Delitto di via Ardeatina: un corpo mutilato e un killer senza nome

Scritto da: Gianluca Zanella, Alessio Pizzichi
15 Ottobre 2024

8 marzo 2011: in via Ardeatina, a Roma, viene trovato il cadavere di una donna mancante della testa, delle gambe e delle viscere. Un delitto brutale, rimasto senza colpevole e senza movente, così come ignota è l’identità della vittima. Un caso che riporta alla memoria il celebre assassinio di Elisabeth Short, la Dalia Nera uccisa a Los Angeles nel 1947.

Orrore in via Ardeatina

Roma, martedì 8 Marzo 2011. È una fredda giornata primaverile, stanno sorgendo le prime luci del mattino e la città si sta svegliando. Un camionista è già a bordo del suo mezzo, percorre la via Ardeatina quando improvvisamente qualcosa colpisce il suo sguardo: nel campo che fiancheggia la strada sembra essere presente una figura dai tratti indefiniti, sdraiata sul terreno. L’uomo accosta e scende per vedere meglio, è in questo modo che l’orrore si presenta davanti ai suoi occhi: quella sagoma vagamente umana è ciò che rimane di un cadavere mutilato ed eviscerato.

L’allarme viene subito lanciato e la Polizia arriva sul posto. Il corpo risulta mancante della testa e delle gambe, amputate all’altezza del bacino. E’ stato privato anche di tutti gli organi interni. Una scena che sembra appartenere a un film dell’orrore. I resti, dopo i primi rilevi effettuati dalla Scientifica, vengono prelevati per effettuare l’autopsia. Dai risultati di quest’ultima uscirà un quadro ancora più macabro e inquietante.

Una mattanza spietata

Il cadavere è di sesso femminile, sono visibili i segni di 3 coltellate, una alla schiena e due all’addome. L’assassino l’ha decapitata e le ha tagliato le gambe, dopodiché ha praticato un’incisione a forma di X sul ventre per poterle asportare viscere, polmoni e cuore. Ha eseguito il tutto con una sega o un grosso coltello. Una volta completata la sua macabra opera, ha trafitto il tronco con una corda, probabilmente per trasportare quel pezzo di corpo senza vita fino al luogo del ritrovamento, che non è lo stesso del delitto. Sulla spalla è conficcato un piccolo arpione metallico di cui, sulle prime, non si capisce la provenienza. Come vedremo più avanti, questo oggetto potrebbe rivelarsi di fondamentale importanza per la risoluzione del caso.

Gli enigmi

Nel frattempo, gli inquirenti cercano di tracciare il profilo dell’individuo che può aver compiuto un simile scempio. Molto probabilmente si tratta di uno psicopatico amante delle mutilazioni, che con la sua operazione distrugge l’identità della vittima, arrivando con le amputazioni a simulare il busto di un manichino. La Polizia di Roma deve dare la caccia a un soggetto pericoloso. Un omicidio di questo tipo in Italia non è mai stato registrato, almeno non in epoca contemporanea. Oltre a questo, bisogna cercare di dare un volto a quella donna orribilmente massacrata e abbandonata in un campo.

Per fare ciò, il primo passo è risalire all’origine di quei vestiti che aveva ancora indosso al momento del ritrovamento dei suoi resti. Nell’ordine: un giubbotto nero in stile vintage con la scritta “HISTORY”, un gilet colore carta da zucchero con dei particolarissimi bottoni striati, una maglietta nera di cotone a maniche lunghe e con collo alla coreana. La vittima indossava anche un anello al cui interno sono riportate le scritte “EDNA” e 925. La cifra 925 potrebbe essere riconducibile al tipo di argento che compone l’oggetto. La scritta EDNA invece potrebbe far pensare al marchio, ma in questo caso i riscontri sono pochi e incerti. È possibile che sia invece il nome della vittima? Il nome Edna è piuttosto diffuso negli Stati Uniti e nel Brasile. Questo dato può assumere un significato visto che, in mancanza di correlazioni tra le segnalazioni degli scomparsi, si ipotizzò che la donna non fosse italiana. Alcune fonti sentite in merito ci confermano che all’epoca si pensò a una donna di origine brasiliana, precisamente una prostituta. Ma anche qui siamo nel campo delle ipotesi. Nemmeno sui vestiti vengono trovate corrispondenze.

L’anello indossato dalla vittima con l’incisione “EDNA”.

Le uniche certezze dimostrate dalle analisi rivelano che la donna aveva tra i 20 e i 35 anni, di altezza compresa tra 171 e 179 cm, carnagione chiara. Capelli lunghi biondi ma tinti di rosso, così come le unghie, dipinte di colore scarlatto e con tre cerchietti argentati. Ricapitolando una donna giovane, piuttosto alta e che probabilmente curava il suo aspetto estetico. Nonostante le informazioni messe a disposizione la ragazza non verrà mai identificata e ancora oggi le sue origini restano un mistero. Non sappiamo se qualcuno, in Italia o da qualche parte nel mondo, stia piangendo la sua scomparsa. Non sappiamo se nella vita fosse sola, sola ma di sicuro così è stata lasciata nella morte: una crisalide incompleta abbandonata a sé stessa, vittima delle perversioni di un folle.

Nuovi elementi

Passano gli anni e la vicenda viene gradualmente dimenticata, relegata a un brutto capitolo di cronaca nera da tenere sullo sfondo. Nel 2016 la trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” torna ad occuparsi del caso, e, dopo un appello ai telespettatori, riesce a mettere un tassello in questa storia oscura. La scoperta riguarda quel piccolo oggetto metallico incastonato nella spalla della vittima. Si viene a sapere, infatti, che si tratta di una molla a piantino, ovvero l’utensile che generalmente è inserito nelle aste di legno degli ombrelli e permette di far scattare il meccanismo di apertura e chiusura. Ma come ci era finito lì un accessorio di questo tipo? È possibile che l’assassino abbia qualcosa a che fare con il mondo della produzione di ombrelli? Potrebbe essere un artigiano del settore? Ad oggi non lo sappiamo, la domanda resta appesa senza risposta e nel frattempo sono passati altri otto anni e il caso resta irrisolto.

Il mutilatore

Vale la pena chiedersi davanti a quale soggetto potremmo trovarci. La brutalità messa in atto fa pensare a qualcuno che nutre un certo piacere nell’atto di uccidere e quindi ha la tendenza a ripetere nel tempo le sue azioni. Tuttavia, non si registrano casi simili né prima né dopo l’8 Marzo 2011 e anche allargando il campo di ricerca fuori da Roma non emerge niente. Se si tratta di un serial killer allora è qualcuno che ha la disponibilità di occultare i corpi e soltanto in quell’occasione ha voluto manifestare la sua presenza. Forse una sorta di sfida nel giorno della Festa della Donna? Oppure potrebbe essere un individuo che ha ucciso soltanto in quell’occasione con modalità maniacali e poi è tornato alla sua vita quotidiana. O forse sta vivendo un lungo periodo di “raffreddamento emozionale” prima di tornare in azione? Ovviamente è uno scenario che non ci auguriamo.

Quello che colpisce di questa vicenda è proprio questa assenza: assenza di un’identità della vittima, assenza di un colpevole, assenza di un movente. Assenza – in definitiva – di una storia che, per quanto semplice o banale, darebbe a questo omicidio un senso che al momento manca e lo rende ancora più inquietante.

La Dalia Nera

Se però si scava nel passato, qualcosa emerge. Un’analogia con un caso di cronaca nera che si perde nel tempo e nello spazio. Per trovare infatti una vicenda simile dobbiamo spostarci a Los Angeles, nel 1947. È gennaio e fa molto freddo. In un campo in quella che allora era la periferia della città un uomo a passeggio con il cane trova il corpo mutilato, tagliato in due tronchi ed eviscerato di una donna. Lei un nome ce l’ha: è Elisabeth Short, la Dalia Nera. Il caso di cronaca nera, ampiamente dibattuto e divenuto anche un romanzo di successo (scritto da James Ellroy, da cui venne tratto anche l’omonimo film), resta ad oggi insoluto. Un episodio isolato, senza che né prima, né dopo si registrassero delitti simili.

Elizabeth Ann Short.

Di certo si sa che Elisabeth, ventitreenne ribelle, orfana di madre e con un padre violento, sognava di fare l’attrice e per questa ragione da Boston si era trasferita a Los Angeles, rincorrendo come tante altre giovani della sua generazione quella chimera chiamata Hollywood. Ma invece che le luci della ribalta, Elisabeth – che nel giro delle attricette aveva adottato lo pseudonimo di Black Dalia – trovò – secondo alcune ipotesi – le atmosfere grigie e soffuse della pornografia, all’epoca illegale.

Chissà se il macellaio di Via Ardeatina, nel mix di un immaginario folle unito a un perverso gusto per il macabro, non abbia preso spunto da questa celebre vicenda di oltreoceano per mettere in scena le sue fantasie di morte. Quale che sia la verità, resta un forte alone di mistero e l’inquietante consapevolezza che chiunque abbia messo in atto questa mattanza si trova molto probabilmente a piede libero e sicuramente impunito.

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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