Carmine Gallo è morto. Il “super poliziotto” era stato travolto dallo scandalo che l’aveva visto protagonista in una poderosa attività di dossieraggio su cui non è ancora stata fatta pienamente luce. Al momento si parla di un infarto, ma è stata disposta l’autopsia per ulteriori chiarimenti”.

Carmine Gallo.
Carmine Gallo è morto. Un infarto lo ha stroncato, dicono. Era il cuore, forse, a non reggere più il peso di ciò che sapeva. Oppure, qualcuno ha deciso che aveva già detto abbastanza?
La vicenda ricorda storie degli anni ‘70 nelle quali “si faceva in modo di non arrivare a processo” ed ai maggiori indiziati capitavano disgrazie o incidenti, meglio se tragedie. Gallo era il dominus, avrebbe potuto decidere di collaborare con la Procura e raccontare quei segreti che solo pochi eletti posso conoscere. Si ipotizzano rapporti con Agenzie straniere e rapporti paralleli con i nostri Servizi.
Insomma, questa è la storia di un uomo che conosceva troppi segreti e di una macchina dello spionaggio che si è insinuata nel cuore dello Stato, vendendo informazioni come fossero noccioline a una fiera di paese. Equalize, la società di intelligence fondata da Gallo ed Enrico Pazzali, non era solo un’azienda di investigazioni private. Era una porta aperta sul lato oscuro del potere, un cavallo di Troia infilato nei database più riservati del Paese.
Un impero costruito sui dati rubati
Equalize non aveva confini. Entrava dappertutto: nei telefoni, nei computer, nei sistemi blindati delle istituzioni. Poliziotti, imprenditori, persino cardinali in Vaticano erano inconsapevolmente spiati. Il catalogo dei clienti era un’enciclopedia del potere: Eni, Barilla, Heineken, Erg, persino il Mossad. Tutti avevano bisogno di sapere qualcosa che non avrebbero dovuto sapere.
La Procura di Milano aveva cominciato a tirare il filo della matassa nell’ottobre del 2024. Quello che è venuto fuori sembrava un copione da film di spionaggio: accesso abusivo a banche dati istituzionali, software spia installati per intercettare conversazioni, dossier confezionati con precisione chirurgica per chi poteva permetterseli. E al centro di tutto c’era lui, Carmine Gallo, il poliziotto che per anni aveva dato la caccia ai criminali e che ora sedeva al banco degli imputati.
La morte di Gallo e il silenzio che pesa sul processo
Poi, il 9 marzo 2025, la notizia. Gallo, 66 anni, trovato senza vita nella sua abitazione a Garbagnate Milanese. Il processo contro Equalize non era ancora iniziato, e con lui se ne va una delle voci che avrebbero potuto svelare fino a che punto arrivava questa rete di spionaggio. Un colpo di scena che cambia tutto.
La sua morte è un vuoto che pesa. Non è ancora chiaro cosa gli sia accaduto ma a nostro parere suona quantomeno strano. Non possiamo escludere nessuno scenario nemmeno quello più torbido. Per quanto è dato sapere Gallo era uno dei pochi a conoscere la composizione della rete clandestina chiamata “squadra Fiore”.
A questo punto la domanda sorge spontanea, quali segreti porterà con sé nella tomba? Quanti nomi non verranno mai fatti? Quanti fili rimarranno sospesi? L’inchiesta ha ancora materiale sufficiente per incastrare i responsabili, ma senza Gallo potrebbe trasformarsi in un processo più lento, più incerto, più nebuloso.
Equalize è stato un terremoto. Ha dimostrato quanto sia fragile la nostra sicurezza, quanto poco basti per mettere a nudo chiunque, quanto il potere sia sempre assetato di informazioni. Ma ora c’è un nuovo mistero: quello della morte improvvisa di un uomo che sapeva troppo. E in questa storia, il confine tra caso e destino è sottile come il filo di un registratore nascosto sotto una cravatta.





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