Il falso indizio dell’incidente domestico

Scritto da: Mariano Gambino
2/10Questo articolo è parte del dossier: Anatomia della condanna StasiLEGGI IL DOSSIER
20 Aprile 2026

Un percorso nelle motivazioni della condanna Stasi costruito sugli atti, per verificare se i passaggi logici tengono: questo è il dossier. Non un verdetto, ma un’indagine.

Bellissimo animaletto, il granchio. Simpatico ed evocativo di piacevoli ambienti marini, può però anche avere un significato un po’ beffardo. Già, prendere un granchio è un modo simpatico per dire commettere un errore grossolano. È molto interessante conoscere l’origine di questa espressione idiomatica, perché sembra proprio calzare al caso nostro. L’origine è legata alla pesca e riporta al fatto che se un granchio abbocca a un amo, dibattendosi con forza dà al pescatore la sensazione di aver avuto successo, di aver pescato un pesce, sensazione che però si trasforma ben presto in cocente delusione, aggiungendo il problema di dover ripristinare il sistema di pesca.

In questa puntata vedremo questo granchio abboccare agli ami degli investigatori, che accuseranno l’imputato di aver voluto da subito sviare le indagini, confonderle, manipolarle. Accusa che poi ritroveremo in altre parti della sentenza, e ne riparleremo. Ma qui, in questa puntata, parleremo del “primo grave e preciso indizio a carico di Stasi” come è testualmente definito in sentenza. Non un indizio qualunque, questo è il primo grave e preciso, che fa da portabandiera agli altri. E certo la sentenza non è tenera con l’imputato, reo di tale subdolo inganno nel disperato tentativo di nascondere la sua orribile responsabilità.  Vi riporto testuali le accuse, laddove «veniva dato atto che, nell’immediatezza delle indagini, proprio sulla base delle dichiarazioni di Stasi, si era supposto che la vittima si fosse sentita male o avesse avuto un incidente domestico» . Ma non basta: “«Ha da subito riferito di un incidente domestico», e ancora era chiara la “preordinazione di una messinscena con la simulazione di un incidente domestico”

Direi che non si presentano dubbi o spiragli. Ecco il primo grave e preciso indizio.

Quando lessi per la prima volta questi passaggi della sentenza 2014, fu come infilarmi la classica pulce nell’orecchio. Animaletto un po’ meno simpatico del granchio. Ora vedremo come questa pulce si trasformerà nel bel granchio protagonista di questa puntata. Che fastidio mi dava quella pulce! Avevo ascoltato, come tantissimi, l’audio della famosa chiamata al 118 di Alberto Stasi, e lo avevo sentito dire: “…hanno ucciso una persona… ma non so forse è viva….”  Ma possibile che Stasi in pochi minuti prima dicesse questo e poi cercasse di far passare l’accaduto come incidente domestico, con Chiara che era caduta dalle scale?” Mi pareva illogico, anche in una situazione estrema come quella della quale stiamo parlando.

Prima di proseguire, apro una piccolissima finestra su questa famigerata chiamata al 118 e le tonnellate di dotte interpretazioni sul perché abbia usato certi termini, sul tono della voce, sulla mancata empatia, e via dicendo. Uno così deve per forza essere l’assassino. Vi dico solo che nella puntata troverete lo sviluppo di un ragionamento che dimostra la macroscopica illogicità delle argomentazioni che configurano come indizio di colpevolezza proprio il comportamento opposto a quello che sarebbe normale in un assassino che volesse ingannarci per sottrarsi al sospetto di reità. Non vi posso dire di più, non voglio certo “spoilerare” la registrazione…eh.

Proseguiamo sull’incidente domestico, la pulce e il granchio. Quella maledetta pulce restò un po’ nel mio orecchio, perché non riuscivo a trovare un verbale, un atto, un riferimento oggettivo a questa preordinata messinscena. Dove e quando Stasi aveva inventato questo incidente domestico? Non lo trovavo.

Poi un giorno inciampai nella descrizione di ciò che era successo. Anche qui non vi dico come…è nella registrazione. Sta di fatto che la pulce sparì e rimase il granchio, che anzi nel frattempo era diventato grande e grosso.

Morale, si tratta di un clamoroso abbaglio, un errore che viene da lontano, addirittura dal ricorso che accusa e parte civile fecero contro la sentenza di assoluzione in primo appello del 2011. Tale ricorso è del 24 aprile 2012, data di nascita del nostro amico granchio e circa un anno dopo, il 18 aprile 2013 si infila con chele e corazza nella sentenza di annullamento con rinvio, per poi passeggiare indisturbato nel dibattimento del processo appello bis del 2014, attraversandolo trasversalmente fino ad accomodarsi comodamente nel documento di motivazione della sentenza del 2014. Dopo estenuante caccia a questo povero granchio, finalmente la difesa di Stasi riuscirà a farlo” espungere” solo nella sentenza di Cassazione del 2015, nell’ultimo grado di appello. Possiamo considerare il 12 dicembre 2015 come data di morte del nostro simpatico granchio, anche se le motivazioni furono poi pubblicate successivamente.  Ha vissuto 1328 giorni, poco più di 3 anni e mezzo. Un parallelismo perfetto, dato che il nostro granchio di scoglio mediterraneo ha una vita media di 3-4 anni.

Se può essere perfino piacevole seguire la vita e le avventure del nostro amico granchio, lo è un po’ meno se usciamo di metafora e ci ricaliamo in una cosa così seria qual è un processo penale, dove vi è in gioco la libertà e la dignità di persone vere in carne e ossa e non di granchi metaforici.

Vedremo così che queste accuse sono semplicemente inesistenti, completamente infondate. E vedremo anche come nella sentenza del 2014 su questo inesistente indizio si costruisce una narrazione assolutamente verosimile, che spiega i motivi per i quali la povera Chiara era stata “lanciata” (così è in sentenza), giù dalle ripide scale, una sentenza che evidenzia “il suo collegamento con la peculiare dinamica dell’omicidio, quella già evidenziata dalla BPA e ripresa nella perizia (incontestata dalla difesa)” Insomma, tutto quadra, è chiarissimo nella ricostruzione. Lo vedremo riportando testualmente la sentenza appello bis 2014 e leggendola fedelmente.

Ma leggeremo anche, e credo con non poco imbarazzo, ciò che disse il Procuratore Generale Oscar Cedrangolo nella sua lucida e durissima requisitoria: «qui si travisano le risultanze processuali…mi riferisco al presunto tentativo da parte dell’imputato di attribuire a incidente domestico la morte della ragazza, che viene considerato nella sentenza di condanna “il primo grave e preciso indizio a suo carico”. Di questo elemento le prime due sentenze non parlano affatto, e la cosa si spiega, perché i giudici di merito conoscono bene gli atti; viene invece prima inopinatamente tirato in ballo dal ricorso che fa il procuratore per far annullare l’assoluzione; poi questo elemento viene sponsorizzato dalla Cassazione e largamente usato dai giudici dell’appello bis; infine questo inesistente elemento viene ripreso ancora una volta nelle memorie presentate a questa Cassazione dal procuratore e dalla parte civile»

Commenteremo bene questi punti.

Credo una domanda stia sorgendo, seguendo le vicende di questo granchio. Ma quando poi, solo nel 2015, nell’ultimo grado di giudizio, la Cassazione, a seguito del ricorso della difesa di Stasi, verificò questa clamorosa cantonata cosa fece? Che conseguenze vi furono?

“Fondato ma ininfluente”. Caso chiuso.

Commenteremo come in questo “ininfluente” si annidi un male grande, una sottovalutazione del peso di certi errori, ed anche culturalmente la gravità di sottostimarli, di ridurli a poca cosa. Ci sono ambiti, professioni e ruoli dove la percentuale accettabile di errore deve essere necessariamente bassa, molto bassa. Pensate ad un chirurgo per esempio. Ma anche a un ingegnere che progetta un ponte o una diga. Pensate ad un loro errore. Solo piccoli errori, perché siamo umani, ma piccolissimi errori, non si può accettare di più. Perché le conseguenze sarebbero esiziali. E per un magistrato, un gruppo di magistrati in ambito penale, dove si gioca il bene forse più prezioso che abbiamo, ossia la nostra libertà? Ne discuteremo, diciamo che apriremo un dibattito, perché se non si può pretendere l’infallibilità, non si può neppur comprendere come questo granchio abbia potuto vivere per più di 3 anni e mezzo, passando indisturbato e ineffabile tra plurimi atti processuali, sotto gli occhi di molti magistrati.

Rileggo, per essere sicuro di aver ben compreso: “Di questo elemento le prime due sentenze non parlano affatto, e la cosa si spiega, perché i giudici di merito conoscono bene gli atti..”  I giudici di merito conoscono bene gli atti. Ci ragioneremo assieme.

E infine faremo riflessioni più ampie, aprendo un po’ il campo e argomentando su tre temi:

  • L’ «Istituzione Giustizia» nel suo complesso costitutivo è molto buona nel nostro Paese. Ed è molto più che semplicemente da rispettare, cosa che neppure va discussa. No, molto di più: VA ASSOLUTAMENTE DIFESA E PRESERVATA. Abbiamo un impianto Costituzionale ottimo, garanzie democratiche eccellenti. La migliore dimostrazione di questo è il fatto che io, cittadino qualunque, abbia potuto trovare accesso a tanti atti e documenti, in modo trasparente, e che possa esercitare il mio diritto di controllo e critica costruttiva. Una moderna forma di “provocatio ad populum” che già i nostri avi latini avevano saputo creare.
  • A fronte di questa esigenza di preservazione del valore, occorre mantenere e rinforzare il livello di fiducia degli italiani nel sistema giustizia, aspetto questo che presenta pericolose crepe negli ultimi anni. Errori come quello del quale stiamo parlando scavano queste crepe, soprattutto se minimizzati e definiti –prima di tutto culturalmente- “ininfluenti”. Dovevano suonare tutti i sistemi di allarme in Cassazione (ma anche prima) a fronte di un simile “travisamento processuale” come lo definì con dura onestà il PG Cedrangolo.
  • Il terzo tema sarà comprendere come questi errori alla fine costano. Costano alla collettività, a tutti noi. Di nuovo, non è giusto chiedere la perfezione, e una sorta di “cassa comune” di solidarietà collettiva per compensare l’umano errore deve esistere, ed anche la comprensione per questi errori. Ma occorre fissare standard qualitativi più alti, se per 1328 giorni questo granchio si è annidato all’interno di un simile iter processuale penale, per di più considerando l’esagerata mediaticità che lo ha posto all’attenzione dell’intero Paese.

E chiuderemo argomentando come dovrebbe essere la Magistratura stessa, al suo interno, ad attivare salutari anticorpi, necessarie revisioni, accurati e severi controlli che siano in grado di garantire uno standard qualitativo al massimo livello umano. Non è assolutamente auspicabile pensare a interventi “esterni”. Troppo importante e delicato il ruolo della Magistratura. Ma bisognerà anche rendersi conto che i fatti non cessano di esistere solo perché li si ignora, e alla fine l’atterraggio sulla realtà può avere un impatto molto duro, a svantaggio di tutti.

Approfondimento Video

Allegato
↪ stasi-dossier-02-incidente-domestico

©Riproduzione riservata

sostienici!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

sostienici ora!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

Autore

Autore

  • Mariano Gambino, oggi in pensione, è stato CEO in Italia di un’azienda appartenente ad un grande gruppo multinazionale, arrivando poi ad avere la responsabilità di un’area (EMEA2) contenente un gruppo di aziende in diversi paesi europei, con un totale di 1069 dipendenti. Nella sua carriera ha affrontato e gestito problemi complessi, analisi dettagliate, sintesi necessarie. Questo lo ha aiutato molto nell’affrontare in modo analitico da un diverso punto di vista i documenti processuali, con un’angolatura differente che ha prodotto un interessante output, diverso da quello puramente tecnico giuridico, ma con robusti ancoraggi logici e razionali e capacità di sintesi. Lontano dal mondo dei social network, oggi si dedica alla sua passione per la vela e vive nei pressi di Lerici (SP).

condividi

tag dell’articolo

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *