Il “dossier Mitrokhin” un caso di spionaggio rimasto irrisolto

Scritto da: Manuele Avilloni

Parte del “dossier Mitrokhin” venne trasmesso al Sismi il 30 marzo del 1995 ma se ne ebbe notizia solamente nel 1999 a ridosso della pubblicazione del libro “Mitrokhin Archive”. Abile archivista, Mitrokhin  codificò e poi decodificò oltre 300.000 documenti dell’FCD sovietica, consegnando poi agli Stati occidentali nomi in codice e identità degli “illegali”, ufficiali e agenti del KGB che operavano all’estero sotto copertura. Ma chi era davvero Vasilij Nikitič Mitrokhin? Per quale motivo il Sismi trattenne per lungo tempo il dossier senza informarne l’autorità politica e senza mai udire la fonte messa a disposizione dall’MI6?

Un dossier dalle mille implicazioni

Addetti del Consolato Italiano all’estero, delle ambasciate, ufficiali della Marina, personaggi politici, professori universitari e giornalisti di spicco, sono solo alcune delle identità inserite all’interno del Dossier “Mitrokhin”, una delle operazioni di controspionaggio più significative della storia recente. Un’operazione di scala internazionale che ha portato a rilevare siti di spionaggio Russi in molti paesi Europei, nonché all’arresto di personalità di spicco che, fino al 1992, collaborarono con il KGB.

Ma se in tutta Europa il dossier attivò la macchina del controspionaggio e delle indagini delle Autorità, in Italia accadde qualcosa di diverso. Il dossier venne “messo a dormire” e il caso esplose solo a ridosso della pubblicazione, nel 1999, del libro “Mitrokhin Archive”, scritto dallo storico Christopher Andrews e dallo stesso Mitrokhin . Ma chi era la spia Russa che collaborò con l’MI6? E quando vennero trasmessi i primi dossier all’intelligence italiana?

The Mitrokhin Archive. The KGB in Europe and the West di Christopher Andrew e Vasili Mitrokhin – 1999.

La vita di Mitrokhin e i suoi codici

Vasilij Nikitič Mitrokhin nasce nella Russia centrale nel 1922 ed entra al servizio dell’intelligence sovietica nel 1948. La volontà di creare un archivio personale nasce dopo il progressivo allontanamento dalle politiche sovietiche e dalle lotte portate avanti dai dissidenti, di cui aveva modo di leggere nei dossier del KGB. L’occasione di raccogliere testimonianze documentali delle operazioni sovietiche all’estero avvenne nel 1972, quando gli archivi del Primo Direttorato Centrale di Mosca, situati nel quartier generale del KGB alla Lubjanka, vennero trasferiti a Jansnevo, a sud-est di Mosca.

Per circa dieci anni Mitrokhin fu chiamato a controllare e sigillare migliaia e migliaia di documenti dell’archivio dell’FCD [il direttorato per le operazioni d’intelligence all’estero, ndr] in trasferimento presso la nuova sede. Muovendosi tra la Lubjanka e Jansnevo, Mitrokhin può così visionare i documenti più segreti dell’FCD, quelli del Direttorato S, i dossier che riguardano gli “illegali”, ufficiali e agenti del KGB, operanti all’estero sotto falsa identità.

Mentre la maggior parte dei dipartimenti vengono trasferiti nel nuovo quartier generale dell’FCD, il Direttorato S restò alla Lubjanka per altri dieci anni consentendo a Mitrokhin una lunga analisi dei dossier dove venivano riportati i dettagli delle spie inviate in giro per il mondo: dai “grandi illegali” operanti durante la Seconda Guerra Mondiale, ai “residenti illegali”, una fitta rete di operatori che dopo la Seconda guerra mondiale prestavano servizio in paesi esteri nei pressi delle “residenze legali”, ambasciate, consolati e tutto quanto fosse riferibile al sistema diplomatico.

Mitrokhin iniziò così a compilare il suo archivio: trascrizioni con calligrafia minuscola, abbreviazioni e codici che ogni notte, rientrato nel suo appartamento di Mosca, nascondeva sotto il materasso e nei fine settimana portava in una dacia di famiglia non lontano da Mosca. Batteva a macchina il maggior numero possibile di appunti per poi nasconderli in un contenitore che pose sotto il pavimento. Trascorsero dodici anni e arrivò a riempire ben sei casse, ricostruendo un archivio che ripercorreva le operazioni dell’intelligence russa dal 1918 ai suoi tempi, compresi tutti i dossier attinenti alla guerra in Afghanistan.

Arrivato alla pensione, nel 1984, fino al 1989 continuò a trascrivere i suoi appunti, suddividendo i volumi per paesi verso i quali le operazioni erano rivolte, inutile evidenziare che gran parte di queste riguardavano il “Grande Avversario”, gli Stati Uniti d’America.

Nel 1992, armato di un trolley contenente svariati documenti, salì a bordo di un treno notturno diretto verso una delle Repubbliche Baltiche, una volta arrivato si recò presso l’ambasciata britannica dove mostrò parte dei dossier che interessavano la Gran Bretagna. Il 7 settembre del 1992 Mitrokhin, scortato dal SIS [il servizio segreto britannico per l’estero, ndr], venne trasferito a Londra dove fu progettato il trasferimento di tutto il suo archivio e della sua famiglia, piano che si concretizzò a novembre, mese nel quale divenne cittadino britannico.

L’arrivo del “dossier Mitrokhin” in Italia

L’arrivo del dossier Mitrokhin in Italia rappresenta ancora oggi un evento colmo di lacune e domande prive di risposta. Ma procediamo per gradi: il cosiddetto “dossier Mitrokhin” attiene al dossier che tra il 1995 e il 1999 l’intelligence britannica, MI6, inviò al Sismi sotto il nome di “rapporto Impedian”. Alla conclusione del suo invio, il dossier era composto da 645 pagine e 261 schede riguardanti profili di centinaia di spie sovietiche di stanza in Italia.

Il primo invio risale al 30 marzo del 1995 ma, nonostante ciò, come già accennato, in Italia se ne ebbe contezza solamente nel 1999. Emerse a quel punto che il KGB aveva rapporti su tutto il territorio nazionale con la politica, la pubblica amministrazione, l’imprenditoria ma anche il giornalismo e la chiesa. Nel 1980 infatti, tra gli obiettivi primari del KGB di stanza a Roma, vi era la penetrazione negli apparati vaticani.

Come mai il SISMI ha tenuto all’oscuro di questo dossier ben due ministri della difesa? Perché non furono prese (almeno che si sappia), a differenza di molti altri paesi, misure di controspionaggio? Già il Copasir aveva evidenziato l’assenza di una prassi codificata nel trattamento dei documenti attinenti al “dossier Mitrokhin”, la mancanza di qualsiasi atto che ne certificasse la trasmissione dal Sismi al Ministro della Difesa, nonché il mancato coordinamento tra il Sismi e il Sisde.

La commissione d’inchiesta

Tutto ciò portò all’istituzione, il 7 maggio del 2002, di una Commissione di Inchiesta Parlamentare. Venne nominato Presidente l’On. Paolo Guzzanti, allora Senatore di Forza Italia e Vicepresidenti gli On. Andrea Papini e Giovanni Mongiello. Oltre a verificare i quesiti che abbiamo descritto, la commissione aveva l’obiettivo di verificare se fossero state prese dagli organi di intelligence delle decisioni senza consultare il governo e se le informazioni trasmesse successivamente avessero subito o meno delle modifiche, poiché in 58 delle 261 schede trasmesse, le persone indicate come target avevano il solo nome in codice.

Il Senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana costituita il 16 luglio 2002 e sciolta il 27 aprile 2006.

La Commissione ebbe accesso anche agli atti messi a disposizione dalla Commissione sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, documenti ritenuti significativi per l’inchiesta. Evidenziò inoltre, nel suo documento conclusivo, come i dubbi sull’attendibilità della fonte non fossero risolti in quanto, nonostante la disponibilità dell’MI6 di organizzare un incontro (collaborazione non testimoniale) con la fonte, Mitrokhin appunto, non se ne fece mai nulla, soprassedendo dalla possibilità di udirlo e acquisire maggiori chiarimenti.

Il dossier avrebbe certamente potuto generare numerose difficoltà visto il profilo di alto livello di molte personalità citate nei report. L’ordine di attendere la decisione del direttore del servizio, finalizzato all’attivazione dei centri di controspionaggio, emanato dal colonnello Luigi Emilio Masina, subentrato al generale Alberico Lo Faso alla direzione della I Divisione del Sismi su decisione dell’allora direttore, generale Sergio Siracusa, restò valido fino al 29 aprile del 1998. La paralisi dei centri di intelligence da quella data è durata altri tre anni.

Le Audizioni e il rimpallo delle responsabilità

Una cosa è certa, a causa della complessità del rapporto Impedian, la Commissione di inchiesta non ha avuto strada facile, già a partire dalle audizioni. Comporre il complicato puzzle delle procedure adottate, degli eventuali errori e omissioni è stato piuttosto difficile.

Nell’audizione dell’allora direttore del SISMI, generale Siracusa, egli affermò, contrariamente da quanto asserito dalla Commissione, di aver fornito all’allora Presidente del Consiglio, Lamberto Dini, un quadro generale sulla attività di spionaggio emersa dal dossier Mitrokhin. Egli affermò di aver illustrato, in particolare, quanto riportato nelle schede riguardanti i rapporti tra PCI e PCUS, nonché dei finanziamenti ricevuti dal PCI. Tuttavia, l’allora Presidente del Consiglio se ne sarebbe dimenticato.

L’Onorevole Dini, udito il 22 ottobre del 1999, dichiarò che mai il Generale Siracusa gli avrebbe parlato di tali attività di spionaggio. Va detto che ad oggi non sono stati individuati documenti che riguardino comunicazioni ufficiali a Lamberto Dini prima e a Massimo D’Alema poi, divenuto Presidente del Consiglio nel 1998.

A quella di Dini si aggiunse la posizione di Romano Prodi che ebbe a dichiarare di non essere mai venuto a conoscenza di alcuna documentazione identificata col nome Mitrokhin. Vi fu però una nota del Generale Siracusa, dalla quale si evince che il Presidente del Consiglio Prodi, nell’ottobre del 1996, sarebbe stato informato dell’operazione Impedian. Quando la nota emerse Prodi rettificò, nel 2004, la sua versione, ammettendo di essere stato informato solo verbalmente del caso ma di non ricordare nulla del colloquio se non di una lista sovietica di presunte spie.

Lamberto Dini è un politico, economista e banchiere italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996 e ministro degli affari esteri dal 18 maggio 1996 al 6 giugno 2001.

Il Dossier Mitrokhin e i suoi tanti collegamenti

La Commissione parlamentare d’inchiesta riprese in mano anche il caso Moro riascoltando le parole di Romano Prodi proprio su quella soffiata avvenuta nel corso della seduta spiritica di Zappolino nel quale emerse il luogo di detenzione dello statista democristiano, “Gradoli”. Molti ipotizzarono che quell’informazione fu fornita a Prodi da agenti sovietici e che il KGB fosse, se non coinvolto, quantomeno a conoscenza delle mosse delle BR.

La voce che Romano Prodi fosse vicino al KGB si fece per un certo periodo insistente, soprattutto a seguito delle parole pronunciate dalla spia russa Alexander Litvinenko, morto il 26 novembre 2006 per avvelenamento. Sembrerebbe infatti che Litvinenko, quando scelse il luogo in cui rifugiarsi, consultando il generale Anatoly Trofimov, ex vicedirettore dell’FSB, quest’ultimo avrebbe dichiarato “Non andare in Italia, perché lì tra gli uomini politici ci sono molti agenti del KGB; Romano Prodi è il nostro uomo in Italia “.

Parole mai confermate, probabilmente illazioni. Alexander Litvinenko fu autore di un libro-denuncia sulle operazioni coperte dell’ex Kgb in Russia ed era tenuto sotto osservazione da diverse agenzie di intelligence. Venne ascoltato anche dalla commissione Mitrokhin alla quale fornì informazioni sui rapporti tra il terrorismo rosso e Mosca. Il giorno del malore, per un caso che lo legherà per sempre alla vicenda del dossier Mitrokhin, l’ex maggiore del Kgb era in compagnia di Mario Scaramella, consulente incaricato dalla Commissione parlamentare.

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  • Manuele Avilloni

    Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo. Nel 2022 ha partecipato al corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy con Daniele Bellocchio. Il suo reportage sul cyberbullismo è tra i vincitori del corso. Successivamente ha seguito il corso di giornalismo investigativo con Gianluca Zanella ed ha iniziato a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it

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