16 Marzo 2025

Spesso il cinema da voce e sostanza agli incubi di una generazione. Nel nostro caso, il rapporto con la tecnologia si dimostra sempre di più un rapporto ambivalente. Ne abbiamo bisogno, ma in fondo la temiamo. E nei nostri incubi peggiori ci sono l’improvvisa mancanza di elettricità e connessione e il timore che l’Intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento.

Immagine di repertorio.

Il bombardamento mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente ormai da diversi anni comincia a sortire i suoi effetti. Parliamo della digitalizzazione. Il ché può voler dire tutto e niente allo stesso tempo, ma che, cercando di scendere nel concreto, significa massificazione dell’IoT (Internet of things), introduzione in ogni campo (pratico e non) dell’Intelligenza artificiale, diffusione di una cultura di base sulla cyber sicurezza e tutto ciò che le ruota attorno.

Incubi di nuova generazione

Gli effetti di cui accennavamo sono per la maggior parte positivi: sempre più individui stanno prendendo coscienza, per esempio, dell’importanza della sicurezza informatica, divenuta ormai un asset strategico. Altri effetti, per certi versi inaspettati, ma a ben guardare neanche troppo, riguardano i nuovi incubi che cominciano a popolare l’immaginario collettivo.

In principio era stata “Black Mirror”, la fortunata serie Netflix che, puntata dopo puntata, presentava situazioni in cui l’essere umano aveva a che fare con la degenerazione della tecnologia in un futuro distopico che somigliava sempre troppo alla realtà in cui ci muoviamo. Tuttavia, lo schermo nero evocato dal titolo della serie antologica ci è scivolato addosso. Sì, ci sono state puntate shoccanti, ma ce ne siamo fatti una ragione e abbiamo relegato quello shock a una mera finzione cine-televisiva.

Ora che gli anni sono passati, che la pandemia da Covid ha forzatamente introdotto un nuovo modo di concepire e utilizzare la tecnologia, ora che la domotica è diventata quasi una necessità che ci porta circondarci di oggetti smart senza quasi rendercene conto, ora che l’intelligenza artificiale sembra diventata il nuovo argomento da bar, beh, le cose sono cambiate, soprattutto la nostra sensibilità a certe tematiche.

Operazioni di falsa bandiera e apocalisse cyber

Ecco allora che, in rapida successione, tre produzioni (rigorosamente Netflix) ci raccontano e ci fanno vivere degli incubi che non restano relegati oltre lo schermo, ma che vanno a toccare corde del nostro animo che vibrano e si materializzano in brividi dietro la schiena. Tutto è iniziato nel 2023 con il film “Il mondo dietro di te”, con Julia Roberts. Sinteticamente, il film racconta le prime 48 ore di un devastante cyber attacco che mette in ginocchio gli Stati Uniti o, più correttamente (visto che le informazioni non possono circolare), New York.

Una scena del film “Il mondo dietro di te” tratto dall’omonimo romanzo del 2020 di Rumaan Alam.

Da una situazione di routine quotidiana, i protagonisti passano rapidamente a uno scenario apocalittico, che – tra navi cargo arenate sulla spiaggia e oscure operazioni di false flag volte a fiaccare e disorientare gli americani – sembra farli scivolare in un medio evo contemporaneo, dove l’unica opzione percorribile per sopravvivere è la legge del più forte. Il film non sarà certo ricordato come un successo clamoroso, ma rappresenta un gioiellino per chi apprezza i thriller psicologici con un pizzico di fantascienza (o sarebbe il caso di dire fantapolitica).

Zero Day: il coltello dalla parte del manico

È però il 2025 ad aprirsi con un “uno-due” degno del Mike Tyson degli anni d’oro. La piattaforma streaming pubblica infatti due mini-serie tv da 6 episodi ciascuna, una di produzione statunitense e una tedesca. Serie molto diverse tra loro, ma decisamente inquietanti e capaci di incollare lo spettatore allo schermo. O sarebbe il caso di dire al black mirror.

Partiamo da quella americana: “Zero Day”, che sin dal titolo indica una locuzione che fino a qualche tempo fa era solo per addetti ai lavori, ovvero quel tipo di attacco informatico che sfrutta una vulnerabilità fino a quel momento sconosciuta e per cui, quindi, non c’è difesa che tenga. Nel tempo, di attacchi “zero day” nel mondo reale se ne sono verificati parecchi: pensiamo a malware come Wannacry e NotPetya, che nell’annus horribilis della cybersecurity – il 2017 – hanno infettato centinaia di migliaia di dispositivi in tutto il mondo sfruttando una vulnerabilità Windows chiamata Eternal Blue, molto probabilmente sottratta dall’arsenale informatico dell’NSA, come rivendicato sull’allora Twitter da un fantomatico collettivo di cyber-criminali, The Shadow Brokers.

Il senso degli USA per il tallone d’Achille

Questa mini-serie, con un cast stellare dove spicca nel ruolo di protagonista Robert De Niro, racconta le serratissime indagini di una Commissione speciale, denominata appunto Zero Day, istituita dalla Presidente degli Stati Uniti per coordinare e gestire il lavoro di tutte le agenzie di intelligence, polizia e difesa a seguito di un devastante attacco informatico che, spegnendo la nazione per un minuto, ha provocato circa 4 mila morti.

Robert De Niro in “Zero Day”, la serie televisiva prodotta da Netflix e creata da Eric Newman, Noah Oppenheimer e Michael Schmidt.

Nell’arco di una narrazione incalzante, ricca di colpi di scena da manuale (tra spie russe, Mossad, agenti della CIA assassini e tresche sentimentali), sembra quasi che gli Stati Uniti, dopo “Il mondo dietro di te”, vogliano ancora una volta esorcizzare quello che evidentemente viene percepito come un vero e proprio tallone d’Achille, ovvero la possibilità – tutta teorica e assolutamente romanzata, ma non per questo meno inquietante – che un singolo attacco hacker possa mettere in ginocchio una nazione che si scopre sempre più fragile e meno sicura della propria super potenza.

Il tema, nella serie, è affrontato più volte: ci siamo circondati di oggetti smart connessi alla rete, abbiamo affidato ai dispositivi elettronici gran parte delle nostre attività, ma cosa accadrebbe se tutto questo smettesse di funzionare all’improvviso? Come faremmo acquisti, visto che ormai quasi nessuno gira con del contante nel portafogli? Come comunicheremmo con i nostri cari senza connessione internet e in assenza di linea? Come sopravvivremmo senza semafori, macchine ospedaliere, torri di controllo, e tutto ciò che abbisogna di elettricità e connessione internet per funzionare?

Domande che si pongono negli Stati Uniti, ma che valgono per buona parte dei paesi del mondo. Domande a cui non è semplice dare una risposta e che speriamo di non doverci mai porre. Almeno non tutte insieme.

Se l’IA è horror 

La seconda produzione, stavolta tedesca, porta il nome evocativo di “Cassandra“. Qui non parliamo della profetessa di sventura di omerica memoria, ma di un sistema di Intelligenza artificiale che abita “la prima smart home tedesca” costruita negli anni Settanta, dove una famiglia che scappa dalla città portandosi appresso un enorme trauma, si trasferisce credendo che il server sia ormai un pezzo da museo. Naturalmente si sbaglia di grosso e Cassandra di attiva la notte stessa del loro arrivo, chiarendo sin da subito che è lei la padrona di casa.

Una scena della miniserie Netflix “Cassandra”.

Da qui un crescendo di tensione, con picchi degni di una produzione horror, dove l’intelligenza artificiale è interpretata nelle sue estreme conseguenze. Se fino ad oggi infatti tutti noi abbiamo a che fare con sistemi di IA considerati “deboli” – ovvero addestrati per svolgere un singolo compito e del tutto dipendenti dal controllo umano -, Cassandra è quella che potremmo definire un IA “forte”, in grado non solo di imitare l’essere umano, ma di superarlo. E se vi stesse consolando con il fatto che stiamo parlando di fantascienza, forse fareste bene ad approfondire la storia di società come Deep Mind (oggi Google Deepmind) e del suo creatore, Demis Hassabis.

Insomma, ormai abbiamo a che fare con una tecnologia sempre più pervasiva. Non per questo dobbiamo perdere di vista l’aspetto umano. Chissà, in un domani non troppo lontano potrebbe tornare utile sapere come accendere un fuoco o procacciarci del cibo.

©Riproduzione riservata

sostienici!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

sostienici ora!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

Autore

Autore

  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

condividi

tag dell’articolo

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *