C’è un elemento trascurato dalle indagini sul caso Liliana Resinovich: la presenza di 8-idrossichinolina nel sangue della donna. Questa sostanza tossica, utilizzata in agricoltura come fungicida, non può essere acquistata senza partita IVA e deve essere assorbita attraverso la pelle da vivi. Gli inquirenti hanno sottovalutato questo indizio cruciale che potrebbe essere la chiave per risolvere il mistero…

Liliana Resinovich.
Mentre nei cocenti studi televisivi si dibatte di poesie o lettere non firmate da Liliana, e mentre in Procura raccolgono materiali da analizzare di cui non se ne comprende il fine, noi affrontiamo i grossi e vecchi misteri del “Caso Resinovich”, spulciando le nostre amate carte del primo fascicolo con la speranza di svelarne i misteri o almeno restituirne la dignità…
Di seguito analizzeremo una parte della perizia tossicologica risalente a pochi mesi dopo il ritrovamento di Liliana. Una perizia richiesta con l’intento di svelare se Liliana avesse assunto sostanze anestetizzanti, sostanze generalmente utilizzate in casi di suicidio con sacchetto (Plastic bag suffocation). Le conclusioni della perizia escludono la presenza di qualsivoglia sostanza “stordente” ma mettono in luce due sostanze che in un tossicologico riferito a Liliana Resinovich davvero non ci dovrebbero essere: acido 5-aminosalicilico (5-ASA) e 8-idrossichinolina.
Oltre le polemiche: alla ricerca dei veri misteri del caso
L’acido 5-aminosalicilico, o Mesalazina, è un farmaco utilizzato per la cura di patologie gravi a carico dell’apparato intestinale (es. morbo di Crohn) di cui Liliana non soffriva. È un farmaco acquistabile con ricetta medica e, come testimonia il medico curante, mai prescritto alla donna. Le sostanze isolate nelle conclusioni del tossicologico sono: comune aspirina o Tachipirina, complesso vitaminico, 8-idrossichinolina e altre sostanze dovute all’inizio della decomposizione del corpo. L’acido 5-aminosalicilico nelle urine, l’8-idrossichinolina nel sangue.
L’acido 5-aminosalicilico (o mesalazina) si può pensare sia riferibile a un errore, o nella trascrizione della relazione (chiamato poi aspirina, confondendo il principio attivo…), o a un farmaco generico confuso e ingerito da Liliana. Nel secondo caso sarebbe semplice scoprirlo con una semplice ricerca sulla patologia sofferta da qualche amico, per esempio pensando alla cena della sera prima dagli amici rumeni.
Le sostanze anomale: Mesalazina e 8-idrossichinolina nel sangue di Liliana
La Mesalazina è un mistero minore, è comunque un farmaco a uso umano, ma l’8-idrossichinolina è davvero il mistero con la M maiuscola. Nel tossicologico viene spiegata la sua presenza in tracce nel sangue a seguito del bucato della mattina, riconducendo la presenza della sostanza ai comuni detergenti di normale utilizzo. Se si va a indagare un po’ di più sull’utilizzo dell’8-idrossichinolina si resta un po’ colpiti dalla superficialità con cui è stata trattata questa sostanza, dal tossicologo in primis, poi ripresa in toto dal medico legale nella prima autopsia ma soprattutto dalla prof.ssa Cattaneo che riporta le parole esatte del suo collega che l’ha preceduta!
Questa piccola ma grande sostanza, per noi invece, rappresenta una prova importante per ricostruire l’atto omicidiario, un DNA dimenticato dalla scienza investigativa! Poiché scienziati di chiara fama hanno relegato all’angolo questa preziosa sostanza, abbiamo deciso di consultare esperti del campo per poter raccogliere informazioni scientifiche inoppugnabili e per poter dare il giusto valore alla presenza bizzarra della sostanza nel sangue di una donna morta, prima per suicidio (prima autopsia) e poi per omicidio (seconda indagine autoptica).
Il parere degli Esperti
La prima definizione che ci viene data dagli esperti interpellati è: “l’8-idrossichinolina è una sostanza non comune, tossica e difficile da reperire”. Viene da chiedersi se stiamo parlando della stessa sostanza trovata nel sangue di Liliana. Continuano: “non può essere comprata senza partita IVA (quindi utilizzata principalmente da aziende). Utilizzi principali nell’agrochimico per le sue proprietà fungicide, antibatteriche e chelanti, in particolare come: fungicida (per il fungo della vite gialla e del pomodoro, anche molto nelle serre e per disinfettare superfici esterne). Inoltre per essere entrata in circolo nel sangue, deve essere stata assorbita tramite la pelle. Ma per essere assorbita e portata in circolo, bisogna essere vivi, quindi l’assorbimento deve essere avvenuto massimo 36 ore prima della morte.”
Gli inquirenti hanno avuto, e hanno tra le mani, un prezioso elemento che non è mai stato preso in considerazione. Una definizione “zoppa” nel tossicologico non è stata approfondita, quindi riportata pari pari nelle due consulenze autoptiche! E pensare che pure agli atti c’è un contributo di una privata cittadina che riconosce e descrive l’importanza di questa sostanza, mail protocollata e passata dalle mani del procuratore capo all’allora PM incaricato delle indagini, dott.ssa Maddalena Chergia, con tanto di messaggio scritto di suo pugno dal dott. De Nicolo… come dire: lettera morta. Peccato.
Adesso che sappiamo cos’è l’8-idrossichinolina, come è finita nel corpo di Liliana (assorbimento), quando può averla assorbita (da viva ed entro le 36 ore dalla morte), possiamo ipotizzare dove può averla assorbita. Per ipotizzare il dove possiamo considerare almeno altri due elementi: l’impronta di un guanto di tessuto sul sacco nero inferiore (parte posteriore altezza coscia) e il solfato di calcio sulla tomaia delle scarpe di Liliana. Inoltre, tutti gli abiti di Liliana vengono trovati bagnati, quindi è stata a contatto con l’acqua su tutta la lunghezza del corpo (Caso Resinovich: L’enigma delle scarpe) e fino al ritrovamento.
Ricostruendo il puzzle: l’ambiente agricolo come scena del crimine
Tutti questi elementi riportano a un luogo particolare, un luogo agricolo. Il solfato di calcio, o gesso in forma idrata, è un fertilizzante. Il guanto in tessuto (tipo i guanti usati dai camerieri, in cotone) viene utilizzato da chi maneggia fiori recisi o barbatelle delle viti. L’8-idrossichinolina è utilizzata, diluita in acqua, in campo agricolo. Oltre agli esami sulle 700 lame e filamenti inesistenti, un solo esame sugli abiti di Liliana per vedere se effettivamente sia venuta a contatto così con l’8-idrossichinolina non dovrebbe essere un’investigazione particolarmente complessa e costosa per le casse dello Stato.
A tutti questi elementi, si potrebbe inoltre aggiungere la conservazione del corpo per ben 22 giorni (secondo la prof.ssa Cattaneo), che in certe realtà agricole potrebbe essere particolarmente agevole visto che conservano i loro prodotti in celle frigo professionali di dimensioni enormi, a una temperatura di 3/4 gradi costanti oltre a tenere sotto controllo anche l’umidità. Le ipostasi rilevate sul corpo di Liliana sono compatibili con la posizione assunta per tutti i 22 giorni, ma non sono compatibili, a giudicare dalle immagini, con un pavimento così sconnesso e irregolare come un letto d’edera. Sono compatibili con una superficie piana.
Ultima osservazione, ma non la meno importante: a giudicare dalla posizione del corpo di Liliana, rannicchiato e con le mani strette sulla cerniera del giubbotto, sembrerebbe una posizione assunta per proteggersi dal freddo, non certamente una posizione di un corpo inerme che cade a terra. Tutto questo ragionamento da una piccola e preziosa sostanza, che ci ha raccontato forse dove è stata “conservata” Liliana, non ancora da chi ma potrebbe essere facile arrivarci. Una piccola e preziosa sostanza non considerata dal nome impronunciabile 8-idrossichinolina, ma è meglio parlare di mail con firme fittizie o di gelosie improbabili, fa caldo, tra un po’ si va tutti in vacanza.





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