significa parlare di esperti del terrore ben inseriti nei gangli dello Stato; scienziati del depistaggio, delle operazioni di falsa bandiera, della disinformazione. In una parola: menti raffinatissime, con accesso – probabilmente – a uffici strategici.

In un decennio di rapida evoluzione tecnologica, la Falange armata – nell’inconsapevolezza generalizzata di un’opinione pubblica ancora oggi poco avvezza alla cultura informatica – anticipa quella che oggi siamo soliti definire cyber war e info war. Da un lato, infatti, attacca i sistemi informatici di infrastrutture sensibili, dall’altro genera terrore attraverso i suoi comunicati spesso intelligibili, perché probabilmente diretti a un pubblico molto ristretto in grado di comprendere il messaggio di morte racchiuso in quelle parole.

Un primo significativo attacco informatico si verifica nel 1994 ai danni dell’Agenzia di stampa AdnKronos, mentre il 30 settembre del 1995 la Falange armata rivendica un attacco informatico ai computer della Banca d’Italia, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, della Italsempione e del CERPL di Massa Carrara, Padova, Roma e Ferrara, lasciando sui monitor un messaggio che, a leggerlo oggi, mette i brividi: “Voi avete le reti, le informazioni, la tecnologia. Noi abbiamo voi, le vostre cose, le reti. Rivoluzione sì, ma nuova, come non l’avreste mai immaginata… Guardatevi intorno… i vostri nemici saranno i monitor”.

Operazione anti hacker della Guardia di Finanza nei primi anni 2000.

Controllo delle reti come Potere

Un messaggio che all’epoca non era forse comprensibile quanto oggi. Chiunque abbia scritto queste parole aveva una comprensione non comune del mondo in evoluzione. Una comprensione in grado di anticipare di parecchi decenni temi oggi al centro di accese discussioni. E a dimostrazione di ciò ecco il comunicato di rivendicazione diffuso attraverso la stampa: “Abbiamo preso il totale controllo di alcuni sistemi informatici… Abbiamo cancellato le parole chiave per accedere agli elaboratori e abbiamo inserito una nostra password… Ci dite che l’informazione è il potere, che essa viaggia sulle reti. Noi ora abbiamo le reti, abbiamo l’informazione, abbiamo il potere”.

Che dire? Se accadesse oggi una cosa del genere, la minaccia verrebbe senz’altro presa molto sul serio. Non sappiamo se la Falange armata avesse davvero preso il controllo delle reti o se fosse solamente una strategia disinformativa pensata per generare caos e insicurezza. Impossibile oggi risalire all’origine di quegli attacchi informatici. Se fosse stato possibile, sarebbe caduta la maschera di uno dei più insidiosi nemici della nostra democrazia.

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Autori

  • Manuele Avilloni

    Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo. Nel 2022 ha partecipato al corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy con Daniele Bellocchio. Il suo reportage sul cyberbullismo è tra i vincitori del corso. Successivamente ha seguito il corso di giornalismo investigativo con Gianluca Zanella ed ha iniziato a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it

  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

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